Buonanotte, figlio della Luna

Caro figlio, abbi una serena buonanotte. Ti penso sempre tanto e ti mando infiniti pensieri buoni. Non so dove tu sia, se mai ti incontrerò, se forse in un’altra vita, se forse mai. Non so… ma ti lascio questo pensiero d’infinito amore, certa che un giorno, non so dove, ti incontrerò e potrò dirti l’amore in silenzio sotto questa Luna piena d’argento, anche così vicina eppur così lontana…come sei tu in questo momento. Dormi bene, figlio della Luna…

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Lucciole e luna

Le lucciole scendevano a mare,

mentre la luna faceva innamorare il bosco.

Gli ulivi chinavano la chioma

per assorbire quella luce,

 le pietre rilucevano come perle di una collana

mentre le lucciole scendevano a mare,

ingannate dal battito di un faro

Infine… la luna

 

mare-luna

Giungemmo, infine, in cima al monte:

la luna stava ai nostri piedi,

ci amammo come mai…

il mare si agitava sotto di noi,

prima in tempesta,

poi si fece acqua di fonte,

tranquilla, dolce,

noi riposammo nella pace dei nostri respiri,

infine, scendemmo dal monte:

la luna era alta sopra ai nostri capi

 

https://www.spreaker.com/episode/13975286

Luna

luna small 1

Luna

vorrei anche io esserti madre

qualche volta,

prendere la tua lama fredda

e piegarla in un abbraccio,

baciare il tuo corpo freddo e bianco,

scaldarlo con il mio amore,

percorrere i tuoi crateri e riempirli di baci,

ascoltare i tuoi silenzi e rimboccarti le lenzuola,

vorrei anche io esserti madre

qualche volta,

luna,

ma tu sei lontana lassù,

io vorrei esserti madre

e resto a guardarti

nella tua luce che mi inonda

e di te a innamorarmi

Lama fredda

 

mare-luna

La luna scava dentro al mio cuore,

il suo corpo è bianco e freddo ,

la luna punta a fondo nei miei  occhi,

il suo corpo è freddo e bianco,

la sua luce è penetrante,

lama fredda sul mio cuore

Tre vele

Amore,

la tua barca ha tre vele bianche:

di speranza per navigare leggera,

di carità per navigare con fiducia,

di sogno per navigare sicura.
Fermati, amore,

al mio porto

in questa notte di pace,

tra le tue vele e tra le mie braccia

la luna ci sorriderà…

(foto di FunkyFocus)

Felce sul vassoio di porpora

felce porpora (Small)

La tua lama e’ a doppio taglio:
nero d’ossidiana e madreperlaceo di luna,

con qualunque lato inciderai il mio cuore, esso cadrà

come felce sul tuo vassoio di porpora.
“Felce sul vassoio di porpora ” è il nome di una peonia.

(foto di Makamuki0)

Amore?

mare-luna

La luna disse al mare oscuro, vuoi bagnarti nella mia luce, vuoi stare insieme a me fino alla fine di questa notte? il mare era oscuro ed ebbe paura, disse no e si ritirò, la luna allora fece un giardino tra le rocce e le pietre e vi rinchiuse il suo cuore. La luna non seppe mai farsene una ragione di questo rifiuto per questo una sua faccia è rimasta oscura come il mare che non l’ha voluta.

 

Luna sul monte Kun Lun

La Luna sul monte Kun Lun accarezza, lieve,

il tuo profilo oscuro;

con le mie mani tesso miele

sulla trama fine della tua pelle,

accosto le mie labbra al tuo cuore

per bere un nettare di luna.

“Luna sul monte kun Lun” e’ un nome di peonia

(foto di Skeeze)​

Una collana di perle

Indossavo una collana di perle

sul filo della luna,

la mia pelle risplendeva

nella rugiada del tuo amore.

“Collana di perle” è il nome di una peonia.

(foto di JarkkoManty)

Pensieri blu

Pensieri blu,

naufraghi,

sono satelliti

attorno alla luna


(Foto di DeltaWorks)

“pensieri blu” nome di peonia

Quella notte, sai …

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Quella notte , sai,

avrei voluto portarti a camminare nella città eterna,

avrei acceso tutte le fontane per te

per farti cantare la dolce melodia dell’acqua,

avrei spento i lampioni e fatto brillare la luna più dolce,

avrei espresso il desiderio che il tuo sogno divenisse reale,

e in segreto avrei chiesto di farne parte,

ti avrei fatto camminare nel silenzio blu,

a lieve passo di danza,

senza far rumore,

senza disturbare i tuoi pensieri,

avremmo attraversato i ponti fino alla luna,

e le tue mani avrebbero danzato sul mio cuore,

e io avrei amato tra le note del tuo pianoforte,

avrei fatto in modo che il giorno non arrivasse,

quella notte, sai,

avrei accarezzato la tua pelle e baciato le tue labbra,

se avessi avuto più coraggio ti avrei preso per mano

a passeggiare nella città eterna…

(foto di designerpoint da pixabay)

Tornerai?

Ti tengo,

petalo di rosa,

sopra al mio cuore:

sei sogno di Bene,

sei sogno di Bontà,

sei sogno di Purezza,

mia piccola tenera volpe blu,

sola lassù sulla tua luna,

tornerai,

a passi lievi e leggeri,

ad accarezzare il mio cuore

con tutti i tuoi fiori?

