Gli amici (Dina)

Gli amici hanno due spalle.
Una per far appoggiare la testa, nell’incavo perfetto che Dio ha creato.
Per sostenere.
Per dire” Stai qui. Conta su me. Io ci sono”.
Ti aiutano a vedere il fiore in mezzo alle erbacce, che tu, un attimo prima, hai calpestato, perché gli occhi erano velati di tristezza…
❤️

Dina

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I tuoi colori

Vorrei essere il giallo del sole che ti illumina,

il verde smeraldo della tua curiosa intelligenza,

il turchese del mare della tua quiete,

il rosso del tuo sangue,

il viola delle tue emozioni,

il colore del fiore bianco sul tuo comodino,

il rosa della tua alba più delicata,

il blu che silenzioso ti avvolge

vorrei essere il melograno sulle tue labbra,

il color del grano dei tuoi capelli,

la madreperla della tua pelle,

e il colore d’infinito dei tuoi occhi,

….

vorrei essere i tuoi colori

e dipingerti come un quadro

 

 

 

Petali sgualciti

 

petali sgualciti

Ho aspettato

ho trepidato

ho sussultato

per vedere il tuo fiore aprirsi…

Nell’attesa

l’ho colorato

di rosso come amore

di viola come incondizionato

di blu come infinito…

Erano solo petali sgualciti

che si disfano alle prime gocce di pioggia

o per la tenerezza di una farfalla

che vi si posa lieve

o per lo spavento di un soffio di vento

o per l’abbraccio delicato di un pensiero…

 

Superflua

Sto qui.
Come una sul punto di andarsene ma che ancora non ha deciso.

Nessun fiore da amare mentre sboccia, nessun giardino da curare, nessun amore da ricordare.

Sto qui.

Superflua.

(Dedicata ad un affetto incondizionato)

Fiore di cactus (J. Saramago)

Fiore di cactus, fiore che si è affrancato

all’aridità del terreno.

Vi era il deserto, la pietra dura,

la sete e la solitudine.

Sopra alla palma di spine, trionfante,

fiore, oppure cuore?

Josè Saramago da Probabilmente allegria

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fiore cactus

 

Mi manchi tu, mio fiore mio. (Mango)

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Sono qui, notte mia

sono sempre ad un passo da te

Tutto il tempo non è mai

sono sempre ad un passo da te

Amo quando t’amo

naso tra i capelli

stella di un ricordo che sei

Dimmi che l’amore non è mai peccato

ne ho bisogno adesso perchè

Mi parlerà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

mi ucciderà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

Sono qui, notte mia

a nasconderlo il vuoto che è in me,

verità nooo! Che ne sa la verità

senza te son legato a metà.

Amo quando t’amo,

mare rassegnato,

non fermare il senso di noi

Eco di un dolore, volo mai finito

raccontato al cielo da noi

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

mi ucciderà di te

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

E no, non resterò qui ad aspettarti

E no, io lo attraverserò

questo silenzio mio

senza di te…

Mi parlerà di te,

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

mi ucciderà…

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu,

Mi parlerà di te,

bacio d’addio mentre parlo al silenzio mio

my love, my love, my love…

Mi parlerà di te

mi ucciderà

mi parlerà di te

mio fiore mio quel continuo mi manchi tu

Mi manchi tu!

Mango

Manchi a me

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Mi manchi in inverno

velenoso elleboro;

mi manchi in primavera

inutile fiore di prugno;

mi manchi in estate

effimero fiore del cappero;

mi manchi in autunno

azzurro astro settembrino.

Inutile,

effimero,

velenoso,

azzurro.

Manchi a me.

Argilla e poesia – Clay and poetry

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Argilla e Poesia

Tu separi i petali dal fango per pulirli,

io separo le parole dalle emozioni per lavarle,

brilla il fango al sole,

grigio azzurro d’argilla,

i petali caduti non torneranno fiore

e tu non hai abbastanza mani per raccoglierli,

tu ti sciogli in un pianto per i petali,

io sciolgo in poesia le emozioni per lasciarle andare,

i petali si sollevano in aria

nel dorato pulviscolo

e poi ricadono nel fango,

grigia azzurra argilla del tuo cuore,

impasto di niente di questa mia poesia

§§§

Clay and Poetry

You separate petals from the mud to clean them,

I separate words from emotions to wash them,

mud is shining in the sun,

Grey light blue,

Fallen petals will not return flowers

And you do not have enough hands to pick them up,

You loose in a weeping for the petals,

I meld in poetry the emotions to let them go,

The petals lift into the air In a golden dust

And then they fall again into the mud,

Grey light blue clay of your heart,

Mixture of nothing of this my poem

La bellezza del rabarbaro

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Non avevo mai visto il rabarbaro e il suo magnifico fiore dal vivo: straordinaria e insolita bellezza delle foglie, del fiore e del germoglio.

Il rabarbaro (Rheum) è una pianta erbacea perenne dai numerosi usi alimentari  e  medicinali.

Forse da considerare anche in giardino per la bellezza e grandiosità della sua infiorescenza.

Era Amore

Ti aspettavo nel giardino nelle notti di stelle d’agosto,

ti aspettavo di primavera sotto al glicine rosa,

e nelle piogge autunnali che lavano il cuore,

e nel freddo sole dell’inverno,

il nostro tacito appuntamento era libero,

e non accadeva in alcun luogo,

era un tornare a casa,

in una casa vuota e dentro qualcuno che ti aspetta,

era un aprire il cuore e dentro qualcuno che ti ascolta,

era il vetro di un’astronave nello spazio al quale qualcuno bussa,

era deserto in cui fioriscono fiori inimmaginabili,

era…

era Amore.

Disegnami la mappa delle tue stelle (di Alexandra )

Troppo bella questa poesia di Alexandra:
“disegnami la mappa delle tue stelle:
le mie mani, come rondini indomite,
cercano il tuo Sud.”

intempestivoviandante's Blog

Portami la musica al corpo,
raccontami i silenzi nelle dita,
un lento adagio, la carne nelle note;
con spinosa tenerezza scioglimi
di pioggia calda sulla schiena,
parlami dell’acqua, di come lentamente
prende la forma d’ogni spiraglio
imbevendo la mia terra a poco a poco
per poi travolgerla, cingerla d’alte onde
un vortice tra cavalcata e danza,
a ritmo di flamenco.
Mi guarderai tremarti tra le braccia?
Come la cetra dell’aedo mi risuona
nelle vene il tuo sorriso in volo.
Ti sento come l’aria che rabbrividisce appena,
mentre la sera si dischiude, ancora spettinata.
Sogno le improvvisazioni jazz delle tue mani
mille volte viste e mai avute addosso,
luce di fiume oscuro, luna crepitante,
la pelle in cerca di respiro, il ventre nudo
che accoglie l’universo e s’inebria
del fiore primordiale della vita,
un magnifico blues sui petali caduti
del mio inutile pudore.
Attraversami, dolce straniero,
come attraversa il fiume il…

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In un fiore qualsiasi…

La maggior parte delle persone non sa
affatto quanto il mondo sia bello
e quanto splendore si manifesti
nelle cose più piccole, in un fiore qualsiasi,
in una pietra, nella corteccia di un albero
o nella foglia di una betulla.

Rainer Maria Rilke

Ho dimenticato quanto ti amo

Ho dimenticato di innaffiare il tuo fiore

per sentire il profumo delle rose,

ho dimenticato la tua pelle

per godere del tatto della seta,

ho dimenticato la tua voce

per ascoltare il suono del vento,

ho dimenticato le tue parole

per poter leggere il mare,

ho dimenticato quanto ti amo

per poter amare nuovamente il mondo,

ho dimenticato il tuo nome

per non sentire più questo dolore.

(Nella dimenticanza sta la serenità…)

Tornerai?

Ti tengo,

petalo di rosa,

sopra al mio cuore:

sei sogno di Bene,

sei sogno di Bontà,

sei sogno di Purezza,

mia piccola tenera volpe blu,

sola lassù sulla tua luna,

tornerai,

a passi lievi e leggeri,

ad accarezzare il mio cuore

con tutti i tuoi fiori?

