L’amore non è, l’amore esiste … di Simone Stabilini

<< Cos’è l’amore ? >>

“L’amore… Sapevo che prima o poi mi avresti chiesto cos’è l’amore.

Beh, l’amore non è, l’amore esiste.

Esso è parte di tutto, ed il tutto sarebbe nulla se non esistesse l’amore.

L’amore permea ogni sentimento, nulla è indipendente – ed indifferente – all’amore.

Quando, piangendo, pensi al tuo passato, quello è amore: vorresti tornare indietro e riparare i passi erranti che ti hanno portato alla tristezza, ma non puoi fare altro che ricordartene la strada, per percorrerne una nuova. Quando pensi al tuo futuro, quello è amore: ami il passato per le strade che ti ha fatto conoscere, e perché ti ha reso meno straniero al mondo. Quando torni sui tuoi passi dopo un litigio, quello è amore, ed è amore per gli altri: a nulla vale l’orgoglio, l’amore vince sempre. E quando ti perdoni per gli errori che hai commesso, quello è amore, invece, per te stesso: perché non esisti, se non ti ami.

Figlio mio, l’amore non è, l’amore esiste. Esso vive anche se non lo vuoi. A volte rifiuti l’amore. Urli: “Vattene amore! Lasciami stare!”. Ma anche questo è amore, è amore per l’amore: pur di non sciuparlo, lo rifiuti. E’ un atto di inconsapevole generosità, ma questo concetto temo lo potrai capire solo alla fine.

Molte persone dicono che non credono più nell’amore, perché non ne hanno avuto, ed io non posso insultarne i sentimenti, perché non siamo nati per prevaricare, ma per garantire la libertà. Però, posso, ragionevolmente, indurne i pensieri verso nuove finestre. Il cielo è così grande, figlio mio, che non si ha tempo – né lusso – di poggiare lo sguardo, ed arrendersi.

L’amore è eterno, è quasi un Dio, l’amore. Esiste perché pensiamo di non essere solo materia. Esiste, non è nato e non morirà: è un concetto squisitamente filosofico, ma così profondamente umano…

Non crucciarti nella ricerca del significato dell’amore: bùttati in esso, e con esso danza. Non puoi controllare l’amore, perché non puoi controllare qualcosa che esiste in modo autonomo: puoi solo scegliere la strada da percorrere per giungervi, figlio mio. Ed io, tuo padre, vorrei per te solo strade dritte, senza fatiche, ed a volte potrei imporle, ma sarebbe un peccato: perderesti panorami stupendi, e valli, monti, e mari lontani.

Lascerò libertà assoluta all’amore, perché non possiamo definire l’amore, figlio mio: possiamo solo sperare di saperlo riconoscere.”

da “Lettera a mio figlio”, il nuovo libro di Simone Stabilini

#amore #padre #madre #uomo #donna #sentimenti

lettera copertina

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Una lacrima

Ho rinunciato ad essere madre,

che madre non è quella che pensa,

madre è quella che fa,

ho rinunciato a portarti in grembo,

ho rinunciato a guardarti dormire,

ho rinunciato a rimproverarti pur amandoti di più,

ho rinunciato a pensarti

perché madre è quella che fa,

non quella che pensa,

e di tutto questo pensiero

resta una lacrima

che non fa di me una madre

 

Luna

luna small 1

Luna

vorrei anche io esserti madre

qualche volta,

prendere la tua lama fredda

e piegarla in un abbraccio,

baciare il tuo corpo freddo e bianco,

scaldarlo con il mio amore,

percorrere i tuoi crateri e riempirli di baci,

ascoltare i tuoi silenzi e rimboccarti le lenzuola,

vorrei anche io esserti madre

qualche volta,

luna,

ma tu sei lontana lassù,

io vorrei esserti madre

e resto a guardarti

nella tua luce che mi inonda

e di te a innamorarmi

Poesia

Poesia,

mi sei figlia e madre,

mi sei amica e confidente,

mi sei alleata e nemica,

in te mi incontro

anima VIVA,

in te amo e piango,

non mi lasciare mai

Cullare il mondo sott’acqua

A Sylvia Earle e a sua figlia

 

Mi immersi, figlia mia,

con te nel grembo a quella profondità.

