E’ il tuo destino, quello di fuggire; il mio è quello di restare…

 

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Hai imparato l’arte di andartene come prima necessità, come bere o nutrirti, e poi come arte di vita per la sopravvivenza, andartene è sempre stato l’unica strategia che hai attuato per proteggerti dal mondo, fuggivi e tornavi, tornavi e fuggivi…

Quando il mondo diventa troppo per te, in tutti i sensi, una luce troppo forte rumore troppo alto, un’ emozione troppo intensa, una parola di troppo, tu fuggi via, come le lucertole lasciano la coda per ingannare il nemico, così tu lasci una maschera vuota, e ti nascondi da tutto e tutti e anche a te stesso…

Quando sei più calmo o quando il mondo torna alla neutralità di toni, tu ritorni, ma un piano di fuga è sempre pronto, fidarsi del mondo non è cosa facile, per chi vuole tenere ogni cosa sotto controllo l’amore rende fragili, le delusioni fanno male… e così hai imparato per forza e poi raffinato per scelta l’arte della fuga, sei diventato un professionista, tagli tutti i contatti, fai terra bruciata intorno a te, non importa se hai avuto affetti sinceri, ti sono solo di peso, e poi rinasci a te stesso, cancelli il tuo nome, crei una nuova identità, e riprendi la tua corsa e la tua fuga.

Hai provato a cambiare ma quello che hai dentro è più forte… un senso di selvaggia libertà, il tuo non essere addomesticabile, il tuo essere fuori dagli schemi, il tuo essere oscuro e segreto persino a te stesso. Forse non hai scelto tutto questo ma così tu sei, come una volpe che non si fida mai abbastanza perché fidarsi non è nella sua natura, perché ne va della sua vita.

Non so se hai già accettato il tuo destino che è quello di andare, l’unico destino dal quale non puoi sfuggire, ti porti dietro ricordi, pezzettini, specchi rotti di una vita che non sai perdonare…

E se per chi se ne va c’è sempre qualcuno che rimane, ed io non so se ho imparato bene il mio destino, che è quello di restare, di aspettarti pur sapendo che non tornerai, ma accetto il mio destino e perdono la mia vita che mi ha permesso di incontrarti e poi di perderti…

(foto di Geralt)

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Sarà la volpe quando viene l’inverno… (Ivano Fossati)

 

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Sarà il cane che ritorna, ma il cane non è

Sarà il cane che ritorna, ma il cane non è

 

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Che sarà quell’ombra in fondo al viale di casa mia

Sarà la luna fra le piante “mala luna”

Sarà la luna fra le piante “mala luna”

Sarà la luna fra le piante, ma la luna non è

Sarà la luna fra le piante, ma la luna non è

 

Che sarà quell’ombra sulla strada di casa mia

Che sarà quell’ombra sulla strada di casa mia

Sarà un amico che ha allungato la strada sarà

Sarà un amico che ha allungato la strada sarà

Sarà un amico che è arrivato, ma un amico non è

Sarà un amico che è arrivato, ma un amico non è

 

Che sarà quell’ombra sulla strada

Che sarà quell’ombra sulla strada

Sarà la volpe quando viene l’inverno sarà

Sarà la volpe quando viene l’inverno sarà

Sarà la volpe quando viene, ma la volpe non è

Sarà la volpe quando viene, ma la volpe non è

 

Sarà il mio amore che ha trovato la strada

Sarà il mio amore che ha trovato la strada

Come la volpe quando viene l’inverno sarà

Come la volpe quando viene l’inverno

Sarà.

Ivano Fossati

Quello che io ho imparato dalla Volpe del piccolo Principe.

 

“ Bisogna essere molto pazienti”, rispose la Volpe, “In principio ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” A. de Saint Exupery

Ecco quello che io ho imparato dalla Volpe del Piccolo Principe.

Non basta dire voglio un amico per averlo, sembra semplice e forse dovrebbe esserlo ma è una cosa difficile.

Cosa dice la Volpe al Piccolo Principe?

Dice questo (secondo me) : fai piano, un poco alla volta, con pazienza e cura, altrimenti io avrò paura di te, non fare tutto subito, altrimenti io mi spavento.

Rispetta i miei tempi e anche la mia paura e la mia fragilità

Lasciami , senza forzarmi, tutto il tempo di cui ho bisogno, aspettami anche quando sembro fuggire via ma poi mi fermo dietro ad un cespuglio a guardarti con la coda dell’occhio, e non andare via… dammi fiducia e io ne darò a te…

Lasciami il tempo di annusarti e sentirti familiare  perché io possa accoglierti al meglio.

Io ti accolgo, ma sono una Volpe, sono così come sono, accettami come sono, rispettami e amami.

Dammi tenerezza e gentilezza, non forzarmi, aspettami…

e così lo stesso io farò con te…

Semplice?

No, è difficile ma si può fare… “bisogna essere molto pazienti”

Perché  tu sei una Volpe ma lo sono anche io

Siamo diversi e uguali.

Siamo uguali e diversi.

Ma uguali.

e a voi cosa avete  “sentito” dalle parole della Volpe ?

