Il mio innamorato

Il mio innamorato ama le stelle

il mio innamorato ama i numeri e le cose piccole piccole

tra i capelli ha frammenti di stelle

e negli occhi ha pagliuzze d’infinito

e sulla bocca tiene un fiore rosso stupendo

io vorrei scrivergli

parole d’amore che possa capire

vorrei scrivergli poesie

che sappiano toccare il suo cuore, lontano,

ma resto sempre senza parole

e ho scritto poesie

e nessuna è abbastanza per lui

il mio innamorato ama l’infinito

e io amo lui

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Un dono d’infinito

dono

Amore,

vorrei darti in dono tutte le cose più belle,

vorrei raccogliere cesti di stelle per far brillare la tua notte

e cesti di ciliegie per rendere dolci i tuoi giorni,

vorrei proteggerti da ogni sofferenza e ripararti da ogni delusione,

vorrei farti dono dell’universo,

amore,

vorrei farti un dono d’infinito

ma non c’è niente che io possa donarti

perché il dono più bello della tua Vita sei tu

(foto di MorningBirdPhoto)

Partorirti

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Avrei voluto portare il tuo mistero,

avrei voluto che mi sgusciassi tra le gambe

sporco, acerbo frutto,

e appoggiato il tuo cuore sul mio,

avrei visto la cosa più straordinaria del creato,

un fior di loto di fango, appena sradicato,

un pezzo di asteroide incandescente di sole,

un sogno d’infinito lanciato nel mondo…

 

 

La porta e le poiane

La porta si apre al sole, al verde, alla vita, al vento e sull’infinito…

e le poiane volano libere e maestose sul mare scosso dal vento di levante,

volano verso i nidi sulle rocce e sopra al bosco impenetrabile,

giocando con il vento e sfidando la vita.

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Sperare

“Qualunque sia il momento che ognuno di noi sta vivendo,  donare e ricevere amore, ci fa sperare in qualcosa di bello e di infinito” Dina https://emozioni759.wordpress.com/

Quando un’estate ha il colore dell’azzurro

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Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me. Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

Paolo Conte

Azzurro

per qualcuno è un numero…

per qualcuno è un profumo…

per altri è il colore azzurro…

per me è questa canzone di Paolo Conte…

azzurro… la capacità di colorare un ricordo del colore della malinconia

con quel gatto che non c’è più, con quelle rose che non profumano più, con quella siepe che non nasconde più l’infinito, con quel treno che non torna più indietro se non con la forza motrice del ricordo…

Quando il tempo rallenta o accelera come un treno in una stazione che non ha più fermate, quando un secondo pesa come un macigno, quando tu non ci sei più e un altro treno ti sta portando via, via da me, quando un’estate ha il colore dell’azzurro…

 

Ti incrocio…

Ti incrocio nei miei pensieri,

ti incrocio nelle nuvole,

ti incrocio in un sogno che ha il sapore dell’infinito…

ti incrocio e mai ti incontro…

incrocio

Innestati d’amore infinito

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Ascolto  le gocce di pioggia che ad una ad una cadono sul tetto

e i tuoni che rovesciano la montagna dentro al mare

ma che ci importa se la montagna rotolerà nel mare

ma che ci importa se la pioggia distruggerà la valle.

Ascolto i tuoi battiti che regolano l’universo,

ascolto il tuo cuore che come valanga travasa nel mio :

io e te
nel nostro rifugio dal mondo

immersi nella linfa della natura

innestati d’amore infinito

IO AMO : è la mia casa. (canzone di una Volpe)

volpe 1

Una sera nel mio cortile incontrai una volpe e avvenne tra noi, pressappoco, questo dialogo:

“Ciao Volpe, che ci fai qui?

Tu cerchi una casa accogliente e ariosa, senza inferriate, per le tue parole  e la tua anima. Tutto l’universo non ci sta più nella tua mente. Ascolta cosa dice Etty Hillesum :

A volte vorrei rifugiarmi con tutto quel che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. E’ proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sè. E io mi cerco sempre un paio di parole.”

La Volpe rispose:

“Esistono, le parole.

IO AMO.

Eccole.

Notte.
L’universo sta stretto, dentro la mia testa.

