Sprecato

Avevo tempo,

L’ avrei dedicato a te;
Avevo amore,
L’ avrei dato a te;
Avevo un cuore
per sentire la tua anima;
Avevo occhi per ammirarti;
Avevo sorrisi da donarti;
Avevo lacrime da piangere
Al posto tuo;
Avevo fiori tra le braccia
E rose con le spine
Per pungere le mie mani
Con il tuo dolore;
Avevo un sogno
Da amare
E l’ho sprecato
Come tutto il resto
della mia vita.
Senza te.
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Medicazioni disperse sul tempo #4

Il Tempo preciso di un seme per germogliare

Il Tempo preciso di un fiore per sbocciare

Il Tempo preciso di dare un bacio

Il Tempo secco di un dolore

Grandine

Questo amore è grandine,
pioggia gelata,
ghiaccio che anestetizza e brucia,
illividisce il cuore,
ammaccato sorride,
cicatrizza il dolore,
ma è ciò che lo rende bello e vivo

Mi manchi tu, mio fiore mio. (Mango)

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Sono qui, notte mia

sono sempre ad un passo da te

Tutto il tempo non è mai

sono sempre ad un passo da te

Amo quando t’amo

naso tra i capelli

stella di un ricordo che sei

Dimmi che l’amore non è mai peccato

ne ho bisogno adesso perchè

Mi parlerà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

mi ucciderà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

Sono qui, notte mia

a nasconderlo il vuoto che è in me,

verità nooo! Che ne sa la verità

senza te son legato a metà.

Amo quando t’amo,

mare rassegnato,

non fermare il senso di noi

Eco di un dolore, volo mai finito

raccontato al cielo da noi

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

mi ucciderà di te

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

E no, non resterò qui ad aspettarti

E no, io lo attraverserò

questo silenzio mio

senza di te…

Mi parlerà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

mi ucciderà…

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

Mi parlerà di te,

bacio d’addio mentre parlo al silenzio mio

my love, my love, my love…

Mi parlerà di te

mi ucciderà

mi parlerà di te

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

Mi manchi tu!

Mango

Il dolore alla gamba

Una serie di conversazioni tra mio nipote di 4 anni e mezzo e i suoi genitori.

Primo pomeriggio:

“Mamma mi fa male la gamba, facciamo che stasera mi fai un massaggino e poi resto a dormire con voi?”

“va bene” risponde la sua mamma, assecondando il desiderio del figlio e pensando che il dolore alla gamba non sia reale ma solo una scusa per ricevere attenzioni.

secondo pomeriggio:

“Mamma mi fa male la gamba, mi fai un massaggino e vengo a dormire con voi.”

“Ma senti un po’ come mai verso sera ti fa sempre male alla gamba e se facciamo che se ti fa male la tagliamo e la mettiamo a dormire fuori così magari domani non ti fa più male, allora ti fa ancora male la gamba?” risponde pronta la sua mamma con l’intento di appurare la vera entità del dolore alla gamba.

“Nooo, mamma, non mi fa più male.”

terzo pomeriggio:

suo papà indaga se il dolore alla gamba è reale oppure no

“ma ti fa male la gamba?”

“No ora no, ma vedrai che verso sera mi farà male!”

L’attesa

C’è chi resta aggrappato all’attesa come fosse la via del ritorno, ma chi torna lo sa; la strada di casa è un passo, un gesto, un modo qualunque per non essere mai chiunque. Criss https://danilocristianrunfolo.wordpress.com/2017/05/31/verso-casa/

 

Ho capito che non basta aspettare,

che se voglio cambiare io devo partire,

allinearmi ai nastri di partenza,

fare quello scatto,

rompere ogni legame

che mi tiene aggrappata al dolore,

per poi ritornare,

nuova,

più forte,

nell’attesa.

