ah… felicità… su quale treno della notte viaggerai …

Se tutte le stelle del mondo
a un certo momento
venissero giù
tutta una serie di astri
di polvere bianca scaricata dal cielo

ma il cielo senza i suoi occhi
non brillerebbe più
se tutta la gente del mondo
senza nessuna ragione
alzasse la testa
e volasse su
senza il loro casino
quel doloroso rumore
la terra povero cuore
non batterebbe più
mi manca sempre l’elastico
per tener su le mutande
cosi’ che le mutande
al momento più bello mi vanno giù
come un sogno finito
magari un sogno importante
un amico tradito
anch’io sono stato tradito
ma non m’importa più
tra il buio del cielo
le teste pelate bianche
le nostre parole si muovono stanche
non ci capiamo più
ma io ho voglia di parlare
di stare ad ascoltare
continuare a far l’asino
di comportarmi male
per poi non farlo piu’
ah……
felicità…
su quale treno della notte viaggerai
lo so…..
che passerai……
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai
si tratterebbe di nuotare
prendendola con calma
farsi trasportare
dentro a due occhi grandi
magari blu
e per dovermi liberare
attraversare un mare medioevale
guardare contro un drago strabico
ma di draghi baby….
non ce ne sono più
forse per questo i sogni
sono cosi pallidi e bianchi
e rimbalzano stanchi
tra le antenne lesse
delle varie t.v.
e ci ritornano in casa
portati da signori eleganti
si si che parlano
e tutti quanti che applaudono
non ne vogliamo piu’
ma se questo mondo
e’ un mondo di cartone
allora per essere felici
basta un niente magari una canzone
o chi lo sa…………..
se no sarebbe il caso
di provare a chiudere gli occhi
e poi anche quando hai chiuso gli occhi
chissà cosa sarà
ah….
felicità……
su quale treno della notte viaggerai
lo so…….
che passerai……
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai
ah……..
felicità…..
su quale treno della notte viaggerai
lo so……
che passerai…….
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai
ah……
felicità…….
su quale treno della notte viaggerai
lo so……..
che passerai…….
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai

Lucio Dalla

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THE FLYING KITE COMPANY di Simone Stabilini

Una selezione di creazioni di Simone Stabilini da
THE FLYING KITE COMPANY e-shop
su Etsy dal prossimo 31 ottobre.

Oggetti in uno stile molto personale per dare un senso di calore alla vostra casa, oggetti pensati e creati per la vostra felicità.

Per avere informazioni o prenotare i prodotti si può scrivere al seguente indirizzo theflyingkitecompany@gmail.com

E io ne sono felice :)

Due bigliettini attaccatati all’albero del futuro a Satriano di Lucania (Potenza), scritti dai bambini della scuola del paese, ci raccontano cosa è la felicità:

E’ bello sapere che

esiste ancora la fantasia,

e io ne sono felice,

è bello sapere che

dopo la pioggia ci sarà l’arcobaleno

e io ne sono felice

§§§

E’ bello sapere che

nel cielo della notte c’è la luna,

e io ne sono felice,

è bello sapere che

viaggiando si conoscono persone nuove

e io ne sono felice

satriano di lucania murales 2 (96)satriano di lucania murales 2 (97)

Per essere felici …

La vita e’ molto semplice. Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia gia` dentro di noi. Concita De Gregorio da Mi sa che fuori e’ primavera

Vivere felici di Simone Stabilini

In questi tempi di aridità morale e affettiva oltre che di difficoltà pratiche ed economiche, Simone Stabilini spiega in 10 brevi punti la sua ricetta per cercare di vivere felici. Provare ad essere felici e far felici chi ci è intorno, contribuendo alla felicità universale, è il senso profondo di tutta la nostra misera esistenza umana.

Valori quali l’amicizia e l’affetto sincero sono valori e beni inestimabili che non chiedono altro che accoglienza e rispetto, e vanno quotidianamente coltivati con dedizione e gratitudine per il dono che si riceve e che si restituisce in modo incondizionato.

Ringrazio Simone Stabilini per il dono di questo libro.

 

 

Tag libero : la felicità è quella cosa semplice e piumata…

Tag libero : la felicità è quella cosa semplice e piumata…

cicogna

Ho pensato a quale poteva essere il mio contributo alla felicità, a cosa mi faceva venire in mente la parola felicità.

La felicità è come una piuma
Che il vento porta in aria
Vola lieve
Ma ha una vita breve
è necessario ci sia vento senza fine

Vinicius De Moraes

Felicità è quella cosa semplice e piumata… che ci sorprende in un istante poi come piuma vola via…

se mettessimo insieme tutte le nostre piume… forse si alzerebbe in volo un uccello di nome Felicità …

Ecco le mie piume di felicità, quali sono le vostre?