Ero spaventata e felice

e tu lo eri?

O sentivi soltanto il mio cuore esplodere di felicità

e come era per te galleggiare in quella profondità?

Io ti sentivo leggera e sicura,

e dio mio, io piansi,

mi sentivo madre e figlia in quella profondità

e io tenevo te nel grembo e tu tenevi me sospesa in te,

e dio mio mi sembrava di cullare il mondo sott’acqua,

mi rilassai sentendoti tranquilla

stavamo amando insieme quella profondità:

ecco quello fu il mio regalo più grande per te:

donarti l’immensità del mare.

 

Questa poesia è ispirata a Sylvia Earle, biologa marina e oceanografa, quando in attesa della terza figlia, nel quinto mese, con il consenso medico, si immerse a bordo di uno dei primi sommergibili con camera di decompressione nel mare delle Bahamas, negli anni 60.

Per saperne di più ascolta l’intervista di Fahrenheit a Chiara Carminati che ha scritto un libro “La signora degli abissi” sulla vita di Sylvia Earle.

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – Il libro del giorno del 06/06/2017

Cradle the whole world underwater

I did a dive, my daughter,

with you in my womb in that blue depth.

I was happy and scared,

And how did you feel?

Did you hear at my heart exploding in happiness

And how was it for you to float in that depth?

I felt light and secure,

And my god, I wept,

I felt mother and daughter in that blue depth

And I kept you in my womb and you held me suspended in you,

And my god, it seemed to me to o cradle the whole world under water,

Then I relaxed feeling you so quiet,

together, my daughter and me,

we were loving that blue depth,

That was my greatest gift for you:

let you feel for the fist time the majesty of the ocean

Per quel sorriso

Ieri sera ho telefonato a mio zio Fausto, il padre di Gianmarco, che è disabile grave. Fausto era sfinito… il ritorno dal Brasile in Italia con tanti dubbi sul possibile intervento che Gianmarco dovrebbe subire alla schiena. In Brasile Gianmarco è stato a lungo in ospedale, un ospedale che di ospedale ha solo il nome… non aggiungo altro…

Gianmarco ora si alimenta solo con la sonda, mio zio mi ha detto ” sono tornato ma sono frastornato, devo adattarmi all’uso della nuova sonda che la sanità italiana fornisce, ho portato Gianmarco a fare una passeggiata, lui sorride ancora ma non come prima…”

non ho saputo rispondergli anche se l’ho sentito forte questo dolore che ti annienta, che non ti fa dormire, che ti fa pregare e sperare.

il dolore di un padre, il dolore di una madre sta tutto qui:

in un figlio che non sorride, in un figlio che non sta bene, in un figlio a cui vorresti dare tutto e di più, in un figlio che vorresti sentire felice, in un figlio che vorresti solo vedere sorridere …

Cosa non si farebbe per quel sorriso!

Non importa tutto il resto, non importa nulla se non quel sorriso…

Un padre lo sa, una madre lo sa…

(e leggo anche qui su WP le vostre storie di dolore e vi sono vicina nel silenzio)

 

Silenzi e parole

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Avremmo semplicemente camminato insieme,

io madre e tu figlio,

io figlia e tu madre,

io rispettando i tuoi silenzi,

tu rispettando le mie parole,

che le parole  vestono i silenzi

e i silenzi colmano le parole,

avremmo semplicemente camminato insieme,

riversandoci l’un con l’altro

riempiendo i nostri vuoti e i nostri pieni,

complementari, i tuoi silenzi e le mie parole

(foto Arnica Backstrom)

e ora buonanotte…

Ogni sera prima di addormentarmi

e ogni mattino al mio risveglio

e ogni momento del giorno

io ti mando onde di bene,

oceani di baci,

inondazioni d’Amore.

