Cielo mancato

Tutto tra noi è mancato:

Un appuntamento,

Un incontro,

Un sorriso,

Un bacio,

Un abbraccio,

Persino tutto un tempo dell’attesa è mancato,

Inghiottito in questo utero vuoto,

Buco nero tra le stelle,

Nuvole smarrite,

Che persino tutto il cielo

è mancato tra di noi

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Poesia è…

Poesia è…

Quando respiro un momento di te

Quando ascolto un attimo di me

E mi incanto in un suono

Che parla di me

E mi perdo in parole

Che raccontano di te

Poesia è

Alfabeto d’amore

Incontro d’anima

Ascolto del vento

Farsi culla del mondo attraverso te

Speranza

Di notte mi sveglio

E spio la sottile striscia del giorno

Che avanza da dietro alle persiane,

Quella sottile striscia di luce

Che mi porterà dal sogno

Al reale incontro di te

Ti incrocio…

Ti incrocio nei miei pensieri,

ti incrocio nelle nuvole,

ti incrocio in un sogno che ha il sapore dell’infinito…

ti incrocio e mai ti incontro…

incrocio

L’incontro di un fiore ed una stella.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle. Alda Merini

 

milky-way-474931_1920

Una data di maggio, un invito ad una conferenza al planetario di Milano, e la promessa di un sorriso…

La persona che desideravo incontrare era uno dei relatori sul tema Cosmografia antica e moderna della Via Lattea.

Quello sarebbe stato il nostro primo, forse unico, incontro , in quel giorno, in quel luogo, ma non c’era né un’ora né un appuntamento preciso…

La cosa era strana perché lui è persona che pianifica ogni cosa, e ciò non mi rendeva tranquilla, io avrei voluto preparare il nostro incontro nei dettagli, tuttavia evitai di porgli ogni domanda a riguardo.

Avevo paura ed ero felice allo stesso momento…

 A me sarebbero bastati anche solo due minuti del suo tempo oppure anche niente e in questo caso io lo avrei ammirat0 da lontano,  invisibile tra il pubblico, magari nascosta dietro ad una colonna, mentre lui avrebbe tenuto la sua relazione sulle stelle all’interno del planetario….

Non ero neppure certa che lui mi volesse incontrare veramente…

 e io volevo incontrarlo ?

Avevo viaggiato in treno dalla mia città  fino a Milano, e scesa a stazione centrale presi la metro, prima la linea 2 e poi a Loreto cambiai per la linea 1, ad un certo punto il vagone affollato si svuotò, e io rimasi a guardare il mio tenue riflesso nel finestrino, ero tesa e piena di interrogativi, mi chiedevo se mai avrei avuto il coraggio di avvicinarlo, di salutarlo e di porgergli i doni che avevo preparato per lui.

Sì , quel viaggio io l’avevo desiderato e sognato per quattro mesi, duranti i quali a causa di varie congiunture negative avevo dovuto prendere in considerazione l’idea di annullarlo fino quasi all’ultimo momento… ma…  finalmente, ora,  io ero a Milano, e ne ero felice, mi osservai sorpresa nel finestrino :

dopo il lungo sofferto inverno io ero in fiore!

Un ramo secco come me era tutto fiorito, era dunque vero che i vecchi rami secchi riservano delle sorprese, ed io avevo percezione forse nella prima volta nella mia vita di essere divenuto uno splendido fiore.

Ma avevo paura, respiravo respiravo,  l’ansia non passava, dentro di me suonava Ramble on dei Led Zepelin, e nonostante tutti i dubbi io mi sentivo felice e … bella…

Ramble On,
And now’s the time, the time is now, to sing my song.

Era una cosa straordinaria per un fiore viaggiare e andare ad incontrare una stella in un planetario.

Devo dire che  io avevo immaginato che il nostro primo incontro dovesse avvenire in un bosco, in mezzo alla natura, in un sentiero sul mare, invece si sarebbe svolto in pubblico, in mezzo a gente a me sconosciuta, al chiuso, in un planetario.

Lui presentava una relazione sulla costellazione di Andromeda,  il suo intervento era uno dei più attesi dal pubblico, incontrarlo e ascoltare dalla sua voce le sue parole dopo aver letto tutti i suoi libri era un evento. Che cosa rendeva così speciale i suoi scritti?