(foto di Morzaszum)

Ti lascio andare

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Lascio andare tutti i miei fiori,

lascio marcire i petali caduti con il vento,

lascio sfumare i colori nel fango,

anche io non ho mani abbastanza per raccoglierli,

ti lascio andare insieme alla mia libertà di amare,

è il tuo lasciapassare,

non lascio andare il mio dolore,

l’unica cosa che mi rimane di Te.

(foto di Kimura2)

§§§

I let you go away from me

I let all my flowers go away,

I let fallen petals rot with the wind,

I let the colors fade in the mud,

I too have not enough hands to pick them up,

I let you go away together with my freedom to love,

And this is  your passport to go, be sure ,

I do not let go my pain,

the only thing left of you to me

Vorrei (per un figlio)

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Vorrei, ogni volta che soffri,

prendere su di me il tuo dolore;

vorrei ogni volta che sei felice

farmi piccola piccola e guardarti di nascosto per non disturbare;

vorrei tenerti tra le braccia ogni volta che hai la febbre

e rassicurarti dolcemente senza mostrare la mia preoccupazione,

vorrei venire ad annusare il tuo profumo ogni notte mentre dormi,

e indagare la profondità del tuo viso per capire il tuo mistero,

vorrei mille volte regalarti al mondo quando esso ti sorride,

e vorrei mille volte rimetterti dentro alla mia pancia quando esso ti fa male,

vorrei darti il mio sorriso

per dirti che la ti Vita ti ama,

vorrei darti la mia gioia

per dirti di amare la Vita,

perché, amore, non c’è niente di più importante al mondo

che l’Amore

e vorrei che tu non avessi paura, mai,

di non riuscire a dare amore

§§§

My wishes for a son

Whenever you suffer, I would like
to take on me your pain;
whenever you’re happy, I would like
to get tiny and look at you without disturbing;
I would hold you in my arms every time you have fever
and reassure you gently without showing my concern,
I would come to smell your perfume every night while you sleep,
and investigate the depth of your face to see your mystery,
a thousand times I would like to bear you to the world when it smiles at you,
and a thousand times I would like to put you again inside my womb when it hurts,
I would like to give you my smile
to tell you that Life loves you,
I would like to give you my joy
to tell you to love Life,
because, dearie, there is nothing more important to the world
that Love
and I wish you’ll never be scared
not being able to give love.

(foto di Blanka)

Il dolore arriva per parlarci

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È giusto arrendersi al proprio dolore e arrivare a volergli bene perché parla di noi al nostro posto e sa più di quello che noi sappiamo.

Il dolore non è mai senza un senso. Il dolore arriva per dirci qualcosa. Che qualcosa non va, e che questo qualcosa non possiamo più ignorarlo, perché è troppo grande e troppo forte, o ci uccide o ci fa rinascere, ci informa che è arrivato il momento di guardarlo in faccia con onestà e con dignità. O ci lasciamo sopraffare oppure lo cavalchiamo come un’onda o come uno tsunami.

Stiamo cambiando, non saremo più le stesse, il nostro mondo non sarà più lo stesso anche se in apparenza resterà uguale, avremo nuovi occhi per guardare e forse un cuore più grande e più forte per contenere tutto l’amore che sentiamo traboccare da questo nostro umile e fragile vaso d’argilla. E sentiremo il bisogno di pregare per evitare di perdere l’amore da tutti i pori perché si piange con tutto il corpo, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la nostra essenza ed ogni centimetro di pelle

Il mio dolore per quanto fosse quella fitta che mi piegava in due, per quanto fosse quella cosa per la quale facevo fatica ad alzarmi la mattina, per quanto fosse quella cosa per la quale mi svegliavo ogni notte alla stessa ora, mi ha spinto a guardarmi dentro e a capirmi, a fare chiarezza. Ho guardato il mio dolore, gli ho dato un nome, l’ho amato, l’ho cullato, l’ho cantato, ne ho fatto poesia.