Ciao Volpina blu

(Studio di Volpina blu all’alba di Paola Zarri)

Ciao Volpina blu, sei fuggita via… ho messo in una scatola le tue parole di speranza e ho riposto nel cassetto del cuore il mio affetto per te…Ciao…

La pietra di una volpina e di una pianta

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Questa pietra racconta l’incontro di una pianta di phlomis con una volpina blu.

Una phlomis è già illuminata dalla luce del giorno, le si avvicina cauta un’atipica volpina di colore blu, semi nascosta dai colori della notte, mentre nel cielo brillano 8 stelle, un quadrato blu racchiude un cuore rosso al cui interno vi è il simbolo dell’infinito.

La pietra proviene da Bocconi, appennino tosco romagnolo, raccolta e dipinta dalla gentile amica e artista Paola Zarri a cui va il mio speciale ringraziamento per aver avuto la pazienza di ascoltarmi e aver saputo dare espressione ad un mio pensiero astratto.

qui potete vedere altre meravigliose creazioni di Paola

http://pzcreazioni.blogspot.it/

Notte di Luna

luna 11Notte di Luna

nel bosco

accarezza lieve i miei pensieri

io vorrei trattenere la tua anima nella mia

ma la lascio volare via…

infinitamente libera…

dalla sua tana sotto alle radici

esce schiva e cauta

una piccola volpe,

sorride alla luna…

un attimo,

quel che basta

per far felice il mio cuore…

IO AMO : è la mia casa. (canzone di una Volpe)

volpe 1

Una sera nel mio cortile incontrai una volpe e avvenne tra noi, pressappoco, questo dialogo:

“Ciao Volpe, che ci fai qui?

Tu cerchi una casa accogliente e ariosa, senza inferriate, per le tue parole  e la tua anima. Tutto l’universo non ci sta più nella tua mente. Ascolta cosa dice Etty Hillesum :

A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E’ proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco sempre un paio di parole.”

La Volpe rispose:

“Esistono, le parole.

IO AMO.

Eccole.

Notte.
L’universo sta stretto, dentro la mia testa.

Io ho da dire molte cose.
Io vorrei dire alle persone che serve la pace.”

In seguito a questo breve dialogo io scrissi questa canzone:

Canzone per una Volpe.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo,  dice.

Il suo corpo è snello e magro,
sul cuore ha il sigillo dell’ infinito,
gli occhi selvatici e sinceri,
è abituata a sopravvivere in solitudine,

Di notte, in silenzio
osserva le finestre illuminate
delle case a lei estranee,
cercando
un poco di quiete e di calore.

Se provi ad avvicinarla
lei scappa spaventata,
se le lasci un poco di cibo
tornerà , non vista, a prenderlo.

Dorme nel suo rifugio solitario,
lei pensa e sogna in blu,
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
Io amo, dice.

A volte è impaurita
a volte è gioiosa
a volte è stupita
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto

in fuga.

Semplici cose la rendono felice,
una debole candela è sufficiente ad illuminare
i suoi occhi neri nelle notti senza luna.

Lei si perde a guardare
le goccioline d’acqua,
le piccole pietre,
i riflessi della luce
le lacrime di coccinella,
i pensieri buoni che sanno di speranza

Lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto,
dal suo rifugio scruta le stelle,
e immagina che
la sua folta coda blu sia una cometa,
gioca a far l’amore con l’universo,
lei pensa e sogna in blu,

lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo, dice.

I suoi sensi sono fini,
fiuta l’odore della paura,
ma va alla ricerca di gentilezza,
nella lunga notte invernale
si protegge le zampe e le orecchie sensibili
con la folta coda blu.

Lei vorrebbe avere un figlio
a cui donare tutto il mondo,
regolerebbe il battito del proprio cuore

a quello del suo cucciolo.

Lei è così pura e graziosa,
guarda il mondo
con i suoi occhi sorpresi ed elusivi,
sempre alla ricerca di bellezza
e di amore.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
Io AMO, dice.

A volte fugge
quando il mondo
diventa troppo forte e difficile,
ci sono troppe cose complicate
mentre i suoi occhi sono semplici e puliti,
e lei scappa via
e ti osserva curiosa da lontano
senza mai dimenticare le tue mani,
poi lei ritorna,
con la folta coda blu impolverata di stelle,

lei vorrebbe un figlio da coccolare,
lei vorrebbe avere la sua finestra
di tenere sempre illuminata,
perché Lei è soltanto una volpe blu-velluto,

lei ama tutto il mondo
perché ama,
sì, lei ama

e Amore è la sua casa.

Abbracci senza corrispondenza

Abbracci senza corrispondenza.

abbracci

….un uomo abbraccia una ragazza
dopo che aveva pianto… (Caruso, Lucio Dalla)

Il cielo abbraccia la montagna
La montagna abbraccia il mare
Il mare abbraccia le nuvole
Le nuvole abbracciano la luna
La luna abbraccia la volpe
La volpe abbraccia l’universo
Io, una phlomis, abbraccio la polvere della terra.

Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai…

Io e la volpe, il bimbo e il fiore.

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Io e la volpe, il bimbo e il fiore.

