I tuoi colori

Vorrei essere il giallo del sole che ti illumina,

il verde smeraldo della tua curiosa intelligenza,

il turchese del mare della tua quiete,

il rosso del tuo sangue,

il viola delle tue emozioni,

il colore del fiore bianco sul tuo comodino,

il rosa della tua alba più delicata,

il blu che silenzioso ti avvolge

vorrei essere il melograno sulle tue labbra,

il color del grano dei tuoi capelli,

la madreperla della tua pelle,

e il colore d’infinito dei tuoi occhi,

….

vorrei essere i tuoi colori

e dipingerti come un quadro

 

 

 

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La busta del cuore: un regalo che viene dal cuore…

La busta del cuore

Vuoi scrivere una lettera per S. Valentino, per la festa della Mamma, per una dichiarazione d’amore o di amicizia, o per qualsiasi altra occasione importante e soprattutto per una persona a te molto cara?

Ecco che la scelta della busta può risultare efficace.

La busta è come l’abito giusto per un contenuto importante.

Esprimete i vostri sentimenti con un colore, per esempio rosso per un amore appassionato, viola per un amore puro, blu per un amore misterioso, giallo per un amore allegro e spensierato, rosa per un amore tenero, verde per un amore fatto di speranza, arancio per un amore pieno di fascino, azzurro per un amore tra le nuvole… e ora anche nero … per un amore tenebroso o per la festa di Halloween…

Realizzerò la vostra busta per il vostro messaggio speciale alla vostra persona importante nel colore che desiderate e anche del formato che desiderate.

Prodotto personalizzabile.

visita il mio negozio su etsy:

https://www.etsy.com/it/listing/544475700/la-busta-del-cuore-per-regalare

Vassoio carico di frutti

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Un vassoio carico di frutti ti recherò dal blu cobalto del mediterraneo al verde smeraldo del bosco: bacche rosse di mirtilli, baccelli di carrubo, profumato rosmarino e semi di finocchio, lentischi, aroma di alloro e poi semplici fiori, gladioli asfodeli e regali orchidee…

“Vassoio carico di frutti” e’ un nome di peonia

(foto di Avantrend)

I miei colori

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Ero verde come la libertà,

poi ho amato il rosso e inevitabilmente il blu,

ora sono grigia e azzurra

come questa argilla

con cui rimodello il mio cuore

una scatola vuotata dai contorni viola

da riempire con i nuovi colori

che la Vita mi porterà…

( foto di Robert_C da pixabay )

Fragili petali

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Ci sono tre fiori blu nel mio bicchiere…

appassiranno presto,

cadono lievi i petali,

farfalle a cui sono state strappate le ali,

polvere blu tra le mie dita,

dolore impalpabile nel cuore,

getterò i gambi fradici nel bidone,

getterò via i fiori spogli, 
getterò questo amore

lontano da me,

tra le stelle e le lacrime…

Ci sono tre fiori blu nel bicchiere,

tenerezza, amore e speranza,

se non ci sei tu

appassiranno presto,

strappate ali di farfalla,

fragili petali…

L’azzurro sta nel cielo- The Blue is in the sky

L’azzurro sta nel cielo

Le rose sono nel roseto,

i granelli di sabbia nel deserto,

i pesci nell’acquario,

i bimbi nei grembi delle mamme,

il verde nel bosco

e l’azzurro sta nel cielo,

se tutte queste cose sono

ed io non le sento

io dove sono?

in un momento

sbiadito di realtà,

in un  sogno confuso,

in un amore opaco,

in una stella sepolta

e il mio grembo è vuoto.

§§§

The blue is in the sky

Roses are the rose garden,

grains of sand in the desert,

fishes in the aquarium

children in the wombs of mothers,

the green in the woods

and the blue is in the sky,

If all these things are somewhere

And I do not feel them

Where am I?

in a moment

Faded of reality,

In a confused dream,

in an opaque love,

In a star buried

and my womb is empty.

 

Pensieri blu

Pensieri blu,

naufraghi,

sono satelliti

attorno alla luna


(Foto di DeltaWorks)

“pensieri blu” nome di peonia

Scarpe blu

blue shoes

Ieri per un attimo non ricordavo il colore e le scarpe che avevi il giorno che ti ho incontrato,

per un attimo, poi non ho avuto dubbi, erano scarpe da corsa, blu,

non voglio dimenticarti,

mai.

L’Amicizia è Blu

Aderisco molto volentieri all’invito di Milena di https://milesweetdiary.wordpress.com/  a sostenere la settimana dedicata all’autismo.

Io penso ai miei amici ogni giorno dell’anno.

L’Amicizia è Blu.

Ecco le parole di Milena:

La settimana dal 27 Marzo al 3 Aprile è la settimana dedicata all’autismo la cui giornata mondiale ufficiale è il 2 di Aprile. L’autismo è per me – tra gli altri – un tema molto caro. Il nipote di cui alle volte parlo nei miei articoli, ilmioamoreLorenzo, è un bambino – ora di 13 anni – autistico e non verbale.
Quello che mi piacerebbe vedere in quella settimana è un fiorire di BLU, il colore dell’autismo, non necessariamente come protagonista – un piatto è difficile ma non impossibile – anche solo un semplice elemento decorativo in una foto. L’autismo è una condizione, un modo di essere, sei autistico per tutta la vita. Prima durante e dopo il 2 di Aprile.

Un origami d’amore

origami


Se tu fossi stato di legno avrei costruito un burattino,

fossi stato di stoffa avrei cucito una bambola,

di piume avrei fatto un nido per gli uccellini,

di spine avrei intrecciato un cesto per i fichi,

di bronzo avrei forgiato una sonora campana,

di vetro vi avrei soffiato un angelo,

Invece piego e ripiego carta sottile sotto alle mie dita,

in un origami d’amore.

