Speranza

Di notte mi sveglio

E spio la sottile striscia del giorno

Che avanza da dietro alle persiane,

Quella sottile striscia di luce

Che mi porterà dal sogno

Al reale incontro di te

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Passeggiata (J. Saramago)

 

polvere

Nei paesaggi esteriori mi distraggo

dalle pareti interiori che si dispongono

in buche, labirinti e trappole per topi.

Sotto al cielo libero mi abbaglio e cado

di verde il sole e gli uccelli compongono per me

questa polvere in una pietra di luce.

 

da Le poesie possibili

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(foto da pixabay)

Luna

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Luna

vorrei anche io esserti madre

qualche volta,

prendere la tua lama fredda

e piegarla in un abbraccio,

baciare il tuo corpo freddo e bianco,

scaldarlo con il mio amore,

percorrere i tuoi crateri e riempirli di baci,

ascoltare i tuoi silenzi e rimboccarti le lenzuola,

vorrei anche io esserti madre

qualche volta,

luna,

ma tu sei lontana lassù,

io vorrei esserti madre

e resto a guardarti

nella tua luce che mi inonda

e di te a innamorarmi

Il tuo silente mistero

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Contemplo i tratti delicati e misteriosi del tuo viso

nella foto che mi mandasti,

sembra un ritratto pittorico in stile romantico,

il tuo viso è perfettamente diviso a metà

tra luce ed ombra,

nella soffusa illuminazione del tuo studio

riflessi blu dilagano sui tuoi capelli,

le tue labbra sono chiuse al silenzio,

impenetrabili,

il capo leggermente inclinato di lato,

lo sguardo attento e risoluto,

metà luce, metà ombra

nel tuo viso e nella tua anima,

così sei tu,

un’alternanza di luce ed ombra,

di ombra e luce

tra i riflessi blu del tuo silente mistero.

(foto di Wilhei da pixabay )

Trova le tue parole

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Trova le tue parole dentro di te, chiuse dentro al tuo corpo, nascoste alla tua mente, e falle venire alla luce. Che siano parole di carta o di carne, è questo il senso del tuo vivere: trova le tue parole!

(foto di Greyerbaby)

 

Parole venute alla luce

Non ho mai scritto poesie per nessuno, se non per te, mi sembrava non potessi dirti alcune se non attraverso la poesia, normalmente avrei taciuto, con la poesia mi è venuto naturale esprimermi, parole che non conoscevo, emozioni che non capivo, si chiarivano nel filo nero della mia mente su una fredda tastiera di un computer.

Parole che diversamente non avrei mai trovato dentro di me e che tu in qualche modo hai fatte venire alla luce.

Quanto è strano e ridicolo ciò… scrivere poesie per qualcuno che non sa capirle…

Eppure le ho scritte per te, come se tu fossi dentro alla mia mente o al mio corpo, come un concepimento…

Di te

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Di te non ho amato labbra occhi mani cuore,

di te ho amato le lacrime e le stelle,

la purezza e la profondità d’acqua del deserto,

la dolcezza primitiva della voce e la ruvidezza delle parole,

la più nera oscurità e la più tenera luce,

la solitudine ricercata e la necessità di avere un rifugio,

la disperazione e la risolutezza,

la coerenza e l’ imprevidibilità,

il bianco e il nero,

tutto e il contrario di tutto,

ma soprattutto,

di te ho amato le stelle e le lacrime,

le tue e … le mie

Vorrei essere il tuo angelo

Vorrei essere l’angelo del tuo sorriso per tenerlo sempre acceso,

l’angelo della tua stella quando dimentichi la Luce,

l’angelo della tua notte per tenerti addormentato tra le mia braccia,

l’angelo della tua veglia per attendere che la speranza ritorni,

l’angelo del tuo dolore per sostenerti,

l’angelo della tua gioia per farla risuonare nel creato,

l’angelo della tua morte per donarti la quiete.

(4 gennaio 2017, scritta nel cortile del Duomo di Salerno, ascoltando un angelo)

§§§

I would like to be your  angel
I would like to be the angel of your smile
to keep it always on,
the angel of your star when you forget the Light,
the angel of your night to keep you sleeping into my arms,
the angel of your vigil to wait for  hope to return,
the angel of your pain to support you,
the angel of your joy to make it resound in creation,
the angel of your death to give you the peace.

Una stella nera

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“C’è qualcuno là fuori che desideri essere mio amica?”

Chiese trepidante una stella nera alle altre stelle.

una stellina rispose trepidante,

lo ripeté per tre volte,

e per tre volte non ottenne risposta neppure un garbato diniego,

La stellina fu attratta all’interno del campo gravitazionale della stella nera

e ne fu inghiottita,

cercando di uscirne perse tutta la sua energia e si spense.

“Volevi essere mia amica, stellina? Eccoti accontentata!”

L’ombra spasima per nutrirsi di luce,

l’oscurità anela all’amore per farne scempio,

così una stella nera annienta trepidante ogni stella che incontra.

 

§§§

 

“Is there anyone out there that desire to be my friend?”