Ancora un 19 settembre di un anno fa. (che strana coincidenza nuvolesparsetraledita)

Era la notte di vigilia di una partenza, questa volta la mia, io stavo chiudendo lo zaino pensando se vi avevo messo tutto, all’ultimo momento c’è sempre quel qualcosa di irrinunciabile da portare con sé. E così poco prima di chiudere il mio zaino incontro una volpe, simpatica gentile educata, con il viso di un poeta buono, e mi chiede di addomesticarla… eh sì come la volpe di S. Exupery con il piccolo principe… ed ecco che ora una volpe lo chiedeva a me che sono una pianta, Phlomis appunto, io rimasi molto sorpresa e affascinata, non capita mica tutti i giorni che una creatura selvatica e misteriosa quanto una volpe ti chieda una cosa simile.

La volpe mi disse:

Addomesticami… a me serve che si faccia come fa il piccolo principe con la volpe….

il mio autismo non lascia spazio alle persone di persona , è un cattivo compagno perchè ti fa sentire bene da solo, poi quando non hai più nessuno ti accorgi di questo, e poi ti riprende e tu pur di non sentire ancora quel dolore di essere solo accetti di lasciare tutti.

Il piccolo principe è un poco autistico secondo me, come migliore amica ha una volpe, non ha nessun altro e viaggia di pianeta in pianeta facendo incontri strani ma poi resta sempre solo e piange per una rosa, io ho pianto quando una pianta di ribes è morta nel mio giardino e mi commuovo quando vedo le campanule che sbucano, esse si nascondono, mi fanno sempre preoccupare: e io penso verranno questa primavera ancora una volta? Ed esse poi quando io non ho più molta speranza esse vengono fuori.

a me serve che si faccia come fa il piccolo principe con la volpe che piano piano giorno per giorno la avvicina un pezzetto di più, se con la volpe si fa troppo subito si spaventa e scappa via, come me, io sono la volpe e tu un pochino il piccolo principe.”

Io risposi va bene, ma avvertii nel cuore un tremito di paura e pensai che se io ero un poco il piccolo principe sarei morta per il morso di un serpente, prima o poi è inevitabile…

La volpe mi rassicurò:

Non si sbaglia con cuore e nel caso, il serpente sarà ben accolto e non morderà.”

La volpe è per definizione un animale selvatico pertanto esseri non addomesticabili e io li rispetto in quanto tali, ma ciò non addomesticabile non è sinonimo di irraggiungibile o di inavvicinabile o di impossibilità di instaurare un rapporto.

Se una volpe mi chiede in questo modo di addomesticarla, cosa dovevo fare se non accogliere la sua richiesta?

Dopo poche ore io partii per un viaggio e misi una volpe nello zaino e la portai nel mio cuore e da allora lì è rimasta.

Il fatto è che non si trattava soltanto di una volpe ma anche di un bimbo e di un fiore allo stesso tempo…. Tre cose insieme.

Ma un giorno inevitabilmente arrivò il serpente e mi morse.

Mi fece molto male, piansi molto, in un secondo avevo perso una volpina, un bimbo e un fiore….

Decisamente molto triste… perdere queste tre cose importanti in un solo secondo.

Successe che Phlomis fece un movimento troppo rapido in avanti, e la volpe si spaventò e scappò via, il bimbo sgranò gli occhi per lo stupore e il fiore lasciò cadere I suoi petali…

Così Phlomis appassì ancor prima che potesse vedere il proprio fiore fiorire.

La volpe era tornata nella sua tana, impaurita e preoccupata, il bimbo continuava a fare oh per le piccole scoperte di una stella o di una formica, e il fiore stava preparando nuovi petali segreti, più belli.

Ma le piante sono ostinate e Phlomis attendeva il suo ritorno e un giorno a sorpresa la volpe tornò…

Sapete come fanno le volpi, ti fanno credere che se ne sono andate invece sono nascoste da qualche parte e ti stanno studiando e stanno pensando in silenzio e poi ritornano…

E così la Volpe e Phlomis ripresero il dialogo, perché non è vero che le volpi sono inavvicinabili o irraggiungibili e non è vero che non ci può essere amicizia…

La Volpe mette il musetto fuori dalla tana e annusa il mondo in cerca di amore e di pura bontà, il bimbo si meraviglia alle coccinellle e alle stelle , il fiore con I suoi brillanti e atipici petali blu sorride…

E ora Phlomis guarda la volpe che corre libera nei prati,  osserva il bimbo che si meraviglia ,  contempla il fiore che stende i suoi nuovi petali non più stropicciati.

E Phlomis è felice di ciò anche se qualche volta si può anche piangere.

Non si prendono cura i fiori

rose

Non si prendono cura i fiori.
I fiori sbocciano
selvaggi
violenti
inaspettati.

Le Rose pungono,

spine mi pungono dentro finché non le tolgo:
c’è sempre qualcuno per cui si scrive
anche se qualcuno non leggerà te,
perché scrivere è
un altro modo di amare.

