Il burattino Nessuno, terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Terzo capitolo. Nessuno e Gepy tornano a casa

Una volta a casa la musica cambiò, Nessuno smise immediatamente quelle moine che erano solo una recita per i gendarmi e disse al vecchio:

“Ripulisci casa, io dormirò nel tuo letto e tu nell’angolo, poi cerca un lavoro e portami i soldi.”

“Lo farò figlio mio…”

“Smetti di chiamarmi figlio, non sono tuo figlio, cosa ti sei messo in testa sudicio ubriacone…era meglio se ti buttavi da un ponte, quel giorno, invece di fare un burattino da un pezzo di legno… Mi dai noia. Mi hai proprio stufato, se non la smetti chiamo di nuovo i gendarmi… a chi pensi crederanno?”

“Vedrai Nessuno che sarò degno del tuo amore, non ti deluderò, un giorno mi vorrai bene anche tu…”

Nessuno fece un ghigno terribile e disse :

“Vedremo ora fai quello che ti ordino, per il momento fammi i piedi nuovi che li ho bruciati davanti al caminetto.”

E perché dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappare di nuovo da casa?”

“No. Voglio andare a scuola pure io, vi prometto che da oggi in poi sarò buono. Vi prometto che andrò a scuola, studierò, e mi farò onore.

“D’accordo, sei sincero nel dire che sarai buono? Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia.

“Sì andrò a scuola, io sono più buono di tutti gli altri bambini, sono venuto a liberarvi dalla cella, io dico sempre la verità ma dipende tutto da voi, se farai ciò che dico, allora studierò, diventerò un uomo ricco e potente, e sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia” e nel dire ciò ghignava sempre più forte con lo sguardo minaccioso e cattivo.

Il pover’uomo che desiderava sopra ogni cosa un figlio, e specialmente un figlio che gli volesse bene, disse che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice.

“Felice ah ah ah io voglio essere ricco e potente, della felicità, povero sciocco, non so che farmene tanto meno di questo vostro amore senza senso, non siete mio padre, io sono un pezzo di legno, anzi ora rifinitemi il viso, fatemi bello… voglio essere il più bello di tutti! Che tutti mi amino e mi ammirano! Poveri scemi tutti… non sanno quanto li disprezzo!”

Gepy che era un gran lavoratore si mise subito a pulire, schiacciato in un angolo trovò il grillo, che era sempre stato suo amico nei giorni di solitudine e ne ebbe compassione. Domandò allora al burattino :

“Perché te la sei presa anche con il grillo, cosa ti aveva fatto…”

“Quel maledetto grillo se l’è cercata, faceva rumore, gli ho detto di fare silenzio, non l’ha fatto e così ho preso il martello, ma cosa stai a pensare ad un grillo, sciocco di un vecchio, ora esci a cercare un lavoro e su su devi vivere per farmi felice, te ne sei già dimenticato?”

Nessuno faceva delle domande al padre, il suo sguardo inespressivo, il corpo rigido e la voce dolcissima e delicata erano in netto contrasto con la rigidità del suo corpo e l’inespressività del suo sguardo.

“Perché mi hai fatto venire al mondo? “

“Perché la vita è un dono bellissimo, guarda il fiore che sboccia, guarda l’alba o il tramonto sono tutte cose meravigliose e sono per te…e poi …”

“Poi che cosa, stupido uomo?”

“Poi forse anche per dare a un povero uomo come la gioia di giocare con te e di vederti crescere e diventare un uomo buono e onesto, per farmi amare la vita attraverso di te che la scopri poco a poco e ti meravigli di ogni piccola cosa? Io voglio trasmetterti l’amore per la vita. Non mi basta averti fatto da un pezzo di legno. Voglio dare un’anima alla tua vita. Sognare e vivere i sogni più belli. Voglio insegnarti che senza amore non siamo niente, che vale la pena essere gentili e buoni, che la vita ha un senso. E io sarò sempre accanto a te per aiutarti.”

“Io non ho bisogno di nessuno aiuto.” rispose freddo Nessuno

Gepy era colpito dall’autodeterminazione del burattino e dal suo forte senso di indipendenza.

Un giorno tu morirai?

Sì come tutti

Perché le cose finiscono?

L’importante è averle vissute e averne conservato un bel ricordo

Quindi tu mi lascerai?

“No, non ti lascerò mai, figlio dolce mio, l’amore vero non finisce mai. Vivi più che puoi. Ama la vita e la vita ti amerà. Credici e la vita crederà in te!”