Qual è il vostro contributo alla Felicità?

1) essere nel cuore di chi mi ama anche se si è lontani

2) poter vedere o sentire il sorriso di chi amo

3) gioire della felicità e del successo degli amici

4) provare gratitudine per il dono della vita e vivere, onorando il mondo e soprattutto i suoi figli

5) gioire della bellezza del mondo, di un fiore, di un albero, di una vita…

6) poter sognare, sempre e comunque, anche quando ti dicono che non serve a niente e non vale la pena

7) saper perdonare e comprendere che l’amore è qualcosa che va Oltre, oltre ogni ragione, ogni logica,  e persino oltre me stessa

8) saper fare scorta dei momenti belli e poterli ricordare sempre

9) sentirsi liberi anche quando ci si sente in gabbia o impotenti o depressi

10) essere qui e ora nel mio quadratino che è il mio posto nel mondo

11) essere me stessa, amarmi e ad amare gli altri in modo incondizionato

12) fare di me un dono per gli altri per ciò che sono e per ciò che posso

13) accogliere con gentilezza l’Altro come un arricchimento della mia vita

(le mie piume sono numerate per praticità ma senza un ordine di preferenza)

Aspetto le vostre piume!

Questo è un tag come gli altri, potete riproporlo nei vostri blog se vi piace e se volete contribuire alla Felicità… le regole le decidete voi… perchè la Felicità è sempre fuori dagli schemi!!!

(foto di Blickpixel)

Cullare il mondo sott’acqua

A Sylvia Earle e a sua figlia

 

Mi immersi, figlia mia,

con te nel grembo a quella profondità.

Ero spaventata e felice

e tu lo eri?

O sentivi soltanto il mio cuore esplodere di felicità

e come era per te galleggiare in quella profondità?

Io ti sentivo leggera e sicura,

e dio mio, io piansi,

mi sentivo madre e figlia in quella profondità

e io tenevo te nel grembo e tu tenevi me sospesa in te,

e dio mio mi sembrava di cullare il mondo sott’acqua,

mi rilassai sentendoti tranquilla

stavamo amando insieme quella profondità:

ecco quello fu il mio regalo più grande per te:

donarti l’immensità del mare.

 

Questa poesia è ispirata a Sylvia Earle, biologa marina e oceanografa, quando in attesa della terza figlia, nel quinto mese, con il consenso medico, si immerse a bordo di uno dei primi sommergibili con camera di decompressione nel mare delle Bahamas, negli anni 60.

Per saperne di più ascolta l’intervista di Fahrenheit a Chiara Carminati che ha scritto un libro “La signora degli abissi” sulla vita di Sylvia Earle.

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – Il libro del giorno del 06/06/2017

Cradle the whole world underwater

I did a dive, my daughter,

with you in my womb in that blue depth.

I was happy and scared,

And how did you feel?

Did you hear at my heart exploding in happiness

And how was it for you to float in that depth?

I felt light and secure,

And my god, I wept,

I felt mother and daughter in that blue depth

And I kept you in my womb and you held me suspended in you,

And my god, it seemed to me to o cradle the whole world under water,

Then I relaxed feeling you so quiet,

together, my daughter and me,

we were loving that blue depth,

That was my greatest gift for you:

let you feel for the fist time the majesty of the ocean

Verde sguardo

occhi-otta

Verde ipnotico,

sognante trasparente,

regale e sincero,

è lo sguardo della mia gatta,

al tatto leggero delle mie dita sul suo mantello,

tra noi scorrono fusa amore e fiducia,

e con una carezza mi invita al gioco o ad una

semplice lieta felicità

Una domanda scomoda

teddy-bear-1513015_1280

un’altra domanda che compresi che non avrei più dovuto porre fu la seguente:

“Ma nonna tu sei felice?”

Mi sembrava una domanda innocua e lecita.

Io avevo 9 anni.

Mia nonna materna stava friggendo le patate e rimase con la forchetta a mezz’aria e non rispose ma dal suo sguardo compresi che avevo sbagliato completamente la domanda.

Cosa avevo detto di sbagliato?

Io avevo 9 anni.

Non lo sapevo e non sapevo neppure allora cosa fosse la felicità.

I miei genitori lavoravano molto e non c’era molto spazio per me.

La vita andava avanti con le solite abitudini per sopravvivere.