E il mio umile vaso d’argilla che non tratteneva l’amore e non sapeva che farne e a chi darlo è diventato un vaso della più fine ceramica, un vaso che non si stanca di amare e donare amore nonostante le delusioni e le aspettative mancate… oltre a tutto, oltre a se stesso, oltre alla sua umana limitata misura perché questo è l’amore riempirsi e svuotarsi senza fine e sentire che senza non si può vivere veramente…

 

(Questo articolo è nato  in risposta  a questo brano di Penny intitolato la resa https://sosdonne.wordpress.com/2017/01/18/la-resa/

e a questa riflessione di Hararel13 sulla libertà di scelta in https://luceashanghai.wordpress.com/2017/01/18/day-sixty-three-la-bellezza-collaterale/ )

(foto di Huntlh da pixabay)

Profane stigmate

mani

Queste macchie bianche sulle mani,

le guardo e le capisco,

il dottore ha detto è vitiligine,

ignota la sua origine,

io ho taciuto perché so,

i segni sulle mie mani si fanno evidenti al dolore,

io non posso nascondere le mani

e non posso non guardarle

e mi ricordano costantemente di te,

lividi sbiancati dell’anima,

bruciature accecanti del cuore,

sgocciolature bianche di dolore,

profane stigmate d’amore

(foto della mia mano)

Quel darsi all’anima intensamente

 

Chissà se nevica al di là di un dolore
se è dispari il freddo nel cuore,
se da un tramonto è giusto prendere un fiore
che possa rifiorire ancora.

La vita è sempre
quel darsi all’anima intensamente

Mango

L’autunno ci fa male

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L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito, restiamo a riflettere sul volo  di una foglia che si stacca, sulla pioggia che cade sulla terra bagnata, su un amore che finisce, su una vita che nasce, su un dolore che non fa dormire, su un sogno che non si riesce a sognare… e tutto senza un senso, tutto indipendentemente dalla nostra volontà.

Non voglio ricordi, io vorrei viverti ora, foglia secca che cadi via, pioggia che mi bagni, amore che mi abbandoni, vita che nasce senza di me, dolore che mi lascia insonne, sogno che non si realizza…

L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito e noi non riusciamo a trattenere nulla e nessuno…

(foto di Castleguard da pixabay)

Incontro con Gianmarco

Dopo molti anni che non ci vedevamo lo scorso 24 luglio ho incontrato mio zio Fausto, sua moglie Luiza e il loro figlio Gianmarco.

Mio cugino è disabile grave non vedente, eppure i suoi occhi sono magnifici e il suo sorriso e la sua felicità contagiose.

Certo i suoi genitori si occupano di lui a tempo pieno, giorno e notte, con un amore, una dedizione e un sorriso che mai vengono a meno.

Gianmarco ama molto andare in stazione e sentire i treni passare e anche salirvi e fare piccoli tragitti in treno. E così dopo il pranzo di festa per esserci ritrovati, siamo andati insieme alla stazione a gioire insieme a Gianmarco. Al solo sentire le parole treno e stazione Gianmarco si illumina e scoppia in un riso vero di pura gioia. La sua felicità è fatta di tante altre piccole cose…per esempio le parole affettuose di mamma e papà, la musica che ascolta con le cuffie, il rombo di un aereo, la gratella di un tombino su cui passa sopra con la carrozzina…

La felicità di Gianmarco è semplice e pura e fa stare bene chi gli è vicino, è contagiosa, restituisce il valore autentico della Vita, semplice pura e viva come lui a dispetto della sua grave disabilità. Gianmarco è un autentico Maestro di Vita.

