E vivo di riflessi

Sto bene quando non mi sei nuvola scura sul mio cielo, quando mi lascio guardare i miei fiumi, e le libellule, e i guizzi dell’acqua, e mi immergo nelle cascate e non sei più spina palpitante e ti fai cicatrice. E ti fai cicatrice dentro un grembo che mai ti ha sollevato, e ti fai cicatrice nei polmoni che mai ti hanno respirato, e cicatrice nella mente in cui resti non concepito, e nelle mani vuote che mai ti hanno accarezzato. E torno a star bene quando non ti penso, e dissolvo il mio sale nei fiumi, e l’acqua non brucia sulla mia cicatrice, e allontano ogni nuvola e non guardo il cielo e vivo di riflessi.

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Il bimbo che sei

Sei bimbo trai bimbi anche se ora sei un giovane uomo. Ti penso così nella tua culla di vimini e poi con la pianola a 4 anni o con quel trenino regalo di un Natale, o tra le braccia di papà ilprimo giorno d’asilo, tu in montagna con i calzettoni lunghi e gli occhi neri neri come l’universo che hai dentro, tu sulla giostra assolutamente felice, oppure a scuola, assorto e concentrato mentre reciti una poesia. E ti immagino correre al fiume con la tua bicicletta, con il sole che ti ferisce e la neve dei pioppi e il mormorio delle tue lacrime confuse con l’acqua. Ti rivedo così come se fosse ora nelle foto di te bambino e il mio cuore intenerisce e riconosce in te il bimbo che sei.

Pioggia al porto

nova viçosa (1)

nova viçosa (2)

dal diario di viaggio:

Guardiamo la pioggia che cade nel piccolo porto di Nova Viçosa : là davanti una fitta rete di canali e bracci di fiume nel mare, piove fitto fitto senza risoluzione, piove sulle barche colorate dei pescatori, piove tra le mangrovie, piove tra il mare e il fiume… una barca si allontana silenziosa, senza un suono, nella nebbiolina umida, fiori tropicali danzano tra la pioggia, passa un uomo in bici, restiamo a guardare la pioggia come ipnotizzati, poi torniamo indietro…

Poticciolo di Nova Viçosa, Bahia Sul, 18 marzo 2012

L’estuario del Cassibile

​Estuario del fiume Cassibile tra Avola e Cassibile, a sinistra della bella spiaggia della Pineta del Gelsomineto.

Nei pressi di Cassibile​ fu siglato segretamente  il 3 settembre del  1943 un armistizio, atto con il quale il Regno d’Italia cessava le ostilità contro gli Alleati e che di fatto segnava l’inizio della resistenza italiana.

Il fiume Cassibile nasce in località Serra Porcari  a pochi km da  Palazzolo Acreide (SR)Palazzolo Acreide. Il suo percorso di 30 km si snoda tra i comuni di Palazzolo Acreide e Avola,  sfocia fra Capo Negro e Punta del Cane , a 23 km a sud di Siracusa , tramite un estuario. In realtà l’estuario del fiume non è da considerare un vero e proprio estuario, ma un’immissione di acqua di mare, in quanto il fiume si ingrotta per sfociare parecchi chilometri in alto mare.

Lo scorrere del fiume Cassibile, nel corso dei millenni ha creato una serie di profondi e interessanti canyon, formando numerosi con acque fresche e limpide, fra cui spiccano per bellezza i piccoli laghi nei pressi di Avola Antica. La zona è stata denominata riserva di Cava grande del Cassibile visitabile tramite trazzere e scale in pietra.

Inoltre è possibile osservare antichi insediamenti rupestri e necropoli scavate nella roccia in un luogo di incomparabile bellezza.

 

 

I Gorgoni

 

Nell’appennino tosco romagnolo, sulla statale 67, nel tratto tra Forlì e Firenze, si raggiunge con una breve passeggiata questo luogo ameno del fiume Montone, che qui forma due piscine naturali molto fresche e piacevoli nel periodo estivo.

Nei dintorni da non perdere al caratteristico e ospitale borgo di Portico di Romagna (FC), dove, secondo una leggenda, Dante incontrò Beatrice a palazzo Portinari che era la residenza estiva di Folco Portinari, il padre di Beatrice.

Leggenda o no, questi luoghi sono davvero incantevoli.

