Non ancora estate

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domenica 20 marzo 2016

Domenica di primavera , non ancora estate, nel parco del Monte San Bartolo, le mareggiate invernali hanno ridisegnato i contorni della spiaggia ampliandola rispetto all’ultima stagione balneare, si trovano ciottoli e sassi dalle forme insolite e tronchi e rami approdati da chissà quali terre creano una naturale scenografia.

 

Come un geco :)

Come un geco… 🙂

come un geco 2Mi arrampico, non cado e resisto alle difficoltà;

mi mimetizzo e non mi nascondo dalle mie paure;

mi scaldo al sole e mi ricarico di energia;

osservo le piccole cose e sono felice;

una goccia d’acqua è una sorgente;

una foglia il mio ombrello;

un albero un mondo da scoprire;

un anfratto nella roccia il mio universo;

la notte il tempo per cacciare;

il giorno il tempo per sognare…

come un geco 1

Tender magnificent bark.

corteccia 2

No armor
on my heart.
It wears a tender and
magnificent tree bark:
it flips as the pages of a book,
it flakes as sandstone,
it crumbles as dust.
Ancient tender tree bark,
rough to the touch,
well polished by sun and wind :
and time makes it in dust.
When the sap slowly dies,
It remains a tender magnificent bark,
it crumbles between my fingers,
Exoskeleton of my heart.

Gatti al mare.

C’e’ una spiaggia sulla costiera amalfitana che si raggiunge a piedi scendendo un facile sentiero tra la macchia mediterranea.E ‘ la spiaggia in localita’ Tordigliano- Chiosse, individuare l’ inizio del sentiero non e’ cosa semplice ma in pochi minuti di discesa non difficoltosa sarete ripagati, la vista la spiaggia e il mare sono stupendi, in aggiunta a cio’ le barche in rimessa sul molo, un piccolo rifugio addossato alla roccia, i resti di una fornace di calce sono molto suggestivi nel loro insieme. Ma la bellezza del luogo sta nell’incontro con la colonia felina che qui vive.
Dopo essersi inoltrato nella macchia mediterranea tra carrubi, mirti corbezzoli e lentischi, il sentiero corre sotto una parete di sedimenti marini, antiche grotte marine crollate, e si aprono scorci sul mare quando all’improvviso spuntano due tre quattro simpatiche e miagolanti teste che come sentinelle del posto ti vengono incontro e ti invitano gentilmente insistenti a seguirli poco piu’ in basso in un piccolo spazio riservato al loro ristoro dove vi sono diverse ciotole, ora vuote ma che qualche gattaro o pescatore provvede di sicuro a riempire.
“Ciao Umano cosa mi hai portato da mangiare? Finalmente sei arrivato, ho una fame!”
Qualche gatto entra a quattro zampe dentro ad una ciotola come a dirti:
“Non vedi che e’ vuota? Cosa hai nella borsa?Cibo per me?”
Un altro si affretta a leccare e lustrare per bene una ciotola per ribadire il concetto che e’ vuota, “allora hai capito che e’ vuota?cosa aspetti? Apri quella borsa!”
Un altro gatto ti guarda dolcemente, un altro miagola in modo eloquente: “O il cibo o la vita!”
Non abbiamo niente con noi, niente cibo in borsa…
Abbiamo solo qualche carezza o qualche coccolina…
Ma questi gatti non conoscono il piacere e il calore di una carezza. Sono mezzi selvatici, per loro l’amore e’ attesa di un umano con una borsa di cibo.
E’ possibile addomesticare questi gatti? La domanda e’ come funziona l’addomesticamento? E che cosa e’ ? Un qualcosa che aspetti e se non arriva ti manca? O e’una specie di amore- attrazione? Quando e come scatta la molla della fiducia che avvicina il felino all’uomo e viceversa? Quanto tempo si e’ disposti ad investire e a rischiare?
Certi gatti restano selvatici, non hanno mai conosciuto amore o il piacere di una carezza. Per loro l’amore e’ semplicemente una ciotola di cibo portato da un umano.
Questi gatti bianchi e rossi non si fidano. Forse non sanno cosa e’ una mano umana, cosa e’ una carezza. Restano a guardarti a distanza di sicurezza, appena ti avvicini di un passo scattano rapidi e si nascondono tra i cespugli. Poi si riavvicinano con la speranza che in quella borsa ci sia qualcosa di buono.
Sulla spiaggetta, piccolo molo per i pescatori, tra le barche in rimessa ci le mamme gatte con i piccolini teneri e graziosi, ma ogni tentativo di avvicinamento e di addomesticamento fallisce.
Dal rifugio adornato di legnetti, conchiglie, sassi e da una madonnina votiva si passa a destra sugli scogli per una scaletta in ferro e in breve si raggiunge la spiaggia marina di Tordigliano. Proprio di fronte, le 3 isole dell’arcipelago dei li galli appaiono vicinissime, la vista e’ stupenda, e’ l’ora del tramonto e ogni cosa assume morbidi contorni. La parete alle spalle e’ a rischio di frane e un masso con un albero in cima torreggia sulla spiaggia.
Un gatto rosso e bianco se ne sta qui in solitudine e tranquillita’ dal resto della colonia. Non c’e’ altro gatto o altra persona umana.
Io pure assaporo la pace del tramonto, io e il gatto rosso ci accorgiamo l’uno dell’altro, ci osserviamo da lontano chiedendoci se sia il caso di incontrarci ma poi lasciamo perdere, sara’ per un’altra volta se deve essere, restiamo a guardare il mare e l’ora blu che precede il tramonto in perfetta solitudine e in magico silenzio.