Mio zio racconta:

“Frequento la scuola di Vita di mio figlio Gianmarco da 18 anni e sono ancora all’abc. Io non finisco mai di imparare da Gianmarco. Vado alla stazione quasi tutti i giorni e comincio a godere con lui del treno, delle botole, delle “graticole” (per strada). Lui percepisce quando entriamo nel sottopassaggio e sa già che io farò il verso del treno a tutto volume, incurante dei passanti, i quali sorridono, sorridono…

Mi fermo in sosta quando sento un uccellino che canta e lo invito, a gran voce, a cantare ancora per Gianmarco. I cani, poi, vengono invitati ad abbaiare delicatamente…

E poi c’è l’orchestra del mare. Rimaniamo a lungo ad ascoltarla, applaudirla, viverla con tutti i pori del corpo e dell’anima.

Ieri sono andato in treno con Gianmarco da Senigallia fino a Pesaro.

Non stava nella pelle… dovevi vederlo per sentire le sue vibrazioni di gioia e piena felicità. Forse può bastare un viaggio in treno per sentirsi vivi, felici?

Quando stai insieme a Gianmarco  mi passa tutto, ogni turbamento, ogni sofferenza, ogni dolore, tutto, perché mi costringe ad essere felice per trasmettergli felicità, anzi, è una simbiosi: lui trasmette a me ed io a lui. Vedrai, provare per credere.

Anche stasera siamo andati alla stazione… ormai piace anche a me:

movimento, vita, correre dietro a un sogno che viaggia senza fine… come il treno della Vita!”

(nella foto Fausto Gianmarco Phlomis )

gianmarco

Una domanda…

 

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Ed io mi dico: è vero! Perfino il Cristo, pur esaltando i perduti; pur riservando i primi posti del Regno a peccatori e prostitute; pur mettendo sul trono i poveri e gli oppressi; ecc. ecc. è pur vero che non li ha scelti come discepoli, non li ha chiamati al suo seguito.

Non è una riflessione da poco, perché io mi rodo fegato ed anima per chiederGli se non sia quasi una forma di “discriminazione”. Allora chi si è ridotto a spazzatura, chi è sprofondato nella depressione, nella disperazione è fatalmente destinato al nulla? Io non sono sceso nell’inferno della solitudine, frustrazione, delusione, depressione. Non conosco il buco nero della disperazione. Ne ho solo sentito gli echi nei loro racconti. Chi ricorre, come extrema ratio, alla droga o all’alcool deve essere perché non ce la fa più a sopportare se stesso, non accetta i suoi limiti, non resiste all’ignominia della sua fragilità. C’e’ chi per esempio, riesce a buttare fuori quello che gli fa male dentro, solo con l’aiuto dell’alcool. Altrimenti si tiene tutto dentro. Tutto cosa? Il desiderio di morire, l’angoscia di non riuscire ad accettarsi come è e come sono gli altri. Chi può misurare il dolore di un crocifisso dalla vita, dai suoi cari, da se stesso?

Dio mio, la domanda è per Te.

Fausto Marinetti in una lettera.

L’Amore è un luogo che può accogliervi e com-prendervi.

La speranza è credere ci sia una via d’uscita dal buio.

Vorrei parlarvi di disperazione e di speranza.

Qui di seguito ho tradotto due articoli di Julia dal suo blog  https://autismthoughts.wordpress.com

Julia è una ragazza coraggiosa e onesta che racconta la sua vita con autismo, parlando delle sue difficoltà ma anche delle sue speranze, dei lati brutti e dei lati belli comuni ad ogni essere umano.

In questi due articoli intitolati

Suicide (Suicidio)

https://autismthoughts.wordpress.com/2016/01/24/suicide/

Hope (Speranza)

https://autismthoughts.wordpress.com/2016/01/25/ hope/

troverete la notte e il giorno, l’oscurità e la luce, la disperazione e la speranza.

La speranza è nuotare nella disperazione, ansimare tra le braccia seducenti del suicidio ma riuscire a vedere e a credere che sia possibile una via d’uscita al buio.

Vorrei dirvi che io ho speranza, che io credo in voi, che la forza è dentro di voi, e aggiungo anche che vi voglio bene e vi sorrido di gioia sincera, e che se voi spegnete la luce della speranza, io la manterrò accesa per voi e ve la ricorderò.