Inquired anxiously a black star to the other stars?

a little star replied anxiously

“I do desire to be your friend”

she repeated three times,

and three times she got no answer not even a kind refusal,

The little star was caught inside

the strong gravitational field of the Black Star

and was swallowed,

trying to get out she lost all energy and died.

“Was your desire to be my friend, little star? Here you are satisfied!”

The shadow yearns to feed on light,

the darkness craves for  love to make havoc,

so a Black Star annihilates anxiously every star he meets.

Vivere la Luce !

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La vigilia di Natale ho fatto un lungo viaggio: 500 km in Toyota con i più grandicelli del centro dei meninos de rua : Eliton, Rone, José. Ho percorso la notte e le sue gradazioni di luce fino all’esplosione finale (verso le cinque). Una luce tenue, blanda, timida. Che spettacolo, Dio, ti compiaci degli estremi, vero? O giochi con i grandi contrasti (luce-tenebra, acqua-fuoco, cielo-terra, Dio-uomo) oppure ti effondi in infiniti dosaggi di tenerezza. Frugavo l’orizzonte in cerca del primo bagliore. La luce del mattino non è abbagliante come i fari delle macchine che accecano. La tua è una luce tenera, morbida, radente. Come dita delicate di donna a svegliare i fiori, gli uccelli, le onde, il creato. Non finivo di riempire gli occhi e l’anima. Berti, Dio, con gli occhi. Assimilarti per osmosi. Vivere la luce come la tua carezza per l’universo.

Potrei interrompere il viaggio – pensavo – e entrare in una chiesa per farti i complimenti. Ma non è questa – l’universo – la tua chiesa, la più spaziosa, la più accogliente, la più universale? Voglio una chiesa come questa, dove posso celebrare, fare festa con i disperati, i delinquenti, le prostitute.

Vivere la luce la vigilia di Natale!

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

Il tuo treno senza di me

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Il tuo viaggio è ricominciato

senza di me,

non c’è biglietto per me,

io resto passeggera dei miei sogni,

io resto ferma ad una stazione,

mi sfila davanti un treno che non fa fermate

in nessun luogo, in nessun dove, in nessun perche’,

resto ad aspettarti in una stazione chiusa

i treni passano senza fermarsi,

vedo i fari avvicinarsi,

il fischio che mi assorda,

resisto allo spostamento d’aria,

inseguo con gli occhi le luci rosse che si allontanano,

uno strappo, un insulto

un dispiacere, resto indietro

indietro, indietro…

inseguo le rotaie a piedi

senza luce, senza speranza, senza te

(foto di PeterDargatz da Pixabay)

lover lover lover lover lover lover come back to me

Una festa di luce?

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Sapete?…

Avere come destino la luce e doversi calare nelle tenebre…

Oppure la morte è la notte che le nostre cellule devono attraversare con gli atomi dell’universo per pervenire alla sponda della luce senza tramonto? Diventeremo di luce senza interruzione? Questa è la vita eterna? Una festa di luce mai senza fine? Per saziarsene. Per inebriarsene. Persino i pori dell’Universo ne saranno saturi.

La luce toglie il fiato, il figlio dell’uomo rimane attonito.

Senza parole, si meraviglia e torna bambino. Inizia il processo della contemplazione. L’Oltre rapisce, le parole sono di troppo.

Sai cosa ti dico Dio?

La luce deve essere il tuo occhio che contempla i tuoi figli, vero?

Fausto A. Marinetti da una lettera del 1/1/98 Imperatriz, Maranaho

Io sono la Luce

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La luce m’imbeve. M’inebria. Toni caldi e teneri. Abbraccio divino destinato a tutto l’universo. E il figlio dell’uomo riecheggia tra le tinte morbide ed infuocate dell’alba.

Io sono la luce del mondo” e ci invita ad essere altrettanto.

Io sono come la luce?

Chi mi darà braccia tenere e forti per abbracciare l’Universo?

Per essere presente ad ogni creatura ed avvolgerla d’amore?

Chi mi darà la sua forza travolgente e la sua dolcezza?

Di quante albe ti sei nutrito, Cristo, per arrivare a dichiarare alla storia

io sono la luce del mondo?

Quante volte i tuoi occhi si sono inebriati di luce?

Lunghe ore di attesa nella notte.

E poi lo scoppio dell’incendio sul filo dell’orizzonte.

E tu là incollato alle labbra del nuovo giorno…

Fausto A. Marinetti da una lettera del 1/1/98 Imperatriz, Maranhao

(foto di AdinaVoicu da pixabay)

Blu profondo

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…Quanto è difficile se non impossibile  comprendere fino in  fondo l’Esistenza dell’Altr0…

Tu sei ferita e cura

tu sei pozzo e secchio

tu sei luce ed oscurità

notte e giorno

blu e blu profondo…

 

La pietra di una volpina e di una pianta

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Questa pietra racconta l’incontro di una pianta di phlomis con una volpina blu.

Una phlomis è già illuminata dalla luce del giorno, le si avvicina cauta un’atipica volpina di colore blu, semi nascosta dai colori della notte, mentre nel cielo brillano 8 stelle, un quadrato blu racchiude un cuore rosso al cui interno vi è il simbolo dell’infinito.