Ti disegno un cuore per riempirlo di emozioni,

ti disegno un sorriso perché tu sia felice,

e due ali libere per volare via,

ti coloro di blu nella coperta della notte, trapuntata di stelle

Piego e ripiego

la mappa del tuo Infinito

in un origami d’amore


(foto di Duy Pham)

Il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia

Il Viaggio

di Volpina Blu

alla ricerca dell’amicizia

Dedicato alla Volpe del Piccolo Principe e alla Volpina Blu che è dentro ognuno di noi

Premessa:

Non si diventa la Volpe del Piccolo Principe per caso, e non si nasce così, occorre un lungo percorso, un viaggio, tra incontri ed errori, tra amore e perdono finché forse un giorno si potrà diventare come quella Volpe che mostra al Piccolo Principe cosa è l’amicizia. Questa è una piccola storia di come, secondo me, potrebbero essersi svolto il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia.

Volpina Blu decide di lasciare il villaggio e di partire.

Nella grande pianura veniva una volpina, piccola e magra.

Camminava rapida scartando di lato le pietre e i cespugli spinosi.

Ogni tanto sollevava appena il musetto al cielo e parlava alla luna senza guardarla direttamente.

Ma davvero Volpina era blu?

Si sa che non esistono volpi di colore blu…

Volpina aveva alle estremità delle zampe due calzini blu.

Quasi tutti notavano in lui quel difetto, ma non credo si possa chiamare difetto ciò che in effetti è una particolarità o meglio un carattere distintivo, quelle zampette blu erano uniche e la rendevano diversa da tutte le altre volpi.

Aveva un sorriso simpatico e al collo portava una fettuccia di raso blu.

Volpina camminava nella pianura.

Era sola e la luna pure era sola.

Due solitudini si guardavano, la luna, lassù, maestosa, splendeva sola nella sua grandezza, e la volpe tanto piccola magra e sola…

Volpina pensava tu sei tanto lontana da me ma mi sembri così vicina… sei irraggiungibile per una Volpina come me eppure mi accompagni sempre, grazie amica Luna.

Volpina Blu, in verità il suo nome completo era Volpina dai calzini blu, si era messa in cammino già dall’imbrunire del giorno precedente.

A chi l’avesse incontrata avrebbe dato l’impressione che si trattasse di una volpe che sapeva il fatto suo per quanto camminava lesto e sicuro

Ogni tanto, Volpina si fermava per darsi una grattata ala schiena ossuta e per far riposare un attimo i piedini doloranti.

Quanta strada avevano macinato quelle zampette…

Era una volpina in fuga…

Nessuno la voleva, nessuno l’amava…

Eppure quanto aveva desiderato e quanto desiderava avere amici nella gran tana delle volpi.

Ma le giovani volpi, i suoi compagni, spesso l’ avevano derisa per quelle sue strane zampette blu perché spesso la diversità viene vista come una cosa spaventosa invece Volpina aveva un animo buono e gentile. Voleva soltanto essere accettato ed amato da tutti.

Non si capiva come mai Volpina fosse nato con le zampette blu…

Sua madre, Teresa, aveva pianto a lungo e aveva provato ogni tipo di prodotto e di solvente per smacchiarle e farle tornare rosse, aveva persino portato Volpina a far benedire nella chiesetta dove si era sposata, credendo in un maleficio.

Niente, le zampette erano rimaste blu.

Volpina blu non comprendeva la preoccupazione della madre che sperava lui diventasse uguale alle altri volpi temendo che essi l’avrebbero deriso ed escluso dal gruppo. Per questo Teresa ripeteva sempre a Volpina che era orgogliosa di lui e che lui doveva essere fiero di sé. A Volpina blu non dispiacevano le proprie zampette ma presto dovette convenire che sua madre aveva ragione. Quelle sue zampette iniziarono ben presto a dargli dei problemi, iniziarono gli scherzi e le prese in giro dei compagni e Volpina incominciò a soffrire e a rattristarsi.

Quanto avrebbe voluto avere quel bel pelo fulvo dei suoi compagni…

Tante volte le giovani volpi e anche alcune adulte lo avevano additato come un diverso, del resto Volpina non aveva mai saputo come fare per accattivarsi le simpatie del gruppo; anzi quasi ogni giorno c’erano dissidi e litigi con i compagni e spesso anche gli adulti le ringhiavano contro dei rimproveri.

E così un giorno, Volpina Blu era fuggito via, con il desiderio di conoscere il mondo e di incontrare nuove volpi, diverse da quelle che vivevano alla gran tana, magari avrebbe voluto incontrare un’altra volpina che gli assomigliasse, che avesse le zampette blu o anche di un qualsiasi altro colore. Soprattutto desiderava tanto trovare un amico, qualcuno che l’ accettasse così come era, qualcuno con cui non dovesse fingere di essere diverso da come era.

Tante volte Volpina si era rotolato nell’argilla e nella sabbia cercando di camuffare quel colore blu o si era macchiato con le bacche del sambuco ma inutilmente. Aveva provato di tutto ma proprio non era mai riuscito ad avere un vero amico.

Come si fa ad avere un amico? O meglio come si crea un’amicizia?

Non lo sapeva ma era disposto ad imparare le segrete e invisibili regole dell’amicizia. Lontano dalla gran tana, Volpina era sicuro che avrebbe conquistato il mondo e che il mondo l’avrebbe amato.

Volpina Blu era uno spirito incredibilmente libero. Ed era dolce buono e sensibile, anche se spesso appariva scostante e irascibile. Purtroppo spesso non sapeva dominare l’angoscia e la rabbia.

Ogni volta che aveva uno scontro con un compagno Volpina scappava via e andava a nascondersi nelle tane abbandonate nel vecchio uliveto, dove nessuno scendeva per il pericolo delle frane; là nascosto da tutti, piano piano si calmava rincorrendo per gioco uno scoiattolino oppure inseguendo il volo di una farfalla, tra i fiori selvatici ritrovava la quiete.

Quando, la sera, faceva infine ritorno a casa al villaggio, le altri volpi gli voltavano la schiena e lo ignoravano.

Così accadeva che Volpina Blu sparisse di nuovo e andasse a piangere senza farsi vedere nei pressi della saggia quercia.

Un giorno, dopo aver a lungo pensato, Volpina Blu prese la risoluzione di partire.

Si mise in cammino in una notte senza luna.

Non sarebbe mai più tornato al villaggio, e quelle giovani volpi che non l’accettavano e che la deridevano si sarebbero amaramente pentite di non averlo voluto. oh sì! …

Sentiva che un grande destino lo stava aspettando se solo ne avesse avuto il coraggio, sentiva che avrebbe di certo realizzato qualcosa di importante per il mondo, anche se ancora non sapeva né cosa, né come, né quando. Al momento gli parve che la decisione di partire fosse la scelta migliore.