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Bianca vela

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Nella notte,
nel mare
le isole sono spente e silenziose,
solo il faro è acceso e pulsante,
la costa opposta è tutta un palpito di luci vibranti, una nave da crociera attraversa lenta e maestosa il golfo,
nel cielo navigano nuvole strappate e stelle indicano la via verso la luna.
Ma il mio amore è lontano:
poco prima del tramonto
la sua bianca vela è passata
tra le isole senza nemmeno mandarmi un saluto.

E io non so perchè.

Bianca è la sua vela,
bianca la mia anima senza di lui,
poichè l’amore che ho per lui mi fa dimenticare la bellezza del cielo,
poiché l’amore che ho per lui mi fa dimenticare i colori del tramonto.
Bianca e lontana
la vela del mio amore,
bianca e lontana
la mia anima.
Bianca vela perduta
tra le isole,
nella notte,
nel mare.

Alba evanescente

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Il mare risuona come acqua risorgiva,
immobile ed eterno
è sospeso in quest’alba
di petali di rosa.
Il cielo è un delicato bocciolo di velluto,
Alba , tenera amante non riamata,
Accarezza e bagna il mare,
non appena lo risveglia alla luce,
evanescente si dissolve,
sogno di dolcezza,

perdurando la sensazione

di un bacio soave

mai dato.
….

Fragile magnifica corteccia

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Non ha corazza
il mio cuore.
Indossa una fragile e
magnifica corteccia:
si sfoglia come pagine di un libro,
si sfalda come pietria arenaria,
si sbriciola come polvere.
Antica tenera corteccia,
Ruvida al tatto,
Ben levigata da sole e vento,
E il tempo ne fa polvere.
Quando lentamente la linfa muore,
Resta fragile magnifica corteccia,
Si sgretola fra le mie dita,
Esoscheletro del mio cuore.

Il topolino spaventato.