La pietra proviene da Bocconi, appennino tosco romagnolo, raccolta e dipinta dalla gentile amica e artista Paola Zarri a cui va il mio speciale ringraziamento per aver avuto la pazienza di ascoltarmi e aver saputo dare espressione ad un mio pensiero astratto.

qui potete vedere altre meravigliose creazioni di Paola

http://pzcreazioni.blogspot.it/

L’alba è l’infanzia della vita…

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L’alba avanza e m’appassiona sempre più. Come un bambino di luce che nasce. La sento arrivare anche ad occhi chiusi. La luce che sboccia tra le fragili braccia dell’orizzonte. L’alba mi fa più buono. Lo stesso fenomeno che innesca in me Luisinho, il bimbo più piccolo, quando lo prendo in braccio: m’impone d’essere più umano. Forse l’alba è l’infanzia della vita. Una lama di luce che avanza a tagliare le tenebre e far nascere il nuovo, a promettere una cascata di luce.

Tutto ciò che è piccolo ha più bisogno di cure, di premure. Ed io ricerco la compagnia dei pulcini, degli agnelli. Convivo con i fermenti della storia, le proiezioni in avanti, gli slanci, le frustrazioni: ingredienti che esigono un dosaggio equilibrato. Forse ci è dato di contemplare l’uomo universale solo in sogno. Ci è dato di sospirarlo, di struggerci dalla voglia di vederlo; ma è in gestazione nell’utero della storia. Nel frattempo possiamo mandargli lettere d’amore, offrirgli mazzi di colori.

Luisinho mette insieme dei suoni: «Didì (pulcino), gagà (gallina), mou (mucca), agún (acqua)». Tutti i momenti vuole prendere un pulcino. Sale sulle sedie, conquista i tavoli. Al mattino fa il suo giro del mondo in carriola e pare un principe. Gli occhi vivissimi che non si saziano mai di bere cose nuove. Mette e toglie coperchi; apre e chiude vasetti, serrature, interruttori: vivere è la sua passione. Piove fino fino. Ho giocato con lui ad afferrare l’acqua che cade dalla grondaia.

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

https://empobrecidosblog.wordpress.com/

Ogni bambino porta un mistero e un messaggio…

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Una sera, come tante, nel centro di accoglienza per i meninos de rua, i bambini si riuniscono intorno a Fausto per giocare con il più piccolo. (Maranhão, Brasile, 13 aprile 1993)

I Bambini hanno invaso la mia stanza, nella quale mi rifugio a giocare con L., il più piccolo di pochi mesi. Tutti vogliono farlo divertire per farmi contento. Ed io non ho il coraggio di mandarli via, perché si vede che vogliono la loro parte d’intimità, di attenzione. È il più piccolo che fa dimenticare la fatica, le disillusioni, e tutto il resto della nostra stretta convivenza al centro con i suoi lati piacevoli e meno piacevoli.  L. ha il potere di trasmettere voglia di vivere. Ogni sera bisogna cercargli un nuovo giochino. Conosce tutti gli oggetti di casa, comprese le pentole e gli utensili. La sua passione sono le serrature, le pile, le posate. Gli metto in mano i pulcini, gli faccio accarezzare il gattino e il cagnolino. Credo che ogni bambino sia un «mandato» da oltre per portare un mistero e un messaggio. Studio i suoi progressi e le sue reazioni. Quando è riuscito a stare in piedi per la prima volta e a battere le manine, l’abbiamo applaudito. Ogni cosa nuova gli fa lanciare un gridolino, come stesse assaporando una nuova goccia di vita. Va matto per tutto ciò che è componibile e scomponibile: tappi, coperchi, cosine da avvitare e svitare. Pare considerare il nuovo come un dono. Quando si stanca di tutto lo metto in groppa e gli dico: «Andiamo a fare il giro del mondo!». E lo porto a vedere i conigli, i maiali, i pulcini, le pecore. Che gridolini di conquista quando riesce ad afferrare le corna di un capretto oppure lo mettiamo in sella a Raio. Le sere di luna piena lo porto a vedere lo spettacolo del cielo. Per effetto ottico sembra più grande e più vicina e L. allunga le manine per afferrarla. Quando il cielo è stellato saluta le stelle con la manina. Crescendo si perde la freschezza della curiosità; non si è più capaci di stupirsi; tutto diventa routine. Un bambino piccolo aiuta a riscoprire il sapore della vita. Anche Dio deve dimenticare tante cose quando guarda i bambini, tutto ciò che ha bisogno di tenerezza. Non è per questo che il Cristo cercava la loro compagnia, ce li proponeva come modelli e sgridava gli apostoli che glieli allontanavano? Perché un bambino tanto piccolo ha il potere di trasmetterci tanta gioia? Chi non prova qualcosa di umanizzante quando vuole afferrare la pioggia, la luce, la fiamma della candela, quando fa ciao alla luna e alle stelle?