Vorrei essere il cuscino su cui appoggi il capo stanco,

vorrei essere la coperta gettata sulle tue ginocchia,

vorrei essere la carezza che ti fa il vento,

vorrei essere i tuoi occhiali da cui mai ti separi,

vorrei essere la mosca che attira la tua attenzione,

vorrei essere i tasti del tuo pianoforte,

vorrei essere un pensiero buono

vorrei essere amore nel tuo cuore

e così buongiorno e buona giornata,

tesoro dolce, e così ora buonanotte e felici sogni…

Un burattino di petali

Il fiore non era un falegname come Geppetto,

costruì allora un burattino di sogno e di poesia.

Fu forse per questo che il burattino non divenne un bambino.

Serviva la linfa di un albero per dare la ragione,

e serviva  l’amore di una madre per dare gentilezza.

Come poteva un fiore creare un burattino partendo da una corolla di petali?

Come poteva un fiore illudersi di essere una madre?

Solitudini incomunicabili

(un racconto)

Evelina proprio non riusciva a capacitarsi di ciò che aveva appena letto e non riusciva ad emettere una sola parola. Dire che ciò che aveva appena letto l’aveva colta di sorpresa era davvero dire niente.

Dovette rileggere e rileggere più volte quella breve lettera per capirne e assimilarne il contenuto. Solo dopo averlo fatto almeno una decina di volte capì quanto quelle parole le si fossero conficcate dentro, tanto profondamente che nessun bisturi avrebbero potuto togliere. Quelle parole la condannavano, la umiliavano e la calunniavano.

Possibile?

Possibile che un bene tanto puro potesse essere stato così frainteso e calpestato?

Sentì il sangue prosciugarsi nelle vene, provò un capogiro, le lacrime non scorrevano, ebbe un crampo allo stomaco contratto.

Cercò di credere che egli avesse scritto quelle così poco delicate parole se non in momento di rabbia, e se così fosse stato, se si trattava solo di rabbia per quanto violenta, allora tutto era perdonato, tutto sarebbe tornato a posto.

Passarono le ore i giorni poi le settimane poi i mesi e niente tornava a posto…

Evelina iniziò a pensare che non si era trattato di rabbia momentanea, ma di un atto deliberato e consapevole…

Il mondo le si rovesciò nuovamente perdendo l’abituale colore, il verde del prato era di uno strano verde irreale e la luna aveva riflessi metallici e il sole non era più il sole, trascorse ore ed ore  davanti alla finestra per vedere se il mondo fino allora noto e rassicurante potesse quello di prima, il verde verde, la luna dolce, il  sole caldo …

Tutto le sembrava finto, specie quell’erba… appariva sintetica e no, non lo era.

La realtà era inaccettabile.

Perché era crudele, perché era ingiusta.

Perché quelle parole?

Non erano vere. Semplicemente non erano vere.

Esse rivelano finalmente i sentimenti di lui nei suoi confronti, Emanuele per quanto ci avesse provato,  non l’aveva mai veramente inclusa nella sua vita, aveva finto sino a quel momento in cui la rabbia lo aveva smascherato e gli aveva fatto scrivere quelle parole a lei.

Evelina invece lo aveva incluso completamente nella sua vita, desiderando per lui ogni più bella cosa e che tutti i suoi sogni si realizzassero, per lui era la prima preghiera del mattino e l’ultima prima di addormentarsi…

Mesi prima lui l’aveva avvisata di una conferenza a cui avrebbe preso parte e lei semplicemente se ne era ricordata e alla vigilia gli aveva inviato una gentile preghiera di bene.

Lui aveva risposto violentemente, disarmandola completamente. Le diceva di non scrivergli mai più in alcun modo. Secco, preciso, asciutto, sgarbato.

