L’attesa

C’è chi resta aggrappato all’attesa come fosse la via del ritorno, ma chi torna lo sa; la strada di casa è un passo, un gesto, un modo qualunque per non essere mai chiunque. Criss https://danilocristianrunfolo.wordpress.com/2017/05/31/verso-casa/

 

Ho capito che non basta aspettare,

che se voglio cambiare io devo partire,

allinearmi ai nastri di partenza,

fare quello scatto,

rompere ogni legame

che mi tiene aggrappata al dolore,

per poi ritornare,

nuova,

più forte,

nell’attesa.

(foto di Morzaszum)

Ritorno da Ilha Grande

Dal diario di viaggio

Lasciamo l’isola di Ilha Grande sul catamarano che scivola veloce sullo stretto di mare fino al porto di Angra do Reis, nello stato di Rio, la sera ci avvolge piano come una tenera coperta, l’isola si accende e Angra risponde di luci più intense man mano che ci avviciniamo… risate, sorrisi, racconti dei passeggeri, musica brasileira… una nuova partenza ci attende, la notte ci ha avvolto del tutto quando tocchiamo il porto, lenta si dissolve la suadade di Ilha Grande…

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una partenza (da Appunti di giovinezza)

Gli ultimi due giorni, sabato e domenica.

Di nuovo la stazione di Seinäjoki. Eva sta per prendere il treno che la riporterà ad Helsinki dove l’attende il volo per l’Italia. Pia e Wolfgang l’hanno accompagnata in auto a Seinäjoki nella notte, è quasi l’una di lunedì 11 giugno.

“Buon compleanno Wolfgang!”

Lui la stringe a sé sorridendo felice perché lei se ne è ricordata.

Strano però essere felici e stare per separarsi…

Aspettano il treno seduti nella piccola e deserta sala d’aspetto, sono gli ultimi momenti, gli ultimi saluti: Eva abbraccia Pia ringraziandola ancora una volta della splendida ospitalità che spera in futuro di poter ricambiare, l’amica la mette tra le braccia di Wolfgang, Eva si divide tra l’uno e l’altra.

Quella stessa sera, prima di partire per Seinäjoki, Eva ha pianto nel giardino, le braccia di Wolfgang non la tenevano più, la lasciavano andare via.

“Non piangere, vieni entriamo in casa.”, lui le ha detto, per il tempo che restava loro dovevano fare come se fosse una sera uguale alle altre, come se domani potesse portare un’altra sera per loro. Perché essere tristi?

Eva ha già salutato sia Martin che Janice, Martin è andato via subito dopo cena e Janice è andata a dormire. Eva Pia e Wolfgang si mettono a giocare a carte come una sera qualsiasi. L’atmosfera notturna in cui è avvolta la casa è più che mai di un’indefinibile magia. Il silenzio, il suono sordo che produce ogni più piccolo movimento, il cadere secco delle carte sul tavolo, la fioca luce delle candele, le parole sussurrate, la tiepida e riposante luce che entra dalla finestra della sala, un poco di stanchezza e di sonno a causa dell’ora tarda, e il trovarsi insieme anche se ancora per poco, tutte queste cose contribuiscono all’incanto e al fascino sospeso della notte.

Sono tre amici che giocano a carte e scherzano e ridono e hanno un’ombra di tristezza nel cuore. Come ora non staranno mai più insieme, questo momento non tornerà più, perché la vita va e non si ferma, sembra una frase banale però è così e forse è vero che bisogna essere contenti che una sia successa e non tristi perché è finita. Si vorrebbe ancora e sempre tornare ai luoghi e alle persone che si sono amati. Il treno per Helsinki e il volo per Milano non aspettano.

Pia va a preparare un the per svegliarsi un po’.

Wolfgang scrive il suo indirizzo su un foglietto di carta.

“Scrivimi.”

Eva gli da una lettera:

“Leggila più tardi, quando sarò partita.”