Camminando si pensa meglio e chissà che via facendo non avrebbe trovato quello che cercava…

Volpina Blu in viaggio

E così Volpina era partito alla ricerca del senso profondo della sua esistenza, ma soprattutto di qualcuno che le volesse bene e a cui volere bene, di un Amico vero, di qualcuno che rispettasse la sua libertà di essere quello che era, senza voler cambiare colore alle sue zampe.

Nel cuore e nella mente Volpina aveva tanti pensieri buoni e belli, sentiva che poteva dare tanto amore al mondo se solo qualcuno l’avesse voluto.

Desiderava visitare il mondo, finora aveva conosciuto soltanto la Gran Tana, il suo villaggio al riparo tra gli antichi ulivi.

Come era il mondo al di fuori?

Da un lato lo attraeva, dall’altro lo spaventava.

Talvolta il mondo gli appariva come il riccio di una castagna, all’esterno le spine e all’interno la polpa dolce e che gli infarinava la bocca… ogni volta si pungeva per aprire il riccio ma poi si gustava il buon sapore della castagna… ecco così era il mondo…come il riccio di una castagna…

Il mondo era così difficile da capire …

Volpina conosceva la favola della volpe e l’uva e aveva capito che nella vita bisogna avere il coraggio di osare e di trovare la propria strada in mezzo a tante senza nascondersi dietro la scusa che l’uva non è matura. A Volpina l’uva non piaceva neppure e quindi non vi era problema.

Tante volte si era domandato come mai il mondo fosse in guerra, perché gli esseri umani sprecassero così tanto tempo a fabbricare armi di distruzione e di offesa invece che costruire ponti o inventare strumenti di pace?

Volpina aveva un cuore molto sensibile, piangeva per ore a volte, ma poi gli bastava guardare la sua amata luna per ritrovare la quiete.

Nelle notti senza luna camminava spedito senza sentire la fatica, invece, nelle notti di luna piena una specie di sconosciuta tenerezza lo invadeva.

Si ricordava quando da piccolo guardava i pulcini e ne aveva desiderava l’amicizia. L’amicizia, allora, gli era sembrava una cosa fatta di morbide piume e di infinita dolcezza.

Però succedeva che non appena i pulcini si accorgevano di lui, iniziavano a pigolare forte

e la chioccia accorreva e lo cacciava via…

Come si sentiva mortificato Volpina sebbene sapesse che ciò era una conseguenza del comportamento crudele di alcune volpi che si cibavano dei pulcini…

oh come poteva essere il mondo tanto crudele?

Volpina Blu camminava dall’imbrunire, era quasi le tre di notte quando decise di fare una breve sosta, raggomitolandosi nella sua coda e leccando i piedini sfiniti, guardò nella sabbia le sue impronte che lasciavano questi segni curiosi e si chiedeva a cosa assomigliassero… impronta-di-volpina impronta-di-volpina

Cammino facendo, Volpina scopriva il mondo, e annotava su un piccolo quaderno le cose che più lo colpivano, i suoi pensieri e i suoi sogni.

Osservava e apprezzare ogni cosa, anche l’esserino più piccolo, la farfallina, la cimice, il bruchino verde, le ragnatele brinate al mattino, le microscopiche tracce degli insetti sulla polvere del deserto, il profumo secco dello scirocco e quello umido del libeccio, lo sbocciare inaspettato di un fiore, l’odore della notte d’inverno con le stelle tanto vicine che sembrava di poter afferrare con le zampe.

Volpina si sorprendeva di quanta meraviglia e bellezza il mondo contenesse, praticamente inesauribili, per esempio l’ alba era uno spettacolo che si rinnovava quotidianamente e Volpina si commuoveva.

Di notte, tratteneva il fiato per ascoltare il linguaggio segreto degli alberi perché di notte gli alberi stanno svegli e riposano di giorno, ma solo per schiacciare un pisolino. Le foglie nel vento gli sussurravano delicate e gli ricordavano i suoi ulivi e i suoi carrubi alla Gran Tana, cosicché Volpina avvertiva meno la nostalgia di casa. In realtà non c’era molto tempo per provare nostalgia perché quando si è in viaggio si camminare e si deve guardare avanti, passo dopo passo, e non c’è tempo per i ricordi.

Occorreva percorrere la strada, farsi viaggio.

Erano già 1881 giorni che camminava…

Da molti mesi ormai aveva lasciato la sua terra tra le rocce e il mare, dove il clima era mite tutto l’anno, ed era arrivato al deserto.

Volpina Blu incontra il serpentello

Ecco una pianura con praterie desolate, cespugli spinosi, fiori di cardo e cactus e poi ecco di nuovo una foresta di spine che gli ferivano i magri fianchi.

Volpina si sentiva stanco, molto stanco e qualche volta aveva pensato di pregare l’avvoltoio perché lo facesse a pezzi. Poi riprendeva il cammino, solitario e fiero, senza bisogno di nessuno perché mostrarsi fragile era un segno di debolezza, e Volpina non poteva permetterselo.

Sapeva che il suo viaggio sarebbe stato lungo e non poteva abbattersi, doveva farcela, doveva andare avanti anche se era solo una piccola magra volpe dai calzini blu.

Un giorno aveva trovato in terra un paio di occhiali e li aveva indossati, gli pareva che gli attribuissero un aspetto più minaccioso, Decise che li avrebbe sempre portati con sé.

Può bastare un paio di occhiali per tenere a distanza il mondo e per difendersene?

Gli occhiali potevano aiutarlo ad avvistare un serpente e a schivarlo, per esempio.

Gli avevano raccontato che il serpente era un essere molto pericoloso, ma finora non ne aveva ancora incontrato uno. Era curioso di vederne uno e desiderava parlargli. Aveva la sensazione che i serpenti lo evitassero apposta.

Finalmente un giorno catturò un innocuo serpentello giallo. Trattenendolo tra i canini affilati gli disse:

Ti risparmierò se risponderai alla mia domanda perché tutti scappano da me e non mi vogliono?”

Tu stai nel tuo mondo e rifiuti gli altri.”