​(Foto di ask9215)

Nella notte ti sogno…

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Nella notte pronuncio il tuo nome

e subito il mio cuore si riempie di tenerezza

e ti dico le parole più dolci,

esprimo per le preghiere più vere,

e i pensieri più belli sono per te,

penso alle stelle che ti cullano

e alla luna che è la tua casa,

e l’universo che è il tuo mondo,

penso all’amore che hai nel cuore

e prego che la tua vita sia buona e serena,

poi la notte finisce

e il sogno di te svanisce,

di giorno spero che venga presto la notte

per poterti incontrare…

§§§

By night I dream of you

By night I pronounce  aloud your name
and suddenly my heart is filled with tenderness
and I tell you the sweetest words,
I express for you the truest prayers
and the most beautiful thoughts of you,
I think about the stars that will lull you
about the moon is your home,
about the universe that is your world,
I think of great love in your heart
and I pray that your life is good and serene,
then the night ends
and dream of you fades away,
by day I hope night is coming soon
to meet you again …

Siamo nella stessa lacrima – Canzone di un fiore per una stella, ascoltando Luce di Elisa

Il fiore dice alla stella:

Parlami come il vento tra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra,

perché tu parli con questo silenzio che spettina i miei petali come un dolce vento di primavera, perché tu parli sotto forma di nuvola che bacia la sua terra, perché tu parli come una stella che c’è sempre anche quando la notte è più buia…

così io ti amo stella…

Dimmi 
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato?

Dimmi stella mia avrai cura di tutto quello che ti ho dato come io ho cura di quello che tu hai dato a me? lo sai che io e te

siamo nella stessa lacrima,
come un fiore e una stella
Luce che cade dagli occhi,
sui tramonti della mia terra

Ascoltami
ora so piangere
So che ho bisogno di te
Non ho mai saputo fingere
Ti sento vicino
Il respiro non mente
In tanto dolore
Niente di sbagliato
Niente, niente…

Stella, ora la notte è più scura, ma io so che tu ci sei perché io e te

siamo nella stessa lacrima,
come un fiore e una stella

Cosa c’è di più intimo di una lacrima, stella mia?

Cosa c’è di più prezioso di una lacrima condivisa?

 Il sole mi parla di te…mi stai
ascoltando? Ora
La luna mi parla di te…avrò
cura di tutto quello che mi hai dato…
Anche se dentro una lacrima
come un fiore e una stella
ti prego

Ascoltami
Ascoltati

(il fiore pensa alla stella ascoltando Luce di Elisa, la parola fiore ha sostituito la parola sole del testo originale, in grassetto il testo di Elisa, il resto i pensieri di un fiore per una stella)

Mio figlio non esiste

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Mio figlio è una piccola volpe spaventata

a volte morde la mia mano che si avvicina

a volte esplode in rabbia o in pianto,

non sa quanto gli voglio bene;

mio figlio è una piccola volpe triste

quando non si sente accettata,

non sa che non è mai solo

perché è sempre nei miei pensieri;

mio figlio è una piccola volpe libera e felice,

corre nel bosco, amando la vita,

non sa che io lo ammiro;

mio figlio è una piccola volpe innamorata

che aggiunge bellezza al mondo,

di notte la luna lo avvolge come una madre,

non sa che è la mia carezza;

mio figlio ha zampe magre di volpe,

non ha imparato ad abbracciare,

non sa che io l’abbraccio con le parole;

mio figlio ha muso di volpe

e non ha imparato a sorridere,

non sa che io sento il suo sorriso;

mio figlio ha un cuore di volpe

_mio figlio non esiste_

è solo un sogno che la luna pietosa mi ha donato,

non sa che per lui io scrivo poesie.

I palloncini e la luna

​Palloncini colorati nel cielo limpido di Salerno e il primo quarto di luna…

” signora 3 palloncini 1 euro!”

“ma il quarto di luna quanto costa?”

4 gennaio 2017 lungomare di Salerno

Il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia

Il Viaggio

di Volpina Blu

alla ricerca dell’amicizia

Dedicato alla Volpe del Piccolo Principe e alla Volpina Blu che è dentro ognuno di noi

Premessa:

Non si diventa la Volpe del Piccolo Principe per caso, e non si nasce così, occorre un lungo percorso, un viaggio, tra incontri ed errori, tra amore e perdono finché forse un giorno si potrà diventare come quella Volpe che mostra al Piccolo Principe cosa è l’amicizia. Questa è una piccola storia di come, secondo me, potrebbero essersi svolto il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia.

Volpina Blu decide di lasciare il villaggio e di partire.

Nella grande pianura veniva una volpina, piccola e magra.

Camminava rapida scartando di lato le pietre e i cespugli spinosi.

Ogni tanto sollevava appena il musetto al cielo e parlava alla luna senza guardarla direttamente.

Ma davvero Volpina era blu?

Si sa che non esistono volpi di colore blu…

Volpina aveva alle estremità delle zampe due calzini blu.

Quasi tutti notavano in lui quel difetto, ma non credo si possa chiamare difetto ciò che in effetti è una particolarità o meglio un carattere distintivo, quelle zampette blu erano uniche e la rendevano diversa da tutte le altre volpi.

Aveva un sorriso simpatico e al collo portava una fettuccia di raso blu.

Volpina camminava nella pianura.

Era sola e la luna pure era sola.

Due solitudini si guardavano, la luna, lassù, maestosa, splendeva sola nella sua grandezza, e la volpe tanto piccola magra e sola…

Volpina pensava tu sei tanto lontana da me ma mi sembri così vicina… sei irraggiungibile per una Volpina come me eppure mi accompagni sempre, grazie amica Luna.

Volpina Blu, in verità il suo nome completo era Volpina dai calzini blu, si era messa in cammino già dall’imbrunire del giorno precedente.

A chi l’avesse incontrata avrebbe dato l’impressione che si trattasse di una volpe che sapeva il fatto suo per quanto camminava lesto e sicuro

Ogni tanto, Volpina si fermava per darsi una grattata ala schiena ossuta e per far riposare un attimo i piedini doloranti.

Quanta strada avevano macinato quelle zampette…

Era una volpina in fuga…

Nessuno la voleva, nessuno l’amava…

Eppure quanto aveva desiderato e quanto desiderava avere amici nella gran tana delle volpi.

Ma le giovani volpi, i suoi compagni, spesso l’ avevano derisa per quelle sue strane zampette blu perché spesso la diversità viene vista come una cosa spaventosa invece Volpina aveva un animo buono e gentile. Voleva soltanto essere accettato ed amato da tutti.