 

Goccia e cascata

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Irrompesti nel mio cuore

come fiume che straripa,

come diga che tracima,

come incontenibile amore,

sei goccia che fa traboccare il mio piccolo vaso

e sei cascata che lo trascina via porta via

(foto da pixabay)

Per essere albero

Per essere albero devi sapere essere foglia e radice,

sfidare il tempo, nasconderti dentro la terra,

saper crescere dentro ai cerchi concentrici della memoria,

come il segno di tempi che si rincorrono lungo la vita.

Per essere albero

devi saperti protendere al cielo,

saper parlar da solo alla luna,

saperti guardare nel riflesso di un fiordo,

seguire lo scorrere della vita a fianco del fiume.

Come una sequenza ininterrotta di storie da raccontare.

Laboratorio Alberi in festa dei bambini di Satriano di Lucania, 2017

satriano di lucania murales 2 (103)

Incontro

Era il regno del vento

era il Silenzio e la voce del Fiume:

lì tutto finiva

e tutto aveva inizio:

l’incontro del fiume con l’oceano

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

foto dal Cearà, Brasile

Cartoline da Penedo

Immagini della cittadina coloniale di Penedo sul fiume san Francisco, Alagoas, Brasile

Esplorando Cava Grande

 
Cava Grande e’ situata negli Iblei orientali, tra Noto, Avola e Cassibile (Siracusa)Il fiume Cassibile ha scavato un profondo canyon di una decina di km, tutti da esplorare. Numerosi i sentieri di trekking e di acqua trekking al suo interno. I laghetti di Avola sono i piu’ conosciuti ma il fiume crea laghetti e cascatelle in diversi punti. In estate i fiumi iblei in un sistema carsico mai sono in secca grazie alle numerose sorgenti che restituiscono l’acqua piovana che e’ stata accumulata nell’inverno. L’acqua viene filtrata a mezzo della roccia calcarea che si comporta come una spugna porosa. Appassionate associazioni quali Archeoclub di Noto, Legambiente siracusa, e non ultima Acquanuvena propongono varie iniziative sia di promozione che di salvaguardia e protezione di Cava Grande, un ecosistema unico, fragile e indifeso. Gli ultimi incendi, per esempio, hanno lasciato indelebili ferite.

​Due laghetti di Cava Grande, 4 settembre 2016

Suonare in armonia. Todd Shimoda

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Il maestro sensei Kurokawa giunse ad un piccolo affluente del fiume e ne seguì il corso per un breve tratto. Nell’alveo scorreva un semplice ruscello. Quando fu abbastanza lontano dal fiume rumoroso, riuscì a sentire il suono del ruscello che scorreva sopra ad una roccia e cadeva con un piacevole tonfo in un minuscolo laghetto formato da altre rocce. Il sensei si sedette sui talloni e ascoltò il suono del ruscello. quel suono lo calmò e lo deliziò, e il sensei sorrise.

 “Ce ne sono molte altre”, disse una voce di donna, melodiosa come quella del ruscello. Il sensei Kurokawa si voltò. La donna, più giovane di lui di diversi anni, indossava un kimono semplice, annodato morbidamente sui fianchi, come si usa per una camminata in montagna. Disse:

“Lungo tutto il corso di questo ruscello ci sono cascate musicali come queste.”

“Cascate musicali? Mi piacerebbe ascoltarle.”

“Vuole camminare con me?”

“Sì”

Camminava adagio sulle rocce, facendo attenzione a dove metteva i piedi, protetti da semplici calzature di paglia.

La giovane si fermò in un altro luogo dove il ruscello scorreva sulle rocce, tutti e due si sedettero sui talloni e ascoltarono: il rivolo si divideva in due anche se in modo diseguale: la parte più grande cadeva più pesantemente e dirita-emettendo un suono profondo-, mentre la parte più piccola gocciolava lenta. I due suoni si combinavano come quelli di strumenti musicali che suonano in armonia. La donna disse :

“Non suona sempre così bene. Certi giorni non è intonato. Oggi è un giorno speciale”

“La musica cambia da un giorno all’altro?”

La donna sorrise con dolcezza: “Oh sì. Il mondo cambia da un giorno all’altro, vero?” … Ogni giorno il sensei andava a camminare lungo il sentiero, seguendo sempre il ruscello per ascoltare la musica delle cascate. Il suono cambiava davvero ogni giorno. E ogni giorno la trovava, la donna della musica dell’acqua, presso una o l’altra delle cascate. Ascoltavano un po’ in silenzio, poi ,sempre senza una parola, si suonavano l’un l’altra come strumenti musicali viventi. E, come il mondo, era ogni giorno una cosa diversa.

Tood Shimoda da Il Calligrafo.

