Il mio innamorato

Il mio innamorato ama le stelle

il mio innamorato ama i numeri e le cose piccole piccole

tra i capelli ha frammenti di stelle

e negli occhi ha pagliuzze d’infinito

e sulla bocca tiene un fiore rosso stupendo

io vorrei scrivergli

parole d’amore che possa capire

vorrei scrivergli poesie

che sappiano toccare il suo cuore, lontano,

ma resto sempre senza parole

e ho scritto poesie

e nessuna è abbastanza per lui

il mio innamorato ama l’infinito

e io amo lui

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Parole pure

Vorrei ritrovare parole che siano pure.Vorrei ritrovare quel pozzo nel deserto, quella pozzanghera di luce in cui brilla tutto il sole.

Vorrei ritrovare parole pure per dire Amico, per dire Amore, per dire Figlio….

Le parole sono nuove (J. Saramago)

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Le parole sono nuove: nascono quando

nell’aria le disegniamo in cristalli

di tenere o dure risonanze.

Siamo uguali agli dei, inventando

nella solitudine del mondo questi segni

come ponti che si arcuano per unire le distanze.

 

(da Le poesie possibili)

 

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(foto da pixabay)

Processo (J. Saramago)

le parole come grazie

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Le parole, quelle più semplici, quelle più comuni,

quelle che si usano in casa e si scambiano quotidianamente,

si tramutano nella lingua di un altro mondo

basta solamente che gli occhi del poeta,

sfiorandole, le illuminino.

 

da Le poesie possibili

iotraducosaramago

(foto da pixabay)

Fingendo con me stessa

Dicesti tornerò.

Io finsi di crederti,

le tue parole erano di chi avrebbe voluto essere un altro

ma sa che non potrà mai esserlo,

finsi di credere a quel ragazzo buono

che volevi essere,

finsi di credere ai tuoi occhi dolci

e alle tue parole delicate,

finsi così tanto

che alla fine io ti credetti per davvero,

e restai,

da sola,

ad aspettarti

fingendo con me stessa

 

Silenzi e parole

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Avremmo semplicemente camminato insieme,

io madre e tu figlio,

io figlia e tu madre,

io rispettando i tuoi silenzi,

tu rispettando le mie parole,

che le parole  vestono i silenzi

e i silenzi colmano le parole,

avremmo semplicemente camminato insieme,

riversandoci l’un con l’altro

riempiendo i nostri vuoti e i nostri pieni,

complementari, i tuoi silenzi e le mie parole

(foto Arnica Backstrom)

Trova le tue parole

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Trova le tue parole dentro di te, chiuse dentro al tuo corpo, nascoste alla tua mente, e falle venire alla luce. Che siano parole di carta o di carne, è questo il senso del tuo vivere: trova le tue parole!

(foto di Greyerbaby)

 

Parole venute alla luce

Non ho mai scritto poesie per nessuno, se non per te, mi sembrava non potessi dirti alcune se non attraverso la poesia, normalmente avrei taciuto, con la poesia mi è venuto naturale esprimermi, parole che non conoscevo, emozioni che non capivo, si chiarivano nel filo nero della mia mente su una fredda tastiera di un computer.

Parole che diversamente non avrei mai trovato dentro di me e che tu in qualche modo hai fatte venire alla luce.

Quanto è strano e ridicolo ciò… scrivere poesie per qualcuno che non sa capirle…

Eppure le ho scritte per te, come se tu fossi dentro alla mia mente o al mio corpo, come un concepimento…

Amore non fa rima con poesia

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Amore non fa rima con poesia,

per questo dico che

la poesia fa male,

la poesia è cattiva,

per troppe parole si perde l’amore,

fossi stata in silenzio

lui sarebbe restato.

Amore non fa rima con poesia,

pertanto

la poesia fa male,

la poesia è cattiva,

di troppe parole si avvelena l’amore,

fossi stata analfabeta

lui m’avrebbe amato.

Amore non fa rima con poesia,

dunque

la poesia fa male,

la poesia è cattiva,

per troppe parole si spaventa l’amore,

fossi stata più attenta

non avrei scritto inutili parole

e lui sarebbe tornato.

Amore

non fa rima

con poesia.

Quindi, se tu ami,

non scrivere poesie al tuo amato,

sono

foglie cadute d’autunno,

fiori di prugno in primavera,

temporali d’estate,

gemme nel gelo dell’inverno,

che mai il suo amore raccoglierai

solo secchi rami,

sfioriti petali,

morte gemme,

avvizziti fiori,

e tristi inutili sorrisi.