Non si capiva come mai Volpina fosse nato con le zampette blu…

Sua madre, Teresa, aveva pianto a lungo e aveva provato ogni tipo di prodotto e di solvente per smacchiarle e farle tornare rosse, aveva persino portato Volpina a far benedire nella chiesetta dove si era sposata, credendo in un maleficio.

Niente, le zampette erano rimaste blu.

Volpina blu non comprendeva la preoccupazione della madre che sperava lui diventasse uguale alle altri volpi temendo che essi l’avrebbero deriso ed escluso dal gruppo. Per questo Teresa ripeteva sempre a Volpina che era orgogliosa di lui e che lui doveva essere fiero di sé. A Volpina blu non dispiacevano le proprie zampette ma presto dovette convenire che sua madre aveva ragione. Quelle sue zampette iniziarono ben presto a dargli dei problemi, iniziarono gli scherzi e le prese in giro dei compagni e Volpina incominciò a soffrire e a rattristarsi.

Quanto avrebbe voluto avere quel bel pelo fulvo dei suoi compagni…

Tante volte le giovani volpi e anche alcune adulte lo avevano additato come un diverso, del resto Volpina non aveva mai saputo come fare per accattivarsi le simpatie del gruppo; anzi quasi ogni giorno c’erano dissidi e litigi con i compagni e spesso anche gli adulti le ringhiavano contro dei rimproveri.

E così un giorno, Volpina Blu era fuggito via, con il desiderio di conoscere il mondo e di incontrare nuove volpi, diverse da quelle che vivevano alla gran tana, magari avrebbe voluto incontrare un’altra volpina che gli assomigliasse, che avesse le zampette blu o anche di un qualsiasi altro colore. Soprattutto desiderava tanto trovare un amico, qualcuno che l’ accettasse così come era, qualcuno con cui non dovesse fingere di essere diverso da come era.

Tante volte Volpina si era rotolato nell’argilla e nella sabbia cercando di camuffare quel colore blu o si era macchiato con le bacche del sambuco ma inutilmente. Aveva provato di tutto ma proprio non era mai riuscito ad avere un vero amico.

Come si fa ad avere un amico? O meglio come si crea un’amicizia?

Non lo sapeva ma era disposto ad imparare le segrete e invisibili regole dell’amicizia. Lontano dalla gran tana, Volpina era sicuro che avrebbe conquistato il mondo e che il mondo l’avrebbe amato.

Volpina Blu era uno spirito incredibilmente libero. Ed era dolce buono e sensibile, anche se spesso appariva scostante e irascibile. Purtroppo spesso non sapeva dominare l’angoscia e la rabbia.

Ogni volta che aveva uno scontro con un compagno Volpina scappava via e andava a nascondersi nelle tane abbandonate nel vecchio uliveto, dove nessuno scendeva per il pericolo delle frane; là nascosto da tutti, piano piano si calmava rincorrendo per gioco uno scoiattolino oppure inseguendo il volo di una farfalla, tra i fiori selvatici ritrovava la quiete.

Quando, la sera, faceva infine ritorno a casa al villaggio, le altri volpi gli voltavano la schiena e lo ignoravano.

Così accadeva che Volpina Blu sparisse di nuovo e andasse a piangere senza farsi vedere nei pressi della saggia quercia.

Un giorno, dopo aver a lungo pensato, Volpina Blu prese la risoluzione di partire.

Si mise in cammino in una notte senza luna.

Non sarebbe mai più tornato al villaggio, e quelle giovani volpi che non l’accettavano e che la deridevano si sarebbero amaramente pentite di non averlo voluto. oh sì! …

Sentiva che un grande destino lo stava aspettando se solo ne avesse avuto il coraggio, sentiva che avrebbe di certo realizzato qualcosa di importante per il mondo, anche se ancora non sapeva né cosa, né come, né quando. Al momento gli parve che la decisione di partire fosse la scelta migliore.

Camminando si pensa meglio e chissà che via facendo non avrebbe trovato quello che cercava…

Volpina Blu in viaggio

E così Volpina era partito alla ricerca del senso profondo della sua esistenza, ma soprattutto di qualcuno che le volesse bene e a cui volere bene, di un Amico vero, di qualcuno che rispettasse la sua libertà di essere quello che era, senza voler cambiare colore alle sue zampe.

Nel cuore e nella mente Volpina aveva tanti pensieri buoni e belli, sentiva che poteva dare tanto amore al mondo se solo qualcuno l’avesse voluto.

Desiderava visitare il mondo, finora aveva conosciuto soltanto la Gran Tana, il suo villaggio al riparo tra gli antichi ulivi.

Come era il mondo al di fuori?

Da un lato lo attraeva, dall’altro lo spaventava.

Talvolta il mondo gli appariva come il riccio di una castagna, all’esterno le spine e all’interno la polpa dolce e che gli infarinava la bocca… ogni volta si pungeva per aprire il riccio ma poi si gustava il buon sapore della castagna… ecco così era il mondo…come il riccio di una castagna…

Il mondo era così difficile da capire …

Volpina conosceva la favola della volpe e l’uva e aveva capito che nella vita bisogna avere il coraggio di osare e di trovare la propria strada in mezzo a tante senza nascondersi dietro la scusa che l’uva non è matura. A Volpina l’uva non piaceva neppure e quindi non vi era problema.

Tante volte si era domandato come mai il mondo fosse in guerra, perché gli esseri umani sprecassero così tanto tempo a fabbricare armi di distruzione e di offesa invece che costruire ponti o inventare strumenti di pace?

Volpina aveva un cuore molto sensibile, piangeva per ore a volte, ma poi gli bastava guardare la sua amata luna per ritrovare la quiete.

Nelle notti senza luna camminava spedito senza sentire la fatica, invece, nelle notti di luna piena una specie di sconosciuta tenerezza lo invadeva.

Si ricordava quando da piccolo guardava i pulcini e ne aveva desiderava l’amicizia. L’amicizia, allora, gli era sembrava una cosa fatta di morbide piume e di infinita dolcezza.