La volpe imprigionata nella gabbia
guarda le rose
e mi osserva
nel profondo dei occhi.
Io vedo un piccolo ragazzo che sorride:
nel suo cuore è intrappolata la volpe,
il piccolo ragazzo sorride furtivo,
la volpe si riflette nei suoi occhi,
le mani del piccolo ragazzo tremano

come se volessero volare via.
I fiori sbocciano
anche se nessuno li attende.
Non si prendono cura i fiori di sbocciare,
succede.
Ecco, improvvisamente sbocciano,
o di notte,
o al mattino per poche ore,
i petali sgualciti
poi nuovamente richiusi,
sbocciano per niente,
sbocciano dopo anni di silenziosa veglia,
inutilmente fioriscono,
senza una ragione,
fioriscono con delicatezza,
senza una necessità.

un fiore inaspettato
nero sui rami dell’albero inverno morto,
un fiore invano
senza una speranza,
disperatamente un fiore
senza un sorriso,
un fiore come se fosse l’ultimo,
un fiore colorato

nato in un suolo arido
soltanto per il bacio di un’ape.
I fiori fermamente sbocciano

senza di se prendersi cura,
i fiori fioriscono,
spine di rose mi pungono dentro
lasciando l’impressione di un velluto di petalo:
la volpe e il piccolo ragazzo

lievemente sorridono

e fanno fiorire le mie Rose

senza prendersene cura.

Sempre la realtà ci tradisce perché ci offre la brutta copia dei nostri sogni e ideali.

ho inseguito Il tuo camminare, inciampare, crescere, morire, rinascere. una lettura dal Brasile di Appunti di Giovinezza.