Io ho da dire molte cose.
Io vorrei dire alle persone che serve la pace.”

In seguito a questo breve dialogo io scrissi questa canzone:

Canzone per una Volpe.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo,  dice.

Il suo corpo è snello e magro,
sul cuore ha il sigillo dell’ infinito,
gli occhi selvatici e sinceri,
è abituata a sopravvivere in solitudine,

Di notte, in silenzio
osserva le finestre illuminate
delle case a lei estranee,
cercando
un poco di quiete e di calore.

Se provi ad avvicinarla
lei scappa spaventata,
se le lasci un poco di cibo
tornerà , non vista, a prenderlo.

Dorme nel suo rifugio solitario,
lei pensa e sogna in blu,
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice che io amo,
due parole sono la sua casa:
Io amo, dice.

A volte è impaurita
a volte è gioiosa
a volte è stupita
lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto

in fuga.

Semplici cose la rendono felice,
una debole candela è sufficiente ad illuminare
i suoi occhi neri nelle notti senza luna.

Lei si perde a guardare
le goccioline d’acqua,
le piccole pietre,
i riflessi della luce
le lacrime di coccinella,
i pensieri buoni che sanno di speranza

Lei è soltanto una piccola volpe blu-velluto,
dal suo rifugio scruta le stelle,
e immagina che
la sua folta coda blu sia una cometa,
gioca a far l’amore con l’universo,
lei pensa e sogna in blu,

lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
io amo, dice.

I suoi sensi sono fini,
fiuta l’odore della paura,
ma va alla ricerca di gentilezza,
nella lunga notte invernale
si protegge le zampe e le orecchie sensibili
con la folta coda blu.

Lei vorrebbe avere un figlio
a cui donare tutto il mondo,
regolerebbe il battito del proprio cuore

a quello del suo cucciolo.

Lei è così pura e graziosa,
guarda il mondo
con i suoi occhi sorpresi ed elusivi,
sempre alla ricerca di bellezza
e di amore.

Lei è innamorata di tutto il mondo
lei dice io amo,
due parole sono la sua casa:
Io AMO, dice.

A volte fugge
quando il mondo
diventa troppo forte e difficile,
ci sono troppe cose complicate
mentre i suoi occhi sono semplici e puliti,
e lei scappa via
e ti osserva curiosa da lontano
senza mai dimenticare le tue mani,
poi lei ritorna,
con la folta coda blu impolverata di stelle,

lei vorrebbe un figlio da coccolare,
lei vorrebbe avere la sua finestra
di tenere sempre illuminata,
perché Lei è soltanto una volpe blu-velluto,

lei ama tutto il mondo
perché ama,
sì, lei ama

e Amore è la sua casa.

L’incontro di un fiore ed una stella.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle. Alda Merini

 

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Una data di maggio, un invito ad una conferenza al planetario di Milano, e la promessa di un sorriso…

La persona che desideravo incontrare era uno dei relatori sul tema Cosmografia antica e moderna della Via Lattea.

Quello sarebbe stato il nostro primo, forse unico, incontro , in quel giorno, in quel luogo, ma non c’era né un’ora né un appuntamento preciso…

La cosa era strana perché lui è persona che pianifica ogni cosa, e ciò non mi rendeva tranquilla, io avrei voluto preparare il nostro incontro nei dettagli, tuttavia evitai di porgli ogni domanda a riguardo.

Avevo paura ed ero felice allo stesso momento…

 A me sarebbero bastati anche solo due minuti del suo tempo oppure anche niente e in questo caso io lo avrei ammirat0 da lontano,  invisibile tra il pubblico, magari nascosta dietro ad una colonna, mentre lui avrebbe tenuto la sua relazione sulle stelle all’interno del planetario….

Non ero neppure certa che lui mi volesse incontrare veramente…

 e io volevo incontrarlo ?

Avevo viaggiato in treno dalla mia città  fino a Milano, e scesa a stazione centrale presi la metro, prima la linea 2 e poi a Loreto cambiai per la linea 1, ad un certo punto il vagone affollato si svuotò, e io rimasi a guardare il mio tenue riflesso nel finestrino, ero tesa e piena di interrogativi, mi chiedevo se mai avrei avuto il coraggio di avvicinarlo, di salutarlo e di porgergli i doni che avevo preparato per lui.