(foto di Fotobox_Petra0107)

Don’t Make Me Speak – A Poem (Non farmi parlare-una poesia)

Un’onesta e sincera poesia di una persona autistica che descrive quel momento in cui le parole non riescono ad uscire e l’ansia di non essere in grado di parlare predomina.

Non mi fare parlare 

quando non sono pronto

A volte le parole non mi escono

 Di tanto in tanto la mia mente si svuota 

Ancora più frustranti sono i momenti di silenzio durante i quali sto urlando al mio interno

 Ma la mia bocca non si muove

 se provo a forzare le parole

Posso essere fortunato a fare uscire qualcosa 

sebbene queste frasi forzate non siano mai quelle che io speravo

Tutto dentro di me è martellante mentre cerco di trovare qualcosa da dire

 Più cerco di parlare e più lontano le mie parole scivolano via

Eventualmente me ne vado infuriato oppure scoppio in lacrime
E ‘doloroso e disorientante

 quando cerco di forzare le parole

 ho un senso di panico se provo a spingerle fuori di me 

quando io non accetto quello che mi sta succedendo
Per favore non confondere il mio silenzio con mancanza di rispetto

 Non mi fare parlare 

Dammi tempo e pazienza

Quando sono gentile con me stesso Alla fine le parole ritornano da sole

Non ho di te che parole d’amore e polvere

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Di te non ho che due foto,

un ritratto in chiaroscuro e uno in seppia,

fai ciao con la mano al mondo,

un gesto semplice e naturale di bambino,

e poi ho foto di cose da te realizzate,

oggetti e mobili in legno,

una porzione del tuo giardino,

un tramonto dal tuo paese,

abiti di carnevale da te cuciti,

un cappello con una piuma,

una tenda da gioco per bambini,

tutti oggetti che testimoniano il tuo animo gentile e delicato,

il costumino da moschettiere l’ho adorato…

e poi ho foto tue di bambino…

e poi tante tue parole scritte di inconsapevole magia

e di intensa emozione,

poesie di polvere e amore,

non ho di te che parole d’amore e polvere

 

Tempo ingiusto

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Ascolta, mi dicesti, mai mi dimentico di te

io ero indecisa, sognai e restai.

Un’altra volta, l’ultima, fu io a dirti

mai mi dimentico di te,

tu eri forte e impaziente e mi lasciasti.

Io sbagliai il momento,

tu cogliesti l’attimo.

Le parole sono mutevoli

come il tempo delle persone

e non hanno significato alcuno.

Eppure è vero

che mai io mi dimentico di te

e vuol dire quello che vuole dire.

Per me fu un sogno.

Per te una minaccia.

Il mio tempo fu ingiusto

contro il tuo, perfetto.

(immagine di Karen_Nadine da pixabay)

Obbrobrioso

Leggo dal dizionario :

obbrobrioso, agg

che è causa di disonore, infamia o vergogna; iperb. Orribile offensivo del buon gusto e del senso estetico

sinonimo disonorevole, infame, turpe

oggi  è stato usato questo aggettivo nei confronti di un mio lavoro  da parte di alcuni colleghi:

“Questo lavoro è proprio obbrobrioso, abbiamo verificato al computer e il file è perfettamente centrato, mentre il tuo lavoro è obbrobrioso, vedi di eseguirlo in modo perfetto.”

Il problema era la centratura di due bordi bianchi in una copertina di un libro fotografico.

Il mio lavoro consiste nella realizzazione semi manuale della copertina, uso una macchina che non è un computer, è un lavoro di manualità, e quando si passa dalla perfezione di un file all’esecuzione pratica le cose cambiano…

Prima di rispondere ho preso due pastiglie di valeriana per mantenere la calma, poi ho verificato se avevo effettivamente sbagliato, ma righello alla mano la copertina era centrata, i centimetri non hanno nulla di obbrobrioso (in nessun senso!), quindi sono andata dal mio capo-reparto a  chiedere dove era l’obbrobio, egli ha giudicato che  non vi era.

Io mi chiedo come sia possibile giudicare così pesantemente, con una parola così grave, il lavoro di un collega, c’erano infiniti altri modi per contestare quel lavoro, infiniti altri aggettivi o perifrasi…

Lasciando da parte la mia “suscettibilità”, la mia domanda è questa : perchè le parole non possono essere usate in modo appropriato e con gentilezza?  Perchè si usano le parole con tanta superficialità e altrettanta aggressività?

Che significato date all’aggettivo obbrobrioso? Quando usarlo?

Perché scrivere? Cosa sono le parole?