Açailandia 5.6.1994

Nipote carissima, rispondere alla lunga lettera del tuo libro, Appunti di Giovinezza, non è cosa da poco! Io l’ho letto così l’ho visto così! E m’è parso di vivere con te, di ripercorrere con te quello che hai vissuto. Passando per le stanze dei sogni, delle angustie, delle perplessità, delle illusioni, della volontà di cogliere quella realtà che pare sempre un miraggio. Ho inseguito con il filo di inchiostro qualcosa altro dalle parole: TE, come persona. Il tuo camminare, inciampare, crescere, morire, rinascere. E devo dire che sei riuscita a magnetizzare la mia curiosità o meglio il mio interesse! Nella tua ultima dici ‘ a volte ho pensato che scrivere sia un modo d’amare’. Questo è quello che vivo più intensamente. Per me è così. E forse nel mio caso l’ultima forma che mi è rimasta di amare. Perché? Perché tutto ( o quasi tutto ) il resto io l’ho già provato. Ho inventato mille maniere per amare gli altri, non ultima il farmi in quattro, rischiare la vita (i pistoleiros), escogitare nuove forme di condivisione, di solidarietà, di giustizia sociale. Che cosa è rimasto? Molta disillusione, molta amarezza. I più mi hanno tradito, non hanno avuto fiducia, i restanti mi hanno abbandonato. E sono ancora qui a leccarmi le ferite. Chiaro, sono stato molto ingenuo : il povero non è da mitizzare, non bisogna farne un assoluto, altrimenti ti delude, la sua cultura è di dipendenza. Devi immaginare che quando facevamo i progetti rotativi, (dare un capitale per avviare un’iniziativa), io lavoravo con loro per trasmettere la volontà di condivisione, di stare per almeno qualche ora alla pari. E loro invece sono convinti che se uno da mille è perché riceve diecimila! Siccome tutti arraffano non riescono a credere che uno sia diverso dagli altri. Ed io ci ho giocato la vita. Ma vedi io riprendo a parlare di me mentre questa volta vorrei parlare di te a tutto campo. Il libro, dunque, autobiografico : Eva! E’ stata un’ottima idea di fare una cosa autobiografica, ti costringe ad aderire alla realtà, la fiction non mi convince molto, sai? Io preferisco cose vere, storie vive. Il resto non riesce a prendermi. Ho fatto varie sottolineature, ad esempio: – ‘le pareti di questa stanza sono strette, non riescono a contenermi, io sono più grande’ Splendido, sei riuscita a dire, con una pennellata, un mondo di cose, di sentimenti, di emozioni. – La figura di Jonathan viene fuori piano piano per ciò che significa, per ciò che rappresenta. Ottima questa maniera di farlo affiorare adagio adagio, come lo sviluppo di un negativo da cui si ricava il positivo. E’ il tuo sogno, la persona che segui e che idealizzi. E poi alla fine il tradimento, che non è solo di Jonathan, ma della vita, della realtà. Sempre la realtà ci tradisce perché ci offre la brutta copia dei nostri sogni e ideali. ‘ Vorrei sapere se sei parte del mio mondo o se rimani solo un pensiero non corrispondente alla realtà.’ – A dirti il vero mi ha trasmesso qualcosa di deprimente la libertà concepita alla maniera di Karen, ‘ Inseguimi ma non raggiungermi’, per Karen l’amore è perdita della libertà, non vuole consegnarsi intera nelle mani di un ‘altra persona, vuole essere libera e sola. Ecco la solitudine, che è la negazione dell’amore. L’amore è proprio il contrario : donazione incondizionata, al di là di ogni calcolo. Se un giorno sarai madre, chissà, ti si apriranno nuovi orizzonti su questa realtà ma detesto dare definizioni o teorie perché solo la vita può definire qualche cosa. – Ottimi interrogativi posti tra un sentiero e l’altro, tra una curva e l’altra della vita. ‘ Può l’amore bastare a se stesso? E’ sufficiente, può dare un senso alla vita? Essere una risposta, una soluzione?’ La tua risposta arriva all’ultima pagina, le ultime battute: ‘ L’amore rimane un sogno lontano, irreale, il cui pensiero paralizza la mente e la cui comprensione è impossibile.’ Sì, forse una conclusione necessaria alla vita di ognuno di noi. Un po’ da adolescenti delusi. Vedi come è diversa la vita? Io pur da disilluso non riesco se non eternamente innamorato della vita, delle albe e dei tramonti che mi esplodono davanti con l’innocenza del cielo. Non so spiegarti, nel mio prossimo libro troverai che faccio l’amore coi colori e con la luce. – Mi ha lasciato così così il tuo approccio con la sfera sessuale, o è forse intenzionale? Le prime volte risulta una dimensione scialba, quasi esclusivamente fisica e questo deprime. E tu lo riconosci quando l’abbandono di Jonathan, quando lo sfaldarsi di un sogno che riporta alla realtà. Oppure quando scrivi: ‘ Deve esserci di mezzo l’Amore altrimenti non ha senso. L’Amore, qualcosa di grande.’ Certo altrimenti diventa una realtà scialba, senza cielo. Guarda che non faccio il moralista, per carità! Ma credo che l’amore sia fatto di attesa, di sogno, di idealizzazione e tanto altro. Il sesso nudo e crudo, il sesso per il sesso svuota, lascia la bocca amara. La persona ha molto di più da dare all’altro. E se non c’è quel di più la cosa rischia di fare male, di ottenere l’effetto contrario. Ma di questo dovremmo parlarne a voce. Chissà che un giorno non possiamo incontrarci e stare insieme per narrarci a vicenda le cose più belle che la vita ci ha fatto vivere. – Si nota in te una grande capacità di ascolto della natura. Una sorta di intimità. E questo è molto bello, arricchente. Non ti dico come io vivo il mio rapporto con le cose, specialmente i colori, l’alba, il tramonto, le piante, gli animali. Tieni presente che nella nostra piccola fattoria abbiamo galline, pulcini, pecore, capre, mucche, vitelli, cavalli. I ragazzini che sono rimasti con noi sono quattro, i più sono stati ripresi dai parenti che si sono rifatti vivi. Io ho con loro un rapporto paterno-fraterno, con me ci sono due volontari, poi c’è il vaqueiro, l’uomo che sta dietro alle mucche e vende il latte in città. Vedere per credere! – ‘Non hanno risposta per l’amore, non sono neppure in grado di descriverlo. Non sanno cosa sia. ‘ Ottima questa maniera di far intravedere l’oltre; che l’amore, anche quando ti pare di averlo afferrato (tutto o in parte), non ti lascia soddisfatto. Qualcosa che non spegne mai la sete. E ancora : ‘L’amore è sole che brucia i nostri occhi e ci fa andare ciechi verso l’altro come trasportati da un vento del nord, senza sapere che la felicità ci inganna.’ – ‘Scrivo perché ne ho bisogno, perché non ne posso fare a meno. Questa rivelazione descrive anche la mia situazione interiore nei confronti dello scrivere. Io vivo un impulso tale che è come se qualcuno mi spingesse a scrivere. Qualcuno che mi sveglia all’alba e mi spinge alle spalle. Spesso mi siedo alla macchina da scrivere e non so cosa ne verrà fuori. Ma bisogna che prima io abbia vissuto un’emozione, un sentimento molto vivo, intenso, altrimenti non viene fuori niente. Capita così anche a te? – ‘Senza sogni la vita non ha senso’ ‘Eva non vuole più essere cieca. Rinuncia a comprendere il significato dell’amore. Non fa per lei. L’amore torna ad essere un’oscurità inesplorata, a cui è vietato l’accesso.’ Mi pare un po’ la favola della volpe e dell’uva, non riesce a raggiungerla e dice che è acerba! Forse anche tu hai bisogno di procedere nella vita, fare altre esperienze, altre conquiste per vedere oltre quel tipo di amore che hai conosciuto finora. Forse è vero quello che dici tu: ‘L’amore rimane un sogno lontano, irreale, il cui pensiero paralizza la mente e la cui comprensione è impossibile.’ Io non sono d’accordo con questa conclusione, perché ho vissuti altre esperienze, altre realtà che negano la tua affermazione. Come dirtelo a parole? E poi lo si può svelare in parole? Ci sta dentro? Non ci credere. Posso muoverti qualche critica costruttiva? – Lo stile a volte è brillante, conciso e nervoso, altre volte perde quota in mille particolari, io preferisco meno dettagli, più emozioni e sentimenti. -Il racconto dovrebbe avere una trama più consistente, si avverte che si tratta di una specie di diario, il titolo Appunti forse sarebbe meglio trasformarlo in Agenda interiore o storia di una ragazza qualunque. Sai bisognerebbe avere un filo conduttore che faccia da supporto a tutta la vicenda. Nel tuo testo si tratta dello scorrere del tempo secondo Eva. Il tema di fondo è l’inseguimento dell’amore, è chiaro. Ma i fatti sono il quotidiano, l’esperienza umana è molto più ricca e il mondo è più ampio che ci oltrepassa… -Se rileggi quanto ti ho già scritto capirai perché ti dicevo della necessità di fare esperienze, di viaggiare, di immergerti in altre realtà che non hai conosciuto. Quando viaggio io mi ossigeno l’intimo o l’anima se vuoi. Spazio là dove i miei sogni mi hanno prevenuto. Se non si alimenta il mondo interiore non si procede nella vita. per ora ti saluto, un abbraccio da tuo zio.