Voglio dirvi che io ho speranza che voi da soli riuscirete a trovare dentro di voi la forza della speranza, che lascerete alla speranza la libertà di sperare, che dentro di voi ritroverete il vostro  invincibile sorriso nel freddo della disperazione.

So che la notte sarà difficile, che l’inverno sarà duro, che certi dolori sono così forti, che spezzano il cuore, che vi fanno mancare il respiro, che vi fanno barcollare, lo so, sono qui, vi ascolto e magari non dico niente ma vi com-prendo, vi ascolto e rispetto anche il vostro silenzio.

L’Amore non è un rifugio che possa ripararvi o proteggervi da voi stessi o dal male del mondo, l’Amore è un luogo che può accogliervi e com-prendervi.

Desidero dirvi che questa fiammella, che oggi o questa notte  vi sembra tanto piccola e lontana o perduta ,  dentro di voi  è viva e presto diventerà un fuoco che vi riscalderà e vi farà ben- volere la vita nuovamente.

Che cosa ci rende vivi veramente ? Paradossalmente tutto ciò che ci fa soffrire nel  profondo e tutto ciò che ci rende felici nel profondo, anche la disperazione, anche la speranza.  Sofferenza gioia, e poi pianto e sorriso, e ancora tristezza e  poi felicità, e si sente il sangue che scorre nelle vene, il cuore battere forte o quasi fermarsi, e…. si vive.

Siate per voi stessi il più dono più bello, tutte le cose belle e buone sono già dentro di voi, e se saprete riaccendere la vostra fiammella e amarla allora sarà semplice amare il mondo.

Ora Julia ci racconta di sé, dei suoi demoni e della sua speranza:

I demoni del suicidio sono reali.

E ‘difficile scrivere un articolo su certe cose, perché i demoni che ti spingono al suicidio sono così reali che davvero non si vuole che la gente sappia quanto siano veri e presenti. Soprattutto quando sai che le persone che lo leggeranno si preoccuperanno. E ‘come dare alla  mamma il tuo diario segreto da leggere. Certo potrei nasconderlo a chiunque possa restarne ferito, così nessuno mai lo verrebbe a sapere. Questo è il problema con la malattia mentale, non si desidera che le persone che dovrebbero sapere ne vengano a conoscenza, ma il silenzio non risolve nulla.
Quindi, ecco la verità: io voglio morire. So che non si
capisce la ragione di questo. Nemmeno io lo so. Io so che sto facendo cose buone. So che sono amata. So che c’è bisogno di me. So persino che io valgo. Ma il suicidio mi chiama come un amico familiare. Mi accoglie a braccia aperte e dice “vieni a trovare la pace”.
Cerco di stare lontano. Io prego. Cerco bontà. Cerco di
tenermi in buona salute, di pensare buoni pensieri. Ascolto musica edificante. Ho fiducia speranza e amore. Faccio cose buone.
Ma io grido in silenzio. Io lotto con il rumore dentro di me. Ansimo
tra le braccia seducenti del suicidio. La morte … Sembra così facile … Così vicina … Solo un attimo di respiro momentaneo . Lo anelo come una gola riarsa anela l’acqua, tuttavia io so che non posso dissetarmi. I demoni sono reali. Io non lo farò … io non posso farlo … Ma i demoni sono reali … Vi prego di comprendere, i demoni sono reali …

The demons are real.

It is hard to post about certain things because they are so real that you really don’t want people to know just how real they are. Especially when the people who would worry are probably going to read what you write. It’s like giving your mom your journal to read. I could, of course, hide this from anyone who it might hurt, but then they would never know. That’s the problem with mental illness, you don’t want the people who should know to ever know, but the silence solves nothing.

So, here’s the truth: I want to die. I know you don’t see a reason for it. Neither do I. I know I am doing good things. I know I am loved. I know I am needed. I even know I have worth. But suicide calls me like a familiar friend. It greets me with open arms and says, “come find peace”.