​(Foto di ask9215)

Un burattino di petali

Il fiore non era un falegname come Geppetto,

costruì allora un burattino di sogno e di poesia.

Fu forse per questo che il burattino non divenne un bambino.

Serviva la linfa di un albero per dare la ragione,

e serviva  l’amore di una madre per dare gentilezza.

Come poteva un fiore creare un burattino partendo da una corolla di petali?

Come poteva un fiore illudersi di essere una madre?

Il fiore e le poesie


Il fiore scrisse poesie per la stella.

La stella era fatta della materia perfetta della matematica, era fatta di numeri tutti in fila, precisi, logici e ordinati.

Il fiore, invece, era fatto di poesia, un caos di emozioni.

La stella si spaventò e si rifugiò in una lontanissima galassia, nella sua corsa fece cadere polvere stellare sul fiore. Il fiore la raccolse per tracciare delicate parole d’amore che facessero risplendere le emozioni nel buio del cuore fino alle galassie remote.

Non capivi che amore fosse il mio

Mia stella spaventata non capivi che amore fosse il mio… Cosa c’era da spiegare? Cosa c’era da capire?

L’amore di un fiore è cosa semplice.

Mia stella, non domandare mai che amore è l’ amore di un fiore per una stella.

L’Amore è amore… Accettalo rispettalo accoglilo…

L’amore di un fiore per una stella si accoglie, si rispetta e si ama.

Che cosa ho sbagliato con te?

Che cosa ho sbagliato con te, stella?

Dicevi che tutti ti abbandonavano,

lasciandoti in disparte.

Io no, avevo cura e attenzione di te,

giovane stella,

ti tenevo sempre con me,

il mio piccolo mondo di fiore era il tuo,

ti accoglievo tra i petali dei miei pensieri

e il mio polline era poesia per te.

Perché hai bruciato il tuo fiore che si prendeva cura di te?

Giovane stella,

cosa ho sbagliato con te?

Sei proprio una scabiosa!

un nome non proprio carino per un fiore di campo così magnifico! Oltre ad essere molto decorativo è persino commestibile!

 

Solo silenzio

la stella è in silenzio,

e il fiore richiude i suoi petali al troppo calore,

come può un fiore se non amare una stella,

tantissimo,

non di più non di meno,

cosa ha fatto di male

il fiore

per ottenere solo

il silenzio

da parte di

una stella?

 

Piccolo avviso

Ho reso pubblico un posto molto delicato quasi un giardino segreto, un little eden d’amore puro, tutto ciò che un fiore non può dire ad una stella, ovvero tutto ciò che una madre non può dire ad un figlio. Ritroverete molte poesie mie e altre citazioni su questo tema d’amore. Mi piacerebbe molto anche avervi come ospiti come autori su questo argomento.

Siete i benvenuti 🙂

https://ilfioreelastella.wordpress.com/

 

Discussione tra un fiore e una stella a proposito di una lista

Il fiore, che era un poco vanitoso e un poco insicuro come la rosa del Piccolo Principe, disse:

“Non desidero che tu mi inserisca in una lista, se tu lo farai io me ne andrò.

Io non voglio essere in nessuna lista e in nessuna posizione, io vorrei solo essere amata per ciò che io sono e basta.”

La stella, (che era quella da cui proveniva il Piccolo Principe, o era solo un asteroide? ) rispose:

“TU non lo sei, e infatti io ti tengo vicina a me.
Se no, io ti avevo già lasciata, sai, io non avrei resistito MAI.
Io mi conosco.

A te non inserirò in una lista perché tu capisci i tempi.

 

Il fiore disse:
Io non te lo dirò Mai questo,(che tu non sai amare), anzi vorrei non scriverle neppure queste parole e non riesco a capire perché te le hanno dette. Nessuno può dire ad un’altra persona che non sa amare, come può essere misurato l’amore? Non c’è una bilancia che pesi l’amore. Ogni modo d’amare è unico e diverso

il fiore e la stella

Quello che è importante, non lo si vede…

E’ come per il fiore. Se tu vuoi bene ad un fiore che sta in una stella, è dolce, la notte, guardare il cielo. Tutte le stelle sono fiorite.

A. de S. Exupery

Siamo nella stessa lacrima – Canzone di un fiore per una stella, ascoltando Luce di Elisa

Il fiore dice alla stella:

Parlami come il vento tra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra,

perché tu parli con questo silenzio che spettina i miei petali come un dolce vento di primavera, perché tu parli sotto forma di nuvola che bacia la sua terra, perché tu parli come una stella che c’è sempre anche quando la notte è più buia…

così io ti amo stella…

Dimmi 
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato?

Dimmi stella mia avrai cura di tutto quello che ti ho dato come io ho cura di quello che tu hai dato a me? lo sai che io e te

siamo nella stessa lacrima,
come un fiore e una stella
Luce che cade dagli occhi,
sui tramonti della mia terra

Ascoltami
ora so piangere
So che ho bisogno di te
Non ho mai saputo fingere
Ti sento vicino
Il respiro non mente
In tanto dolore
Niente di sbagliato
Niente, niente…

Stella, ora la notte è più scura, ma io so che tu ci sei perché io e te

siamo nella stessa lacrima,
come un fiore e una stella

Cosa c’è di più intimo di una lacrima, stella mia?

Cosa c’è di più prezioso di una lacrima condivisa?

 Il sole mi parla di te…mi stai
ascoltando? Ora
La luna mi parla di te…avrò
cura di tutto quello che mi hai dato…
Anche se dentro una lacrima
come un fiore e una stella
ti prego

Ascoltami
Ascoltati

(il fiore pensa alla stella ascoltando Luce di Elisa, la parola fiore ha sostituito la parola sole del testo originale, in grassetto il testo di Elisa, il resto i pensieri di un fiore per una stella)

Impazienza

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L’imminente arrivo della primavera

fa fremere le vene nei miei polsi

per l’impazienza di cogliere il bacio dell’amato fiore,

per il desiderio di trattenerlo tra le mie braccia,

ed uscirne io stessa trasformata in un fiore…

Io Vi amo, comunque

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Mio fiore ,

mio gentile fiore,

mio delicato fiore,

mio profumato fiore,

io vi amo,

sia che Voi siate

libero fiore di prugno,

o sofisticata orchidea

o tenera rosa,

io Vi amo,

mio crudele fiore,

fiore del mai più,

fiore fatto di spine,

spine selvatiche,

non addomesticate,

appuntate sul mio cuore,

fiore del mai più,

io Vi amo, comunque.

§§§

My flower,

my dear flower,

my delicate flower,

My fragrant flower,

I love you,

whether you are,

a free plum flower,

or a sophisticated Orchid

or tender rose, I love you,

My cruel flower,

Flower of no more,

flower made of thorns,

thorns not tamed,

pinned up on my heart,

Flower of never again,

I love you, anyway.

§§§

Minha flor,

Minha querida flor,

Meu delicada flor,

Minha flor perfumada,

Eu te amo,

se você è

uma livre flor de ameixa,

uma orquídea sofisticado,

um rosa suave, eu te amo,

Minha flor cruel,

Flor nunca mais,

flor feita de espinhos,

espinhos não domesticados,

presos em meu coração,

Flor nunca mais,

Eu te amo, de qualquer maneira.

La prima volta che ti vidi

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Ti avevo a lungo sognato, pensato, immaginato,

ricostruivo la tua figura leggendo la descrizione che di te avevi dato,

dicevi la forma del viso, il colore degli occhi e dei capelli,

non parlavi come erano fatte le tue labbra

e un viso senza sorriso io non sapevo immaginarlo.

Ti lasciai tutto il tempo che desideravi

affinché tu prendessi fiducia in me,

tolsi tutte le mie spine per non ferirti in alcun modo,

preparai il mio sorriso più bello per accoglierti

e ti inviai un fiore gentile in segno di pace,

i fiori e i sorrisi non fanno mai male.