La storia della volpe Foxy.

La storia della volpe Foxy.

Ho tradotto e rielaborato questa bellissima e particolare storia da

Il Porto: Life in a Wild Canyon Near Positano

By Gianni Menichetti Translated by Cheryl Reimold

(e io l’ho ritradotta dall’inglese)

io sono andata a trovarlo Gianni nel suo regno selvaggio e libero e ho comprato uno dei suoi libri, i cui proventi vanno a beneficio dei numerosi animali, cani e gatti e a volte volpi ferite con cui convive in una solitudine che è sempre meraviglia, gli occhi di Gianni sono buoni, tutta la sua vita è stata è  e sarà a difesa del vallone Porto.

Questa storia è molto emozionante, ascoltiamola dalle sue parole.

Questa è la storia di Foxy, la volpe regina, una delle sette meraviglie sconosciute del mondo. (racconto di Gianni Menichetti, compagno di Vali Myers)

Un gioiello inestimabile che nessuno potrebbe mai possedere. Vali mai si innamorò di qualsiasi essere umano in tutta la sua vita, profuse il suo affetto sconfinato e appassionato su tutti i suoi numerosi animali; ma ha dato tutto il suo cuore a una creatura sola: a Foxy, che era come la reincarnazione di se stessa, uno spirito pagano, come lei selvaggio e indomabile. Oppure la volpe regina era la manifestazione animale identica di Vali, del suo spirito avvolto in una pelliccia bruna con una coda folta, occhi di miele dorato e ambrato, al posto del colore del mare in tempesta di Vali, orecchie nere sempre sul chi vive, con un innato istinto di sospetto verso gli esseri umani. Lady in Fox, Fox in Lady. Verso la fine della primavera del 1965, sulla strada costiera nei pressi di Positano, i cacciatori avevano ucciso una mamma volpe , i suoi cuccioli, non ancora svezzati, invano attesero il ritorno della madre. Destino ha voluto che Rudi, consorte di Vali in quei giorni, si trovava a passare da quella zona. Prese uno dei piccoli cuccioli fuligginosi e si diresse con lui a casa. E ‘sorprendente che nei suoi primi mesi di vita un cucciolo di volpe non abbia nessuna delle caratteristiche più evidenti della sua specie; il pelo è color fumo scuro e il muso è tutt’altro che lungo e affusolato. Quel giorno, Vali era a letto malata, e quando Rudi le porse quel piccolo fagotto scuro, pensò che fosse un cucciolo di cane ma non appena avvicinò un dito la minuscola creatura la morse, in un attimo s’avvide che era una volpe e se ne innamorò per sempre. Quella piccola volpe era destinata a essere l’amore della sua vita e segnò il periodo più bello della sua vita straordinaria, che in gran parte io ho condiviso con lei. Nella stessa tana in cui ora scrivo, 33 anni fa, ho incontrato la madre e sua figlia, la volpe. Foxy allora sei anni, fatta eccezione per la sua madre umana, non ha mai permesso che nessuno le si si avvicinasse, nemmeno Rudi, che l’aveva salvata, strappandola da mani crudeli. Ma non c’è un ragionamento con le cose selvagge. Gratitudine e riconoscimento sono generalmente nozioni che appartengono al nostro mondo, in cui sono inclusi gli animali domestici. Mi ci vollero mesi prima che avessi la fortuna di fare amicizia con lei, prima che potessi toccarla leggermente con il dito mignolo, ella fuggiva alla presenza di ogni essere umano e solo di sua madre si fidava, che poteva prendersela tra le braccia e giocare con lei.

“La tana” in cui ho vissuto fino ad oggi è l’antico padiglione moresco, nel cuore di una gola profonda, la Valle di Il Porto, il canyon selvaggio la cui storia ho già scritto. Vali chiamò sempre questa casa di lei “tana”, e certamente lo era che nel vero senso della parola , un piccolo regno per lei e la sua volpe. Quando dico che non si può ragionare con creature selvatiche, questo è ancora più vero con le volpi, che sono esseri con un senso incredibilmente potente di libertà, e che non accettano compromessi o condizioni. Se non sono trattati con rispetto reverenziale e il passo leggero di una ballerina sul filo del rasoio, e, soprattutto, trattati alla pari, non c’è assolutamente alcuna possibilità di essere in grado di incontrarli o di avvicinarsi a loro. Un improvviso passaggio, un falso movimento, e volano via come il vento.