Volpina si innervosì e rispose seccato:

Io non ho bisogno di te e ora vattene all’inferno e riposa in pace, gentile serpentello.”

Il serpentello rotolò morto tra le spine di una rosa canina.

Volpina si allontanò ringhiando, il pelo arruffato, poi scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Inutili lacrime di pentimento…

Volpina non era cattivo, soltanto voleva sapere perché nessuno voleva stare insieme a lui, pure il serpente lo aveva respinto.

Era vero che lui non aveva bisogno di alcuno… ma ora si sentiva profondamente triste per la morte del serpentello.

Oh se esisteva un Dio delle Volpi, Volpina lo avrebbe pregato perché il serpentello fosse ancora vivo…

Quanto era triste e affranto! Volpina non sapeva davvero se c’era un Dio delle Volpi, eppure a suo modo egli pregava qualche volta…

Volpina Blu e la signora istrice

Di notte le stelle erano troppe e gli dolevano gli occhi, anche per questo teneva sempre gli occhiali, di giorno i suoi occhi si affaticavano molto per dovere stare attento alle pietre aguzze e alle spine che gli ferivano le zampe sensibili.

Forse le sue zampe erano così delicate proprio per il fatto che erano blu. Chissà…

Volpina si perdeva nella contemplazione le stelle, sapeva a memoria la mappa del cielo e tutti i nomi delle costellazioni e pensava che l’universo, lassù, era abitato e che magari in quel momento forse c’era qualcuno che pensava a lui.

Volpina lo sperava tanto!

Una notte, d’un tratto, mentre camminava distratto, inciampò in un istrice.

Ahi, disse Volpina, perché mi hai punto? E chi sei?”

Veramente sei tu che non mi hai visto e mi sei venuto addosso, maleducata di una volpe…”

Non penso proprio… tu mi hai punto, ma chi sei?”

Sono un istrice. Anzi una signora istrice.”

E perché mai hai tutte quelle spine e perché mai mi hai punto?”

Non l’ho fatto apposta, ci siamo scontrati per sbaglio ed io per autodifesa ho lanciato le mie spine, ma non è colpa mia, e poi non si chiamano spine, sai, la natura mi ha fornito di aculei…”

Però mi hai fatto male… sai essere così pungente!”

Scusami, non volevo, ma se tu ti avvicini piano a me, senza spaventarmi, vedrai che i miei aculei non pungono, sono solo un poco ruvidi…”

Ah ho capito… sei come il riccio della castagna?”

Quasi… se mi abbracci non aver paura… farò in modo che i miei aculei non ti pungano”

No. Non voglio!” gridò Volpina saltellando dal dolore, un aculeo era ancora conficcato in una caviglia.

Allora se tu non ti fidi degli altri, tu non sai cosa vuol dire voler bene.”

Volpina a queste parole fu molto mortificato.

Perché dici così?”

Perché è vero… ma un giorno imparerai… strada facendo, ciao. Io ora devo andare.”

L’istrice scappò via sorridendo, stava scherzando ma Volpina non lo capì e mostrò furioso i denti e lo rincorse ma il dolore alla caviglia si fece più intenso e così dovette fermarsi. Piano piano sbollì la rabbia che sentiva dentro. Si sedette tra l’erba con i ciuffi di menta che gli solleticavano le fini narici.

Un leprotto gli passò accanto di corsa, ignorando il suo pianto.

Improvvisamente Volpina si sentì ancora più solo. Solissimo.

Tante volte Volpina era stata tenero con i leprotti, li aveva protetti dalle altre volpi, ringhiando loro contro, e poi li aveva aiutati a nascondersi nel passaggio tra i capperi e i lentischi che solo lui conosceva. Le altre volpi lo deridevano di questa sua tenerezza per i leprotti e gli dicevano che era uno stupido.

Al chiarore della luna Volpina si specchiò in una pozzanghera, si vede brutto, il pelo spettinato opaco e il blu non era più tanto brillante, era quasi diventato nero, Volpina avrebbe voluto farsi un bel bagno nel torrente vicino al suo villaggio, dove amava andare a giocare, tentando di acchiappare quei piccoli arcobaleni che si formavano con le goccioline delle cascate oppure tentando di prendere qualche pesciolino.

Volpina era in pace quando lasciava fuori il giudizio delle altre Volpi o della signora istrice che aveva appena incontrato, come potevano giudicarlo senza conoscerlo per davvero?

Perché la signora istrice l’ aveva punto?

Era vero che era stata colpa sua che sbadatamente le era andato addosso.

Volpina rifletteva che quando se ne stava da solo tutto filava liscio e lui era tranquillo… quanta fatica faceva invece a rapportarsi con gli altri, a spiegarsi e a comprendersi e poi andava a finire, spesso, che con le volpi non ci si capiva mai, si litigava e non si voleva fare la pace.

Che gli importava degli altri?

Volpina stava benissimo da solo, aveva avuto ragione il serpentello, però allo stesso tempo, desiderava trovare un vero amico.

Il cuore di Volpina era come un campo su cui ha appena nevicato, puro, senza impronte ,vi regnavano amore e meraviglia per il creato, a parte quei momenti di rabbia in cui non riusciva a controllarsi e durante i quali diceva e faceva cose di cui poi si pentiva. Non sapeva dominarsi e le sue emozioni erano sempre troppo grandi e forti, le sue reazioni spropositate, poi magari si rammaricava ma ormai quello che era stato detto o fatto, era stato detto o fatto e non vi trovava un rimedio.

Volpina Blu e il topolino

Un giorno, sul sentiero incontrò un topolino, che lo salutò :

Ehi, ciao! Sai per caso dove si va per di là, possiamo fare un poco di strada insieme?”

Ma tu dove stai andando?”

Io ero insieme ad una carovana di beduini, stavano andando ad un mercato ma credo di essermi perduto… e tu dove vai?”

Vado a cercare un amico, disse Volpina blu, dove lo posso trovare?”

Io non lo so, dovevo incontrare alcuni amici al mercato ma a quest’ora mi sa che sono già partiti, senti potremmo camminare insieme, almeno per un pezzetto di strada. Se vuoi.”

Tu dici? Accompagneresti una volpina come me dalle zampette blu?”