La mattina svegliarsi, fare colazione con il pan secco nel latte zuccherato, la mamma mi portava a scuola, poi correva al lavoro, e tornava a riprendermi al lavoro sempre in ritardo, io aspettavo tanto là in mezzo al traffico che una volta mi feci la pipì addosso, e poi di nuovo di corsa a casa e poi andare a letto presto che tornava papà stanco dal lavoro e preferiva che me e mio fratello fossimo già tranquilli a dormire.

Una vita come tante, di corsa.

Poche le vacanze trascorse insieme, abitavamo a Milano, erano gli anni 70, c’era da lavorare sodo.

Quello che facevano i miei genitori. Non gliene faccio una colpa, però.

Comunque qualche pomeriggio con la mamma si andava al parco sotto casa dei nonni paterni e per il Natale e la Pasqua si trascorreva qualche giorno in Romagna dai nonni materni. Talvolta in estate venivo lasciata dai nonni in campagna sola un mesetto. Qui avevo un poco più di libertà, con mio nonno andavo la sera a fare dei giri in bicicletta nella frazione della cittadina romagnola, e per il resto ero abbandonata a me stessa, ero una bambina tranquilla e silenziosa, mi piaceva studiare e leggere, leggevo qualsiasi cosa mi capitasse sotto mano. E mi piaceva scrivere. Scrivevo dei diari che nessuno leggeva, o meglio che nessuno considerava importanti, degni di essere letti e compresi.

Non che mi mancasse l’amore. Ma un poco di attenzione in più.

Per me i miei scritti erano importanti e la mia maestra mi incoraggiava a proseguire a scrivere.

Sarebbe stato meglio se anche la mia maestra si fosse soffermata a leggerli con maggiore attenzione, probabilmente si sarebbe accorta di quanto ero sola e che forse… non ero felice.

Io del resto non mi lamentavo mai con i miei genitori. Non chiedevo niente di più.

Mi sembrava che dovessi aspettare, aspettare che accadesse qualcosa che mi avrebbe reso felice.

Non lo so.

Bisognava aspettare con pazienza.

Forse di diventare grandi.

Non lo so.

In Romagna dai nonni la sera facevo un giro in bici e la domenica andavo a messa.

Niente altro.

E pensavo che qualcosa sarebbe successo anche a me.

Era solo questione di essere pazienti e di aspettare.

E se la mia vita mi sembrava un poco vuota di avvenimenti e di impegni, oltre alla scuola, io allora sognavo e scrivevo, inventandomi un mio mondo fantastico in cui tutto avveniva…

Era il mio mondo, aperto a tutti, ma a cui nessuno importava.

E così pian piano nella mia mente andò a formularsi quella domanda sulla felicità e la posi a mia nonna materna, forse all’unica persona a cui non dovevo chiederlo.

Ma nonna tu sei felice?

Non appena l’ebbi pronunciata mi resi conto dalla sua espressione che era una domanda scomoda da non porre a nessuno. Una cosa da non domandare, prima di tutto, quella cosa sulla felicità.

Perché una domanda così pone tutto in discussione…

e che sempre occorre far finta di essere felice per non arrecare dolore alle altre persone e per non metterli in una scomoda situazione….

Perché ad una domanda così cosa si può rispondere?

 

(foto da pixabay di cocoparisienne)

Incontro con Gianmarco

Dopo molti anni che non ci vedevamo lo scorso 24 luglio ho incontrato mio zio Fausto, sua moglie Luiza e il loro figlio Gianmarco.

Mio cugino è disabile grave non vedente, eppure i suoi occhi sono magnifici e il suo sorriso e la sua felicità contagiose.

Certo i suoi genitori si occupano di lui a tempo pieno, giorno e notte, con un amore, una dedizione e un sorriso che mai vengono a meno.

Gianmarco ama molto andare in stazione e sentire i treni passare e anche salirvi e fare piccoli tragitti in treno. E così dopo il pranzo di festa per esserci ritrovati, siamo andati insieme alla stazione a gioire insieme a Gianmarco. Al solo sentire le parole treno e stazione Gianmarco si illumina e scoppia in un riso vero di pura gioia. La sua felicità è fatta di tante altre piccole cose…per esempio le parole affettuose di mamma e papà, la musica che ascolta con le cuffie, il rombo di un aereo, la gratella di un tombino su cui passa sopra con la carrozzina…

La felicità di Gianmarco è semplice e pura e fa stare bene chi gli è vicino, è contagiosa, restituisce il valore autentico della Vita, semplice pura e viva come lui a dispetto della sua grave disabilità. Gianmarco è un autentico Maestro di Vita.