Emanuele ripeteva  che le persone non lo aspettavano, che lui aveva bisogno di più tempo per far entrare le persone nella sua vita, e che poi quando era pronto le persone si stancavano e se ne andavano e lui restava da solo. Diceva che tutti lo lasciavano da parte, che lo lasciavano solo.

Non era il caso di Evelina, no, lei era una madre, sarebbe rimasta, sempre.

Ogni tanto Emanuele le scriveva oggi io ho detto addio a questa persona, ho detto addio a quest’altra…era necessario dire addio alle persone e perché diceva loro addio, perché? Se tra Emanuele e quelle persone vi era amicizia, come lui sosteneva, perché diceva loro addio? Allora forse non era vero che le persone lo abbandonavo, forse era vero che lui abbandonava le persone, una volta che gli erano venute a noia…forse era così? O era uno scherzo, uno stupido gioco?

Evelina non aveva più l’età per scherzare. Aveva 50 anni, non aveva avuto figli e sapeva che il suo tempo per averne era terminato, in questo giovane amico Evelina aveva visto il figlio che aveva sempre desiderato, pertanto Evelina non aveva il tempo per prendersi gioco di alcuno. Non c’era il tempo.

Emanuele era come un bambino, dolce e tenero, prepotente e intelligente. Di lui lei amava tutto. Emanuele era come un germoglio che avrebbe dato un fiore speciale e lei lo avrebbe guardato fiorire e sarebbe stata felice di ogni suo successo, di ogni sua gioia, e sarebbe stata triste di ogni sua delusione e di ogni sua tristezza.

Era dolce aspettarlo. Era una dolce attesa che dava felicità e sorriso.

Ma Emanuele era un fiore triste. Evelina sentiva su di lei tutto ciò che lui viveva, lo sentiva per istinto, per una specie di simbiosi che lei non aveva scelto, ma era così, se sentiva vomito o nausea o improvviso bisogno di piangere era perché lui aveva vomito nausea o lacrime. Passava troppo, passava tutto dall’uno all’altra, inconsapevolmente.

Evelina era come un vaso per le radici di Emanuele.

Emanuele era il figlio che la Vita le aveva portato inaspettatamente ed era così come era, un bambino dentro a un uomo di 30 anni. Lei ne aveva 50 e poteva davvero essere anagraficamente sua madre. Dove lo aveva tenuto tutto quel tempo, per quei 30 anni? Evelina lo aveva tenuto sempre nei suoi pensieri e ora lo aveva trovato. Non aveva concepito un figlio di carne ed ossa ma aveva concepito un figlio di pensiero. Evelina non chiedeva altro che stargli accanto, e se non aveva potuto stargli accanto prima ora non lo avrebbe mai lasciato, lo avrebbe sempre sostenuto e pensato.

Perché l’amore è intangibile, è un pensiero che non si misura e che non si tocca ma è più reale di qualsiasi altra cosa.

Quelle sensazioni fisiche di vomito e lacrime si erano acutizzate, Evelina glielo nascondeva però, finché ella non fece un incubo in cui riceveva di una mail che le notificava l’avvenuto decesso di Emanuele. Evelina si svegliò in lacrime e subito volle sincerarsi con lui che si trattasse solo di un brutto sogno. Emanuele freddamente confermò che nel caso di sua morte sarebbe avvenuto proprio in questo modo, le sarebbe arrivata una comunicazione scritta, una notifica dall’avvocato insieme ad una sua lettera.

“A te chiederò di perdonarmi.”,egli aggiunse.

Evelina si sentì morire, disse che mai lo avrebbe perdonato perché non avrebbe mai perdonata a se stessa di averlo perso, Emanuele si risentì e disse “tanto sarò morto e quindi non potrò saperlo se mi avrai perdonato”, Evelina gli rispose “ti perdonerò comunque e contro me stessa.”

Le cose precipitarono.

Emanuele era sempre più triste. Evelina non riusciva più a trovare una breccia aperta nel suo cuore, non riusciva più a trasmettere amore ed energia, ogni sua parola di bene rimbalzava contro un muro invalicabile. La comunicazione era conclusa.