Hai le zampette blu, che simpatico che sei, ma sai che io avevo un amico ghiro con le orecchie blu, davvero erano blu, mai visto orecchie tanto belle! Ma anche le tue zampe sono stupende!”

???Tu dici!!! Mi imbarazzi così…”

Facciamo un patto, mentre cammineremo insieme promettiamo che saremo sempre sinceri l’un con l’altro e che ci diremo sempre la verità.”

Va bene, accetto, sei gentile, Topolino.”

Senti, io resterò con te per il tempo che tu riterrai necessario, poi quando tu mi dirai di andare via, io me ne andrò. Vorrà dire che sarà arrivato il tempo per separarci. ”

No, mai succederà ciò, Topolino, se tu sarai sempre così delicato con me come lo sei ora. Io amo la delicatezza. ”

All’inizio camminarono scambiandosi soltanto qualche impressione generale sul tempo.

Ogni tanto Topolino gli faceva un sorriso ma Volpina non aveva alcuna voglia di sorridere, anzi non capiva per quale motivo questo topolino sorridesse sempre.

Poco a poco, camminando insieme, Volpina prese fiducia nel piccolo compagno di viaggio e iniziò a raccontargli qualcosa di sé e a porgli delle domande sui viaggi che Topolino aveva compiuto al seguito delle carovane dei beduini.

E poi arrischiò domande come queste.

Come si fa a diventare amici?

Cosa si prova quando qualcuno ti abbraccia?

Cosa si prova a condividere qualcosa con qualcuno?

Come succede che ci si prende per zampa?

Il topolino si mise d’impegno a rispondere a tutte le domande di Volpina ma mentre parlava si rese conto che erano cose che le parole non riuscivano a spiegare, che erano cose che si sentivano con il cuore oppure no, E che se si sentivano nel cuore, allora avvenivano. Come spiegare a parole la magia di un abbraccio o un bacio? No, non si poteva.

Quando la sera Volpina si raggomitolava per riposare, il topolino si accovacciava timidamente accanto alle sue zampette e così vicini si addormentavano.

Ma una notte Volpina fece un incubo davvero terribile e al risveglio prese a imprecare contro al topolino che non aveva colpa alcuna, e lo cacciò via violentemente.

Vattene via, non voglio più vederti, via vai via Topolino, non tornare mai più…”

Il topolino ci rimase male, era sinceramente affezionato a Volpina e gli voleva molto bene, ma a quelle cattive parole che non meritava sentì un forte dolore al cuore e si sentì gelare.

Provò a calmare l’amico che era fuori di sé per il cattivo sogno.

No no gridava Volpina, Topolino disse non può essere, non puoi fare così con me, io sono tuo amico, io ti ascolto sempre…

Volpina non ci vide più dalla rabbia, raccolse una pietra e la scagliò sul topolino uccidendolo.

Poi, Volpina corse via lontano lontano. Dopo alcune ore, dopo essersi calmato, senza ricordare cosa aveva fatto, tornò indietro sul luogo del delitto, ma il topolino non c’era più.

Volpina era nuovamente disperatamente solo. Aveva trovato un amico e gli aveva fatto del male. Ecco che avevano avuto ragione le altri volpi a non volerlo. Perché lui era cattivo. Volpina era cattivo.

Pianse per settimane, incapace di darsi pace, poi non ebbe più lacrime e riprese il cammino.

Volpina Blu e la pianta

E così giunse in una grande pianura, al centro della quale vi era una sola pianta verde simile ad una salvia con alti steli e corolle di fiori gialli, non era niente di particolare, ma era comunque una pianta in quel deserto.

La piccola volpe trotterellava, era molto piccolo e magro, però era carino con quelle zampette blu, non esistevano altre volpi come lui.

Nella pianura c’erano cactus, cespugli secchi spinosi , pietraie, qualche fiorellino dai toni violetto, formiche, scorpioni, insetti stecchi, lucertole.

Ad ogni passo Volpina Blu si distraeva a guardare queste piccole cose, d’un tratto si trovò vicino alla pianta, l’esaminò, gli sembrò una pianta tranquilla, senza pretese, non aveva spine come le altre ed era verde, Volpina le si avvicinò e a quel punto una foglia della salvia gli fece il solletico.

Volpina, che stava sempre all’erta, balzò rapido all’indietro per osservare meglio la pianta, e constatato nuovamente che si trattava di una semplice pianta verde, si riavvicinò con cautela, poi, siccome era sfinito, si addormentò lì sotto all’ombra della piantina.

Al mattino Volpina si svegliò, qualcosa gli sfiorava le punte delle orecchie, gli steli fioriti ondeggiavano eleganti nel vento. A Volpina parve di udire un suono, una specie di musica delicata, che diceva ti voglio bene.

Era la voce di Topolino che risuonava nel vento, dunque egli era vivo!

Volpina assaporò tutta la dolcezza di quel suono che veniva con la brezza del mattino, come un profumo o un sapore buono, sorrise, seppe che il topolino lo aveva perdonato. Anche lui voleva del Bene al topolino e sperava, pregava che anche lui lo avesse perdonato, oh Dio delle Volpi!

L’amicizia non è un gioco, non è una cosa che si usa e quando non serve si butta via, l’amicizia è un viaggio che ci cambia e implica fiducia e responsabilità l’uno verso l’altro.

Volpina sperò che Topolino tornasse ma quel giorno Topolino non tornò. Topolino aveva compreso che il suo amico doveva fare da solo fino in fondo la sua strada per diventare ciò che già era, senza saperlo.

E Volpina Blu si rimise in cammino… Forse un giorno il suo viaggio l’avrebbe fatto diventare la Volpe del Piccolo Principe….Chissà Voi che dite?

Fine

Epilogo:

Incontrai Volpina Blu, tanto tempo fa, diventammo amici, facemmo un pezzo di strada insieme, poi Volpina dovette partire e proseguire da solo, senza di me, il suo entusiasmante viaggio che si chiama Vita.

Dal momento in cui è partito, io sono diventata Volpina Blu inizialmente per onorare il ricordo di questa amicizia. Poi mi sono resa conto che Volpina blu sono anche io, che Volpina Blu rappresenta il mio sogno puro di amore e di bontà.