La  semplicità unita alla meraviglia dell’osservazione dell’universo, la precisione descrittiva unita ad una sorta di involontaria  poesia.

andromeda-galaxy-755442_1280

Perché dentro me io sento l’universo.

Tutto l’universo, c’è, dentro me.

Lui aveva nel cuore e nella mente l’infinito.

Per l’occasione si sarebbe appuntato sul petto una spilla  in modo da rendersi riconoscibile a chiunque avesse desiderato fare la sua conoscenza.

Ma io non avevo bisogno di spille per riconoscerlo, sapevo che l’avrei riconosciuto e basta, sebbene avessi una sua foto in bianco e nero, io semplicemente avrei saputo che era lui. Invece io indossavo una vistosa collana in ossidiana nera così che incontrandomi lui avrebbe saputo senza dubbi che si trattava di me.

E così scesa dalla metro ritrovai il coraggio e la forza e camminai rapida e rapita fino al planetario, il mio cuore danzava felice agli astri…

La conferenza interstellare era iniziata poco dopo l’alba dopo gli allineamenti di Urano, Venere, Terra e Luna , ed io arrivavo in tardi mattinata proprio in coincidenza con il brunch.

pianeti

L’atrio era affollato, mi diressi al banco per la registrazione, poi studiai la situazione o meglio mi lasciai andare al mio cuore per farmi portare fino a lui. Salii la rampa delle scale a dx, e mi trattenni  in alto ad osservare la sala semivuota,  mi nascosi dietro due persone che parlavano tra loro, e finsi di leggere il programma della conferenza, … non aspettai molto, poco dopo proprio lui mi sfilò di fronte, lo riconobbi immediatamente, rapido scese giù in platea, io respirai e mi lasciai andare, scesi le scale e lo raggiunsi… lo chiamai… un sorriso e lui fu vicino a me…come la cosa più normale al mondo, nessun imbarazzo, nessuna paura, mi sentii subito a mio agio, egli mi fece segno di accomodarmi in uno dei posti liberi della fila dietro alla sua… a quel punto capii che non mi serviva più una colonna dietro cui nascondermi anche perché al planetario non ci sono colonne…

Il suo intervento era fissato  per il tardo pomeriggio al sorgere del primo quarto di luna.

Io mi sedetti dietro a lui, e lo osservai per tutto il tempo, ah sì la conferenza era alquanto interessante….davvero…

Lui era molto teso per il suo primo intervento in pubblico, già era noto per le sue brillanti intuizioni astrofisiche, ma io sapevo che quel giorno era importante, che tutto il mondo si sarebbe accorto della sua grandezza…

Ma che importava a me del mondo, delle stelle, dei pianeti, delle comete…

tu e Telescopio

Io pensavo che una sua lacrima ingrandita al microscopio era più bella di qualsiasi lontana galassia…

Giunse il momento tanto atteso…

Egli salì sul palco, si accesero tutte le stelle, ed io capii quel che dovevo capire.

Che lui riempiva tutto il palco.

Che lui riempiva l’universo intero.

Anche il mio.

Il pubblico era affascinato dalle perfezione e dalla nitidezza delle immagini, dal profondo mistero delle sue parole, degli interrogativi e delle nuove frontiere che egli poneva alla moderna cosmografia.

Al termine ricevette un lungo applauso e molti dei presenti si misero in fila per stringergli la mano.

Io no, restai ancora per un poco seduta senza muovermi, poi mi sentii mancare l’aria e dovetti uscire all’aperto….

Le stelle le galassie le comete…

La luce del sole mi riportò alla realtà, andai ad appoggiarmi alla siepe, toccai le nuove foglioline del bosso, a Milano era un brillante pomeriggio primaverile, a poco a poco ripresi a respirare…

E lui arrivò da me, come un’improvvisa apparizione, la sua voce era come rugiada mattutina sulle rose, io mi aggrappavo alle foglioline della siepe… lui mi disse tutto quello che credeva di dirmi, io gli diedi i doni preparati per lui.

Lo rividi ancora più tardi, brevemente, nel corridoio, e poi al mattino seguente nella sala della colazione, mi strinse ancora la mano per salutarmi… io quasi fuggii via, mi aspettava il treno del ritorno…

nel cuore riportai una profonda impressione di stelle e un ricordo di inaspettata fioritura…

(foto da pixabay)

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