Con amorevole cura, Vali la allattò e la svezzò. Naturalmente, da allora in poi le porte del padiglione, dotate di griglie, dovettero rimanere religiosamente chiuse per garantire la sua sicurezza dal branco di cani che vivevano sia davanti o dietro la casa-tana. Foxy, però, aveva un piccolo pezzo di terra su un’ala a picco sul fiume dove poteva scavare, trovare rifugio, e dormire durante il giorno, e passare attraverso una bassa, stretta apertura in una delle pareti, nella nostra abitazione, qualcosa di così fondamentale per una volpe che ha un assoluto bisogno di una “terra di nessuno”, di un territorio che non può essere condiviso con gli altri e di una privacy molto selvaggia che non ammette intrusioni. Era l’estate del 1971, mentre ero seduto a terra con Vali, la volpe mi si avvicinò e mi rosicchiò il piede per mettermi alla prova, ma io rimasi lì immobile e imperturbabile. Nei giorni successivi, mentre svolazzava intorno a me come una brezza, potei toccarla per un istante con un dito. E ancora molto tempo passò prima che mi fu permesso di accarezzarle la testa e di solleticarla dolcemente sul collo, ma ha sempre tenuto una zampina pronta alla fuga e la sua bocca era sempre leggermente aperta, i denti pronti a mordere. Veramente magica fu quella notte quando Foxy arrivò al letto a soppalco dove io e Vali eravamo sdraiati a lume di candela. Mai prima di allora Foxy vi era venuta tranne che con Vali nei suoi momenti di solitudine. Quella volta fu come un segno degli dei a consacrare la nostra unione, il nostro selvaggio connubio mai riconosciuto da una legge diversa da quella della natura, un unione animale nel più bel senso della parola, che si consolida sempre più e che era destinata a durare per un lungo, lungo tempo. Da quel momento in poi, sarebbe saltata sul soppalco quasi ogni notte, passando ore intere tra le braccia di Vali nelle sue lunghe trecce color fuoco. Io trattenevo il respiro per non disturbare quell’aura di magia notturna che ci circondava. Di tanto in tanto, Foxy si divertiva a rosicchiare le dita dei piedi, come se fossero piccoli topi nascosti sotto le coperte.

All’inizio dell’autunno del mio primo anno nella Valle, ho avuto l’idea di dedicare a lei – come pegno della mia amicizia e un segno di venerazione del suo nobile spirito selvaggio – non un posto più o meno normale, ma un vero e proprio maestoso trono dove solo lei e sua madre potevano sedersi. Una volta avevo costruito un sedile imponente con schienale alto, lo coprii di pellicce, veli, fili di perle, paillettes, “pailettes” e specchietti, e lo tempestai con ogni tipo immaginabile di gemme e strass. L’arco che coronava il trono aveva tra veli neri un ventaglio di piume di pavone e un piccolo teschio animale dorato. Dal sedile riccamente impellicciato pendevano lussereggianti gonne a strasciso che nascondevano un nascondiglio segreto. I braccioli erano ricoperti di pizzo rosso luminoso con sbuffi di pelliccia e innumerevoli fili di perle. Le gambe anteriori del trono calzavano affusolati stivali rosso vermiglio che spuntavano fuori dal bordo delle gonne fiorite.Foxy, così diffidente verso ogni cosa nuova e spesso sconvolta dal pur minimo cambiamento in casa sua, non esitò a sedervisi come una regina e per il resto della sua vita fu il suo posto d’onore. Senza dubbio, il più straordinario ricordo della mia vita è la visione notturna di fuori del padiglione moresco. Attraverso le grate della porta, nella luce dorata della lampada a gas vedere stagliarsi contro il muro rosso fuoco l’imponente trono, tutta ingioiellato e ogni brillante fremere e luccicare nel vento della notte. Foxy sedeva regalmente, coi suoi penetranti occhi ambrati fulvo vivissimi guardarmi e sussultare anche al frusciare di una foglia. Sempre, prima di entrare in casa ho dovuto annunciarmi, sussurrando il suo nome, sempre come per chiedere il suo permesso, e con quale mano leggera ho dovuto aprire la porta trattenendo il respiro per non disturbarla: un minino movimento brusco l’ avrebbe fatta fuggire in uno dei suoi nascondigli. Detestava sentire le lotte feroci dei cani fuori dal suo regno, che, purtroppo erano frequenti. Ricordo che una sera d’inverno, mentre lei era sola con me sul letto e c’era una rissa di cani proprio fuori dalla porta; montata da una rabbia irrefrenabile immerse le sue zanne nella cosa più vicina a lei: la mia mano. Quasi mi attraversò la mano da un lato all’altro. Rimasi immobile come una statua; Io non mi mossi un ciglio. Mai ho serbato rancore o risentimento nei suoi confronti. Una volpe non accetta punizioni; un essere così orgoglioso, libero e indipendente, non può essere dominato. Mentre pulivo il pavimento con lo straccio bagnato, Foxy andava su tutte le furie, lo considerava un affronto personale. Sembrava quasi un drago che respirava fiamme dalle narici mentre furiosamente mi strappava lo straccio di mano e cercava di mordermi. Spesso, quando salivo la ripida scala che portava al letto sul soppalco, come un pesce guizzante fuori dall’acqua, mi mordeva il tallone come un fulmine in un cielo sereno: come ha goduto di questo gioco! E così via quei rari, preziosi momenti in cui mi ha permesso di accarezzarle e solleticare il collo, ero al settimo cielo. Proprio come sua madre umana, amava i massaggi sulla testa e sul collo, ma anche nei momenti più sensuali di abbandono, la sua bocca era un po ‘aperta, i denti pronti a lampeggiare, e la zampa pronta come una molla disposta saltare via all’improvviso. Vali giocato giochi più fantasiosi con lei, dal momento che solo in braccio alei Foxy era rilassata, Vali sapeva parlare il linguaggio delle volpi, e quindi con Foxy si esprimeva in “lingua volpe.” Non c’era un verso volpesco che lei non riusciva a imitare: dal continuo ululato ai gorgheggi queruli, dai suoni più aspri e gutturali a quelli più acuti e palpitanti. Per chi non ha vissuto con volpi, è difficile, se non impossibile, immaginare la scena desolata in casa la mattina, dopo una “notte brava” di incursioni selvaggi. Era come essere a Cartagine dopo la sua distruzione. E poi tutte quelle volte in inverno, quando Foxy riuscì a spostare la griglia di fronte al camino, e scavare perdutamente ceneri: il pavimento sembrava un paesaggio siberiano, dopo una tempesta di neve violento, e ovunque ci erano sparsi i trofei di cannibali il suo pasto notturno che spesso ha dato la sua più gioia nella diffusione barbaramente rispetto a divorare. Eppure i suoi occhi brillanti di ambra dorata brilleranno per sempre nelle caverne crepuscolari della mia memoria e nella mia anima. La sua bellezza indescrivibile era senza limiti, come lo erano i momenti di sopraffazione e furia durante le sue devastazioni barbariche. Quando questo spirito puro avvolto in un mantello di volpe mi guardava, poteva leggermi come un libro aperto, poteva scrutare i labirinti più profondi del mio essere, come se fossi di cristallo più trasparente, e lei anticipava ogni mia mossa, respiro, e pensiero. Il luogo comune della furbizia delle volpi è una errata interpretazione della loro estrema sensibilità dello spirito (che è più accentuato nelle volpi femminili, quasi da non credere), che dà l’impressione che i loro passi, piuttosto che a terra, siano a mezz’aria su un linea di un funambolo senza rete. Più di una volta si è bruciata la coda contro le fiamme che ardevano nel camino, mostrando totale indifferenza, mentre Vali si disperava perché adorava la sua folta coda. Foxy amava rubare scarpe e portare con sé nei suoi nascondigli segreti, soprattutto al di fuori della sua tana nel terreno, dove li mordeva voluttuosamente. Con la muta dei cani non poteva certo fare amicizia ma in quella folta schiera ce ne erano tre che divennero sue compagne, la sua più grande amica fu la cagnetta Suzy che non esitava a mordere gli altri cani ma mai e poi mai si sarebbe sognata di torcerle un pelo.