Però succedeva che non appena i pulcini si accorgevano di lui, iniziavano a pigolare forte

e la chioccia accorreva e lo cacciava via…

Come si sentiva mortificato Volpina sebbene sapesse che ciò era una conseguenza del comportamento crudele di alcune volpi che si cibavano dei pulcini…

oh come poteva essere il mondo tanto crudele?

Volpina Blu camminava dall’imbrunire, era quasi le tre di notte quando decise di fare una breve sosta, raggomitolandosi nella sua coda e leccando i piedini sfiniti, guardò nella sabbia le sue impronte che lasciavano questi segni curiosi e si chiedeva a cosa assomigliassero… impronta-di-volpina impronta-di-volpina

Cammino facendo, Volpina scopriva il mondo, e annotava su un piccolo quaderno le cose che più lo colpivano, i suoi pensieri e i suoi sogni.

Osservava e apprezzare ogni cosa, anche l’esserino più piccolo, la farfallina, la cimice, il bruchino verde, le ragnatele brinate al mattino, le microscopiche tracce degli insetti sulla polvere del deserto, il profumo secco dello scirocco e quello umido del libeccio, lo sbocciare inaspettato di un fiore, l’odore della notte d’inverno con le stelle tanto vicine che sembrava di poter afferrare con le zampe.

Volpina si sorprendeva di quanta meraviglia e bellezza il mondo contenesse, praticamente inesauribili, per esempio l’ alba era uno spettacolo che si rinnovava quotidianamente e Volpina si commuoveva.

Di notte, tratteneva il fiato per ascoltare il linguaggio segreto degli alberi perché di notte gli alberi stanno svegli e riposano di giorno, ma solo per schiacciare un pisolino. Le foglie nel vento gli sussurravano delicate e gli ricordavano i suoi ulivi e i suoi carrubi alla Gran Tana, cosicché Volpina avvertiva meno la nostalgia di casa. In realtà non c’era molto tempo per provare nostalgia perché quando si è in viaggio si camminare e si deve guardare avanti, passo dopo passo, e non c’è tempo per i ricordi.

Occorreva percorrere la strada, farsi viaggio.

Erano già 1881 giorni che camminava…

Da molti mesi ormai aveva lasciato la sua terra tra le rocce e il mare, dove il clima era mite tutto l’anno, ed era arrivato al deserto.

Volpina Blu incontra il serpentello

Ecco una pianura con praterie desolate, cespugli spinosi, fiori di cardo e cactus e poi ecco di nuovo una foresta di spine che gli ferivano i magri fianchi.

Volpina si sentiva stanco, molto stanco e qualche volta aveva pensato di pregare l’avvoltoio perché lo facesse a pezzi. Poi riprendeva il cammino, solitario e fiero, senza bisogno di nessuno perché mostrarsi fragile era un segno di debolezza, e Volpina non poteva permetterselo.

Sapeva che il suo viaggio sarebbe stato lungo e non poteva abbattersi, doveva farcela, doveva andare avanti anche se era solo una piccola magra volpe dai calzini blu.

Un giorno aveva trovato in terra un paio di occhiali e li aveva indossati, gli pareva che gli attribuissero un aspetto più minaccioso, Decise che li avrebbe sempre portati con sé.

Può bastare un paio di occhiali per tenere a distanza il mondo e per difendersene?

Gli occhiali potevano aiutarlo ad avvistare un serpente e a schivarlo, per esempio.

Gli avevano raccontato che il serpente era un essere molto pericoloso, ma finora non ne aveva ancora incontrato uno. Era curioso di vederne uno e desiderava parlargli. Aveva la sensazione che i serpenti lo evitassero apposta.

Finalmente un giorno catturò un innocuo serpentello giallo. Trattenendolo tra i canini affilati gli disse:

Ti risparmierò se risponderai alla mia domanda perché tutti scappano da me e non mi vogliono?”

Tu stai nel tuo mondo e rifiuti gli altri.”

Volpina si innervosì e rispose seccato:

Io non ho bisogno di te e ora vattene all’inferno e riposa in pace, gentile serpentello.”

Il serpentello rotolò morto tra le spine di una rosa canina.

Volpina si allontanò ringhiando, il pelo arruffato, poi scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Inutili lacrime di pentimento…

Volpina non era cattivo, soltanto voleva sapere perché nessuno voleva stare insieme a lui, pure il serpente lo aveva respinto.

Era vero che lui non aveva bisogno di alcuno… ma ora si sentiva profondamente triste per la morte del serpentello.

Oh se esisteva un Dio delle Volpi, Volpina lo avrebbe pregato perché il serpentello fosse ancora vivo…

Quanto era triste e affranto! Volpina non sapeva davvero se c’era un Dio delle Volpi, eppure a suo modo egli pregava qualche volta…

Volpina Blu e la signora istrice

Di notte le stelle erano troppe e gli dolevano gli occhi, anche per questo teneva sempre gli occhiali, di giorno i suoi occhi si affaticavano molto per dovere stare attento alle pietre aguzze e alle spine che gli ferivano le zampe sensibili.

Forse le sue zampe erano così delicate proprio per il fatto che erano blu. Chissà…

Volpina si perdeva nella contemplazione le stelle, sapeva a memoria la mappa del cielo e tutti i nomi delle costellazioni e pensava che l’universo, lassù, era abitato e che magari in quel momento forse c’era qualcuno che pensava a lui.

Volpina lo sperava tanto!

Una notte, d’un tratto, mentre camminava distratto, inciampò in un istrice.

Ahi, disse Volpina, perché mi hai punto? E chi sei?”

Veramente sei tu che non mi hai visto e mi sei venuto addosso, maleducata di una volpe…”

Non penso proprio… tu mi hai punto, ma chi sei?”

Sono un istrice. Anzi una signora istrice.”

E perché mai hai tutte quelle spine e perché mai mi hai punto?”