(da Ai confini di Dio di Fausto A. Marinetti)

Luce di angeli

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Luce abbaglia dalle finestre distrutte

e angeli

restano custodi del tempo che fu

memoria svanita

edera che aggrappa ai muri

suggestivi graffiti sui muri della chiesa di SS Giovanni e Paolo nel borgo fantasma e abbandonato di Castiglioncello, frazione di Firenzuola, nella Valle del Santerno, in Toscana

(info  http://www.appenninoromagnolo.it/borghi/castiglioncello.asp)

Impastati di luce e tenebra

27.9.1993 Maranhão, Brasil

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L’alba mi fa stare bene.

La vita rinasce ad ogni nuovo giorno. A fermentare il cosmo, a lievitare l’anima dell’universo.

La luce sveglia la vita.

Vivo l’alba come un fenomeno sempre nuovo. Qualcosa che esercita su di me una magia. La luce che sgorga dalle tenebre mi rapisce. Una materia luminosa che nasce dalla materia opaca. Alla stessa maniera osservo il bambino più piccolo e mi chiedo: come è possibile che da due esseri opachi – come noi adulti – possa nascere un esserino così meraviglioso. Anche noi siamo impastati di luce e tenebra?

Fausto A. Marinetti da Ai Confini di Dio

 

La tua amicizia è come luce nel mio cammino.

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Da una lettera per Fausto :

La tua amicizia è come luce nel mio cammino. Questa conoscenza dei poveri che mi ferisce e mi costruisce è luce. Mi conferma che l’amicizia è una tra le più grandi espressioni della presenza di Dio, della sua tenerezza. E sacramento di Lui. Vivo l’amicizia, come un abbraccio. E mi dà gioia. La conosco in me come fonte di unificazione o di crescita serena, equilibrata. Penso ai miei amici come ai «collaboratori della mia gioia» e vorrei essere altrettanto per loro.

Da Ai confini di Dio di Fausto A. Marinetti

Ninnare la vita

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Centro di accoglienza per bambini di strada, i meninos de rua, nel Maranhão, Brasile,  0ttobre 1993

Non esiste privacy per i poveri. Ieri sera per avere un poco di tempo per me, mi sono nascosto in camera. Le bambine A e S. mi hanno scovato e prima di addormentarci si è svolta questa piccola conversazione.

“Secondo voi da dove viene un bambino piccolo?”

“Dal ventre di sua madre”, rispondono le bambine

“Guardate L. , l’ultimo nato, negli occhi: non c’è della luce che viene dalle stelle?”

Stupore.

Una bimba esclama: “Allora prima si nasce sulle stelle e poi sulla terra?”

I suoi occhioni neri sembrano dilatarsi:

“Voglio sognare L. per sapere come era quando viveva sulle stelle…”

E L. non si decide a dormire. Gli canto tutte le ninna nanne che il convento mi ha insegnato: quella di Bramhs, del Somma, Adeste fidelis, Tu scendi dalle stelle.

Una sensazione divina cullare un bambino. Ninnare la vita. Cullare Luisinho non è cullare la stessa umanità di Cristo, la stessa dei popoli?

Ai confini di Dio. Fausto A. Marinetti

La tenerezza delle lampade accese

lampadeIn fondo il Piccolo Principe si era sempre preso cura di sé e del suo pianeta senza problema alcuno e ora addormentato tra le braccia del pilota non si accorgeva che qualcuno si stava prendendo cura di lui come un fragile tesoro, una vita è sempre un fragile commovente tesoro, un miracolo di cellule e di anima. Come era tenero e un dolce fardello da portare alla luce della luna, come era naturale amarlo e volerlo proteggere, volere prendersene cura così , senza che lui quasi se ne accorgesse, di notte, alla luce della luna, mentre inconsapevole dormiva, come era dolce amarlo e pensarlo…

Un colpo di vento potrebbe spegnere le lampade … e con esse le speranze e la luce nei suoi limpidi occhi.

Occorre prendersi cura delle lampade affinché non si spengano, con tenera delicatezza e leggerezza, senza farsi scoprire, almeno fin al momento in cui il Piccolo Principe si sveglierà…Phlomis

“Sì, dissi al Piccolo Principe, che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile”

“Sono contento, disse il Piccolo Principe, che tu sia d’accordo con la mia volpe”

Incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso. Mi sembrava di portare un fragile tesoro. Mi sembrava pure che non ci fosse niente di più fragile sulla terra. Guardavo alla luce della Luna, quella fronte pallida, quegli occhi chiusi, quelle ciocche di capelli che tremavano al vento, e mi dicevo:

“ Questo che io vedo non è che la scorza. Il più importante è invisibile…”

e siccome le sue labbra semiaperte abbozzavano un mezzo sorriso mi dissi ancora:

“ ecco ciò che mi commuove di più in questo piccolo principe addormentato: è la sua fedeltà a un fiore, è l’immagine di una rosa che risplende in lui come la fiamma di una lampada anche quando dorme…”

e lo pensavo ancora più fragile. Bisogna ben proteggere le lampade: un colpo di vento le può spegnere…

Antoine de Saint-Exupery

Don’t give up on me-Non rinunciare a me

Questa canzone è stata scritta da Victoria Boland e da sua madre Viga Boland, per il Canadian National Autism Association, è  cantata da Victoria Boland.