Allora tu mi mandasti una tua foto,

prima di aprirla esitai un momento,

pensai sto per vedere un Figlio,

poi ti vidi , mi apparisti meraviglioso,

e tremai perché sapevo

che ti vedevo con gli occhi menzogneri del cuore …

 

Senza prezzo

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Dicevi nessuno vedrà mai le cose belle che ho dentro

io ti rispondevo di avere fiducia che un giorno il mondo le avrebbe viste e nel frattempo io ero onorata di poterle amare,

ma non desideravi darle a me,

volevi mostrarle a tutti tranne che a me,

il mondo, certo, è più importante di me,

un piccolo fiore,

e tu ,

fiore unico e bello

ora tu le vendi,

ed io vorrei acquistarle,

ma neppure come acquirente tu mi vuoi.

Il mio amore per te era senza prezzo,

ma le tue cose belle sono destinate al Mondo,

non a me.

(foto di Fleuryste)

 

Bruciature

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Ogni giorno ti mandavo un sorriso

nella speranza che tu potessi sorridere,

non a me, piccolo fiore,

ma al mondo intero,

non era facile trovare un sorriso da regalarti

ma ne scoprivo sempre uno nuovo, invincibile, solo per te.

Ma tu spegnevi sigarette ardenti

sulle pupille del mio amore

e quei sorrisi, ora,

non hanno labbra ma vivide bruciature,

occhi spenti e speranza morta.

Il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia

Il Viaggio

di Volpina Blu

alla ricerca dell’amicizia

Dedicato alla Volpe del Piccolo Principe e alla Volpina Blu che è dentro ognuno di noi

Premessa:

Non si diventa la Volpe del Piccolo Principe per caso, e non si nasce così, occorre un lungo percorso, un viaggio, tra incontri ed errori, tra amore e perdono finché forse un giorno si potrà diventare come quella Volpe che mostra al Piccolo Principe cosa è l’amicizia. Questa è una piccola storia di come, secondo me, potrebbero essersi svolto il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia.

Volpina Blu decide di lasciare il villaggio e di partire.

Nella grande pianura veniva una volpina, piccola e magra.

Camminava rapida scartando di lato le pietre e i cespugli spinosi.

Ogni tanto sollevava appena il musetto al cielo e parlava alla luna senza guardarla direttamente.

Ma davvero Volpina era blu?

Si sa che non esistono volpi di colore blu…

Volpina aveva alle estremità delle zampe due calzini blu.

Quasi tutti notavano in lui quel difetto, ma non credo si possa chiamare difetto ciò che in effetti è una particolarità o meglio un carattere distintivo, quelle zampette blu erano uniche e la rendevano diversa da tutte le altre volpi.

Aveva un sorriso simpatico e al collo portava una fettuccia di raso blu.

Volpina camminava nella pianura.

Era sola e la luna pure era sola.

Due solitudini si guardavano, la luna, lassù, maestosa, splendeva sola nella sua grandezza, e la volpe tanto piccola magra e sola…

Volpina pensava tu sei tanto lontana da me ma mi sembri così vicina… sei irraggiungibile per una Volpina come me eppure mi accompagni sempre, grazie amica Luna.

Volpina Blu, in verità il suo nome completo era Volpina dai calzini blu, si era messa in cammino già dall’imbrunire del giorno precedente.

A chi l’avesse incontrata avrebbe dato l’impressione che si trattasse di una volpe che sapeva il fatto suo per quanto camminava lesto e sicuro

Ogni tanto, Volpina si fermava per darsi una grattata ala schiena ossuta e per far riposare un attimo i piedini doloranti.

Quanta strada avevano macinato quelle zampette…

Era una volpina in fuga…

Nessuno la voleva, nessuno l’amava…

Eppure quanto aveva desiderato e quanto desiderava avere amici nella gran tana delle volpi.

Ma le giovani volpi, i suoi compagni, spesso l’ avevano derisa per quelle sue strane zampette blu perché spesso la diversità viene vista come una cosa spaventosa invece Volpina aveva un animo buono e gentile. Voleva soltanto essere accettato ed amato da tutti.

Non si capiva come mai Volpina fosse nato con le zampette blu…

Sua madre, Teresa, aveva pianto a lungo e aveva provato ogni tipo di prodotto e di solvente per smacchiarle e farle tornare rosse, aveva persino portato Volpina a far benedire nella chiesetta dove si era sposata, credendo in un maleficio.

Niente, le zampette erano rimaste blu.

Volpina blu non comprendeva la preoccupazione della madre che sperava lui diventasse uguale alle altri volpi temendo che essi l’avrebbero deriso ed escluso dal gruppo. Per questo Teresa ripeteva sempre a Volpina che era orgogliosa di lui e che lui doveva essere fiero di sé. A Volpina blu non dispiacevano le proprie zampette ma presto dovette convenire che sua madre aveva ragione. Quelle sue zampette iniziarono ben presto a dargli dei problemi, iniziarono gli scherzi e le prese in giro dei compagni e Volpina incominciò a soffrire e a rattristarsi.

Quanto avrebbe voluto avere quel bel pelo fulvo dei suoi compagni…

Tante volte le giovani volpi e anche alcune adulte lo avevano additato come un diverso, del resto Volpina non aveva mai saputo come fare per accattivarsi le simpatie del gruppo; anzi quasi ogni giorno c’erano dissidi e litigi con i compagni e spesso anche gli adulti le ringhiavano contro dei rimproveri.

E così un giorno, Volpina Blu era fuggito via, con il desiderio di conoscere il mondo e di incontrare nuove volpi, diverse da quelle che vivevano alla gran tana, magari avrebbe voluto incontrare un’altra volpina che gli assomigliasse, che avesse le zampette blu o anche di un qualsiasi altro colore. Soprattutto desiderava tanto trovare un amico, qualcuno che l’ accettasse così come era, qualcuno con cui non dovesse fingere di essere diverso da come era.

Tante volte Volpina si era rotolato nell’argilla e nella sabbia cercando di camuffare quel colore blu o si era macchiato con le bacche del sambuco ma inutilmente. Aveva provato di tutto ma proprio non era mai riuscito ad avere un vero amico.

Come si fa ad avere un amico? O meglio come si crea un’amicizia?

Non lo sapeva ma era disposto ad imparare le segrete e invisibili regole dell’amicizia. Lontano dalla gran tana, Volpina era sicuro che avrebbe conquistato il mondo e che il mondo l’avrebbe amato.

Volpina Blu era uno spirito incredibilmente libero. Ed era dolce buono e sensibile, anche se spesso appariva scostante e irascibile. Purtroppo spesso non sapeva dominare l’angoscia e la rabbia.

Ogni volta che aveva uno scontro con un compagno Volpina scappava via e andava a nascondersi nelle tane abbandonate nel vecchio uliveto, dove nessuno scendeva per il pericolo delle frane; là nascosto da tutti, piano piano si calmava rincorrendo per gioco uno scoiattolino oppure inseguendo il volo di una farfalla, tra i fiori selvatici ritrovava la quiete.

Quando, la sera, faceva infine ritorno a casa al villaggio, le altri volpi gli voltavano la schiena e lo ignoravano.

Così accadeva che Volpina Blu sparisse di nuovo e andasse a piangere senza farsi vedere nei pressi della saggia quercia.

Un giorno, dopo aver a lungo pensato, Volpina Blu prese la risoluzione di partire.

Si mise in cammino in una notte senza luna.

Non sarebbe mai più tornato al villaggio, e quelle giovani volpi che non l’accettavano e che la deridevano si sarebbero amaramente pentite di non averlo voluto. oh sì! …

Sentiva che un grande destino lo stava aspettando se solo ne avesse avuto il coraggio, sentiva che avrebbe di certo realizzato qualcosa di importante per il mondo, anche se ancora non sapeva né cosa, né come, né quando. Al momento gli parve che la decisione di partire fosse la scelta migliore.

Camminando si pensa meglio e chissà che via facendo non avrebbe trovato quello che cercava…

Volpina Blu in viaggio

E così Volpina era partito alla ricerca del senso profondo della sua esistenza, ma soprattutto di qualcuno che le volesse bene e a cui volere bene, di un Amico vero, di qualcuno che rispettasse la sua libertà di essere quello che era, senza voler cambiare colore alle sue zampe.

Nel cuore e nella mente Volpina aveva tanti pensieri buoni e belli, sentiva che poteva dare tanto amore al mondo se solo qualcuno l’avesse voluto.