Che brano delicato ! E che cosa meravigliosa sentirsi come le due parti diverse e armoniche dello stesso rivolo!

(foto da pixabay)

Tramonto a Jacarè

Sulla spiaggia fluviale di Jacarè, vicino alla capitale del Paraiba, Joao Pessoa, ogni sera si celebra il por do sol, danza del sole nel fiume al ritmo incalzante di Bolero di Ravel eseguito da Jurady do Sax su una barca sul fiume in mezzo ai colori infuocati del tramonto. Ogni sera lo spettacolo è unico e irripetibile…

Pioggia con tramonto. (da Appunti di giovinezza)

pioggia con tramonto

Giorno di pioggia sulla strada per Ravenna.

Non parlano. Pioggia di lato, sui vetri. Chiaro e grigio pomeriggio. Marco, il suo ragazzo, guida sicuro. Eva, la testa piegata a destra, guarda fuori: il paesaggio che fugge, la duna sopra al fiume, il fiume che divide due sponde opposte, e al di là un’altra strada, altre case, altre storie…

Lei pensa all’altro. Marco non può sapere che lei sta pensando all’altro, che la sua dolcezza, la sua nostalgia, la sua tristezza sono per l’altro.

Pioggia.

Parlano poco. Sono distanti, ognuno immerso nei propri pensieri, estranei, lontani, intangibili.

Lui le prende una mano come fa sempre, lei la stringe e gli sorride come ogni volta. Sorride, poi volge il capo a destra al fiume che c’è e non si vede, immagina la casa, la strada e la vita di coloro che vivono dall’altra parte del fiume.

Eva immagina.

Eva vorrebbe piangere.

Domenica pomeriggio, così inutile, così assurda.

Piove sulla strada grigia. Musica d’ambiente in auto, dolce, liquida, chiara e triste.

Ora non sono più vicini, Marco le ha lasciato la mano, è impegnato alla guida ed Eva continua a guardare la strada e ad immaginare la vita.

Qualche incidente, due tamponamenti a causa dell’asfalto scivoloso.

Ravenna, città di domenica, gente in movimento, ricerca di un parcheggio, indicazioni stradali errate che non conducono a nessun monumento, a nessuna chiesa. Ravenna la stazione, Ravenna il porto, Ravenna le grandi tangenziali per le zone industriali.

Un ponte, un canale, il sole si specchia nell’acqua ferma e limpida.

Tramonto. Immenso, grandioso tra le ciminiere delle fabbriche.

Immensa solitudine. Grandezza del tramonto.

Il cielo sta bruciando.

Dura a lungo fino a che fa buio e oltre al buio, fino ad ardere il cielo e poi spegnere l’incendio nella notte.

Grandi tangenziali, immense zone industriali in cui smarrirsi, il porto e i suoi cantieri, le torri delle ciminiere si oppongono impotenti al tramonto.

Marco ed Eva corrono incontro al tramonto, lo hanno sempre di fronte. E’ tutto oro e fuoco che arde opponendosi al sopraggiungere della notte.

Cala l’oscurità totale ma ancora residui d’oro e fuoco sopravvivono contro il cielo.

Marco ed Eva ritornano verso casa, attraversando Ravenna si sono un poco riavvicinati, la sera ha attenuato i pensieri ossessivi, lei le prende nuovamente la mano. Tace. Tace a lungo fino alla periferia di F. Poi inizia ad intonare una canzone per lei, ne inventa le parole, è una canzone che racconta di uno scudiero e di una principessa.

La principessa è assorbita dal buio, dimentica il pomeriggio, dimentica i pensieri ossessivi, deve aver pianto, dentro, le loro mani si stringono più forte, lui continua la sua canzone inventata, Eva ascolta rapita e ricambia la sua stretta di mano, a lato gli ultimi fasti del tramonto vanno a fondo nella notte senza luna.

Alla fine lui riesce a dirlo:

Come vorrei dirti a questo punto che io ti amo.”

Libellula zen

Una libellula azzurra si libra,

sosta nell’infinito di un secondo.

Il fiume scorre rapido: si liberano i tuoi pensieri.

Una damigella nera socchiude le ali,

dalle pagliuzze dorate,

su un filo d’erba,

leggera.

Il fiume scorre dolce:

una foglia piroetta nel vortice e scivola via.

Una libellula rossa danza

la sua illusione di volo

contro l’azzurro del cielo.

Il fiume scorre impetuoso:

si coagulano le tue lacrime.