Quando qualcuno muore, si piange? Cosa si prova quando si piange? E perché si piange?

Nessuno era un burattino, non piangeva mai, neppure se cadeva perché era di legno e non si faceva male, però aveva imparato a simulare ogni stato d’animo, aveva una naturale propensione per il teatro ed era attirato dalla cartapesta con cui costruiva maschere terribili e spaventose.

“Tu da dove sei nato? Io perché sono venuto da un pezzo di legno? Perché sono diverso? Perché non ho emozioni? Perché non so piangere?”

“Tu sei un bambino come tutti gli altri! Anche se sei di legno, ciò non significa che tu non possa piangere per davvero o provare vere emozioni, figlio mio, vedrai… il tuo cuore è buono ed io ti aiuterò a coltivare le cose buone giuste ed oneste, ti voglio un bene infinito.”

Nessuno rispondeva anche io perché dire ti voglio bene al padre proprio non gli riusciva.

Le persone non dovevano aspettarsi che lui le accogliesse, per lui era solo oggetti da usare. Gepy non era suo padre, era solo un mezzo per ottenere cose materiali.

“Modellami una pistola, voglio giocare ad uccidere. Inizierò coi grilli e le cavallette. Alle coccinelle e alle formiche strapperò le zampe, tanto per iniziare. Voglio vedere film di guerra e imparare a usare una pistola. Di notte sogno la guerra e la distruzione.”

Nessuno amava i giochi violenti, Gepy non capiva il perché, egli lo educava al rispetto e alla bontà. Ma fece come lui desiderava, gli modellò una pistola.

Nessuno non si mostrava quasi mai contento della fatica che faceva Gepy per renderlo felice e lo faceva sempre sentire inadeguato o sbagliato, e che non faceva abbastanza.

“Ora vai, trova un lavoro e portami i soldi.”

( Le manipolazioni del narcisista Nessuno proseguono e rivelano il suo lato più oscuro. Egli ha un grado di empatia pari a zero. È incapace di provare emozioni perché è privo di un cuore umano e compassionevole ma ovviamente la colpa ricade su Gepy che non glielo ha scolpito in petto. Per Gepy invece inizia la dissonanza cognitiva tra ciò che spera e crede sia suo figlio e ciò che egli è in realtà ma che Gepy ancora non riesce a capire.)

In grassetto le frasi originali di Collodi)

Il burattino Nessuno, secondo capitolo. Nessuno denuncia il padre ai gendarmi

Secondo capitolo. Nessuno denuncia il padre ai gendarmi


Il falegname prese a vivere per il burattino, non era quel bambino che avrebbe desiderato ma almeno era qualcosa. Qualcosa a cui dare il bene che ormai non dava più a se stesso. Si faceva bastare questo amore perché era quanto poteva avere dalla vita. Si svegliava nel cuore della notte e posava una coperta su quel pezzo di legno dagli occhi aperti e il sorriso stentato, poi lo prendeva in braccio e gli cantava ninna nanne inventate. Così la notte trascorreva senza che egli facesse brutti pensieri e al mattino trovava qualche lavoretto in paese, qualche mobile da sistemare, per potere campare e continuava così la sua vita tra la falegnameria e l’amore per il burattino.

Un giorno di maggiore sconforto prese il burattino e lo cacciò in un angolo, dicendo sto perdendo la mia vita dietro ad un burattino e non sei neppure un bambino vero. Il burattino mortificato emise un grido e si lanciò sul falegname e lo prese a botte e a calci. Il vecchio gridò aiuto, accorse un vicino allarmato, ma nella stanza c’era solo Gepy per terra e il burattino in un angolo…

Cosa è successo?

Il burattino mi ha aggredito!

Che dici compare, è solo un pezzo di legno…

Sul tavolo vi era una bottiglia vuota di vino, il vicino pensò che il vecchio avesse bevuto e fosse collassato a terra.

“Tiratevi su mastro Gepy, vergognatevi di bere a quest’ora eravate il migliore falegname della zona, anzi che dico, eravate un artista, e vi siete ridotto pari ad un barbone, su.. un poco di rispetto e di dignità per voi stesso. Che può avervi fatto un inerte pezzo di legno, piuttosto fatevi la barba, ripulitevi, e mettetevi al lavoro.”

Lo aiutò a sedersi e se ne andò, sconcertato della miseria del vecchio.