Desiderava visitare il mondo, finora aveva conosciuto soltanto la Gran Tana, il suo villaggio al riparo tra gli antichi ulivi.

Come era il mondo al di fuori?

Da un lato lo attraeva, dall’altro lo spaventava.

Talvolta il mondo gli appariva come il riccio di una castagna, all’esterno le spine e all’interno la polpa dolce e che gli infarinava la bocca… ogni volta si pungeva per aprire il riccio ma poi si gustava il buon sapore della castagna… ecco così era il mondo…come il riccio di una castagna…

Il mondo era così difficile da capire …

Volpina conosceva la favola della volpe e l’uva e aveva capito che nella vita bisogna avere il coraggio di osare e di trovare la propria strada in mezzo a tante senza nascondersi dietro la scusa che l’uva non è matura. A Volpina l’uva non piaceva neppure e quindi non vi era problema.

Tante volte si era domandato come mai il mondo fosse in guerra, perché gli esseri umani sprecassero così tanto tempo a fabbricare armi di distruzione e di offesa invece che costruire ponti o inventare strumenti di pace?

Volpina aveva un cuore molto sensibile, piangeva per ore a volte, ma poi gli bastava guardare la sua amata luna per ritrovare la quiete.

Nelle notti senza luna camminava spedito senza sentire la fatica, invece, nelle notti di luna piena una specie di sconosciuta tenerezza lo invadeva.

Si ricordava quando da piccolo guardava i pulcini e ne aveva desiderava l’amicizia. L’amicizia, allora, gli era sembrava una cosa fatta di morbide piume e di infinita dolcezza.

Però succedeva che non appena i pulcini si accorgevano di lui, iniziavano a pigolare forte

e la chioccia accorreva e lo cacciava via…

Come si sentiva mortificato Volpina sebbene sapesse che ciò era una conseguenza del comportamento crudele di alcune volpi che si cibavano dei pulcini…

oh come poteva essere il mondo tanto crudele?

Volpina Blu camminava dall’imbrunire, era quasi le tre di notte quando decise di fare una breve sosta, raggomitolandosi nella sua coda e leccando i piedini sfiniti, guardò nella sabbia le sue impronte che lasciavano questi segni curiosi e si chiedeva a cosa assomigliassero… impronta-di-volpina impronta-di-volpina

Cammino facendo, Volpina scopriva il mondo, e annotava su un piccolo quaderno le cose che più lo colpivano, i suoi pensieri e i suoi sogni.

Osservava e apprezzare ogni cosa, anche l’esserino più piccolo, la farfallina, la cimice, il bruchino verde, le ragnatele brinate al mattino, le microscopiche tracce degli insetti sulla polvere del deserto, il profumo secco dello scirocco e quello umido del libeccio, lo sbocciare inaspettato di un fiore, l’odore della notte d’inverno con le stelle tanto vicine che sembrava di poter afferrare con le zampe.

Volpina si sorprendeva di quanta meraviglia e bellezza il mondo contenesse, praticamente inesauribili, per esempio l’ alba era uno spettacolo che si rinnovava quotidianamente e Volpina si commuoveva.

Di notte, tratteneva il fiato per ascoltare il linguaggio segreto degli alberi perché di notte gli alberi stanno svegli e riposano di giorno, ma solo per schiacciare un pisolino. Le foglie nel vento gli sussurravano delicate e gli ricordavano i suoi ulivi e i suoi carrubi alla Gran Tana, cosicché Volpina avvertiva meno la nostalgia di casa. In realtà non c’era molto tempo per provare nostalgia perché quando si è in viaggio si camminare e si deve guardare avanti, passo dopo passo, e non c’è tempo per i ricordi.

Occorreva percorrere la strada, farsi viaggio.

Erano già 1881 giorni che camminava…

Da molti mesi ormai aveva lasciato la sua terra tra le rocce e il mare, dove il clima era mite tutto l’anno, ed era arrivato al deserto.

Volpina Blu incontra il serpentello

Ecco una pianura con praterie desolate, cespugli spinosi, fiori di cardo e cactus e poi ecco di nuovo una foresta di spine che gli ferivano i magri fianchi.

Volpina si sentiva stanco, molto stanco e qualche volta aveva pensato di pregare l’avvoltoio perché lo facesse a pezzi. Poi riprendeva il cammino, solitario e fiero, senza bisogno di nessuno perché mostrarsi fragile era un segno di debolezza, e Volpina non poteva permetterselo.

Sapeva che il suo viaggio sarebbe stato lungo e non poteva abbattersi, doveva farcela, doveva andare avanti anche se era solo una piccola magra volpe dai calzini blu.

Un giorno aveva trovato in terra un paio di occhiali e li aveva indossati, gli pareva che gli attribuissero un aspetto più minaccioso, Decise che li avrebbe sempre portati con sé.

Può bastare un paio di occhiali per tenere a distanza il mondo e per difendersene?

Gli occhiali potevano aiutarlo ad avvistare un serpente e a schivarlo, per esempio.

Gli avevano raccontato che il serpente era un essere molto pericoloso, ma finora non ne aveva ancora incontrato uno. Era curioso di vederne uno e desiderava parlargli. Aveva la sensazione che i serpenti lo evitassero apposta.

Finalmente un giorno catturò un innocuo serpentello giallo. Trattenendolo tra i canini affilati gli disse:

Ti risparmierò se risponderai alla mia domanda perché tutti scappano da me e non mi vogliono?”

Tu stai nel tuo mondo e rifiuti gli altri.”

Volpina si innervosì e rispose seccato:

Io non ho bisogno di te e ora vattene all’inferno e riposa in pace, gentile serpentello.”

Il serpentello rotolò morto tra le spine di una rosa canina.

Volpina si allontanò ringhiando, il pelo arruffato, poi scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Inutili lacrime di pentimento…

Volpina non era cattivo, soltanto voleva sapere perché nessuno voleva stare insieme a lui, pure il serpente lo aveva respinto.

Era vero che lui non aveva bisogno di alcuno… ma ora si sentiva profondamente triste per la morte del serpentello.

Oh se esisteva un Dio delle Volpi, Volpina lo avrebbe pregato perché il serpentello fosse ancora vivo…

Quanto era triste e affranto! Volpina non sapeva davvero se c’era un Dio delle Volpi, eppure a suo modo egli pregava qualche volta…

Volpina Blu e la signora istrice

Di notte le stelle erano troppe e gli dolevano gli occhi, anche per questo teneva sempre gli occhiali, di giorno i suoi occhi si affaticavano molto per dovere stare attento alle pietre aguzze e alle spine che gli ferivano le zampe sensibili.

Forse le sue zampe erano così delicate proprio per il fatto che erano blu. Chissà…

Volpina si perdeva nella contemplazione le stelle, sapeva a memoria la mappa del cielo e tutti i nomi delle costellazioni e pensava che l’universo, lassù, era abitato e che magari in quel momento forse c’era qualcuno che pensava a lui.

Volpina lo sperava tanto!

Una notte, d’un tratto, mentre camminava distratto, inciampò in un istrice.

Ahi, disse Volpina, perché mi hai punto? E chi sei?”

Veramente sei tu che non mi hai visto e mi sei venuto addosso, maleducata di una volpe…”

Non penso proprio… tu mi hai punto, ma chi sei?”

Sono un istrice. Anzi una signora istrice.”

E perché mai hai tutte quelle spine e perché mai mi hai punto?”

Non l’ho fatto apposta, ci siamo scontrati per sbaglio ed io per autodifesa ho lanciato le mie spine, ma non è colpa mia, e poi non si chiamano spine, sai, la natura mi ha fornito di aculei…”

Però mi hai fatto male… sai essere così pungente!”

Scusami, non volevo, ma se tu ti avvicini piano a me, senza spaventarmi, vedrai che i miei aculei non pungono, sono solo un poco ruvidi…”

Ah ho capito… sei come il riccio della castagna?”

Quasi… se mi abbracci non aver paura… farò in modo che i miei aculei non ti pungano”

No. Non voglio!” gridò Volpina saltellando dal dolore, un aculeo era ancora conficcato in una caviglia.

Allora se tu non ti fidi degli altri, tu non sai cosa vuol dire voler bene.”