Emanuele stava chiudendo anche con lei, piano piano, cercando di sfiancarla e di scoraggiarla, Evelina però trovava sempre un sorriso per lui e glielo porgeva come dono gratuito come è l’amore.

Emanuele le aveva detto di tante persone a cui aveva detto addio eppure a lei continuava a scrivere. Ma Evelina aveva paura. Paura che lui non avrebbe più scritto. Evelina cercava di non spezzare il loro precario equilibrio, con lui dosava parole ed emozioni, usando dolcezza e comprensione. Finché accadde quel che accadde, quella lettera assurda, che la rendeva impotente d’amarlo.

Evelina resta sola senza un figlio e con la negazione di questo amore soffocato. Resta da accettare la realtà per come è, resta di accettare ciò che è un mai più.

Emanuele è una persona con autismo che cerca un senso alla propria vita, prosegue solo, come sempre è stato, il suo viaggio, non ha bisogno di un’amica o di una madre in più.

Evelina ed Emanuele sono due solitudini che si sono incrociate e restano incomprese e incomunicabili l’una all’altro.

21 gennaio 2017, alle 2:24, Evelina ha scritto:

Vorrei brevemente risponderti dicendo l’essenziale, solo per non lasciare cose in sospeso o non chiare. Emanuele, io ho perdonato queste tue parole non delicate.

 Ma Tu hai perdonato me? 

Se ho insistito è stato solo perché ero preoccupata per la tua salute, non desideravo e non desidero disturbarti. Io ho fatto chiarezza dentro di me. Forse ci sono state incomprensioni tra noi. Non lo so. Non giudico. Non ci sono secondi fini né nelle mie parole né nelle mie azioni, né desidero convincere o insistere o altro. La chiarezza è importante per se stessi.
Ti ho accolto e ti ho accettato senza volerti cambiare, ti ho dato totale fiducia, mai ti ho lasciato da parte, ti ho stimato, rispettato, ti ho voluto bene come un Amico e poi onorato come un Figlio.

(l’ho fatto nell’unico modo che sapevo fare, il mio, sbagliando forse ma cercando di essere me stessa)
Io ho rispetto di questa tua scelta. Ti feci una promessa che sarei andata via quando tu me lo avessi chiesto. E non importa che tu allora mi rispondesti che ciò mai sarebbe accaduto se fossi stata sempre delicata. Mantengo la promessa. Non ti scrivo più come tua volontà. 

Il tuo autismo non è una cosa cattiva. 

Ciao, ti auguro un Bene infinito e di intuire che l’Amore  è  un Oltre infinito, che va oltre se stesso, la ragione, la logica, il tempo…

Di nuovo sono in viaggio. Ciao, Evelina

 

Domenica 9 Ottobre 2016 12:08, Emanuele ha scritto:

Io non ti sto più rispondendo perché tu mi hai disturbato troppo e hai insistito troppo. Ora questo tuo continuare può configurarsi come reato di stalking previsto dal codice penale. Ti invito a non scrivermi più e a non fare mai più alcun riferimento a me in alcun luogo elettronico altrimenti sarò costretto ad informare le autorità postali. Depositerò anche questo mio messaggio al fine di costruire la memoria storica dei fatti. Io dichiaro secondo i diritti assicuratimi dalla Legge Italiana di non desiderare più tuoi messaggi, contatti, riferimenti in qualsivoglia luogo o attraverso qualsivoglia mezzo. Questa è una comunicazione formale.