Una volta soli, il burattino si scagliò di nuovo contro il vecchio e prese a schiaffeggiarlo fino alle lacrime, Gepy chiedeva perché con il filo di voce che gli rimaneva… il burattino prese un coltello e gli intimò il silenzio, Gepy era in ginocchio e implorava il burattino ora di ucciderlo ora di smetterla per pietà…per amore del cielo, per rispetto del bene che lui gli aveva portato.

Infine il burattino si calmò, prese gli abiti e i pochi soldi del vecchio e scappò.

Ti ho solo amato, figlio mio… diceva in lacrime Gepy ma ormai Nessuno non poteva più ascoltarlo, era scappato diritto alla polizia, con il coltello si era fatto un taglio sul viso e andò a denunciare il padre, i gendarmi appurata la situazione del vecchio alcolizzato lo portarono via e lo rinchiusero in cella.

Nessuno, tornato a casa si mise a fare i fatti suoi. A saltare, a fare le boccacce, a chiamare amici e amiche al telefono, a prendere in giro tutti quelli che passavano sotto casa, a bere e a mangiare tutto quello che c’era nella casetta, era libero libero libero senza uno che gli diceva cosa fare o non fare.

C’era solo quel maledetto grillo che non voleva stare zitto e gli rimproverava ciò che aveva combinato a Gepy. Ma come si permetteva?

Il grillo diceva: ” Povero Nessuno, mi fai proprio compassione!”

“ Bada grillaccio, se mi monta la bizza, guai a te… Perché ti faccio compassione? “

Nessuno non ammetteva critiche.

“Perché sei un burattino e quel che è peggio, perché hai la testa di legno”

A queste ultime parole Nessuno saltò su infuriato e preso dal banco un martello di legno, lo scagliò contro il grillo, che finì schiacciato contro alla parete e finalmente fece silenzio. Nessuno non soffriva i rumori di alcun tipo, desiderava la quiete assoluta.

“Oh eccoti accontentato pure tu, tutti che credono di sapere come sono, a sputare sentenze, ma cosa ne sapete di me! Io sono libero! LIBERO!”

E si mise a saltare e a ruzzolare per casa.

Presto però le provviste alimentari finirono, con l’ultimo uovo decise di farsi una frittata ma non appena ruppe l’uovo ne uscì il pulcino che si allontanò facendosi beffe di lui. Nessuno cominciò a piangere e a strillare, a battere i piedi in terra per la disperazione e la stizza. Il burattino pensò allora che era il caso che Gepy tornasse e andò dai gendarmi a pregare che il babbo uscisse di prigione.

Il povero uomo per giorni e notti nella cella si era macerato nei sensi di colpa per aver sbagliato qualcosa con il burattino, forse perché non era capace di amarlo nel modo giusto, forse perché era un padre da solo e non sapeva come si fa con i bambini, oppure pensava di essere sbagliato e di non essere all’altezza di quello splendido figlio. Altre volte gli prendeva immensa tristezza e provava un senso di grande amarezza.

“Sciagurato figliuolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene! Ma mi sta il dovere! Dovevo pensarci prima!”

Non appena egli lo vide, si sentì esplodere in petto una gioia pazza e si sentì grato e pieno di amore e gli si buttò in ginocchio e gli chiese di perdonarlo, sono stato io, tu mi hai picchiato perché io sono cattivo, farò di tutto per farti felice.“Su su alzatevi per questa volta vi perdono, non fatelo mai più, promettete di non bere?” chiese il burattino senza cuore. Del resto Gepy non aveva mai bevuto ma siccome i gendarmi osservavano la scena con attenzione, rispose così :

“Prometto, figlio mio, tutto ciò che vuoi, io lavorerò e ti compererò vestiti nuovi e l’abbecedario per andare a scuola.”

“Ecco così si parla buon vecchio mio, devi trovarti un lavoro per pagarmi cibo vestiti e libri e un nuovo cellulare e i giochi.”

“Tutto farò tutto, per te che sei il mio orgoglio e la mia gioia più grande.”

Non appena Gepy fu uscito dalla cella, Nessuno si lanciò sul padre e prese a baciarlo e diceva babbino mio, caro babbino… quanto mi siete mancato e piangendo spiava la reazione dei gendarmi che erano commossi e che tra di loro commentavano che bravo figliolo… Essi si raccomandarono con e il falegname: “Su, su … Gepy vedete di tirare diritto, avete un figlio d’oro, vi ha perdonato dunque, siate degno del suo amore.”