Volpina a queste parole fu molto mortificato.

Perché dici così?”

Perché è vero… ma un giorno imparerai… strada facendo, ciao. Io ora devo andare.”

L’istrice scappò via sorridendo, stava scherzando ma Volpina non lo capì e mostrò furioso i denti e lo rincorse ma il dolore alla caviglia si fece più intenso e così dovette fermarsi. Piano piano sbollì la rabbia che sentiva dentro. Si sedette tra l’erba con i ciuffi di menta che gli solleticavano le fini narici.

Un leprotto gli passò accanto di corsa, ignorando il suo pianto.

Improvvisamente Volpina si sentì ancora più solo. Solissimo.

Tante volte Volpina era stata tenero con i leprotti, li aveva protetti dalle altre volpi, ringhiando loro contro, e poi li aveva aiutati a nascondersi nel passaggio tra i capperi e i lentischi che solo lui conosceva. Le altre volpi lo deridevano di questa sua tenerezza per i leprotti e gli dicevano che era uno stupido.

Al chiarore della luna Volpina si specchiò in una pozzanghera, si vede brutto, il pelo spettinato opaco e il blu non era più tanto brillante, era quasi diventato nero, Volpina avrebbe voluto farsi un bel bagno nel torrente vicino al suo villaggio, dove amava andare a giocare, tentando di acchiappare quei piccoli arcobaleni che si formavano con le goccioline delle cascate oppure tentando di prendere qualche pesciolino.

Volpina era in pace quando lasciava fuori il giudizio delle altre Volpi o della signora istrice che aveva appena incontrato, come potevano giudicarlo senza conoscerlo per davvero?

Perché la signora istrice l’ aveva punto?

Era vero che era stata colpa sua che sbadatamente le era andato addosso.

Volpina rifletteva che quando se ne stava da solo tutto filava liscio e lui era tranquillo… quanta fatica faceva invece a rapportarsi con gli altri, a spiegarsi e a comprendersi e poi andava a finire, spesso, che con le volpi non ci si capiva mai, si litigava e non si voleva fare la pace.

Che gli importava degli altri?

Volpina stava benissimo da solo, aveva avuto ragione il serpentello, però allo stesso tempo, desiderava trovare un vero amico.

Il cuore di Volpina era come un campo su cui ha appena nevicato, puro, senza impronte ,vi regnavano amore e meraviglia per il creato, a parte quei momenti di rabbia in cui non riusciva a controllarsi e durante i quali diceva e faceva cose di cui poi si pentiva. Non sapeva dominarsi e le sue emozioni erano sempre troppo grandi e forti, le sue reazioni spropositate, poi magari si rammaricava ma ormai quello che era stato detto o fatto, era stato detto o fatto e non vi trovava un rimedio.

Volpina Blu e il topolino

Un giorno, sul sentiero incontrò un topolino, che lo salutò :

Ehi, ciao! Sai per caso dove si va per di là, possiamo fare un poco di strada insieme?”

Ma tu dove stai andando?”

Io ero insieme ad una carovana di beduini, stavano andando ad un mercato ma credo di essermi perduto… e tu dove vai?”

Vado a cercare un amico, disse Volpina blu, dove lo posso trovare?”

Io non lo so, dovevo incontrare alcuni amici al mercato ma a quest’ora mi sa che sono già partiti, senti potremmo camminare insieme, almeno per un pezzetto di strada. Se vuoi.”

Tu dici? Accompagneresti una volpina come me dalle zampette blu?”

Hai le zampette blu, che simpatico che sei, ma sai che io avevo un amico ghiro con le orecchie blu, davvero erano blu, mai visto orecchie tanto belle! Ma anche le tue zampe sono stupende!”

???Tu dici!!! Mi imbarazzi così…”

Facciamo un patto, mentre cammineremo insieme promettiamo che saremo sempre sinceri l’un con l’altro e che ci diremo sempre la verità.”

Va bene, accetto, sei gentile, Topolino.”

Senti, io resterò con te per il tempo che tu riterrai necessario, poi quando tu mi dirai di andare via, io me ne andrò. Vorrà dire che sarà arrivato il tempo per separarci. ”

No, mai succederà ciò, Topolino, se tu sarai sempre così delicato con me come lo sei ora. Io amo la delicatezza. ”

All’inizio camminarono scambiandosi soltanto qualche impressione generale sul tempo.

Ogni tanto Topolino gli faceva un sorriso ma Volpina non aveva alcuna voglia di sorridere, anzi non capiva per quale motivo questo topolino sorridesse sempre.

Poco a poco, camminando insieme, Volpina prese fiducia nel piccolo compagno di viaggio e iniziò a raccontargli qualcosa di sé e a porgli delle domande sui viaggi che Topolino aveva compiuto al seguito delle carovane dei beduini.

E poi arrischiò domande come queste.

Come si fa a diventare amici?

Cosa si prova quando qualcuno ti abbraccia?

Cosa si prova a condividere qualcosa con qualcuno?

Come succede che ci si prende per zampa?

Il topolino si mise d’impegno a rispondere a tutte le domande di Volpina ma mentre parlava si rese conto che erano cose che le parole non riuscivano a spiegare, che erano cose che si sentivano con il cuore oppure no, E che se si sentivano nel cuore, allora avvenivano. Come spiegare a parole la magia di un abbraccio o un bacio? No, non si poteva.

Quando la sera Volpina si raggomitolava per riposare, il topolino si accovacciava timidamente accanto alle sue zampette e così vicini si addormentavano.

Ma una notte Volpina fece un incubo davvero terribile e al risveglio prese a imprecare contro al topolino che non aveva colpa alcuna, e lo cacciò via violentemente.

Vattene via, non voglio più vederti, via vai via Topolino, non tornare mai più…”

Il topolino ci rimase male, era sinceramente affezionato a Volpina e gli voleva molto bene, ma a quelle cattive parole che non meritava sentì un forte dolore al cuore e si sentì gelare.

Provò a calmare l’amico che era fuori di sé per il cattivo sogno.

No no gridava Volpina, Topolino disse non può essere, non puoi fare così con me, io sono tuo amico, io ti ascolto sempre…

Volpina non ci vide più dalla rabbia, raccolse una pietra e la scagliò sul topolino uccidendolo.

Poi, Volpina corse via lontano lontano. Dopo alcune ore, dopo essersi calmato, senza ricordare cosa aveva fatto, tornò indietro sul luogo del delitto, ma il topolino non c’era più.

Volpina era nuovamente disperatamente solo. Aveva trovato un amico e gli aveva fatto del male. Ecco che avevano avuto ragione le altri volpi a non volerlo. Perché lui era cattivo. Volpina era cattivo.

Pianse per settimane, incapace di darsi pace, poi non ebbe più lacrime e riprese il cammino.

Volpina Blu e la pianta

E così giunse in una grande pianura, al centro della quale vi era una sola pianta verde simile ad una salvia con alti steli e corolle di fiori gialli, non era niente di particolare, ma era comunque una pianta in quel deserto.

La piccola volpe trotterellava, era molto piccolo e magro, però era carino con quelle zampette blu, non esistevano altre volpi come lui.

Nella pianura c’erano cactus, cespugli secchi spinosi , pietraie, qualche fiorellino dai toni violetto, formiche, scorpioni, insetti stecchi, lucertole.

Ad ogni passo Volpina Blu si distraeva a guardare queste piccole cose, d’un tratto si trovò vicino alla pianta, l’esaminò, gli sembrò una pianta tranquilla, senza pretese, non aveva spine come le altre ed era verde, Volpina le si avvicinò e a quel punto una foglia della salvia gli fece il solletico.

Volpina, che stava sempre all’erta, balzò rapido all’indietro per osservare meglio la pianta, e constatato nuovamente che si trattava di una semplice pianta verde, si riavvicinò con cautela, poi, siccome era sfinito, si addormentò lì sotto all’ombra della piantina.

Al mattino Volpina si svegliò, qualcosa gli sfiorava le punte delle orecchie, gli steli fioriti ondeggiavano eleganti nel vento. A Volpina parve di udire un suono, una specie di musica delicata, che diceva ti voglio bene.

Era la voce di Topolino che risuonava nel vento, dunque egli era vivo!