Ecco il testo con la traduzione :

Don’t give up on me – Non rinunciare a me

primo verso :

It’s so hard for me to say “I love you”
The words just don’t come out the way they should
And I know you don’t believe me, when I’m being so bad
That I’m trying so hard to be good

E ‘così difficile per me dire “ti amo”
Le parole semplicemente non escono come dovrebbero
E so che non mi credi, quando mi sento così male nel provarci,
così diffcile essere buono

pre-coro :

And at those times when you reach for me
And I push you away
Deep inside I just want you to stay, ‘cause…

E quelle volte che tu ti avvicini a me
E io ti respingo via
Nel mio profondo io desidero soltanto che tu rimanga, perché…

coro :

You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.

Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

secondo verso :

I wish I could say how much I need you
I want to show how much I love your smiling face
But something deep inside keeps holding me back
And I’m lost in my own little space

Vorrei poter dire quanto ho bisogno di te
Vorrei mostrarti quanto amo il tuo viso che sorride
Ma qualcosa nel profondo mi trattiene e mi frena
E sono perso nel mio proprio piccolo spazio

pre-Coro:

Forgive me if I’m screaming…I’m desperate to show you
Who I really am, I just wanna know you….’cause

Perdonami se sto gridando … sono disperato di mostrarti
Chi sono veramente, voglio solo sapere …. perché

coro :
You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.
Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

 

Io non rinuncio a te

Una notte di luglio a Villa d’Este, Tivoli.

La magia di una notte di luglio a Villa d’Este, a Tivoli,

per sottofondo un concerto con le musiche di Ennio Morricone :

il tramonto,

le fontane,

 i giochi d’acqua e di ombre e di luce,

la notte estiva calda e profumata,

i fiori, le rose, le stelle,

i fantasmi,

 i sogni ,

i desideri,

le attese,

le speranze:

le emozioni nel cuore.

(fotografie di Grande Luce,

non riproducibili )

Ode del videogiocatore di Luca_75

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immagine da https://pixabay.com/it/darth-vader-star-wars-880128/

Ringrazio Luca_75 per il dono di questa poesia.

Luca _75  descrive la sua personale visione di viaggio e la sua plurima essenza di viaggiatore al pari di un moderno Salgari.

 http://www.lucabianconi.it/

 

Per deserti inabitati ho viaggiato solitario,
senza meta vagando dai bastioni di Keraath
agli eterni ghiacciai del nord
banchi e muti.

Tra le stelle più lontane ho trovato l’amor ignoto
del triste canto di un sole morente
ma la magia del cosmo regna viva e per una luce che si spegne
mille nuove se ne accendono.

Ho solcato mari azzurri con il cappello da pirata
inseguendo tesori e miti, ricercato dai banditi
e dai reali di sua maestà.
Barba Nera son chiamato e la Perla è la mia nave.

Mostri e Demoni, Maghi Neri sono nemici dei cavalieri
Bianchi capelli ha lo Strigo, e la gente teme il suo nome
ma un cuore nobile egli nasconde e gli ingrati aiuta
Perche di mostri egli è uccisore e in cambio chiede soltanto amore.

Per milioni di anni eppur senza tempo ho vissuto,
i mortali dal mio regno ho osservato
Ci chiamano Dei, ma Dei non siamo
Siamo i primi nati, eterni e immutabili e per questo imperfetti.

Mille vite io ho vissuto, mille luoghi ho visitato,
son stato eroe o carnefice, uomo o donna
son stato buono e anche malvagio
sono un giocatore

Buonanotte che è ioinviaggio (per una madre)

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Buonanotte che è ioinviaggio.

16 agosto 2015

Buonanotte anche se so che non dormirai,

anche se so che non dormirò

buon viaggio per domani

e il mio pensiero ti accompagnerà,

io sarò il piccolo sbuffo di nuvola nel cielo

che ti seguirà,

o la coccinella su un fiore,

il tuo splendido fiore,

il mio piccolo fiore:

ogni tuo sorriso io sorriderò,

ogni tuo sorriso sarà il mio,

ogni tua lacrima io asciugherò

e ne farò un diamante

per la mia collana di ossidiana nera,

ogni tua emozione sarà la cascata

a cui attingerò acqua purissima

per innaffiare il mio giardino,

ogni tuo ricordo sarà un geode prezioso

che conserverò con cura e ne farò poesia,

buonanotte anche se so che non dormirai

buonanotte anche se so che non dormirò,

buonanotte di quieta veglia,

buonanotte di chiaro sonno,

buonanotte come una luce accesa alla finestra

che mai si spegne,

buonanotte che è già quasi il tuo viaggio,

buonanotte che è ioinviaggio.

E io non so chi sei.

E io non so chi sei.

Tu sei nuvola e vento,

tu sei mago e incanto,

tu sei mai e sei sempre,

stella ferma

e universo in accelerazione,

sei presenza e privazione,

tu sei luce nell’ombra

e ombra nella luce:

E io non so chi sei.