(Nessuno manipola la realtà a proprio favore, denuncia Gepy di falso maltrattamento, poi quando gli fa comodo ripesca il padre dal carcere. Nessuno è un grande manipolatore, usa la calunnia e la diffamazione facendo passare Gepy, che è un uomo depresso ma non cattivo, per un padre alcolizzato e manesco. Davanti ai gendarmi egli indossa la maschera della vittima e del bravo figliolo che perdona il padre e gli da una seconda occasione.

La cattiveria di Nessuno si sfoga anche contro il grillo, che viene preso a martellate per aver osato dire la verità.

Gepy è la sua fonte energetica primaria; per questo motivo, dopo averlo punito, esercitando il suo potere su di lui, lo fa scarcerare. Ora Nessuno è sicuro che Gepy non oserà più ribellarsi o contraddirlo.

In grassetto il testo originale di Collodi)

Il silenzio punitivo ovvero il trattamento del silenzio

Caro Nessuno, burattino-burattinaio senza cuore, grazie che mi ha applicato il trattamento del silenzio, da quel momento ho aperto, dolorosamente, gli occhi e iniziato a capire la verità.

Il silenzio è la peggiore delle aggressioni psicologiche.

Equivale ad un assassinio, non fisico ma emotivo.

È la negazione dell’esistenza dell’altra persona e del suo delicato mondo emotivo.

È la punizione più grande che si può infliggere ad un essere umano.

È la negazione dell’identità e delle emozioni dell’altro. La negazione della sua umanità.

È un atto disumano freddo e calcolato.

È il modo più crudele in cui trattare qualcuno.

È segno di viltà e di cattiveria d’animo. È il male più profondo.

È un abuso emozionale.

È come strappare le ali alle farfalle.

È manipolazione.

È esercitare un potere improprio su un’altra vita.

È gettare l’altro volutamente all’inferno.

È violenza!

Purtruppo tutta questa violenza, perpetrata in modo freddo e calcolata, non è considerata reato. Ma essa è violenza.

Traduco e condivido dal web per diffonfere la conoscenza dell’abuso causato dal narcisismo patologico.

Il burattino Nessuno, primo capitolo. Il falegname Gepy vuole avere un figlio

Primo capitolo. Gepy vuole avere un figlio

Gepy aveva un dono, sapeva lavorare il legno, eseguiva fini lavori di intarsio e di intaglio che erano molto apprezzati. Del legno conosceva ogni cosa, si recava nei boschi per scegliere quel legno per quell’ordine particolare, e il legno si lasciava facilmente modellare sotto alle sue mani come fosse una creta. E anche con la cartapesta creava maschere incredibili per il carnevale.

Il lavoro era la sua vita e in esso si realizzava completamente, dimenticando le cose che non andavano bene. Ce ne era una in particolare.

Lui e Viola avevano perso un figlio piccolissimo, e avevano iniziato ad incolparsi l’un l’altro di ciò che era accaduto, così il matrimonio era finito e Viola era partita per un lungo viaggio. Gepy non aveva più notizie di lei da tanto tempo. Il lavoro era stato ancora una volta la sua ancora di salvezza, finché la depressione non aveva preso il sopravvento.

Gepy avrebbe tanto desiderato un figlio. Un figlio da cullare. Un figlio da amare. Lo avrebbe tenuto tra le sue braccia, stretto al suo cuore, e avrebbe regolato il proprio battito a quello del figlio.

Invece era solo, non si curava più, non aveva interessi, lasciava passare il tempo in attesa della morte, non era più giovane, e senza un figlio non gli importava più niente.

Gli era rimasto un ultimo pezzo di legno da buttare nel caminetto, però per scacciare la noia e per fare qualcosa, prese a sbozzare una figura umana, così gli venne fuori un simpatico burattino, gli incise gli occhi buoni, e una bocca sorridente, e iniziò a parlare al burattino e a portarselo dietro dovunque andasse.

Pregava la Madonna che potesse diventare il bambino che aveva sempre desiderato, invece… niente era un burattino con gli occhi sempre aperti e un sorriso stentato. Avrebbe voluto sentirlo ridere, avrebbe voluto sentirlo felice, avrebbe voluto vederlo diventare un uomo. Avrebbe voluto che fosse un bambino buono gentile e sensibile, e poi che potesse diventare un uomo saggio, dolce e onesto.