Non l’ho fatto apposta, ci siamo scontrati per sbaglio ed io per autodifesa ho lanciato le mie spine, ma non è colpa mia, e poi non si chiamano spine, sai, la natura mi ha fornito di aculei…”

Però mi hai fatto male… sai essere così pungente!”

Scusami, non volevo, ma se tu ti avvicini piano a me, senza spaventarmi, vedrai che i miei aculei non pungono, sono solo un poco ruvidi…”

Ah ho capito… sei come il riccio della castagna?”

Quasi… se mi abbracci non aver paura… farò in modo che i miei aculei non ti pungano”

No. Non voglio!” gridò Volpina saltellando dal dolore, un aculeo era ancora conficcato in una caviglia.

Allora se tu non ti fidi degli altri, tu non sai cosa vuol dire voler bene.”

Volpina a queste parole fu molto mortificato.

Perché dici così?”

Perché è vero… ma un giorno imparerai… strada facendo, ciao. Io ora devo andare.”

L’istrice scappò via sorridendo, stava scherzando ma Volpina non lo capì e mostrò furioso i denti e lo rincorse ma il dolore alla caviglia si fece più intenso e così dovette fermarsi. Piano piano sbollì la rabbia che sentiva dentro. Si sedette tra l’erba con i ciuffi di menta che gli solleticavano le fini narici.

Un leprotto gli passò accanto di corsa, ignorando il suo pianto.

Improvvisamente Volpina si sentì ancora più solo. Solissimo.

Tante volte Volpina era stata tenero con i leprotti, li aveva protetti dalle altre volpi, ringhiando loro contro, e poi li aveva aiutati a nascondersi nel passaggio tra i capperi e i lentischi che solo lui conosceva. Le altre volpi lo deridevano di questa sua tenerezza per i leprotti e gli dicevano che era uno stupido.

Al chiarore della luna Volpina si specchiò in una pozzanghera, si vede brutto, il pelo spettinato opaco e il blu non era più tanto brillante, era quasi diventato nero, Volpina avrebbe voluto farsi un bel bagno nel torrente vicino al suo villaggio, dove amava andare a giocare, tentando di acchiappare quei piccoli arcobaleni che si formavano con le goccioline delle cascate oppure tentando di prendere qualche pesciolino.

Volpina era in pace quando lasciava fuori il giudizio delle altre Volpi o della signora istrice che aveva appena incontrato, come potevano giudicarlo senza conoscerlo per davvero?

Perché la signora istrice l’ aveva punto?

Era vero che era stata colpa sua che sbadatamente le era andato addosso.

Volpina rifletteva che quando se ne stava da solo tutto filava liscio e lui era tranquillo… quanta fatica faceva invece a rapportarsi con gli altri, a spiegarsi e a comprendersi e poi andava a finire, spesso, che con le volpi non ci si capiva mai, si litigava e non si voleva fare la pace.

Che gli importava degli altri?

Volpina stava benissimo da solo, aveva avuto ragione il serpentello, però allo stesso tempo, desiderava trovare un vero amico.

Il cuore di Volpina era come un campo su cui ha appena nevicato, puro, senza impronte ,vi regnavano amore e meraviglia per il creato, a parte quei momenti di rabbia in cui non riusciva a controllarsi e durante i quali diceva e faceva cose di cui poi si pentiva. Non sapeva dominarsi e le sue emozioni erano sempre troppo grandi e forti, le sue reazioni spropositate, poi magari si rammaricava ma ormai quello che era stato detto o fatto, era stato detto o fatto e non vi trovava un rimedio.

Volpina Blu e il topolino

Un giorno, sul sentiero incontrò un topolino, che lo salutò :

Ehi, ciao! Sai per caso dove si va per di là, possiamo fare un poco di strada insieme?”

Ma tu dove stai andando?”

Io ero insieme ad una carovana di beduini, stavano andando ad un mercato ma credo di essermi perduto… e tu dove vai?”

Vado a cercare un amico, disse Volpina blu, dove lo posso trovare?”

Io non lo so, dovevo incontrare alcuni amici al mercato ma a quest’ora mi sa che sono già partiti, senti potremmo camminare insieme, almeno per un pezzetto di strada. Se vuoi.”

Tu dici? Accompagneresti una volpina come me dalle zampette blu?”

Hai le zampette blu, che simpatico che sei, ma sai che io avevo un amico ghiro con le orecchie blu, davvero erano blu, mai visto orecchie tanto belle! Ma anche le tue zampe sono stupende!”

???Tu dici!!! Mi imbarazzi così…”

Facciamo un patto, mentre cammineremo insieme promettiamo che saremo sempre sinceri l’un con l’altro e che ci diremo sempre la verità.”

Va bene, accetto, sei gentile, Topolino.”

Senti, io resterò con te per il tempo che tu riterrai necessario, poi quando tu mi dirai di andare via, io me ne andrò. Vorrà dire che sarà arrivato il tempo per separarci. ”

No, mai succederà ciò, Topolino, se tu sarai sempre così delicato con me come lo sei ora. Io amo la delicatezza. ”

All’inizio camminarono scambiandosi soltanto qualche impressione generale sul tempo.

Ogni tanto Topolino gli faceva un sorriso ma Volpina non aveva alcuna voglia di sorridere, anzi non capiva per quale motivo questo topolino sorridesse sempre.

Poco a poco, camminando insieme, Volpina prese fiducia nel piccolo compagno di viaggio e iniziò a raccontargli qualcosa di sé e a porgli delle domande sui viaggi che Topolino aveva compiuto al seguito delle carovane dei beduini.

E poi arrischiò domande come queste.

Come si fa a diventare amici?

Cosa si prova quando qualcuno ti abbraccia?

Cosa si prova a condividere qualcosa con qualcuno?

Come succede che ci si prende per zampa?

Il topolino si mise d’impegno a rispondere a tutte le domande di Volpina ma mentre parlava si rese conto che erano cose che le parole non riuscivano a spiegare, che erano cose che si sentivano con il cuore oppure no, E che se si sentivano nel cuore, allora avvenivano. Come spiegare a parole la magia di un abbraccio o un bacio? No, non si poteva.