Tu sei sipario chiuso

e palcoscenico illuminato,

tu sei steppa che fiorisce,

acqua nel deserto,

pozzo in fondo al cuore,

tu sei sinfonia di stelle,

sospiro di vento,

carezza del silenzio,

tu sei limpido e indecifrato,

sei lama d’ossidiana e falce di luna:

E io non so chi sei

Abiti in me,

sei il mio fianco invisibile,

sei sorriso sul mio viso

sei la vela e il tempo dell’attesa:

E io non so chi sei.

Io spiaggia prosciugata,

tu oceano che mai si ferma,

come qualcosa che mai cambia,

pur mutando di continuo forma e aspetto:

E io non so chi sei.

Tu

 

Quando io ti ho visto su quel palco

allora io ho capito.

Sì io ho capito.

Che tu riempivi il mondo intero

e persino l’universo

E poi è stato un temporale

scariche elettriche

tuoni lampi nella mia mente

lo scrosciare forte della pioggia

schianto nel cuore

sordo chiudersi di porte

non erano parole a parlare

erano profonde emozioni

e poi il buio

e poi la luce

e poi le stelle

e poi eri TU

niente altro che tu.

Lettera dal cielo.

Lettera dal cielo.

Può un essere così piccolo come l’uomo nutrirsi di sogni senza confini?


volo Milano-Rio de Janeiro 22.7.1991 

In quota novemila, scivolando leggero come l’aria, come lo spirito. Sentirsi di casa nell’Universo e desiderare l’infinito. In un cielo senza curve, senza steccati, senza burroni, sentirmi parte di questa materia di luce che mi avvolge.

Dall’osservatorio del cielo abbraccio l’universo. Per vibrare la materia di questo aereo che mi porta nel suo ventre. La materia che vola! Viaggiare nella luce. Per cantare i salmi dei colori, l’inno dell’arcobaleno.

Specchiarsi nel volto azzurro del cielo.

In cima al cosmo l’ossigeno è più puro e l’anima spazia senza peso di gravità. E il desiderio di comunicare con l’uomo, con la storia, si fa più acuto.

Il pulpito del cielo deve essere il posto più adatto per parlare al cuore dell’uomo. Sospesi sull’infinito si relativizza tutto. Quassù ci sono persone di tutte le nazionalità. Ma a questa quota i passaporti non valgono niente. Ci si sente piccoli piccoli con una gran voglia di nascere di nuovo. Dal ventre immenso del cielo. Per essere cittadini del cosmo.

Ho sonnecchiato sull’Atlantico. La rotta di Colombo. In cerca dei cieli dell’anima da esplorare. Dell’anima dei popoli ha sete l’anima mia. Dove il riflesso dell’infinito se non in una moltitudine di volti unici, irrepetibili, senza fine?

Dio! Può un essere così piccolo come l’uomo nutrirsi di sogni senza confini?

Il cielo mi fa sentire a casa tra le stelle.

Coltivare aspirazioni illimitate, navigare in un foglio di cielo e portare nel cuore l’Universo.

Forse solo il vento tra i rami spezzati?

Visioni lontane e antiche voci, forse solo il vento tra i rami spezzati?

un tuono o un lampo che sfugge alla ragione o forse solo silenzio?

Un richiudersi di onde un riflusso di vibrazioni un ritorno di echi,

forse solo il vento tra i rami spezzati?

Come la luna che sale nel cielo cambiando colore senza far rumore.

L’attesa vuota di lancette infrante, forse chissà… eppure :

sento una voce dolce e lontana, canta e seduce di vie sconosciute nell’oscurità

e io non so, forse solo il vento tra i rami spezzati?

Suoni nel cielo acceso di stelle morte, sono solo in un mare di ermetico silenzio.

La mia nave appare lontana, viene incontro a me infrangendo l’ azzurro,

cielo o mare non so, leggermente sfiorandomi un profumo mi colpisce l’occhio destro

rimbalza sul sinistro e infine penetra al centro :

suoni voci visioni o forse sogni, il respiro si affanna, poi tutto si calma :

chiudo gli occhi e mi sveglio:

Il mio corpo è sospeso tra suoni colori che mai avevo sentito, tra profumi inascoltati nella memoria del passato, curiosamente guardo il mio corpo fluttuare, cambio forma e struttura, l’azzurro si accende di blu, e io sprofondo :

Raggi onde vibrazioni mi attraversano, danzo come un ramo spezzato nel vento,

muto scaglie di colore e sfumature infinite, mi immergo in un non dove e in un non sono,

continuo a roteare e a girare in un movimento uniforme circolare come foglie nel vento nei marciapiedi d’autunno, costante monotono e in progressione

Sto vorticando attratto in un vortice di luce, luce dolce trasparente impalpabile immaginaria,

forse il traslucere del sole tra i rami?