Avrebbe voluto tante cose. E ora aveva questo burattino. Lo chiamò Nessuno.

Non appena Gepy gli fece le gambe, il primo istinto che Nessuno ebbe fu quello di fuggire.

“Quando le gambe gli furono sgranchite, Nessuno cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare.”

Gepy gli corse dietro, supplicandolo di tornare e di non fare capricci, Nessuno tornò indietro quasi subito. Gepy gli chiese spiegazione, senza fargli un rimprovero, perché era un uomo molto dolce e voleva già molto bene al suo burattino.

“Vecchio mio, scapperò ancora tante volte perché questa è la mia natura ma mai mi dimenticherò di te. Tu mi aspetterai. Scapperò tante altre volte ancora. Non questa volta, ora dormi tranquillo, e aggiunse con un sorriso sinistro, che Gepy non poté vedere a causa dell’oscurità della stanza

” Il tuo burattino ti vuole bene.”

Gepy rispose: “Ti voglio bene Nessuno, io ti aspetterò sempre. Mai ti lascerò, figlio mio.”

Nessuno nel buio rideva.

(Gepy desidera un figlio e costruisce un burattino. Egli lo vede come un bambino e spera che un giorno esso possa diventare un uomo onesto e buono. La maschera di Nessuno è quella di un bambino, ciò che Gepy vuole credere. Nessuno indosserà altre maschere in relazione a chi incontrerà e a secondo del proprio interesse. Nessuno, in realtà è un burattino di legno, senza un cuore.

Il suo primo istinto è quello di scappare. È il ciclo continuo del narcisista, indossare la maschera, fingere affetto, poi fuggire, scartare la vittima, tornare e ripescare la vittima convincendola che tutto è tranquillo: reset e restart, resetta e riavvia all’infinito.

Così ricomincia il ciclo fuga scarto e ripescaggio in modo sempre più rapido e violento, i gesti d’affetto saranno briciole che si buttano svogliatamente ad un cane, e la vittima sarà sempre più asservita e schiava, convinta che quel magnifico essere che è il narcisista sia indiscutibilmente perfetto e che la colpa degli scarti sia da addebitare a se stessa. Se la vittima non si sveglia questo ciclo può durare tantissimi anni perché ci si abitua che sia normale. Se la vittima si ribella il narcisista può attuare lo scarto finale durante il quale risucchia tutta l’energia della vittima, lasciandolo completamente, se non è morta o se non si suicida, un oggetto privo di vita.

In grassetto il testo originale di Collodi)

Presentazione di Nessuno, un racconto ispirato a un Pinocchio narcisista

Il burattino Nessuno non fa riferimento ad alcuna persona e non intende dare disturbo ad alcuno. È la mia personale interpretazione del celebre Pinocchio.

Nessuno è un burattino di legno, senza cuore, è un narcisista patologico.

Attraverso la trama della favola di Collodi, che contiene in sé chiarissimi riferimenti al narcisismo patologico, evidenzio alcuni comportamenti tipici del narcisista patologico.

Si tende a sottovalutare il narcisismo ma è esso è una grave forma di violenza psicologica che si attua con subdole e sottili manipolazioni psicologiche fino alla violenza fisica diretta o indiretta. La violenza invisibile psicologica non è una violenza minore. Essa è violenza. Molte vittime sono uccise o indotte al suicidio.

Vorrei che questo mio scritto fosse utile alla comprensione di questa realtà molto sottovalutata.

Spesso le vittime si ritrovano isolate, non comprese e calunniate. Ci si capisce solo tra vittime. La conoscenza rende liberi. Purtroppo la conoscenza e la comprensione di questa realtà arriva tardi quando la vittima si trova nell’ultimo girone d’inferno in cui il narcisista l’ha posta. Molto dolorosa la guarigione. Difficile trovare anche uno specialista esperto che possa aiutare. Il fenomeno è poco considerato. La violenza psicologica è devastante.

Il narcisista ti offre la maschera più bella che tu vuoi vedere in quel momento e la impersonifica. Tu gli credi ma si tratta solo di una maschera.

Dietro alla maschera c’è il burattino senza cuore, il burattino- burattinaio Nessuno.

Per una migliore comprensione del narcisismo patologico consiglio la lettura del libro “Vendicatevi fiorendo” di Flavia Dragani, che in un momento davvero buio mi ha teso una mano con questo suo libro per ritornare a vivere.