Mio zio racconta:

“Frequento la scuola di Vita di mio figlio Gianmarco da 18 anni e sono ancora all’abc. Io non finisco mai di imparare da Gianmarco. Vado alla stazione quasi tutti i giorni e comincio a godere con lui del treno, delle botole, delle “graticole” (per strada). Lui percepisce quando entriamo nel sottopassaggio e sa già che io farò il verso del treno a tutto volume, incurante dei passanti, i quali sorridono, sorridono…

Mi fermo in sosta quando sento un uccellino che canta e lo invito, a gran voce, a cantare ancora per Gianmarco. I cani, poi, vengono invitati ad abbaiare delicatamente…

E poi c’è l’orchestra del mare. Rimaniamo a lungo ad ascoltarla, applaudirla, viverla con tutti i pori del corpo e dell’anima.

Ieri sono andato in treno con Gianmarco da Senigallia fino a Pesaro.

Non stava nella pelle… dovevi vederlo per sentire le sue vibrazioni di gioia e piena felicità. Forse può bastare un viaggio in treno per sentirsi vivi, felici?

Quando stai insieme a Gianmarco  mi passa tutto, ogni turbamento, ogni sofferenza, ogni dolore, tutto, perché mi costringe ad essere felice per trasmettergli felicità, anzi, è una simbiosi: lui trasmette a me ed io a lui. Vedrai, provare per credere.

Anche stasera siamo andati alla stazione… ormai piace anche a me:

movimento, vita, correre dietro a un sogno che viaggia senza fine… come il treno della Vita!”

(nella foto Fausto Gianmarco Phlomis )

gianmarco

Senza sapere che la felicità ci inganna

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Ecco una storia triste e banale su come la felicità possa ingannare e su come sia facile illudersi.

Naturalmente ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

La notte in cui il mio cane morì fu molto triste,  dopo la mezzanotte spensi la luce della cucina in cui giaceva agonizzante, era alla fine, gli lasciai credere che noi tutti andavamo a dormire come una qualsiasi altra notte così che potesse morire senza darsi pensiero di noi. Addormentandosi…

In casa quella mattina c’era silenzio e non appena appoggiai i piedi sul parquet scendendo dal letto seppi che il mio cane si era addormentato per sempre…

L’alternativa unica possibile sarebbe stata andare a farlo sopprimere ma solo tre giorni prima egli mi aveva guardato in un modo tale che avevo capito che desiderava morire a casa, accanto a noi, e così quella mattina, prima del lavoro, lo presi e lo misi in una cassettina di legno, che era già pronta, e lo seppellii accanto a suo fratello che ci aveva lasciato un mese prima.

La giornata fu molto triste, il mio cane, amato e confidente compagno, non c’era più.

Ma nel pomeriggio ricevetti una mail, la mail di Zeta in cui mi avvisava che mi avrebbe spedito una sua foto, io gli raccontai del mio cane, ma egli non mi disse una parola di conforto, desiderava avere una mia opinione riguardo alla foto. Che dire , io ne fui subito felice, pensai che quella foto l’avesse ripresa per me, per mandarla a me, stupidamente pensai questo, era un anno che desideravo avere una sua foto e molto discretamente gliene avevo fatto richiesta, così volli credere che fosse per me, invece egli desiderava unicamente sapere cosa ne pensavo, se la foto era bella. Io non capii subito, credetti che fosse per me, e ne fui felice e dimenticai il mio cane appena seppellito. La sua foto era bella, sì. Ecco, dopo pochi giorni quella foto apparve sul suo profilo di un noto social. La sua foto era democraticamente per tutte le persone di quel social. La sua foto non era per me.

In seguito, un anno dopo, Zeta comprese finalmente quanto io ci tenessi ad avere una sua foto solo per me, me l’ha promessa ma ancora non l’ho ricevuta. Non importa più oramai. Soltanto penso che non si dovrebbero fare promesse che non possono essere mantenute. O forse non si dovrebbero fare richieste che non possono essere esaudite. Ma questo è altro discorso che ci porta a parlare dell’impoverimento dei rapporti umani…

Comunque, oggi il mio rimpianto , e anche rimorso, è di aver creduto a quell’illusione di felicità, e non riesco a  perdonarmi di essere stata felice il giorno dell’addio al mio cane.

(foto di Unsplash da pixabay)

Gratitudine

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Grazie per le piccole grandi cose…
La felicità occupa poco spazio e la gratitudine non fa rumore…

(foto da pixabay)

cuore bambino 1

Per te.
Per te, poeta iperrealista.
Per te, eterno poeta,
e nemmeno sai di esserlo.
Per te che hai il cuore
“Pulito, come appena nevicato”.
Per te che hai il cuore
Che si emoziona come un bambino.
Per te che sai la felicita’ delle piccole cose
O delle stelle lontanissime.
La tua voce lieve e delicata
Mi parla con il profondo silenzio del tuo cuore.

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