Nella sua maturità avanzata la regina vergine, semisdraiata sul suo trono, spesso si accarezzava i capezzoli con la zampina, era come se stesse suonando l’arpa. E dopo un certo tempo, si è verificato il miracolo, c’erano gocce turgide di latte dai suoi piccoli seni, rossi dietro la folta pelliccia. Vali, spremendo qualche goccia sul suo dito, mi fece assaggiare il latte selvaggio. Credo che ci siano molto pochi mortali su questa terra che abbiano avuto la fortuna di averlo fatto. Vali e Foxy avevano abitudini notturne identici. Anche se Foxy, come un vera volpe, si svegliava al crepuscolo e andava letto all’alba mentre Vali di solito si alzava verso le undici o mezzogiorno, il cuore della notte era il loro momento più intenso e vivace. E mentre Vali dipingeva di notte, la sua piccola volpe mi faceva compagnia, avrebbe letto storie a voce alta per finire spesso con il naso tra le pagine come un segnalibro. Potrei raccontare tante altre storie di questa creatura divina e della sua stupenda esistenza. Foxy raggiunse i quattordici anni, caso più unico e raro al mondo e quando sentì che la ; sua fine si stava avvicinando, smise di mangiare e per una decina di giorni prima della sua morte, accettò solo poche gocce d’acqua. Era rimasto solo ossa e pelliccia bruna, ma i suoi occhi, enormi, ancora brillavano. Morì tra le braccia di sua madre, e io ero accanto a loro, poche ore prima dell’alba il 1 ° marzo, 1979. Foxy era l’unica creatura che Vali non volle seppellire nel giardino, come tutti gli altri suoi animali, l’avvolse nei tessuti più belli che possedeva, rasi, sete, scialli con arabeschi e ricami, e mi chiese di appenderla tra i rami più alti del sambuco: un funerale pellerossa. Tra quei rami è rimasta esattamente otto mesi e il secondo del mese di novembre i resti, avvolti nei più bei veli e profumati con essenze e spezie, giacquero in un bel cofanetto di legno di castagno che Vito Talamo, un falegname a Positano, fece a regola d’arte e per cui rifiutò di essere pagato.

Su un ovale di ottone lucido inciso a Napoli sono scritte queste parole: Foxy (1965-1979) la solo amata figlia di Vali Myers Da allora, questo bellissimo cofanetto è stato a fianco del letto di Vali, e lo è tuttora, ai giorni nostri. E ‘così vicino a me che lo posso toccare, anche mentre scrivo le ultime righe di questa storia straordinaria che sembra una favola o un sogno, ma un sogno che io stesso ho vissuto.

Per leggere di piu’ su questa straordinaria esperienza
http://www.allaboutcommunication.com/IlPortoBookt.html

Vi invito a visitare http://www.giannimenichetti.com

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