Per me, blu è il colore dell’amore incondizionato e dell’infinito, blu è la coperta della luna, trapuntata di stelle, blu è l’amore che si veste di delicata tenerezza.

Questa non è che una storia di Volpina Blu, questa è la Storia raccontata da me.

Favola di Antonella Marinetti

Progettato, stampato, illustrato e rilegato da TheFlowerAndTheStar

theflowerandthestar@gmail.com

 

Una noce blu

In un mondo di maschere chiamate Verità, la Verità ultima delle persone sta nella loro capacità di adattamento perfetto alla maschera che è stata da loro scelta o imposta da altri.

Quanto uno è più bravo a tenere la maschera quanto è più vero, quanto uno sa indossare l’abito quanto è più credibile, quanto più uno sa recitare quanto più il teatro appare vivo.

Così, tanto più uno si mostra nudo tanto più è vulnerabile, e le altre maschere tenderanno di fare di lui ciò che vogliono, gli faranno vestire un abito perché la nudità imbarazza, gli diranno che è fuori di testa perché la diversità fa paura, gli diranno che è buono al fine di sottometterlo perché la bontà è rivoluzionaria, gli appiccicheranno una maschera di ipocrisia perché in fondo lo show must go on…

Una noce blu è sola tra le altre noci, un’altra maschera tra le altre maschere…

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Blu profondo

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…Quanto è difficile se non impossibile  comprendere fino in  fondo l’Esistenza dell’Altr0…

Tu sei ferita e cura

tu sei pozzo e secchio

tu sei luce ed oscurità

notte e giorno

blu e blu profondo…

 

Come si comunica con una stella?

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Come si comunica con una stella?

Con il cuore?

Con il pensiero?

Con la ricetrasmittente delle emozioni?

Ho innalzato una torre di controllo blu,

ho costruito un potente telescopio per vederti laggiù nel fondo del mio cuore,

ho creato un acceleratore di particelle per raggiungerti oltre alle galassie…

Passo, mi senti Amore?

 

(foto di Herold da pixabay)

che nuvola sei ?

 

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che nuvola sei questa sera?

porti pioggia di speranza o scompiglio di temporale?

o sei nuvola seppia carica di sabbia del deserto

domattina sarai la nuvola blu dell’alba…

mi abbraccerai tu,

senza toccarmi?

Melodia d’infinito

 

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Forse un giorno riuscirò

a non sentire più

quell’unica goccia di pioggia nella pioggia :

quella nota speciale,

quella nota unica,

quella nota blu,

la distinguo tra tutte :

assente e sola,

fa risuonare nel mio cuore

una melodia d’infinito.

Forse un giorno riuscirò

a dimenticarla,

ad ascoltare la pioggia nella pioggia.

Ci sarà pure ( Josè Saramago)

un altro mare in un altro blu

 

Ci sarà pure un colore per scoprire,

un’unione nascosta di parole,

ci sarà pure una chiave per aprire

la porta di questo muro smisurato.

 

Ci sarà pure un’isola più a sud,

una corda più tesa e risonante,

un altro mare che nuoti in un altro blu,

un’altra estensione di voce che meglio canti.

 

Poesia tardiva che non arrivi

a dire neppure la metà di ciò che sai:

non taci, quando puoi, né rinneghi

questo corpo causale in cui non ti adatti.

 

iotraducoSaramago

 

Proibito colore blu

 

Il mio amore per te si veste di un solo colore proibito

è il colore blu,

io non riesco a vedere gli altri colori,

so che il mondo è fatto di colori,

io non riesco a vedere l’arcobaleno lassù in alto,

sento il cuore pesante e oppresso

il mio cuore si veste di un solo colore,

e io sono folle d’amore per questo colore,

mi toglie il respiro,

mi annienta i pensieri,

non mi fa vedere il blu del cielo,

il colore blu occupa tutto il mio cuore,

io piango perché non so che fare,

tutto ciò è troppo grande,

sentire il cuore di colore blu,

tutto ciò è troppo forte,

tutto ciò mi sovrasta,

io ho pregato per avere la forza

di trasformare questa oppressione

in amore per il blu dell’universo.

Madre Infinita,

blu è il tuo mantello,

blu è il tuo amore,

blu la tua tenerezza,

blu il tuo dolore,

tu, Madre Infinita,

io,  madre di nulla,

ho blu il mio cuore

e lo stringo forte

per tingerlo del rosso del mio amore.

(scritto ascoltando forbidden colors David Sylvian)

Dedicato a Blue Moon il gatto che sta per entrare nella mia vita…
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IO AMO : è la mia casa. (canzone di una Volpe)

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Una sera nel mio cortile incontrai una volpe e avvenne tra noi, pressappoco, questo dialogo:

“Ciao Volpe, che ci fai qui?

Tu cerchi una casa accogliente e ariosa, senza inferriate, per le tue parole  e la tua anima. Tutto l’universo non ci sta più nella tua mente. Ascolta cosa dice Etty Hillesum :

A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E’ proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco sempre un paio di parole.”

La Volpe rispose:

“Esistono, le parole.

IO AMO.

Eccole.

Notte.
L’universo sta stretto, dentro la mia testa.

Io ho da dire molte cose.
Io vorrei dire alle persone che serve la pace.”

In seguito a questo breve dialogo io scrissi questa canzone:

Canzone per una Volpe.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo,  dice.

Il suo corpo è snello e magro,
sul cuore ha il sigillo dell’ infinito,
gli occhi selvatici e sinceri,
è abituata a sopravvivere in solitudine,

Di notte, in silenzio
osserva le finestre illuminate
delle case a lei estranee,
cercando
un poco di quiete e di calore.

Se provi ad avvicinarla
lei scappa spaventata,
se le lasci un poco di cibo
tornerà , non vista, a prenderlo.

Dorme nel suo rifugio solitario,
lei pensa e sogna in blu,
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
Io amo, dice.

A volte è impaurita
a volte è gioiosa
a volte è stupita
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto

in fuga.

Semplici cose la rendono felice,
una debole candela è sufficiente ad illuminare
i suoi occhi neri nelle notti senza luna.

Lei si perde a guardare
le goccioline d’acqua,
le piccole pietre,
i riflessi della luce
le lacrime di coccinella,
i pensieri buoni che sanno di speranza

Lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto,
dal suo rifugio scruta le stelle,
e immagina che
la sua folta coda blu sia una cometa,
gioca a far l’amore con l’universo,
lei pensa e sogna in blu,

lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo, dice.