Wolfgang la ripiega con cura all’interno del suo portafoglio.

“Non mi è mai piaciuto il thé, tantomeno questa notte!”, dice Pia tornando dalla cucina con un vassoio con le tre tazze.

Hanno smesso di giocare, non parlano, ascoltano la quiete in cui è immersa la casa, tra poco sarà il momento di andare. Non sono tristi , persi ognuno nei propri intimi pensieri, condividono la stessa cosa, la partenza, il distacco, l’addio.

Nel pomeriggio hanno assistito alla partita di baseball, l’appuntamento di rito della domenica, ancora una volta il Vaasa ha vinto, il sole scaldava la pelle di Wolfgang mentre Eva non ci capiva niente non solo del gioco.

Al termine della partita, prima di separarsi, Wolfgang le ha detto che si sarebbero rivisti la sera, che sarebbe venuto ad accompagnarla alla stazione di Seinäjoki.

“Questa notte ci incontreremo per l’ultima volta.”

E così Wolfgang è arrivato a casa di Pia e ha trovato Eva che stava chiudendo la valigia, e lui l’ha guardata in un tale modo da fare male.

E ora sono seduti in stazione.

“Spezzerai il mio cuore.”, le aveva detto una sera, “io soffrirà e anche tu soffrirai, lo so.”

Ma l’amore fa male? Possibile che il bene possa fare male? Può l’amore essere sia ferita che cura allo stesso tempo?

Anche il cuore di Eva si sta spezzando e non è un modo di dire.

Lui dice: “Non potrò più ascoltare Still got the blues senza pensare a te.”

Lei dice: “Non potrò più ascoltare Sweet child of mine senza pensare a te.”

Questa è la lettera che Eva gli ha scritto, verso sera nel giardino di Pia, mentre il tramonto continuava a bruciare in un inesauribile incendio e le nuvole si accendevano d’oro e nell’ aria Wolfgang è una presenza calda forte e chiara come un sole notturno, una luna nel mattino, una brace nell’incendio del tramonto.

“Sto cercando di scrivere qualcosa per te , forse sono cose che avrei dovuto dirti a voce ma tu sai quanto mi sia difficile parlare.

Per lungo tempo avevo dimenticato questa poesia, l’ho ritrovata qui in Finlandia in una cartolina che io stessa ho spedito a Pia. Si intitola Muerte sin fin di Jimenez, credo che il titolo possa essere cambiato in Desiderio senza fine. Se posso dare un nome alla mia vita è Desiderio, è qualcosa che mi colpisce e mi spezza in due, la maggior parte delle volte è simile al dolore altre volte si stempera nel sogno.

Nei miei sogni il desiderio è totale e brucia dal profondo. In questo ultimo anno non ho fatto altro che sognare e desiderare, sentivo una mancanza dentro di me e dolore per il desiderio.

I miei giorni erano soli, senza un significato.

Non sono spaventata per la distanza, penso che i chilometri e il tempo non abbiano alcuna importanza.

Tu mi hai fatto dimenticare ogni cosa, con te sono stata felice.”

Ora Eva sta già andando lontano, è partita, andata via per sempre. Sa che non tornerà anche se ora lo vuole e ci crede. Chissà perché non c’è mai un ritorno, c’è sempre solo un andare o un partire. Il vagone in cui ha preso posto è vuoto, c’è soltanto lo sferragliare del treno sulle rotaie, il treno che la riporta indietro a Helsinki attraversando lo stesso verde paesaggio del viaggio di andata di due settimane prima. Non dorme, quello strano tramonto l’accompagna per tutta la notte fino alla nuova alba, Il cielo è come un unico tramonto, un’unica alba.

Non ha particolari ricordi del volo, solo quando l’aereo tocca la pista della Malpensa dopo essersi abbassato subito dopo aver sorvolato le Alpi e dopo aver virato sulla pianura padana, divisa in tanti regolari quadrati e rettangoli, solo allora Eva prova il desiderio di piangere.

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