Volpina assaporò tutta la dolcezza di quel suono che veniva con la brezza del mattino, come un profumo o un sapore buono, sorrise, seppe che il topolino lo aveva perdonato. Anche lui voleva del Bene al topolino e sperava, pregava che anche lui lo avesse perdonato, oh Dio delle Volpi!

L’amicizia non è un gioco, non è una cosa che si usa e quando non serve si butta via, l’amicizia è un viaggio che ci cambia e implica fiducia e responsabilità l’uno verso l’altro.

Volpina sperò che Topolino tornasse ma quel giorno Topolino non tornò. Topolino aveva compreso che il suo amico doveva fare da solo fino in fondo la sua strada per diventare ciò che già era, senza saperlo.

E Volpina Blu si rimise in cammino… Forse un giorno il suo viaggio l’avrebbe fatto diventare la Volpe del Piccolo Principe….Chissà Voi che dite?

Fine

Epilogo:

Incontrai Volpina Blu, tanto tempo fa, diventammo amici, facemmo un pezzo di strada insieme, poi Volpina dovette partire e proseguire da solo, senza di me, il suo entusiasmante viaggio che si chiama Vita.

Dal momento in cui è partito, io sono diventata Volpina Blu inizialmente per onorare il ricordo di questa amicizia. Poi mi sono resa conto che Volpina blu sono anche io, che Volpina Blu rappresenta il mio sogno puro di amore e di bontà.

Per me, blu è il colore dell’amore incondizionato e dell’infinito, blu è la coperta della luna, trapuntata di stelle, blu è l’amore che si veste di delicata tenerezza.

Questa non è che una storia di Volpina Blu, questa è la Storia raccontata da me.

Favola di Antonella Marinetti

Progettato, stampato, illustrato e rilegato da TheFlowerAndTheStar

theflowerandthestar@gmail.com

 

Un fiore prepotente

baobab

Da argilla desiderai farmi vaso

e raccogliere terra per una radice,

farsi vaso presuppone il fermarsi,

e io che avevo sempre avuto una naturale propensione per il viaggio,

mi fermai per diventare vaso.

Incontrai un fiore strappato

le radici nude, sofferenti,

ne ebbi compassione,

lo raccolsi, mi feci vaso per lui.

Il fiore si rianimò,

ed io presi ad amarlo di tenerezza,

a pensarlo curarlo e a coltivarlo,

ma ben presto egli si fece forte

ed ebbe il sopravvento su di me.

Infilò il suo fittone fin dentro al mio cuore,

vi si conficcò ben saldo,

ed iniziò a succhiare avido

via tutto il sangue,

prosciugò il mio cuore,

fece arido deserto dell’amore.

Infine il fiore prepotente ebbe abbastanza energia

per sradicarsi dal cuore che lo aveva accolto,

con tutta la terra insieme

riuscì a strappare via il cuore dal mio petto.

Il fiore crebbe divenne un albero,

come il baobab del piccolo principe,

tra le sue radici ben stretto

tenne il mio cuore macilento.

Non avevo più un cuore,

ero diventato sì un vaso,

un vaso vuoto,

senza terra,

senza storia,

senza tempo

senza viaggio.

Assolvo le mie promesse

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Ti feci promessa di restare,

ti feci promessa che sarei stata forte,

ti feci promessa di andare se tu lo avessi chiesto,

dicesti no, che mai sarebbe accaduto se fossi stata sempre così delicata.

Cosa è successo?

Che vado via restando,

assolvo le mie promesse.

Resto fingendo di andare via.

Ti lascio un fiore delicato, il secco elicriso,

che ti macchi i ricordi di me

Quel darsi all’anima intensamente

 

Chissà se nevica al di là di un dolore
se è dispari il freddo nel cuore,
se da un tramonto è giusto prendere un fiore
che possa rifiorire ancora.

La vita è sempre
quel darsi all’anima intensamente

Mango

Padre

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Padre, grazie che mi hai accolto e ancora mi accogli come un dono della vita, grazie che mi accetti come sono e non mi hai mai fatto sentire diversa o sbagliata o non all’altezza, grazie che mi hai accolta come figlia, in te trovo un porto sicuro in cui fare ritorno ogni volta che lo desidero, e la tua silenziosa presenza è per me un riparo certo, tu mi hai accolto come un bocciolo imperfetto e hai atteso di vedermi per come sono veramente. Hai scelto per me questo nome, Antonella. Non importa se per il mondo sono solo un piccolo fiore da poco, tu mi fai sentire un fiore speciale se ho il tuo Amore.

Un piccolo fiore da niente incontra il Piccolo Principe

Il piccolo principe traversò il deserto e non incontrò che un fiore. 
Un fiore a tre petali, un piccolo fiore da niente… 
“Buon giorno”, disse il piccolo principe. 
“Buon giorno”, disse il fiore. 
“Dove sono gli uomini?” domandò gentilmente il piccolo principe. 
Un giorno il fiore aveva visto passare una carovana: 
“Gli uomini? Ne esistono, credo, sei o sette. Li ho visti molti anni fa. Ma non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qual e là. Non hanno radici, e questo li imbarazza molto”. 
“Addio”, disse il piccolo principe. 
“Addio”, disse il fiore. 

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Il piccolo fiore da niente sorrise al Piccolo Principe con il suo sorriso più bello per quanto potesse fare coi suoi tre semplici petali… ma era tutto ciò che aveva e che poteva offrire. Trovava molto grazioso quel bambino e avrebbe voluto essere suo amico, lo trovava anche un poco buffo con quella sciarpa al collo e quei capelli mossi che cercava di tenere sempre a posto con il gel. Ed era anche così gentile, la sua voce lieve e delicata, non ne aveva mai sentito di così belle… e peccato che invece la sua voce era così poco aggraziata e quei tre petali, insomma, era proprio un fiore da niente… I tre petali del fiore da niente erano arrossiti mentre il Piccolo Principe gli aveva rivolto la parola.

“Ma dove si possono trovare questi uomini, oggi? Dove si trova un posto in cui si possa comunicare?”

“Mah.. gli uomini vanno sempre di fretta, e nel deserto non viene più nessuno, se non di passaggio, a nessuno piace il deserto perché mette a nudo l’anima e ti mette in comunicazione con te stesso e oggi nessuno vuole più ascoltarsi e ascoltare gli altri… non c’è tempo… ma forse tu puoi provare su FB o su TW, magari trovi qualcuno con cui parlare, magari tra 5000 persone puoi trovare un amico vero…”

“Farò così, grazie piccolo fiore, sei stato molto gentile, addio.”

Il Piccolo Principe si allontanò con rapido passo, l’espressione assorta e preoccupata, era deciso a seguire quel valido consiglio, aveva desiderio di conoscenza. Non si accorse neppure di aver calpestato nella fretta aveva il fiore dai tre petali, e non udì neppure le  ultime parole del fiore nell’eco vuoto del deserto. Aveva fretta di incontrare gli uomini e qui nel deserto non vi era che un fiore…

“Ciao Piccolo Principe, sono grato per la tua visita, qui non passa mai nessuno… ciao…sii felice!”

Per qualche giorno, e i giorni nel deserto sono infiniti, il fiore da niente pianse per una segreta nostalgia, e si chiese più volte come mai il Piccolo Principe, tanto gentile e delicato, non avesse voluto essere suo amico, forse perché era un fiore da niente?, alla fine poi i suoi petali sfiorirono dolcemente ed egli si affidò sereno alla buona sabbia del Deserto, il ciclo della sua vita era concluso, seppe così che il suo senso era stato quello di tornare alla sabbia che lo aveva fatto nascere, nutrito e amato, il suo senso era stato quello di appartenere al Grande Deserto.

Il rossore dei suoi tre petali lasciò un sottile segno rosso sull’oro della sabbia, un serpente si trovò per caso a passare di lì e inavvertitamente lo cancellò.