I suoi sensi sono fini,
fiuta l’odore della paura,
ma va alla ricerca di gentilezza,
nella lunga notte invernale
si protegge le zampe e le orecchie sensibili
con la folta coda blu.

Lei vorrebbe avere un figlio
a cui donare tutto il mondo,
regolerebbe il battito del proprio cuore

a quello del suo cucciolo.

Lei è così pura e graziosa,
guarda il mondo
con i suoi occhi sorpresi ed elusivi,
sempre alla ricerca di bellezza
e di amore.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
Io AMO, dice.

A volte fugge
quando il mondo
diventa troppo forte e difficile,
ci sono troppe cose complicate
mentre i suoi occhi sono semplici e puliti,
e lei scappa via
e ti osserva curiosa da lontano
senza mai dimenticare le tue mani,
poi lei ritorna,
con la folta coda blu impolverata di stelle,

lei vorrebbe un figlio da coccolare,
lei vorrebbe avere la sua finestra
di tenere sempre illuminata,
perché Lei è soltanto una volpe blu-velluto,

lei ama tutto il mondo
perché ama,
sì, lei ama

e Amore è la sua casa.

never one second

I would like to tell you

that you are important to me

I would share your hands in mine

and do not let you go away anymore

I would slip with you

in the quiet blue

upon a full moon’s sea

I wish the Moon put disorder in your hair

as curls of thoughts

I would like you ‘ll stop time to watch the stars side by side

and if you ‘d suddenly darken the universe

I will fall into a void of stars

but never one second would I stop loving you.

Tu sei la musica delle parole

Tu sei la musica delle parole

in amore non contano le parole, conta la musica “ Roberto Benigni

(non contano le parole conta solo la musica che si percepisce, che fa venire I brividi anche se le parole d’amore non escono.)

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Tu sei la musica delle parole

sono parole tracciate dall’arco delle stelle

è musica melodiosa del silenzio

mi piacciono le parole che dicono senza dire

mi piacciono le parole inventate nel sogno

mi piacciono le parole che hanno profumo di blu

Le parole sono fatte per essere lanciate fuori di noi

e trattenute accanto a noi

le parole sono fatte per volare lontano come soffioni di tarassaco

le parole sono nuvole che inseguono I tuoi occhi

le parole sono confini in cui sostare

come isole di sabbia in mezzo al mare

come oasi nel deserto dei tuareg

le parole sono limiti da sopra-valicare

o cancelli davanti a cui fermarsi con il cuore sospeso

le parole sono giardini segreti

little eden nell’anima,

le parole sono nuove da rinventare

le parole sono figlie del silenzio da cullare

le parole sono timidi germogli

e poi splendidi fiori e poi diventano aquiloni

le parole sono luce e ombra

le parole non traducono il mio cuore

si cambiano di nome e di senso

si travestono di impalpabile magia

si accendono come lampi nel temporale

indossano arcobaleni

talvolta illuminano d’immenso

talvolta intonano melodie

cavalcano la notte e I sogni

le parole sognano

le parole hanno bisogno di tempo

per essere dette o taciute

le parole nuotano senza voce

come correnti oceaniche

le parole contrabbandano emozioni

le parole sono mandibole di nere formiche

le parole sono libellule che saggiano il volo

le parole sono insetti stecchi che si mimetizzano

le parole sono clave di giocolieri

le parole sono mosche e arditi colibrì

le parole sono ragnatele di ricordi

le parole sono poesie d’amore

le parole sono musica

sono suono

sono sonno

e sogno

sono silenzio

e nulla più

Barriere ed emozioni in rosso e blu.

Barriere ed emozioni in rosso e blu.

Domenica sono andata a vedere una mostra di arte contemporanea.

Ho incontrato tre artiste.

La terza artista si chiama Laura , è bravissima a ritrarre i gatti, capelli con le treccine rasta e unghie e occhiali di un verde acceso, le chiediamo un ritratto dei nostri amati gatti, lei mi punta lo sguardo diritto negli occhi e mi chiede ma tu sai qual è la verità, cosa è giusto fare e cosa è sbagliato, io le rispondo che non lo so ma che cerco di fare ciò che ritengo giusto ma senza la pretesa di sapere la verità.

La prima artista è Marisa, quella del grigio di Payne e dei paesaggi emozionali di Brisighella e dintorni, si ricorda che io le ho scritto ed è contenta di incontrarmi, dal vivo le sue opere sono molto delicate e nel grigio di Payne lei è insuperabile.

La seconda artista è astratta e abbina colori e parole. Il suo nome è Ombretta.

Io all’inizio sono molto timida e mi faccio scudo proteggendomi la pancia con la borsa e rimango un passo indietro ma poi quando qualcosa o qualcuno mi coinvolge o mi appassiona, mi dimentico della mia timidezza.

Sono stata attirata da due colori il rosso e il blu, ritratti in due quadri separati ma con lo stesso nome, soltanto che uno era rosso e uno era blu con due poesie diverse.

Ho chiesto all’artista cosa significassero per lei questi colori e poi io ho le ho detto cosa rappresentavano per me.

Le tele sono attaccate ad una lavagna nera che crea una specie di cornice intorno alla quale sono scritte a mano delle parole che completano il senso del quadro, il tutto è protetto da un plexiglass che separa lo spettatore dall’opera.

Io ho osservato che questo vetro mi pareva uno scudo, una barriera messa dall’artista per proteggere se stessa e la propria opera dal mondo e dagli altri.

Lei mi ha spiegato che il plexiglass è una protezione di cui correda il suo quadro, è una sorta di difesa, un porre una distanza, ma nello stesso tempo si tratta di un vetro trasparente aperto ai lati che permette di guardare l’opera senza toccarla.

Io le ho detto che se avessi comprato un suo quadro la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata quella di rimuovere il vetro e le ho chiesto se in tal caso lei avrebbe acconsentito.

Ho aggiunto che io sono per l’eliminazione delle barriere e di ogni scudo perché io non ho barriere e non ho scudi e questo è il mio più grave problema di ritrovarmi spesso indifesa e vulnerabile.