Quando la sera Volpina si raggomitolava per riposare, il topolino si accovacciava timidamente accanto alle sue zampette e così vicini si addormentavano.

Ma una notte Volpina fece un incubo davvero terribile e al risveglio prese a imprecare contro al topolino che non aveva colpa alcuna, e lo cacciò via violentemente.

Vattene via, non voglio più vederti, via vai via Topolino, non tornare mai più…”

Il topolino ci rimase male, era sinceramente affezionato a Volpina e gli voleva molto bene, ma a quelle cattive parole che non meritava sentì un forte dolore al cuore e si sentì gelare.

Provò a calmare l’amico che era fuori di sé per il cattivo sogno.

No no gridava Volpina, Topolino disse non può essere, non puoi fare così con me, io sono tuo amico, io ti ascolto sempre…

Volpina non ci vide più dalla rabbia, raccolse una pietra e la scagliò sul topolino uccidendolo.

Poi, Volpina corse via lontano lontano. Dopo alcune ore, dopo essersi calmato, senza ricordare cosa aveva fatto, tornò indietro sul luogo del delitto, ma il topolino non c’era più.

Volpina era nuovamente disperatamente solo. Aveva trovato un amico e gli aveva fatto del male. Ecco che avevano avuto ragione le altri volpi a non volerlo. Perché lui era cattivo. Volpina era cattivo.

Pianse per settimane, incapace di darsi pace, poi non ebbe più lacrime e riprese il cammino.

Volpina Blu e la pianta

E così giunse in una grande pianura, al centro della quale vi era una sola pianta verde simile ad una salvia con alti steli e corolle di fiori gialli, non era niente di particolare, ma era comunque una pianta in quel deserto.

La piccola volpe trotterellava, era molto piccolo e magro, però era carino con quelle zampette blu, non esistevano altre volpi come lui.

Nella pianura c’erano cactus, cespugli secchi spinosi , pietraie, qualche fiorellino dai toni violetto, formiche, scorpioni, insetti stecchi, lucertole.

Ad ogni passo Volpina Blu si distraeva a guardare queste piccole cose, d’un tratto si trovò vicino alla pianta, l’esaminò, gli sembrò una pianta tranquilla, senza pretese, non aveva spine come le altre ed era verde, Volpina le si avvicinò e a quel punto una foglia della salvia gli fece il solletico.

Volpina, che stava sempre all’erta, balzò rapido all’indietro per osservare meglio la pianta, e constatato nuovamente che si trattava di una semplice pianta verde, si riavvicinò con cautela, poi, siccome era sfinito, si addormentò lì sotto all’ombra della piantina.

Al mattino Volpina si svegliò, qualcosa gli sfiorava le punte delle orecchie, gli steli fioriti ondeggiavano eleganti nel vento. A Volpina parve di udire un suono, una specie di musica delicata, che diceva ti voglio bene.

Era la voce di Topolino che risuonava nel vento, dunque egli era vivo!

Volpina assaporò tutta la dolcezza di quel suono che veniva con la brezza del mattino, come un profumo o un sapore buono, sorrise, seppe che il topolino lo aveva perdonato. Anche lui voleva del Bene al topolino e sperava, pregava che anche lui lo avesse perdonato, oh Dio delle Volpi!

L’amicizia non è un gioco, non è una cosa che si usa e quando non serve si butta via, l’amicizia è un viaggio che ci cambia e implica fiducia e responsabilità l’uno verso l’altro.

Volpina sperò che Topolino tornasse ma quel giorno Topolino non tornò. Topolino aveva compreso che il suo amico doveva fare da solo fino in fondo la sua strada per diventare ciò che già era, senza saperlo.

E Volpina Blu si rimise in cammino… Forse un giorno il suo viaggio l’avrebbe fatto diventare la Volpe del Piccolo Principe….Chissà Voi che dite?

Fine

Epilogo:

Incontrai Volpina Blu, tanto tempo fa, diventammo amici, facemmo un pezzo di strada insieme, poi Volpina dovette partire e proseguire da solo, senza di me, il suo entusiasmante viaggio che si chiama Vita.

Dal momento in cui è partito, io sono diventata Volpina Blu inizialmente per onorare il ricordo di questa amicizia. Poi mi sono resa conto che Volpina blu sono anche io, che Volpina Blu rappresenta il mio sogno puro di amore e di bontà.

Per me, blu è il colore dell’amore incondizionato e dell’infinito, blu è la coperta della luna, trapuntata di stelle, blu è l’amore che si veste di delicata tenerezza.

Questa non è che una storia di Volpina Blu, questa è la Storia raccontata da me.

Favola di Antonella Marinetti

Progettato, stampato, illustrato e rilegato da TheFlowerAndTheStar

theflowerandthestar@gmail.com

 

Conversando con te sul tuo Pianeta

Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua. (Il piccolo principe)

trees-768635_1280

E una volta, poco tempo fa, la notte quando, chiudendo gli scuri delle mie finestre, davo la buona notte alle stelle pensando a te, lontano, nel tuo mondo, nel tuo pianeta, io ero felice di pensare che eri in pace lassù e che eri sereno e che sorridevi guardando in un telescopio le stelle come i granelli di polvere innamorata o le lacrime o le altre invisibili cose. E sapevo che eravamo lontani e che lo stesso cielo di stelle ci univa e che eravamo vivi in questo unico imperdibile mondo. E questo ingenuo pensiero mi bastava per essere felice.