I try to stay away. I pray. I search for goodness. I try to stay healthy, to think good thoughts. I listen to uplifting music. I have faith and hope and love. I do good things.

But I scream silently. I struggle with the noise inside of me. I gasp for breath past suicide’s alluring arms. Death… It seems so easy… So near… Just a respite away. I long for it like a parched throat longs for water, yet I know I cannot drink.

The demons are real. I won’t do it… I can’t do it… But the demons are real… Please understand, the demons are real…

La speranza è credere ci sia una via d’uscita dal buio.

Fede, speranza e amore non impediscono l’oscurità. Non risparmiano il dolore. Quello che fanno è dare qualcosa a cui aggrapparsi nel dolore e in quei momenti in cui  niente sembra avere più importanza.
Recentemente ho sperimentato come sia vero che il coraggio non corrisponde all’assenza di paura, ma piuttosto il coraggio è la scelta di agire nonostante la paura. Sto cominciando a sentire allo stesso modo a riguardo della fede, della speranza e dell’amore.
Siamo portati a credere che la speranza sia l’assenza della disperazione, che non si abbia la speranza quando ci si sente senza speranza. In realtà, questo non è sempre il caso. La speranza è la convinzione che la tua disperazione non durerà per sempre. La speranza è credere che la disperazione è temporanea. La speranza non è l’assenza di oscurità, ma la convinzione che alla fine si troverà la luce.
Allo stesso modo, la fede non è l’assenza di paura o dubbio. La fede è la scelta di credere a dispetto dei dubbi e dei timori che si possono avere. La fede è scegliere riporre fiducia  in ciò che avete provato ed esperimentato essere vero. E l’amore non è l’assenza di mal di cuore, ma la scelta di sentire e di amare a dispetto di sapere che il cuore possa spezzarsi.
Quindi, sì, ho pensato al suicidio. No, avere speranza e sapere che sono amata non tengono a distanza i demoni del suicidio . Ma avere la speranza la fede e l’amore aiutano. Possono farlo.
So che il buio è solo temporaneo. So che il dolore è solo temporaneo. So che se soltanto io riesco a far passare la notte, il mattino arriverà. So che se riesco a mantenere accesa la speranza, io starò bene. Non importa quante volte la depressione tornerà, non importa quanto penso e penserò ancora al suicidio, finché posso ancora sperare, so che la disperazione non durerà.

Questa è la speranza. Non è ‘mai andare’ nel buio; è credere ci sia una via d’uscita dal buio.

 

Faith, hope, and love do not prevent the darkness. They do not spare you the pain. What they do is give you something to hold on to during the pain and something to cling to when nothing seems to matter.

Lately I have experienced the truth that courage is not the absence of fear, but rather the choice to act despite being afraid. I am beginning to feel similarly about faith, hope, and love.

We are led to believe that hope is the absence of despair, that you have no hope if you feel hopeless. In fact, this is not always the case. Hope is the belief that your hopelessness will not last forever. Hope is believing that your despair is temporary. Hope is not the absence of darkness, but the belief that you will eventually find the light.

Similarly, faith is not the absence of fear or doubt. Faith is choosing to believe despite fears and doubts that you may have. Faith is choosing to place your trust in what you have felt and experienced to be true. And love is not the absence of heartache, but the choice to feel despite knowing you can be broken.

So, yes, I have been thinking of suicide. No, having hope and knowing that I’m loved has not kept the demons away. But having hope and faith and love has helped.

I know the darkness is only temporary. I know the pain is only temporary. I know that if I can just make it through the night, the morning will come. I know that if I can hold on to hope, I will be okay. No matter how many times depression returns, no matter how much I think about suicide, as long as I can still hope, I know the despair will not last.

That’s what hope is. It’s not never going into the dark; it’s believing there is a way out of the dark.

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