Sul filo dell’acqua indugia una libellula zen:

il fiume scorre perenne.

zen

Prigionieri del fascino liberty di una cittadina brasiliana.

Prigionieri di Penedo, stato di Alagoas, 2007.

La notte prima la trascorremmo a Maceiò, in un locale con ristorante e spettacolo di ballo, uscimmo con brasiliani e argentini conosciuti nell’escursione dela giornata, il posto si chiama Lampeao come un famoso e affascinante cangaceiro del sertao della prima metà del 900, la sua compagna era Maria Bonita, fecero però una brutta fine, furono decapitati.

Nel locale vi era un attore che interpretava Lampeao con fucile a tracolla e cappellaccio e mi fece travestire da Maria Bonita, tutti i nostri compagni vollero farsi una foto con me, ero una Maria Bonita perfetta! Quella notte facemmo tardi ma ci divetimmo molto, così al mattino arrivammo in ritardo al punto bus e così perdemmo il primo combi, aspettammo il secondo, un ‘ora e mezza dopo partimmo per raggiungere Penedo, una cittadina coloniale sul fiume San Francisco, ad una trentina di km dal mare.

Il nostro arrivo a Penedo, il cui nome significa grande pietra, fu da colpo di fulmine, era primo pomeriggio, la città deserta, atmosfera coloniale di una città che era stata ricchissima e ora in declino, il fascino di un fiume che è movimento, l’atmosfera liberty e i colori pastello delle costruzioni come in una foto a colori sbiadita.

Chiediamo una camera alla pousada colonial, la famosa stanza numero 21 è libera, stile coloniale, pavimento in legno rilevigato, fascino del passato, un balconcino in legno che da sul fiume e sulla vicina chiesa das Corrientes e 2 finestre con un’ altrettanto incredibile vista sul fiume, qui c’è tranquillità pace e magia, se avessi visto passare un fantasma di certo non mi sarei stupita, ma la cosa più fantastica era che da quel balconcino si assisteva ad uno dei più favolosi tramonti sul fiume, uno spettacolo irrinunciabile…

La notte poi avremmo dormito con tutte le finestre aperte e anche la porta del balconcino spalancata, con la luna e il rumore del fiume e il silenzio misterioso, l’abbaiare lontano dei cani…

Questa pousada era l’abitazione dei Lemos, ricchi portoghesi abolizionisti della schiavitù, a fianco fecero costruire la chiesa, dentro alla quale, in un vani segreti, nascondevano gli schiavi fuggitivi, fornendo loro un falso lasciapassare. Quindi chissà che storie, che fantasmi, che anime si potevano ancora respirare in quelle camere!

Dovevamo fermarci solo 1 notte e poi ripartire verso sud ma l’atmosfera particolare, l’antico fasto del passato che ancora riluceva, il fiume con i suoi ritmi, l’ora colorata e intensa del tramonto, il mercato, le chiese, i musei e la notte di Penedo e la camera 21 ci resero prigionieri.

Dopo cena iniziammo a vagabondare per la città, ammaliati dal suo fascino notturno, non vi era nessuno, a parte un ubriaco o qualche povero che dormiva nelle panchine davanti alla chiesa degli angeli, nell’aiuola proprio di fronte alla chiesa di stile plateresco con riccioloni e angeli paffuti, c’era un cavallo libero che rovistava nel bidone osservato da un gatto bianco.

Le chiese illuminate, quella luce soffusa come di nebbia, il caldo della notte brasiliana così avvolgente, un senso di pace, la camera 21 che ci attendeva…

Difficile, anche volendo, ripartire da qui, mi ero informata sull’esistenza di un autobus per raggiungere Bahia, ma in realtà non c’era, occorreva passare con un traghetto dall’altro lato del fiume nel Sergipe e da lì forse… e così facemmo, riuscimmo in effetti a trovare un passaggio su un’auto collettiva fino alla stazione di Aracaju, in Sergipe, 150 km più sotto, senza aria condizionata e stretti come sardine, circa 3 ore, e dalla rodoviaria di Aracaju altri 200 km con un lussuoso autobus di linea fino a Praia do Forte, in Bahia, dove arrivammo verso le 17.

La magia di Penedo era scomparsa e Praia do Forte, a parte la spiaggia con le sue maree e le sue piscine, era più simile ad un mega villaggio turistico , davvero poco conservava del carattere brasiliano.

Invece di mattino a Penedo la gente va al fiume per lavare i panni e per lavarsi direttamente da vestiti, i panni vengono stesi ad asciugare per terra, tra cavalli capre e topi, i bambini che giocano nel fiume ti vengono incontro sorridenti per farsi fotografare.