( liberamente ispirato al Piccolo Principe di A. de Saint Exupery)

(foto di pezibear da pixabay)

Tutte le cose sono connesse

“Le cose sono connesse da un legame invisibile: non si può cogliere un fiore senza perturbare una stella.” Galileo Galilei

Tutto… l’universo… obbedisce… all’amore,
come… puoi tenere… nascosto… un amore.
ed è così… che ci trattiene… nelle sue catene,
tutto… l’universo… obbedisce… all’amore

Franco Battiato

 

Fiore d’inverno

Una delicata favola su un croco e sull’importanza e sulla bellezza di ogni singolo fiore, accompagnata da simpatici disegni. Una dolce meraviglia!

quasi come dire

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Era quasi autunno e, sul fianco della collina, i lombrichi assopiti e le piccole formiche nere udivano un mormorio flebile flebile:

Uhm… così no… così va meglio. Ecco: ora va bene.

1

Quel suono, a tratti frenetico, a tratti dolce, proveniva da una masserella ben conficcata sotto terra a forma di cipolla. Anzi no: era più allungata, come uno scalogno.

2Era un bulbo e si dava da fare a sistemare ogni petalo per l’imminente fioritura. Ottobre era alle porte e papà bulbo gli aveva raccomandato di non tardare:

Fa niente se l’ultimo petalo è un po’ gualcito: non tardare, se no come farai a essere impollinato

3

Durante tutto il lungo dormiveglia dell’estate, aveva ascoltato incuriosito tutti i rumori della superficie:

le api frenetiche, i pacifici bombi, le cicale sonore.

4E tutte le chiacchiere dei fiori: i denti di leone rigonfi e l’astro marino, le margherite infinite e le ambrettevanitose, i…

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Cose inutili

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Cose inutili :

pensarti

aspettarti

sognarti

avere tenerezza

volerti bene

come ad un fiore che sboccia e poi sfiorisce

senza occhi che lo guardano…

cose inutili

come io che amo te

un fiore che sboccia

e poi sfiorisce

e poco importa

se sono i miei o i tuoi occhi

a guardarlo.

Come un filo d’erba

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Ognuno di noi e’ importante nello schema delle cose. Nessuno e’ di troppo o e’ qui per caso. Nessuno e’ uguale a me. Soltanto io posso essere chi sono e ho il dovere di impegnarmi per cercare di affermare la mia identita’. Se voglio che il prato sia verde, devo accettare, proprio come un filo d’erba, di crescere quanto piu’ possibile verde e rigogliosa. Posso essere un fiore o un albero, e anche in questo caso io ho un preciso ruolo da giocare.
Non posso commettere errori… se non quello di rifiutare di essere chi sono. E nello schema delle cose io sono importante.
Anne Wilson Schaef da Perche’ sei qui?

Cuore Alieno

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Cuore Alieno

un celeste fiore alieno

ha preso radici nel mio cuore

mi fa piangere

mi fa desiderare

mi fa dannare

mi fa amare,

un celeste fiore alieno,

sogno irraggiungibile  e

magico, onirica e

nottilucente emozione,

accordo i tasti del mio scordato pianoforte

per arrivare fino a te,

per toccare le tue corde del tuo cuore,

alieno cuore,

sei un fiore che i miei sensi non hanno mai sfiorato,

sei un colore sconosciuto,

sei una nota che il mio piano non sa suonare,

e spezzo le mie dita sui tasti per raggiungerti

e spezzo le mie unghie nella terra per strappare le tue radici

ma poi trovo il tuo cuore alieno

e lo amo

 

Primo compleanno.

una notte estiva in una rocca incantata…

gli acrobati giocolieri raccontano una storia, di una valigia, di un incontro, di un fiore, di un addio, di un ritorno e di  un amore.

sono equilibristi su scale e funi e iperboli d’amore, sono buffi clowns con lacrime sudore e sorrisi veri.

il pubblico applaude,  i due acrobati ringraziano.

Lui reca tra le braccia un bimbo addormentato, lei dice :

questa è  per noi è una notte speciale, un anno fa nasceva  il nostro bimbo e oggi è il suo primo compleanno.

L’incontro di un fiore ed una stella.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle. Alda Merini

 

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Una data di maggio, un invito ad una conferenza al planetario di Milano, e la promessa di un sorriso…

La persona che desideravo incontrare era uno dei relatori sul tema Cosmografia antica e moderna della Via Lattea.

Quello sarebbe stato il nostro primo, forse unico, incontro , in quel giorno, in quel luogo, ma non c’era né un’ora né un appuntamento preciso…

La cosa era strana perché lui è persona che pianifica ogni cosa, e ciò non mi rendeva tranquilla, io avrei voluto preparare il nostro incontro nei dettagli, tuttavia evitai di porgli ogni domanda a riguardo.

Avevo paura ed ero felice allo stesso momento…

 A me sarebbero bastati anche solo due minuti del suo tempo oppure anche niente e in questo caso io lo avrei ammirat0 da lontano,  invisibile tra il pubblico, magari nascosta dietro ad una colonna, mentre lui avrebbe tenuto la sua relazione sulle stelle all’interno del planetario….

Non ero neppure certa che lui mi volesse incontrare veramente…

 e io volevo incontrarlo ?

Avevo viaggiato in treno dalla mia città  fino a Milano, e scesa a stazione centrale presi la metro, prima la linea 2 e poi a Loreto cambiai per la linea 1, ad un certo punto il vagone affollato si svuotò, e io rimasi a guardare il mio tenue riflesso nel finestrino, ero tesa e piena di interrogativi, mi chiedevo se mai avrei avuto il coraggio di avvicinarlo, di salutarlo e di porgergli i doni che avevo preparato per lui.

Sì , quel viaggio io l’avevo desiderato e sognato per quattro mesi, duranti i quali a causa di varie congiunture negative avevo dovuto prendere in considerazione l’idea di annullarlo fino quasi all’ultimo momento… ma…  finalmente, ora,  io ero a Milano, e ne ero felice, mi osservai sorpresa nel finestrino :

dopo il lungo sofferto inverno io ero in fiore!

Un ramo secco come me era tutto fiorito, era dunque vero che i vecchi rami secchi riservano delle sorprese, ed io avevo percezione forse nella prima volta nella mia vita di essere divenuto uno splendido fiore.

Ma avevo paura, respiravo respiravo,  l’ansia non passava, dentro di me suonava Ramble on dei Led Zepelin, e nonostante tutti i dubbi io mi sentivo felice e … bella…

Ramble On,
And now’s the time, the time is now, to sing my song.

Era una cosa straordinaria per un fiore viaggiare e andare ad incontrare una stella in un planetario.

Devo dire che  io avevo immaginato che il nostro primo incontro dovesse avvenire in un bosco, in mezzo alla natura, in un sentiero sul mare, invece si sarebbe svolto in pubblico, in mezzo a gente a me sconosciuta, al chiuso, in un planetario.

Lui presentava una relazione sulla costellazione di Andromeda,  il suo intervento era uno dei più attesi dal pubblico, incontrarlo e ascoltare dalla sua voce le sue parole dopo aver letto tutti i suoi libri era un evento. Che cosa rendeva così speciale i suoi scritti?

La  semplicità unita alla meraviglia dell’osservazione dell’universo, la precisione descrittiva unita ad una sorta di involontaria  poesia.

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Perché dentro me io sento l’universo.

Tutto l’universo, c’è, dentro me.

Lui aveva nel cuore e nella mente l’infinito.

Per l’occasione si sarebbe appuntato sul petto una spilla  in modo da rendersi riconoscibile a chiunque avesse desiderato fare la sua conoscenza.

Ma io non avevo bisogno di spille per riconoscerlo, sapevo che l’avrei riconosciuto e basta, sebbene avessi una sua foto in bianco e nero, io semplicemente avrei saputo che era lui. Invece io indossavo una vistosa collana in ossidiana nera così che incontrandomi lui avrebbe saputo senza dubbi che si trattava di me.

E così scesa dalla metro ritrovai il coraggio e la forza e camminai rapida e rapita fino al planetario, il mio cuore danzava felice agli astri…

La conferenza interstellare era iniziata poco dopo l’alba dopo gli allineamenti di Urano, Venere, Terra e Luna , ed io arrivavo in tardi mattinata proprio in coincidenza con il brunch.