Sì , quel viaggio io l’avevo desiderato e sognato per quattro mesi, duranti i quali a causa di varie congiunture negative avevo dovuto prendere in considerazione l’idea di annullarlo fino quasi all’ultimo momento… ma…  finalmente, ora,  io ero a Milano, e ne ero felice, mi osservai sorpresa nel finestrino :

dopo il lungo sofferto inverno io ero in fiore!

Un ramo secco come me era tutto fiorito, era dunque vero che i vecchi rami secchi riservano delle sorprese, ed io avevo percezione forse nella prima volta nella mia vita di essere divenuto uno splendido fiore.

Ma avevo paura, respiravo respiravo,  l’ansia non passava, dentro di me suonava Ramble on dei Led Zepelin, e nonostante tutti i dubbi io mi sentivo felice e … bella…

Ramble On,
And now’s the time, the time is now, to sing my song.

Era una cosa straordinaria per un fiore viaggiare e andare ad incontrare una stella in un planetario.

Devo dire che  io avevo immaginato che il nostro primo incontro dovesse avvenire in un bosco, in mezzo alla natura, in un sentiero sul mare, invece si sarebbe svolto in pubblico, in mezzo a gente a me sconosciuta, al chiuso, in un planetario.

Lui presentava una relazione sulla costellazione di Andromeda,  il suo intervento era uno dei più attesi dal pubblico, incontrarlo e ascoltare dalla sua voce le sue parole dopo aver letto tutti i suoi libri era un evento. Che cosa rendeva così speciale i suoi scritti?

La  semplicità unita alla meraviglia dell’osservazione dell’universo, la precisione descrittiva unita ad una sorta di involontaria  poesia.

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Perché dentro me io sento l’universo.

Tutto l’universo, c’è, dentro me.

Lui aveva nel cuore e nella mente l’infinito.

Per l’occasione si sarebbe appuntato sul petto una spilla  in modo da rendersi riconoscibile a chiunque avesse desiderato fare la sua conoscenza.

Ma io non avevo bisogno di spille per riconoscerlo, sapevo che l’avrei riconosciuto e basta, sebbene avessi una sua foto in bianco e nero, io semplicemente avrei saputo che era lui. Invece io indossavo una vistosa collana in ossidiana nera così che incontrandomi lui avrebbe saputo senza dubbi che si trattava di me.

E così scesa dalla metro ritrovai il coraggio e la forza e camminai rapida e rapita fino al planetario, il mio cuore danzava felice agli astri…

La conferenza interstellare era iniziata poco dopo l’alba dopo gli allineamenti di Urano, Venere, Terra e Luna , ed io arrivavo in tardi mattinata proprio in coincidenza con il brunch.

pianeti

L’atrio era affollato, mi diressi al banco per la registrazione, poi studiai la situazione o meglio mi lasciai andare al mio cuore per farmi portare fino a lui. Salii la rampa delle scale a dx, e mi trattenni  in alto ad osservare la sala semivuota,  mi nascosi dietro due persone che parlavano tra loro, e finsi di leggere il programma della conferenza, … non aspettai molto, poco dopo proprio lui mi sfilò di fronte, lo riconobbi immediatamente, rapido scese giù in platea, io respirai e mi lasciai andare, scesi le scale e lo raggiunsi… lo chiamai… un sorriso e lui fu vicino a me…come la cosa più normale al mondo, nessun imbarazzo, nessuna paura, mi sentii subito a mio agio, egli mi fece segno di accomodarmi in uno dei posti liberi della fila dietro alla sua… a quel punto capii che non mi serviva più una colonna dietro cui nascondermi anche perché al planetario non ci sono colonne…

Il suo intervento era fissato  per il tardo pomeriggio al sorgere del primo quarto di luna.

Io mi sedetti dietro a lui, e lo osservai per tutto il tempo, ah sì la conferenza era alquanto interessante….davvero…

Lui era molto teso per il suo primo intervento in pubblico, già era noto per le sue brillanti intuizioni astrofisiche, ma io sapevo che quel giorno era importante, che tutto il mondo si sarebbe accorto della sua grandezza…

Ma che importava a me del mondo, delle stelle, dei pianeti, delle comete…

tu e Telescopio

Io pensavo che una sua lacrima ingrandita al microscopio era più bella di qualsiasi lontana galassia…

Giunse il momento tanto atteso…

Egli salì sul palco, si accesero tutte le stelle, ed io capii quel che dovevo capire.