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Nel giardino, all’ombra del carrubo, in un
sonnecchioso e caldo pomeriggio d’estate, riposavo sulla mia amaca tra
le cicale e il profumo del sole, quando mi accorsi di due occhietti neri. Mi stavano
guardando da dietro una pietra a pochi centimetri da me, pensai alla solita
lucertola curiosa, invece si trattava di un piccolo innocuo topolino impaurito. Nel pomeriggio c’era
pace e caldo e nonostante avessi bevuto un doppio caffe’ mi riassopii, ogni tanto cadeva una foglia secca, e una bacca di carrubo, oppure la solita lucertola maldestra faceva rotolare un sassetto, allora aprivo gli occhi e provavo a
riprendere il filo della lettura interrotta, ma mi vedevo sempre quei due occhietti neri a punta che mi osservavano, il mio topolino doveva essere molto intimorito e probabilmente non sapeva come far ritorno sano e salvo alla sua tana tra le pietre sotto al carrubo.
Devo confessarvi che io ho paura dei topolini anche se mi
piacciono, ne raccolgo anche gli scheletrini e li conservo per un po’, andrà via pensai,
invece lui continuava a restare li’con il fiato sospeso ed io pure. Il caldo e la pace del luogo mi rapirono nel sonno, quando mi svegliai era ora di cena, lasciai cosi’ la mia comoda amaca, preparai la cena e mi dimenticai del topolino. Nel risciasquare i piatti lui si spavento’ del rumore, fece una rapida apparizione tra le pietre che sostengono il lavello, ( in seguito ho provveduto a chiudere per bene tutti i buchi) e si nascose tra i rametti del lentisco, era li’ indifeso, i suoi occhietti mi fissavano spaventati e anche io lo ero e sentivo il
suo cuoricino battere in quegli occhi…, volevo che se ne andasse dal mio giardino,
da sotto al mio lavello, non pensai minimamente di fargli
del male, sperai che se ne andasse da solo.
Dopocena tornai alla mia amaca, il cielo stellato e il rumore del mare, tutto era pace e tranquillita’, come potevo avere sentimenti bellicosi per un povero topolino sperduto !
Presto mi ritirai a dormire, accompagnata dai suoni del bosco, dimenticai il mio spaurito topolino.

La mattina mi alzai e uscii all’esterno a godere del panorama e del mare luccicante,
andai verso al lavello per lavarmi il viso, quando dalla parete di
roccia scendeva silenzioso un serpente cervone, di color marrone chiaro, di sicuro stava cacciando la sua preda tra
le pietre, era talmente concentrato da non essersi accorto di me, all’improvviso le fui di fronte e si mise
talmente paura che si lanciò per terra da due metri di altezza,
accartocciandosi e contorcendosi, per la sorpresa gridai anche io, probabilmente avevo appena salvato il mio topolino da una fine certa… comunque sia
non lo vidi più.

Info sul serpente Cervone
http://www.naturamediterraneo.com/cervone/

La mia estate dentro.

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La mia estate dentro.
C’è un posto in cui l’estate non finisce mai ed è sempre presente : è il mio cuore.
La mia estate dentro sono semplici storie che sanno di sole, là dove il mare e’ più blu, dove il sole luccica in mille specchietti tra le onde, dove la natura è amica confidente e offre un riparo alla mia anima freddolosa e un piccolo, sicuro rifugio dal lungo inverno.
Questo posto è diverso per ognuno di noi, può coincidere con una stagione oppure essere un luogo particolare oppure uno stato naturale della mente.
L’estate per me è una stagione dell’anima, un sorriso caldo da cui mai vorrei separarmi, un ricordo per i lunghi e bui giorni invernali, il mio sorriso segreto e invincibile. E luoghi segreti, giardini segreti in cui ritornare nel più freddo inverno, il cappotto più caldo da indossare, il vestito più lussureggiante contro il bianco nulla della neve. E’ l’odore del sole, del sale e del mare sulla mia pelle, è il soffio del vento caldo, è il cielo notturno ascoltato da un’amaca in un giardino di fiori e frutti con accanto un gatto nero di nome Zorro, è il rumore incessante delle cicale, e’ quel caldo che stordisce e scioglie, è una mastella blu in cui fare un bagno frugale, è la canzone Azzurro come un treno che all’incontrario va, è un viaggio notturno andata e ritorno a piedi nudi fino alla luna…
Sono sassi conchiglie e rametti, cose semplici da trasportare e conservare, leggeri aquiloni da far volare lontano e poi vederli ritornare, piume delicate, soffioni di tarassaco, gentili tamerici.
L’ estate dentro è dimenticarsi di sé su una riva di mare o di fiume… perdersi nell’estate…
perdersi in se stessi…
Ora che l’estate sta per finire continuerò ad andare sempre più a sud di me ricercando un’ estate, la mia estate dentro, raccontando piccole, semplici, frugali storie di sassi conchiglie rametti lucertole gatti alberi rocce fiori stelle…
Raccontate anche voi la vostra estate dentro, ascolterò le vostre storie nel vento, farò gemme da pietre e dipingerò fiori che mai perderanno il loro colore.
Ringrazio https://sarahmaria76.wordpress.com/ per avermi  dato lo spunto per questa sezione di ioinviaggio.

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