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L’atrio era affollato, mi diressi al banco per la registrazione, poi studiai la situazione o meglio mi lasciai andare al mio cuore per farmi portare fino a lui. Salii la rampa delle scale a dx, e mi trattenni  in alto ad osservare la sala semivuota,  mi nascosi dietro due persone che parlavano tra loro, e finsi di leggere il programma della conferenza, … non aspettai molto, poco dopo proprio lui mi sfilò di fronte, lo riconobbi immediatamente, rapido scese giù in platea, io respirai e mi lasciai andare, scesi le scale e lo raggiunsi… lo chiamai… un sorriso e lui fu vicino a me…come la cosa più normale al mondo, nessun imbarazzo, nessuna paura, mi sentii subito a mio agio, egli mi fece segno di accomodarmi in uno dei posti liberi della fila dietro alla sua… a quel punto capii che non mi serviva più una colonna dietro cui nascondermi anche perché al planetario non ci sono colonne…

Il suo intervento era fissato  per il tardo pomeriggio al sorgere del primo quarto di luna.

Io mi sedetti dietro a lui, e lo osservai per tutto il tempo, ah sì la conferenza era alquanto interessante….davvero…

Lui era molto teso per il suo primo intervento in pubblico, già era noto per le sue brillanti intuizioni astrofisiche, ma io sapevo che quel giorno era importante, che tutto il mondo si sarebbe accorto della sua grandezza…

Ma che importava a me del mondo, delle stelle, dei pianeti, delle comete…

tu e Telescopio

Io pensavo che una sua lacrima ingrandita al microscopio era più bella di qualsiasi lontana galassia…

Giunse il momento tanto atteso…

Egli salì sul palco, si accesero tutte le stelle, ed io capii quel che dovevo capire.

Che lui riempiva tutto il palco.

Che lui riempiva l’universo intero.

Anche il mio.

Il pubblico era affascinato dalle perfezione e dalla nitidezza delle immagini, dal profondo mistero delle sue parole, degli interrogativi e delle nuove frontiere che egli poneva alla moderna cosmografia.

Al termine ricevette un lungo applauso e molti dei presenti si misero in fila per stringergli la mano.

Io no, restai ancora per un poco seduta senza muovermi, poi mi sentii mancare l’aria e dovetti uscire all’aperto….

Le stelle le galassie le comete…

La luce del sole mi riportò alla realtà, andai ad appoggiarmi alla siepe, toccai le nuove foglioline del bosso, a Milano era un brillante pomeriggio primaverile, a poco a poco ripresi a respirare…

E lui arrivò da me, come un’improvvisa apparizione, la sua voce era come rugiada mattutina sulle rose, io mi aggrappavo alle foglioline della siepe… lui mi disse tutto quello che credeva di dirmi, io gli diedi i doni preparati per lui.

Lo rividi ancora più tardi, brevemente, nel corridoio, e poi al mattino seguente nella sala della colazione, mi strinse ancora la mano per salutarmi… io quasi fuggii via, mi aspettava il treno del ritorno…

nel cuore riportai una profonda impressione di stelle e un ricordo di inaspettata fioritura…

(foto da pixabay)

Vertigine.

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Arrivare a toccare le stelle con le dita,

eppure sentirsi un fiore di terra

destinato alla polvere,

e in mezzo a tutto questo

avvertire la vertigine di vivere.

Alberi di cercis

e rampicanti di wisteria

si intrecciano,

si abbracciano,

creano archi di immenso,

io  inciampo di fronte a tanta bellezza

e provo la  vertigine e l’ebbrezza di questi fiori,

spudoratamente,

oscenamente profumati.

Io e la volpe, il bimbo e il fiore.

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LA_VOLPE_E_LABAMBINA

Io e la volpe, il bimbo e il fiore.

Ancora un 19 settembre di un anno fa. (che strana coincidenza nuvolesparsetraledita)

Era la notte di vigilia di una partenza, questa volta la mia, io stavo chiudendo lo zaino pensando se vi avevo messo tutto, all’ultimo momento c’è sempre quel qualcosa di irrinunciabile da portare con sé. E così poco prima di chiudere il mio zaino incontro una volpe, simpatica gentile educata, con il viso di un poeta buono, e mi chiede di addomesticarla… eh sì come la volpe di S. Exupery con il piccolo principe… ed ecco che ora una volpe lo chiedeva a me che sono una pianta, Phlomis appunto, io rimasi molto sorpresa e affascinata, non capita mica tutti i giorni che una creatura selvatica e misteriosa quanto una volpe ti chieda una cosa simile.

La volpe mi disse:

Addomesticami… a me serve che si faccia come fa il piccolo principe con la volpe….

il mio autismo non lascia spazio alle persone di persona , è un cattivo compagno perchè ti fa sentire bene da solo, poi quando non hai più nessuno ti accorgi di questo, e poi ti riprende e tu pur di non sentire ancora quel dolore di essere solo accetti di lasciare tutti.

Il piccolo principe è un poco autistico secondo me, come migliore amica ha una volpe, non ha nessun altro e viaggia di pianeta in pianeta facendo incontri strani ma poi resta sempre solo e piange per una rosa, io ho pianto quando una pianta di ribes è morta nel mio giardino e mi commuovo quando vedo le campanule che sbucano, esse si nascondono, mi fanno sempre preoccupare: e io penso verranno questa primavera ancora una volta? Ed esse poi quando io non ho più molta speranza esse vengono fuori.

a me serve che si faccia come fa il piccolo principe con la volpe che piano piano giorno per giorno la avvicina un pezzetto di più, se con la volpe si fa troppo subito si spaventa e scappa via, come me, io sono la volpe e tu un pochino il piccolo principe.”

Io risposi va bene, ma avvertii nel cuore un tremito di paura e pensai che se io ero un poco il piccolo principe sarei morta per il morso di un serpente, prima o poi è inevitabile…

La volpe mi rassicurò:

Non si sbaglia con cuore e nel caso, il serpente sarà ben accolto e non morderà.”

La volpe è per definizione un animale selvatico pertanto esseri non addomesticabili e io li rispetto in quanto tali, ma ciò non addomesticabile non è sinonimo di irraggiungibile o di inavvicinabile o di impossibilità di instaurare un rapporto.

Se una volpe mi chiede in questo modo di addomesticarla, cosa dovevo fare se non accogliere la sua richiesta?

Dopo poche ore io partii per un viaggio e misi una volpe nello zaino e la portai nel mio cuore e da allora lì è rimasta.

Il fatto è che non si trattava soltanto di una volpe ma anche di un bimbo e di un fiore allo stesso tempo…. Tre cose insieme.

Ma un giorno inevitabilmente arrivò il serpente e mi morse.

Mi fece molto male, piansi molto, in un secondo avevo perso una volpina, un bimbo e un fiore….

Decisamente molto triste… perdere queste tre cose importanti in un solo secondo.

Successe che Phlomis fece un movimento troppo rapido in avanti, e la volpe si spaventò e scappò via, il bimbo sgranò gli occhi per lo stupore e il fiore lasciò cadere I suoi petali…

Così Phlomis appassì ancor prima che potesse vedere il proprio fiore fiorire.

La volpe era tornata nella sua tana, impaurita e preoccupata, il bimbo continuava a fare oh per le piccole scoperte di una stella o di una formica, e il fiore stava preparando nuovi petali segreti, più belli.

Ma le piante sono ostinate e Phlomis attendeva il suo ritorno e un giorno a sorpresa la volpe tornò…

Sapete come fanno le volpi, ti fanno credere che se ne sono andate invece sono nascoste da qualche parte e ti stanno studiando e stanno pensando in silenzio e poi ritornano…

E così la Volpe e Phlomis ripresero il dialogo, perché non è vero che le volpi sono inavvicinabili o irraggiungibili e non è vero che non ci può essere amicizia…

La Volpe mette il musetto fuori dalla tana e annusa il mondo in cerca di amore e di pura bontà, il bimbo si meraviglia alle coccinellle e alle stelle , il fiore con I suoi brillanti e atipici petali blu sorride…

E ora Phlomis guarda la volpe che corre libera nei prati,  osserva il bimbo che si meraviglia ,  contempla il fiore che stende i suoi nuovi petali non più stropicciati.

E Phlomis è felice di ciò anche se qualche volta si può anche piangere.

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