Le storie sono doni d’amore… (Lewis Carroll)

Michela Marzano

Ho sempre pensato che la scrittura nascesse dall’urgenza. L’urgenza di dire qualcosa che ci si porta dentro e che, prima o poi, non si può più tacere. L’urgenza di dare corpo a quelle parole che si affollano e si impongono. L’urgenza della condivisione e del dono.

Anche se poi, quando si scrive, non ci può solo accontentare di “gettare” a casaccio le parole sulla carta. Perché la scrittura è anche tanto esigente. E allora non tollera gli strafalcioni, la fretta, la mancanza di cura…

Si scrive per lasciare una traccia. Per dire quello che conta veramente. Per trovare le parole adatte. Per colmare un vuoto. Per farsi capire. Per non lasciare che il tempo cancelli i ricordi…

Si scrive perché le parole danno un senso a quello che si vive e che si percepisce. Permettono di ritrovare il filo perso. Aggiungono un tassello al puzzle dell’amore. Anche quando urlano la…

View original post 16 altre parole

Un elenco.

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Un elenco delle cose che mi dai.

Belle o brutte non importa perché  sono quelle che mi dai tu.

Sono le tue. Solo le tue.

L’amore per l’universo.
La solitudine che fa vomitare l’anima.
La forza della tua speranza.
Le tue lacrime.
La tua bontà.
Il colore blu.
Il numero 8.
Tutte le mie poesie.
La mia disperazione.
I fiori di prugno selvatico.
Una doppia goccia di pioggia.
La tua delicatezza.
La tua sensibilità.
Il tuo iperrealismo.
Il mio blog.
Io come phlomis.
L’amore incondizionato.
Il tuo affermare che sempre ne vale la pena.
La Volpina Blu.
La tua conferenza al planetario.
Il volere attenderti.
Tutte le tue parole.
Tutte le tue emozioni.
Quel momento in cui hai alzato gli occhi alle stelle e hai sorriso e hai detto io amo il mondo.
I miei disastri.
La tua indipendenza.
La tua libertà.
La favola che ho scritto.
Il mio Pensarti.
Il tuo amore per il lavoro.
La tua stanchezza.
E poi il tuo rialzarti e andare avanti.
Sempre.
Ieri. Anche ieri, che non è stato un giorno buono.
Oggi che sorriderai a chi incontrerai.
Io che sorrido se tu sorridi al mondo.

Un fiore di prugno selvatico disse ad una phlomis …

prugnotag blog

Con questo articolo risponderò al tag di Pulciona di https://lapulcionavagabonda.wordpress.com/ e di Martina di https://trentadueperle.wordpress.com/ intorno alla nascita di un blog e alle sue intrinseche ragioni di fiorire.

Tag : Raccontare, brevemente, com’è nato il proprio blog e dare dei consigli a chi si cimenta da poco.

Chi volesse partecipare è benvenuto !

Ringrazio sia Pulciona che Martina ma … non fatelo più…

Un giorno una phlomis chiese ad un fiore di prugno selvatico:

“ma cosa servo io che non sono una rosa, se non sono bella come una rosa, se non sono profumata come una rosa, se non sono rossa come una rosa… io a cosa servo?”

E il prugno disse :

“tutto serve a qualcosa, per lo meno a farlo sentire felice per se stesso”

e ancora la phlomis domandò:

“I fiori di cosa hanno bisogno, infine, per fiorire?

Forse, semplicemente fioriscono.”

E il prugno rispose :

“Del tempo hanno bisogno. Solo del tempo.”

Phlomis aggiunse :

“allora di un tempo di sole di luce, un poco di pioggia e di due occhi che l’ammirano.

E poi anche di terra sassi e sabbia e di una radice forte.

Seneca dice : sboccia il fiore se la radice crede al sole.”

Il prugno non rispose nulla come d’abitudine, il prugno selvatico è di poche, precise , ben ragionate parole…

In seguito il prugno e la phlomis bisticciarono per questioni di fioritura, Phlomis ci rimase molto male… era un poco disperata e voleva andare via ma non riusciva a dimenticare il prugno, così decise di aspettare, era inverno, magari la teoria del prugno poteva essere giusta, era solo una questione di tempo…

Dalla sua finestra Phlomis osservava la phlomis piantata nel giardino la primavera precedente , stentava ma era ancora viva e Phlomis si chiedeva se l’avrebbe vista fiorire.

Nel tempo dell’attesa Phlomis decise di mettere a dimora altri fiori, di curare il giardino,  e coi petali e i piccoli frutti ne fece parole per raccontare viaggi ed emozioni…

e così, all’incirca, nacque questo Blog da un fiore modesto…

Il mio consiglio per chi vuole aprire un blog è : abbiate pazienza, amore e cura e qualche fiore, che sia quello di un prugno selvatico o di una phlomis o di una rosa, arriverà….