E tu scherzavi, dicendo che non c’era un citofono sul tuo pianeta…

e allora come bisognava fare per conversare con te?

e tu rispondevi:

basta dire il mio nome, farmi ricordare che ho un nome, dirmi che qualcuno sulla terra mi vuole, farmi sentire che qualcuno mi chiama piano e con delicatezza gentile,

e poi c’è pace sul mio pianeta, e’ pulito ed in ordine e sono sicuro che tu non lo rovineresti il mio pianeta …

e io rispondevo che mai l’avrei rovinato perché lo amavo cosi’ come era  e sempre ne avrei avuto cura…

e ora non so perché le cose si sono rovinate, se tu non rispondi più quando dolcemente chiamo il tuo nome… ma nessuno risponde se non l’eco triste della mia voce…

(liberamente ispirato al Piccolo Principe di A. de Saint Exupery)

(foto di Unsplash da pixabay)

Mai più

Questa notte ti ho sentito arrivare sul grande carrubo a guardia della Luna.

Non è stato il canto di gennaio, il richiamo che d’amore risponde, non il lungo suono che riecheggia nelle notti primaverili, non il silenzio di agosto quando taci, ma un solo breve canto nella notte di fine ottobre.

Mi hai detto: non tentare di sapere chi sono, non cercarmi mai più.

E’ stato un canto spezzato, un suono rotto, quasi un singhiozzo.

21 Ottobre 2016

(foto di Skeeze da pixabay)

 

Sul camminare

In montagna non ci sono sentiri pericolosi se c’e’ rispetto della Natura. Con il rispetto si va sulla  Luna. (saggezza dell’amico Salvatore del gruppo trekking Ulysses)

​(monti Lattari)

Soltanto una stella lontana

Tutto e’ tornato uguale a prima.

Prima, a quando tu non c’eri.

Ora e’ dopo, e tu non ci sei.

La nuvola e’ solo un prodotto del vapore acqueo, la luna non ha alcun sorriso, e quella stella dalla luce fredda e’ soltanto una stella lontana…​

(E’ strano, sono diventata iperrealistica come te?)

Due sentieri.

 

wolf-547203_1280

Ci sono due sentieri :

uno, per arrivare fino a te, l’ho già percorso

andata e ritorno a piedi fino alla luna ;

l’altro, lo devo percorrere per andare via da te

a piedi, andata e ritorno fino al mio cuore…

In questo tempo fatto di attesa e speranza

c’è stato un unico punto di incontro,

siamo stati troppo vicini

e siamo già troppo lontani…

(foto da Pixabay di Patrice_Audet)

Notte di Luna

luna 11Notte di Luna

nel bosco

accarezza lieve i miei pensieri

io vorrei trattenere la tua anima nella mia

ma la lascio volare via…

infinitamente libera…

dalla sua tana sotto alle radici

esce schiva e cauta

una piccola volpe,

sorride alla luna…

un attimo,

quel che basta

per far felice il mio cuore…

La tenerezza delle lampade accese

lampadeIn fondo il Piccolo Principe si era sempre preso cura di sé e del suo pianeta senza problema alcuno e ora addormentato tra le braccia del pilota non si accorgeva che qualcuno si stava prendendo cura di lui come un fragile tesoro, una vita è sempre un fragile commovente tesoro, un miracolo di cellule e di anima. Come era tenero e un dolce fardello da portare alla luce della luna, come era naturale amarlo e volerlo proteggere, volere prendersene cura così , senza che lui quasi se ne accorgesse, di notte, alla luce della luna, mentre inconsapevole dormiva, come era dolce amarlo e pensarlo…

Un colpo di vento potrebbe spegnere le lampade … e con esse le speranze e la luce nei suoi limpidi occhi.

Occorre prendersi cura delle lampade affinché non si spengano, con tenera delicatezza e leggerezza, senza farsi scoprire, almeno fin al momento in cui il Piccolo Principe si sveglierà…Phlomis

“Sì, dissi al Piccolo Principe, che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile”

“Sono contento, disse il Piccolo Principe, che tu sia d’accordo con la mia volpe”

Incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso. Mi sembrava di portare un fragile tesoro. Mi sembrava pure che non ci fosse niente di più fragile sulla terra. Guardavo alla luce della Luna, quella fronte pallida, quegli occhi chiusi, quelle ciocche di capelli che tremavano al vento, e mi dicevo:

“ Questo che io vedo non è che la scorza. Il più importante è invisibile…”

e siccome le sue labbra semiaperte abbozzavano un mezzo sorriso mi dissi ancora:

“ ecco ciò che mi commuove di più in questo piccolo principe addormentato: è la sua fedeltà a un fiore, è l’immagine di una rosa che risplende in lui come la fiamma di una lampada anche quando dorme…”

e lo pensavo ancora più fragile. Bisogna ben proteggere le lampade: un colpo di vento le può spegnere…

Antoine de Saint-Exupery

Andata e ritorno fino alla luna.

luna

Prendimi per mano andata e ritorno fino alla luna, a piedi,

guida i miei passi insieme a te:

un raggio di luna si è posato tra i tuoi capelli,

io ti seguo,

tu non perdermi.

Raccontami in silenzio una storia senza parole, senza parlare,

perché mi possa addormentare serena,

sfiorami con la carezza del tuo sorriso

perché ti possa ricordare,

abbracciami senza toccarmi come un’ombra gentile

perché possa sognarti.

Prendi il mio cuore andata e ritorno fino alla luna, a piedi,

e non lasciarmi cadere

io non ti lascio cadere

le stelle sempre accese danzano intorno a noi

e quando la luna sarà spenta e invisibile

ti amerò con l’argento della tenerezza.

Bianca vela

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Nella notte,
nel mare
le isole sono spente e silenziose,
solo il faro è acceso e pulsante,
la costa opposta è tutta un palpito di luci vibranti, una nave da crociera attraversa lenta e maestosa il golfo,
nel cielo navigano nuvole strappate e stelle indicano la via verso la luna.
Ma il mio amore è lontano:
poco prima del tramonto
la sua bianca vela è passata
tra le isole senza nemmeno mandarmi un saluto.

E io non so perchè.

Bianca è la sua vela,
bianca la mia anima senza di lui,
poichè l’amore che ho per lui mi fa dimenticare la bellezza del cielo,
poiché l’amore che ho per lui mi fa dimenticare i colori del tramonto.
Bianca e lontana
la vela del mio amore,
bianca e lontana
la mia anima.
Bianca vela perduta
tra le isole,
nella notte,
nel mare.