Mi vengono incontro infinite molecole, particelle di polvere, frammenti di voci e colore, gocce di profumo, ogni cosa sembra convergere in una musica sconosciuta antica tonda uguale continua :

Il cerchio gira emettendo una luce che cresce assorbendo in sé in un vortice ossessivo tutta la notte e le tenebre,

forse il pianto di un ramo spezzato dal vento?

una danza infinita senza una fine, senza un inizio; un vortice senza fondo; un’anima e un vuoto; infiniti raggi di luce:

Tutto conduce al cerchio della luce trasparente : infine io vi entro o è lui ad entrare in me:

una scintilla: la materia corrotta del mio corpo si frantuma e si disperde nel pulviscolo

tutto il buio che porto dentro al vuoto dell’anima si annulla e resta luce.

o forse solo il vento tra i rami spezzati?

Can I see me ?

Can you see me?

Un raggio si riflette dentro me

trasluce vibra e scappa via

eppure è entrato dentro me

mescolando le mie paure

e la mia oscurità

Can you see me?

qui non si vede niente

foreste di simboli vuoti

si intrecciano sopra me

Riuscirò ad emergere?

Ancora la luce filtra

colpendo pozzanghere d’acqua ferma

dischiudendosi in cerchi concentrici

Can you see me?

tra questi rami la luce è incerta

s’accende e poi si spegne

ma sta bruciando questa notte

sta crescendo ancora

infrangendo catene di ghiaccio nel fuoco

Can you see me?

Ora sono visibile – invisibile

ora sono invisibile- visibile

crescerò di luce intensa

brucerò di fuoco dentro

spegnerò le ombre nel cuore

distruggendo l’ultimo respiro

distruggendo l’ultimo me.

Can I see me?

Barriere ed emozioni in rosso e blu.

Barriere ed emozioni in rosso e blu.

Domenica sono andata a vedere una mostra di arte contemporanea.

Ho incontrato tre artiste.

La terza artista si chiama Laura , è bravissima a ritrarre i gatti, capelli con le treccine rasta e unghie e occhiali di un verde acceso, le chiediamo un ritratto dei nostri amati gatti, lei mi punta lo sguardo diritto negli occhi e mi chiede ma tu sai qual è la verità, cosa è giusto fare e cosa è sbagliato, io le rispondo che non lo so ma che cerco di fare ciò che ritengo giusto ma senza la pretesa di sapere la verità.

La prima artista è Marisa, quella del grigio di Payne e dei paesaggi emozionali di Brisighella e dintorni, si ricorda che io le ho scritto ed è contenta di incontrarmi, dal vivo le sue opere sono molto delicate e nel grigio di Payne lei è insuperabile.

La seconda artista è astratta e abbina colori e parole. Il suo nome è Ombretta.

Io all’inizio sono molto timida e mi faccio scudo proteggendomi la pancia con la borsa e rimango un passo indietro ma poi quando qualcosa o qualcuno mi coinvolge o mi appassiona, mi dimentico della mia timidezza.

Sono stata attirata da due colori il rosso e il blu, ritratti in due quadri separati ma con lo stesso nome, soltanto che uno era rosso e uno era blu con due poesie diverse.

Ho chiesto all’artista cosa significassero per lei questi colori e poi io ho le ho detto cosa rappresentavano per me.

Le tele sono attaccate ad una lavagna nera che crea una specie di cornice intorno alla quale sono scritte a mano delle parole che completano il senso del quadro, il tutto è protetto da un plexiglass che separa lo spettatore dall’opera.

Io ho osservato che questo vetro mi pareva uno scudo, una barriera messa dall’artista per proteggere se stessa e la propria opera dal mondo e dagli altri.

Lei mi ha spiegato che il plexiglass è una protezione di cui correda il suo quadro, è una sorta di difesa, un porre una distanza, ma nello stesso tempo si tratta di un vetro trasparente aperto ai lati che permette di guardare l’opera senza toccarla.

Io le ho detto che se avessi comprato un suo quadro la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata quella di rimuovere il vetro e le ho chiesto se in tal caso lei avrebbe acconsentito.

Ho aggiunto che io sono per l’eliminazione delle barriere e di ogni scudo perché io non ho barriere e non ho scudi e questo è il mio più grave problema di ritrovarmi spesso indifesa e vulnerabile.

Lei mi ha guardato un poco sorpresa e impaurita alla mia richiesta di rimozione del vetro.

In realtà le ho spiegato che io interpretavo quel vetro come un’ autodifesa dal mondo esterno, lei mi ha confermato che era proprio così, ma che questa protezione veniva meno nel momento in cui lei vendeva il quadro, fino a lì lei sentiva di doverlo proteggere e poi nel momento della vendita lei faceva dono di sé.

Non si trattava solo di un vetro, c’era dell’altro, oltre al vetro il quadro viene posto in una scatola e consegnato all’acquirente dentro ad una scatola, come un dono appunto.

E che se il ricevente- acquirente volesse quel punto rimuovere il vetro lei sarebbe stata d’accordo.

Io l’ho scrutata intensamente e lei ha confessato che all’inizio del suo percorso di artista era restia a dare via le sue opere perché era come dare via una parte di sé ma ora era felice di poterle dare e di riuscire a lasciarle andare per il mondo a continuare la propria esistenza al di fuori di lei, che ne era la madre.

Io le ho detto che ho paura del fatto di essere così vulnerabile e senza barriere.