Io ho subito una minima parte della violenza narcisistica, e nonostante ciò sono arrivata a fare pensieri molto brutti di suicidio. Attraverso la mia esperienza ho compreso tutta la portata negativa e senza speranza di questa violenza e ora vorrei fare qualcosa per le persone vittime di questa condizione e vorrei diffondere la conoscenza in modo che tutto questo male possa essere evitato.

Fino al momento in cui io presi finalmente e dolorosamente coscienza di cosa fosse il narcisismo, io stavo nell’ultimo girone infernale, logorandomi dai sensi di colpa di aver fatto qualcosa di veramente grave per aver indotto il mio carnefice a punirmi così duramente con un silenzio punitivo che mi schiacciava ed annientava.

Consiglio anche la lettura del sito inglese di HG Tudor, https://narcsite.com/ scritto da un narcisista patologico che svela i meccanismi e i pensieri del narcisista al di là della maschera. La lettura di questo sito è davvero inquietante, ma illuminante. HG aiuta le vittime a pagamento oppure attraverso un fondo benefico.

In quei giorni molto neri il narcisista HG mi ha aiutato a fare luce su tutto l’accaduto. Un narcisista sincero, un ossimoro vivente.

Consiglio anche il sito italiano https://conoscereilnarcisista.com/

Avviso che il mio burattino Nessuno non fa riferimento ad alcuna persona, è soltanto la trasposizione di ciò che ho compreso del narcisismo patologico.

Ci sono numerose frasi nella favola di Collodi che fanno riferimento, volontario o involontario al narcisismo. Durante la mia trasposizione evidenzierò le frasi originali di Collodi.

Infine vorrei dire che amo la storia di Pinocchio ma oggi credo che non esista una fata turchina che possa trasformare un burattino in bambino.

La trasformazione, difficile ma possibile, deve venire dal proprio interno.

Nessuno non ha un cuore.

Non è capace d’amare e non ha compassione umana per comprendere l’affetto che gli altri hanno per lui.

Si può imparare ad amare?

Sì.

Vittima e carnefice sono uniti da un legame molto stretto.

Entrambi devono imparare ad amare nel giusto modo.

La vittima ama poco se stessa e ama troppo il narcisista, dietro al quale vi è Nessuno.

Il narcisista non ama alcuna persona e alcun oggetto. Semplicemente li usa per nutrire il proprio ego, che da solo è un nulla. Alla fine egli o ella non ama neppure se stesso. Risucchia tutto nel buco nero della sua anima morta.

Questi amori sprecati devono essere rieducati e le loro energie riindizzate verso il Bene. Il percorso è lungo ma in esso sta il senso della nostra esistenza.

Da poesie per un figlio a poesie per un burattino

Ho deciso di cambiare la categoria poesie per un figlio in poesie per un burattino.

Mi sembra necessaria questa scelta in quanto attribuisco molto valore alle parole figlio, padre, madre. In particolare figlio è una parola sacrosanta ed io, non essendo madre e avendo creato un figlio inesistente di carta e di parole, generato dalla depressione, io non intendo abusare di questa santa parola.

Questo figlio è tutt’al più un burattino di cartapesta.

Esplicito il riferimento alla favola di Collodi.

Il fiore illuso

Il fiore non era un falegname come Geppetto,

costruì allora un burattino di sogno e di poesia.

Fu forse per questo che il burattino non divenne un bambino.

Serviva la linfa di un albero per dare la ragione,

e serviva  l’amore di una madre per dare gentilezza.

Come poteva un fiore creare un burattino partendo da una corolla di petali?

Come poteva un fiore illudersi di essere una madre?

Un origami d’amore

origami


Se tu fossi stato di legno avrei costruito un burattino,

fossi stato di stoffa avrei cucito una bambola,

di piume avrei fatto un nido per gli uccellini,

di spine avrei intrecciato un cesto per i fichi,

di bronzo avrei forgiato una sonora campana,

di vetro vi avrei soffiato un angelo,

Invece piego e ripiego carta sottile sotto alle mie dita,

in un origami d’amore.

Ti disegno un cuore per riempirlo di emozioni,

ti disegno un sorriso perché tu sia felice,

e due ali libere per volare via,

ti coloro di blu nella coperta della notte, trapuntata di stelle

Piego e ripiego

la mappa del tuo Infinito

in un origami d’amore


(foto di Duy Pham)

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