Sul lungofiume c’è un ristorante dove servono carne di coccodrillo, proveniente da allevamento nel Paranà, dicono che sa di pollo.

Il mercato ortofrutticolo è un dedalo di bancarelle, l’odore è molto forte, c’è di tutto anche per terra, certe blatte gigantesche, frutta verdura carne gamberetti disidratati spezie anacardi cd abbigliamento scampoli di stoffa reti antizanzare…

Con una guida compiamo la visita di Penedo tra chiese monumenti e casa della cultura, che più che un museo è una specie di memoriale, Penedo è una miniera di storia e di arte, è una citta di culto.

Un’altra gita irrinunciabile è la navigazione sul fiume fino alla sua foce e alle dune di Peba, occorre andare in minivan da Penedo fino a Piaçabuçu, un paesino vicino, da qui partono battelli ed escursioni fino alla foce.

Il paesaggio alla foce è splendido seppure nella sua nudità, dune e piccole lagune, qualche palma solitaria, una barca rovesciata si trasorma in banchetta per vendere piccoli oggetti in terracotta, statuine di presepio fuori stagione, è fine gennaio!

Piaçabuçu è allegra e colorata di gente che lava le stoviglie i panni e se stessa e i propri figli sugli scalini e sulle rampe che scendono dentro al fiume, il fiume va e trascina tutto con sè, bambini e signore che vogliono farsi fotografare per venire con noi in Italia, davanti alla chiesa azzurra un vecchio lunapark, forse anni 60, è tristemente allegro e colorato come la città stessa, alla fermata dell’autobus incontriamo una mamma che spinge una cariola con dentro i suoi quattro figli.

signora ma dove sta andando, possiamo farvi una foto?

No, sto andando al fiume a lavare i miei figli, sono tutti sporchi!

Siete bellissimi così!

Siamo sempre più colpiti da questo miscuglio di razze e colori, in questa zona sono passati anche gli olandesi e i geni si sono rimescolati, e quindi ci sono bambini straordinariamente belli con la pelle scura i capelli biondi mossi e gli occhi azzurri, oppure capelli neri lisci e occhi da indios, e comunque questi bambini sono sempre molto belli perchè sorridono sempre, alcuni vogliono farsi fotografare insieme a me.

Decidiamo di fermarci altre due notti, tuttavia a me sembrerà di essere rimasta molto più a lungo perchè ogni giorno a Penedo è molto intenso di incontri e di colori, tante chiese e musei da visitare o semplicemente strade in cui vagabondare, case in stile liberty azzurre versi e rosa da fotografare, girare senza meta nel mercato, oppure camminare sul lungofiume e salire su uno di quei traghetti rosso e arancio, oppure verde giallo, che conducono in 10 min sull’altro lato dove vi è Santana, una cittadina rinomata per la produzione di terrecotte e di ceramiche. Da questa parte del fiume si è nello stato di Alagoas e dall’altro nello stato di Sergipe.

La camera 21 è sempre prenotata mesi in anticipo, non c’è camera nella pousada che ne uguagli la bellezza e la vista, è l’unica camera con balconcino, in realtà la facciata esterna della pousada è scrostata e con segni di muffa come tutte le chiese ma quella camera ha qualcosa di particolare, come il sole la luna e il fiume e gli alberi coi fiori arancioni vi entrano, Penedo ha una luce calda e dorata, le nuvole passano in un cielo tridimensionale, sul davanzale della finestra dai vetrini colorati io distendo il mio pareo con la bandiera brasiliana, sembra di rivivere un tempo passato, e poi quel tramonto che solo da qui è così magico…

Al ritorno dalla gita sul fiume, troviamo tutte le nostre cose traslocate in un’altra camera perchè è arrivata la coppia che aveva prenotato la nostra camera per il weekend… io non riesco a trattenere il mio “disappunto” e scateno una scenata

devo vedere il tramonto!, quando mi capiterà ancora di venire a Penedo?

e così “molto gentilmente” gli ospiti brasiliani che avevano prenotato ci lasciano rimanere nella nostra camera 21…, poi mi scuserò molto di ciò… ma davvero quando potrò ritornare a vedere il tramonto sul fiume dal balconcino della camera 21 alla pousada Colonial ?

Anche Jorge Amado e Zelia amavano Penedo e ogni tanto venivano per vedere la luce dorata della città sul rio S.Francisco.

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