(Io ho pensato ad una persona, blu, che tante volte mi ha detto di aver paura di mostrare le cose belle che ha dentro per timore che gli altri gliele scipino o gliele portino via.

Però tu, mi ha detto, devi importi delle barriere, devi metterle su perché altrimenti il mondo ti fa a pezzi.

A pezzi io ci sono appena andata, ho risposto, so cosa significa.

Poi io ho pensato che il blog mi ha aiutato a ricucire insieme i miei pezzi e mi permette di dare ciò che credo di sapere dare, ma con un minimo di distanza di sicurezza.

Mentre io le stavo dicendo di togliere la barriera dal suo quadro io pensavo che in verità io avrei dovuto metterla su oppure smettere di avere paura per il fatto di esserne priva.

A me hanno colpito i colori di queste due opere su cui mi sono soffermata come catturata da una forza magnetica, Romantic Spirit Red e Romantic Spirit Blu, che fanno da traino a tutta la collezione.

A sentire questo nome ho riso tra me perché se appropriato al dipinto rosso quanto di più inopportuno per quello blu.

Ho lasciato che Ombretta spiegasse il senso della sua opera:

Queste due opere apparentemente simili intitolano l’intera collezione , al loro interno sono criptate le lettere R e S di romantic spirit, una è rossa e una blu, il rosso simboleggia il mondo delle emozioni e la donna, mentre il blu rispecchia il mare il cielo l’infinito l’universo e simboleggia l’uomo.

Io ho aggiunto che il blu è il colore dell’autismo ed è il colore di una persona che conosco, e che per me coincideva con il mondo interiore di quella persona.

Poi io ho spiegato di me che fino a poco tempo fa io ero riuscita ad isolare le mie emozioni e a metterle in ghiacciaia, a neutralizzarle in modo che non mi creassero problemi, ma che ora il mondo delle emozioni mi era esploso contro e dovevo lottare per incanalarne nella direzione giusta, cioè verso la luce.

Tu ti farai male.

Già fatto e non sono state 4 spine di rose ma 1000 uncini nella pelle, anche se ho provato un forte dolore, stranamente non ho cicatrici.

Ogni incontro lascia in noi una cicatrice.

Non ho cicatrici, ho ripetuto, un balsamo le ha curate.

Poi ci siamo guardate negli occhi e io le ho chiesto

Perché ci siamo incontrate proprio oggi?

Lei ha risposto il solito niente è per caso e perché le persone simili si cercano e si attraggono e poi finiscono per incontrarsi.

Come il rosso e il blu?

Sì, come il rosso e il blu.

Ma tu hai pensato bene a cosa stai andando incontro, hai pesato sulla bilancia ciò che potresti perdere di te stessa? C’è sempre un prezzo da pagare.

Non credo che perderò qualcosa, alla fine di questa operazione io acquisirò qualcosa di più, io sarò arricchita. Mi vedi fragile come un’ossidiana ma l’ossidiana è un preciso bisturi, sono fragile indifesa ma sono forte e vado verso alla luce come mi è naturale, sto prendendo parte ad un progetto più grande di felicità, un progetto il cui fine non sono io ma qualcosa di più grande.

Ma non puoi vivere di luce riflessa, ti annullerai?

No, io riuscirò.

Ma devi essere forte, sei sicura che ce la farai?

Non lo so, so che sono stanca di restare immobile e che qualcosa devo fare, almeno potrò dire di aver tentato, non sopporto più questo immobilismo, queste prigioni.

Indossa almeno uno scudo.

Sono stanca di indossare scudi di innalzare barriere.

Allora non aver paura.

Ci rincontreremo Ombretta?

Sì, buona fortuna.

allego le due poesie

poesia del quadro rosso

” Il tempo di te non ha limite.

il non vederti ruba

gli istanti di sogno

che vorrei fossero fermi.

Lascio volare

le mie emozioni

e i pensieri per paura di tante

prigioni.

Ti abbraccio forte

senza sapere dove mi porterai.

Non allontanarti da me

sai…

nessuno è più felice di chi

si sente amato.”

Ombretta Saulat

poesia del quadro blu

“nella mente solo tu

che rimbombi intorno

alle pareti del mio corpo;

e batti così forte che

tremo se ti ho accanto;

e ho paura che lo senta tutto l’universo

che ti sento oltre la ragione.

Ti percepisco

oltre lo spazio terreno.

Il tempo è solo un limite

della mente.

T’amo da che ti ho sentito

in me

e grido il tuo nome in silenzio.”

Ombretta Saulat.

Tornando a casa ho visitato il suo sito e ho trovato un quadro che portava il mio nome, allora ho capito perché quando mi sono presentata Ombretta ha avuto un piccolo sussulto.

riporto anche questa poesia, il suo colore è il rosa perlato

da poco ti conosco ma vivi nel mio cuore da che ti ho desiderata. A volte vorrei dipingere il tuo viso ma non trovo i colori per ritrarre il paradiso. Vorrei cantarti una canzone ma sette note non bastano per descrivere la tua anima. Allora non mi resta che amarti, e sperare che sarò degno di tutto l’amore che darai a me …

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