La mia estate dentro.

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La mia estate dentro.
C’è un posto in cui l’estate non finisce mai ed è sempre presente : è il mio cuore.
La mia estate dentro sono semplici storie che sanno di sole, là dove il mare e’ più blu, dove il sole luccica in mille specchietti tra le onde, dove la natura è amica confidente e offre un riparo alla mia anima freddolosa e un piccolo, sicuro rifugio dal lungo inverno.
Questo posto è diverso per ognuno di noi, può coincidere con una stagione oppure essere un luogo particolare oppure uno stato naturale della mente.
L’estate per me è una stagione dell’anima, un sorriso caldo da cui mai vorrei separarmi, un ricordo per i lunghi e bui giorni invernali, il mio sorriso segreto e invincibile. E luoghi segreti, giardini segreti in cui ritornare nel più freddo inverno, il cappotto più caldo da indossare, il vestito più lussureggiante contro il bianco nulla della neve. E’ l’odore del sole, del sale e del mare sulla mia pelle, è il soffio del vento caldo, è il cielo notturno ascoltato da un’amaca in un giardino di fiori e frutti con accanto un gatto nero di nome Zorro, è il rumore incessante delle cicale, e’ quel caldo che stordisce e scioglie, è una mastella blu in cui fare un bagno frugale, è la canzone Azzurro come un treno che all’incontrario va, è un viaggio notturno andata e ritorno a piedi nudi fino alla luna…
Sono sassi conchiglie e rametti, cose semplici da trasportare e conservare, leggeri aquiloni da far volare lontano e poi vederli ritornare, piume delicate, soffioni di tarassaco, gentili tamerici.
L’ estate dentro è dimenticarsi di sé su una riva di mare o di fiume… perdersi nell’estate…
perdersi in se stessi…
Ora che l’estate sta per finire continuerò ad andare sempre più a sud di me ricercando un’ estate, la mia estate dentro, raccontando piccole, semplici, frugali storie di sassi conchiglie rametti lucertole gatti alberi rocce fiori stelle…
Raccontate anche voi la vostra estate dentro, ascolterò le vostre storie nel vento, farò gemme da pietre e dipingerò fiori che mai perderanno il loro colore.
Ringrazio https://sarahmaria76.wordpress.com/ per avermi  dato lo spunto per questa sezione di ioinviaggio.

Del tuo essere teso.

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Del tuo essere teso.

Teso lenzuolo al sole.
Teso limite di perfezione.
Tesa ragnatela di rugiada.
Teso ponte tra strappi di nuvole.
Teso elastico sul cuore.
Tesa alchimia tra cerchio e quadrato.
Tesa luna di pace.
Teso bocciolo tra le spine.
Tesa stella che tende ad essere universo.
Teso germoglio che diventa quercia.
Tesa corda dell’emozioni.
Tesa domanda di un senso.
Teso silenzio d’una risposta.
Teso slancio di cometa.
Teso squarcio di lampo sul mare.
Tesa polvere innamorata che lascia una scia.

Tesa attesa, tesa speranza, teso amore…

Del tuo essere teso tendo un arco e mi faccio fionda.

Forse una doppia goccia

fiore blu

Doppia goccia d’acqua- doppia goccia di pensiero

Vorrei scriverti una poesia

per dirti quanto ti penso

mentre sta piovendo

ora piano ora forte

l’intensità non cambia

quando ogni goccia risuona nel mio cuore

io penso alle tue lacrime,

io penso a te che permetti alla pioggia di bagnarti

ed io vorrei essere quella pioggia.

Le nubi nere corrono in cielo e inizia a piovere d’un tratto

e I pioppi si inchinano e poi risalgono

e io ascolto la mia musica dentro di me

e mi sento libero per un istante.

Lascio il mondo fuori di me, per un istante.

Per un istante non mi schiaccia.

e poi salgo ad asciugarmi dalla pioggia, accidenti.

Ma non fa niente. Poter sentire le gocce una a una

è stata una grande libertà.”

Basta una sola goccia di pensiero –

basta una sola goccia di pioggia-

Vorrei spiegarti

quel senso di attesa che finisca il temporale

senza portarmi distruzione,

quel senso di speranza d’eterno

senza causarmi perdita,

quel senso di sospensione tra il tuo silenzio e il tuo ritorno

senza farmi spavento che tu non torni più

io penso

a te

mentre le tue lacrime si mescolano alla pioggia

e ti domandi qual è il tuo senso.

e guardi il cielo di velluto lontano

e sei sicuro che stelle e luna ci sono sempre

anche se assenti o invisibili

io ti domando

se basta una goccia di pioggia

a superare ogni distanza

ogni differenza

tu rispondi

Dipende la distanza fra cosa.
Fra due atomi basta una molecola.
Se guardiamo l’uomo rispetto all’universo, è un atomo.
Quindi basta proprio poco.
Basta una goccia di pensiero.”

io ti penso

io ti vedo

ti ricreo con la forza di una goccia d’acqua

come cielo che si specchia nelle pozzanghere

ti disegno un volto puro

e un cuore intatto

accendo le tue labbra di sorrisi

illumino i tuoi occhi

e annullo il pianto.

Ma è solo un illusione

una sola goccia non può-

Forse una doppia goccia di pioggia,

forse una doppia goccia di pensiero-

mai un istante

P1180671Vorrei dirti che per me sei importante

vorrei stringerti la mano

e non lasciarti più andare

Vorrei scivolare con te

nella quiete blu

di un mare di luna piena

vorrei che la luna

scompigliasse i tuoi capelli

come riccioli di pensieri

vorrei che tu fossi un mago e

potessi fermare un istante eterno

per osservare insieme le stelle.

Ma  se  tu all’improvviso

oscurassi l’universo

io precipiterei in un vuoto di stelle

ma mai un istante

smetterei di volerti bene.

 

 

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