Lei mi ha guardato un poco sorpresa e impaurita alla mia richiesta di rimozione del vetro.

In realtà le ho spiegato che io interpretavo quel vetro come un’ autodifesa dal mondo esterno, lei mi ha confermato che era proprio così, ma che questa protezione veniva meno nel momento in cui lei vendeva il quadro, fino a lì lei sentiva di doverlo proteggere e poi nel momento della vendita lei faceva dono di sé.

Non si trattava solo di un vetro, c’era dell’altro, oltre al vetro il quadro viene posto in una scatola e consegnato all’acquirente dentro ad una scatola, come un dono appunto.

E che se il ricevente- acquirente volesse quel punto rimuovere il vetro lei sarebbe stata d’accordo.

Io l’ho scrutata intensamente e lei ha confessato che all’inizio del suo percorso di artista era restia a dare via le sue opere perché era come dare via una parte di sé ma ora era felice di poterle dare e di riuscire a lasciarle andare per il mondo a continuare la propria esistenza al di fuori di lei, che ne era la madre.

Io le ho detto che ho paura del fatto di essere così vulnerabile e senza barriere.

(Io ho pensato ad una persona, blu, che tante volte mi ha detto di aver paura di mostrare le cose belle che ha dentro per timore che gli altri gliele scipino o gliele portino via.

Però tu, mi ha detto, devi importi delle barriere, devi metterle su perché altrimenti il mondo ti fa a pezzi.

A pezzi io ci sono appena andata, ho risposto, so cosa significa.

Poi io ho pensato che il blog mi ha aiutato a ricucire insieme i miei pezzi e mi permette di dare ciò che credo di sapere dare, ma con un minimo di distanza di sicurezza.

Mentre io le stavo dicendo di togliere la barriera dal suo quadro io pensavo che in verità io avrei dovuto metterla su oppure smettere di avere paura per il fatto di esserne priva.

A me hanno colpito i colori di queste due opere su cui mi sono soffermata come catturata da una forza magnetica, Romantic Spirit Red e Romantic Spirit Blu, che fanno da traino a tutta la collezione.

A sentire questo nome ho riso tra me perché se appropriato al dipinto rosso quanto di più inopportuno per quello blu.

Ho lasciato che Ombretta spiegasse il senso della sua opera:

Queste due opere apparentemente simili intitolano l’intera collezione , al loro interno sono criptate le lettere R e S di romantic spirit, una è rossa e una blu, il rosso simboleggia il mondo delle emozioni e la donna, mentre il blu rispecchia il mare il cielo l’infinito l’universo e simboleggia l’uomo.

Io ho aggiunto che il blu è il colore dell’autismo ed è il colore di una persona che conosco, e che per me coincideva con il mondo interiore di quella persona.

Poi io ho spiegato di me che fino a poco tempo fa io ero riuscita ad isolare le mie emozioni e a metterle in ghiacciaia, a neutralizzarle in modo che non mi creassero problemi, ma che ora il mondo delle emozioni mi era esploso contro e dovevo lottare per incanalarne nella direzione giusta, cioè verso la luce.

Tu ti farai male.

Già fatto e non sono state 4 spine di rose ma 1000 uncini nella pelle, anche se ho provato un forte dolore, stranamente non ho cicatrici.

Ogni incontro lascia in noi una cicatrice.

Non ho cicatrici, ho ripetuto, un balsamo le ha curate.

Poi ci siamo guardate negli occhi e io le ho chiesto

Perché ci siamo incontrate proprio oggi?

Lei ha risposto il solito niente è per caso e perché le persone simili si cercano e si attraggono e poi finiscono per incontrarsi.

Come il rosso e il blu?

Sì, come il rosso e il blu.

Ma tu hai pensato bene a cosa stai andando incontro, hai pesato sulla bilancia ciò che potresti perdere di te stessa? C’è sempre un prezzo da pagare.

Non credo che perderò qualcosa, alla fine di questa operazione io acquisirò qualcosa di più, io sarò arricchita. Mi vedi fragile come un’ossidiana ma l’ossidiana è un preciso bisturi, sono fragile indifesa ma sono forte e vado verso alla luce come mi è naturale, sto prendendo parte ad un progetto più grande di felicità, un progetto il cui fine non sono io ma qualcosa di più grande.

Ma non puoi vivere di luce riflessa, ti annullerai?

No, io riuscirò.

Ma devi essere forte, sei sicura che ce la farai?

Non lo so, so che sono stanca di restare immobile e che qualcosa devo fare, almeno potrò dire di aver tentato, non sopporto più questo immobilismo, queste prigioni.

Indossa almeno uno scudo.

Sono stanca di indossare scudi di innalzare barriere.

Allora non aver paura.

Ci rincontreremo Ombretta?

Sì, buona fortuna.

allego le due poesie

poesia del quadro rosso

” Il tempo di te non ha limite.

il non vederti ruba

gli istanti di sogno

che vorrei fossero fermi.

Lascio volare

le mie emozioni

e i pensieri per paura di tante

prigioni.

Ti abbraccio forte

senza sapere dove mi porterai.

Non allontanarti da me

sai…

nessuno è più felice di chi

si sente amato.”

Ombretta Saulat

poesia del quadro blu

“nella mente solo tu

che rimbombi intorno

alle pareti del mio corpo;

e batti così forte che

tremo se ti ho accanto;

e ho paura che lo senta tutto l’universo

che ti sento oltre la ragione.

Ti percepisco

oltre lo spazio terreno.

Il tempo è solo un limite

della mente.

T’amo da che ti ho sentito

in me

e grido il tuo nome in silenzio.”

Ombretta Saulat.

Tornando a casa ho visitato il suo sito e ho trovato un quadro che portava il mio nome, allora ho capito perché quando mi sono presentata Ombretta ha avuto un piccolo sussulto.

riporto anche questa poesia, il suo colore è il rosa perlato

da poco ti conosco ma vivi nel mio cuore da che ti ho desiderata. A volte vorrei dipingere il tuo viso ma non trovo i colori per ritrarre il paradiso. Vorrei cantarti una canzone ma sette note non bastano per descrivere la tua anima. Allora non mi resta che amarti, e sperare che sarò degno di tutto l’amore che darai a me …

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