Il 07/ott/2016 18:49, Evelina ha scritto:

Spero che domani al convegno sarà per te un giorno buono.
Non mi dimentico di te.
Sai che mi manchi,

Ciao,

Evelina

 

Madre

rosa-perfetta

Madre, ti rivedo graziosa ragazza spensierata nella tua foto dei sedici anni con il taglio corto di capelli, il tuo sorriso sicuro e sbarazzino, una leggera timidezza nei tuoi occhi limpidi e puliti, madre se tu sognavi di me già allora io ti ringrazio per avermi cercata desiderata e amata e avermi dato il Dono della vita. Ora che sono adulta, io mi specchio in te e spero di assomigliarti un poco. Tu sei bella come sempre e il tuo animo è pulito e limpido e i tuoi occhi timidi e riservati nascondono la tua grande forza. Madre, sì, tu sei ancora quella sedicenne che mi ha sognato.

 

Proibito colore blu

 

Il mio amore per te si veste di un solo colore proibito

è il colore blu,

io non riesco a vedere gli altri colori,

so che il mondo è fatto di colori,

io non riesco a vedere l’arcobaleno lassù in alto,

sento il cuore pesante e oppresso

il mio cuore si veste di un solo colore,

e io sono folle d’amore per questo colore,

mi toglie il respiro,

mi annienta i pensieri,

non mi fa vedere il blu del cielo,

il colore blu occupa tutto il mio cuore,

io piango perché non so che fare,

tutto ciò è troppo grande,

sentire il cuore di colore blu,

tutto ciò è troppo forte,

tutto ciò mi sovrasta,

io ho pregato per avere la forza

di trasformare questa oppressione

in amore per il blu dell’universo.

Madre Infinita,

blu è il tuo mantello,

blu è il tuo amore,

blu la tua tenerezza,

blu il tuo dolore,

tu, Madre Infinita,

io,  madre di nulla,

ho blu il mio cuore

e lo stringo forte

per tingerlo del rosso del mio amore.

(scritto ascoltando forbidden colors David Sylvian)

Dedicato a Blue Moon il gatto che sta per entrare nella mia vita…
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I pensieri di Miriam.

presepe

 

Più del giorno ti stupirà la notte. E’ un grande grembo stracarico di luci. Nelle sere d’estate qualcuna si stacca e viene vicino, fischiando. In mezzo a loro passa una via bianca, un siero di latte, quando lo vedrai vorrai succhiarlo. Pensa che io sono una di quelle luci e intorno a me c’è un ammasso di altre. Così è la notte, una folla di madri illuminate, che si chiamano stelle: di tutte loro, solo io la tua. A guardarle fanno spalancare gli occhi e allargare il respiro”.

Erri de Luca da In nome della madre.

Sono i pensieri di Miriam, una madre di tenerezza e poesia , rivolti al Figlio che nascendo.

Il presepe è di Phlomis68, realizzato con legnetti pietre conchiglie vetro e terracotte.

Buonanotte che è ioinviaggio (per una madre)

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Buonanotte che è ioinviaggio.

16 agosto 2015

Buonanotte anche se so che non dormirai,

anche se so che non dormirò

buon viaggio per domani

e il mio pensiero ti accompagnerà,

io sarò il piccolo sbuffo di nuvola nel cielo

che ti seguirà,

o la coccinella su un fiore,

il tuo splendido fiore,

il mio piccolo fiore:

ogni tuo sorriso io sorriderò,

ogni tuo sorriso sarà il mio,

ogni tua lacrima io asciugherò

e ne farò un diamante

per la mia collana di ossidiana nera,

ogni tua emozione sarà la cascata

a cui attingerò acqua purissima

per innaffiare il mio giardino,

ogni tuo ricordo sarà un geode prezioso

che conserverò con cura e ne farò poesia,

buonanotte anche se so che non dormirai

buonanotte anche se so che non dormirò,

buonanotte di quieta veglia,

buonanotte di chiaro sonno,

buonanotte come una luce accesa alla finestra

che mai si spegne,

buonanotte che è già quasi il tuo viaggio,

buonanotte che è ioinviaggio.

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Ti disegno un cuore per riempirlo di emozioni, ti disegno un sorriso perché tu sia felice, e due ali libere per volare via, ti coloro di blu trapuntato di stelle per amarti ogni notte guardando il cielo.