E voi cosa ne pensate:  di cosa hanno bisogno i fiori per fiorire?

Per sottofondo Paolo Conte. (da Appunti di giovinezza)

La fine di una telefonata, la fine di una storia di non amore, un’ultima lettera e per sottofondo la musica e le parole di Paolo Conte.

“Lo so, se non ci fosse il telefono, se fossimo io e te soli nella stessa stanza, potremmo rimanere a lungo seduti in silenzio, senza bisogno di parlare. Ma il telefono non è fatto per stare zitti. Credo che potremmo dirci molte cose anche senza usare le parole.”

Se fossero vicini.

La sala è in penombra, il sole è appena tramontato.

Silenzio.

Le braccia incrociate, lo sguardo perso in un punto imprecisato della stanza, fino a che la sala non diventi completamente scura, fino a che un gesto non intervenga a rompere il magico equilibrio di due esseri in comunicazione.

Guglielmo sospende il silenzio.

“Ti richiamo domani. Ciao.”

Non sono mai stati vicini quanto in quei pochi istanti.

Nella sua stanza, alla luce della lampada sulla scrivania, un disco che gira, Eva gli scrive una lettera.

“Sentire la tua voce,

il tuo tono ora dolce,

e sentirmi inutile, inerme

fa solo venire voglia di piangere lacrime leggere.

Quante canzoni di Paolo Conte che ora riascolto,

parlano di te e di me,

di noi, di quello che è successo o non è successo

‘recitando un ritorno sulla pista delle allegrie’

Dancing, Parigi, Come mi vuoi, Recitando, Blu notte, Mocambo…

Non solo le parole ma anche la musica

evocano un sapore un profumo un ricordo

Quando in Blue Notte Paolo Conte canta

che vuoto, che grande vuoto

è questo il modo in cui Eva desidera Jonathan

o in Madeleine

tanto io capisco soltanto il tatto delle tue mani

a C. seduti a quel tavolino

e la pioggia leggera di Parigi

un addio senza che me ne rendessi conto

o come in Mocambo

serrande abbassate

tempo sulle insegne delle notti andate (Rimini)

Devo pendarci su ( tu adesso)

ma dipenderà (io non ci capisco niente)

‘quale storia vuoi che io ti racconti?

E ricomincerà come da un rendez-vous

parlando piano tra di noi’

(ora sta piovendo forte e leggero)

‘passa una mano qui sopra ai miei lividi’

e la terribile dancing l’attimo in cui tu mi sei sembrato niente.

E ora i giorni del tuo ritorno, quando non è rimasto più niente.”

Tu sei la musica delle parole

Tu sei la musica delle parole

in amore non contano le parole, conta la musica “ Roberto Benigni

(non contano le parole conta solo la musica che si percepisce, che fa venire I brividi anche se le parole d’amore non escono.)

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Tu sei la musica delle parole

sono parole tracciate dall’arco delle stelle

è musica melodiosa del silenzio

mi piacciono le parole che dicono senza dire

mi piacciono le parole inventate nel sogno

mi piacciono le parole che hanno profumo di blu

Le parole sono fatte per essere lanciate fuori di noi

e trattenute accanto a noi

le parole sono fatte per volare lontano come soffioni di tarassaco

le parole sono nuvole che inseguono I tuoi occhi

le parole sono confini in cui sostare

come isole di sabbia in mezzo al mare

come oasi nel deserto dei tuareg

le parole sono limiti da sopra-valicare

o cancelli davanti a cui fermarsi con il cuore sospeso

le parole sono giardini segreti

little eden nell’anima,

le parole sono nuove da rinventare

le parole sono figlie del silenzio da cullare

le parole sono timidi germogli

e poi splendidi fiori e poi diventano aquiloni

le parole sono luce e ombra

le parole non traducono il mio cuore

si cambiano di nome e di senso

si travestono di impalpabile magia

si accendono come lampi nel temporale

indossano arcobaleni

talvolta illuminano d’immenso

talvolta intonano melodie

cavalcano la notte e I sogni

le parole sognano

le parole hanno bisogno di tempo

per essere dette o taciute

le parole nuotano senza voce

come correnti oceaniche

le parole contrabbandano emozioni

le parole sono mandibole di nere formiche

le parole sono libellule che saggiano il volo

le parole sono insetti stecchi che si mimetizzano

le parole sono clave di giocolieri

le parole sono mosche e arditi colibrì

le parole sono ragnatele di ricordi

le parole sono poesie d’amore

le parole sono musica

sono suono

sono sonno

e sogno

sono silenzio

e nulla più

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