Che lui riempiva tutto il palco.

Che lui riempiva l’universo intero.

Anche il mio.

Il pubblico era affascinato dalle perfezione e dalla nitidezza delle immagini, dal profondo mistero delle sue parole, degli interrogativi e delle nuove frontiere che egli poneva alla moderna cosmografia.

Al termine ricevette un lungo applauso e molti dei presenti si misero in fila per stringergli la mano.

Io no, restai ancora per un poco seduta senza muovermi, poi mi sentii mancare l’aria e dovetti uscire all’aperto….

Le stelle le galassie le comete…

La luce del sole mi riportò alla realtà, andai ad appoggiarmi alla siepe, toccai le nuove foglioline del bosso, a Milano era un brillante pomeriggio primaverile, a poco a poco ripresi a respirare…

E lui arrivò da me, come un’improvvisa apparizione, la sua voce era come rugiada mattutina sulle rose, io mi aggrappavo alle foglioline della siepe… lui mi disse tutto quello che credeva di dirmi, io gli diedi i doni preparati per lui.

Lo rividi ancora più tardi, brevemente, nel corridoio, e poi al mattino seguente nella sala della colazione, mi strinse ancora la mano per salutarmi… io quasi fuggii via, mi aspettava il treno del ritorno…

nel cuore riportai una profonda impressione di stelle e un ricordo di inaspettata fioritura…

(foto da pixabay)

Settembre con tramonto e principessa. (per Claudia)

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Settembre, ancora la mia estate dentro, 19 settembre è ancora estate, la mia estate, un’altra giornata serena al mare, sabbia conchiglie sassolini rametti secchi, piccole cose da guardare e anche le più grandi come il mare e il cielo, e tutte queste nuvole come nuvolesparsetraledita (  https://mariangelatardito.wordpress.com/ ) che si incrociano, che formano disegni che fanno pensare a qualcuno o qualcosa di più grande, immenso, infinito dentro al quadrato dei nostri limiti, e poi tramonti accesi infuocati o albe soffuse, rosa. Vele bianche che ricorrono nel mio orizzonte, una chitarra e un bandoneon gitano sulla spiaggia ed io che scrivo poesie.

mare 2

Estate, 19 settembre, ancora amiamo, ancora suoniamo, ancora sogniamo, ancora scriviamo e voliamo via tra queste nuvole, in questo tramonto che accende un vulcano su una rocca su una collina con una principessa chiusa nella sua torre che osserva le nuvole andare via lontano e perdersi via, lontane e vicine che quasi si toccano in punta di piedi, in punta di dita, in punta di cuore,da quella finestra che guarda il mondo, con l’incendio dentro e fuori a cui lei, la principessa, non sa dare il volo.

                                                                                                  wpid-20150919_191354.jpg

 

 

 

uma libélula zen

bb

Uma libélula azul paira,

fica no infinito

de um segundo.

O rio corre rápido:

libre -se de seus pensamentos.

Uma libelula preta fecha suas asas douradas

sobre uma lâmina de grama,

lieve.

O rio corre soave:

uma fohla pirueta no vórtice

e desliza fora.

Uma libélula vermelha

està dançando sua ilusão de voo

contra o céu azul.

O rio corre selvagem:

suas lágrimas se cougalan.

Na borda da água permanece uma libélula zen:

o rio corre perenemente.

Libellula zen

Una libellula azzurra si libra,

sosta nell’infinito di un secondo.

Il fiume scorre rapido: si liberano i tuoi pensieri.

Una damigella nera socchiude le ali,

dalle pagliuzze dorate,

su un filo d’erba,

leggera.

Il fiume scorre dolce:

una foglia piroetta nel vortice e scivola via.

Una libellula rossa danza

la sua illusione di volo

contro l’azzurro del cielo.

Il fiume scorre impetuoso:

si coagulano le tue lacrime.

Sul filo dell’acqua indugia una libellula zen:

il fiume scorre perenne.

zen

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