Pioggia di note e lacrime

note-e-lacrime

Questa notte ogni goccia di pioggia mi parla di te,

delle tue emozioni e delle tue lacrime.

Immagino le tue dita volteggiare leggere

sfiorandomi come una carezza

è solo il vento, là fuori, che sbatte i rami.

Le tue dita rincorrono le note sul pianoforte,

le tue dita sono più rapide del tuo pensiero,

partono piano, poi accelerano poi di nuovo rallentano,

riprendono fiato e poi più sicure, più delicate, più forti

riprendono la corsa verso l’infinito,

allora la tua mente si acquieta e si sente libera,

il tuo cuore canta insieme all’universo

il vento della tua anima

Amore, sai che la pioggia non può essere trattenuta,

lascia libere le tue mani,

lascia andare le tue dita sulla tastiera,

lascia uscire le tue lacrime,

affranca il tuo cuore,

la notte mi porterà il dolce suono delle note

unito alle lacrime

sarà la tua pioggia

e io dormirò sognando di te

(foto di Nightowl da pixabay)

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Tra la pioggia e il cuore

tra la pioggia e il cuore ci sei tu,

nella notte di attesa

ti cullo tra le mie braccia

come se tenessi il mondo intero,

sospeso tra la pioggia e il cuore

Eternità

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Dopo la pioggia torna

la notte dolcemente a parlarmi,

forse di te, forse di me,

forse di noi,

ascolto due gocce

dialogare

libere

d’eternità

(foto di RealWorkHard)

Pioggia al porto

nova viçosa (1)

nova viçosa (2)

dal diario di viaggio:

Guardiamo la pioggia che cade nel piccolo porto di Nova Viçosa : là davanti una fitta rete di canali e bracci di fiume nel mare, piove fitto fitto senza risoluzione, piove sulle barche colorate dei pescatori, piove tra le mangrovie, piove tra il mare e il fiume… una barca si allontana silenziosa, senza un suono, nella nebbiolina umida, fiori tropicali danzano tra la pioggia, passa un uomo in bici, restiamo a guardare la pioggia come ipnotizzati, poi torniamo indietro…

Poticciolo di Nova Viçosa, Bahia Sul, 18 marzo 2012

Grandine

Questo amore è grandine,
pioggia gelata,
ghiaccio che anestetizza e brucia,
illividisce il cuore,
ammaccato sorride,
cicatrizza il dolore,
ma è ciò che lo rende bello e vivo

Semina nel deserto

Sei semina nel deserto,

prateria di cisti rossi e convolvoli bianchi,

arido amore che fiorisci di tanta bellezza,

tu sei pioggia sul mio cuore.

“Semina nel deserto” è il nome di una peonia.

(foto di JarkkoManty)

Le pozzanghere di Paraty

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAKONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAKONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAdal diario di viaggio:

la pioggia di Paraty colora di tenui pastelli le sue pozzanghere nei toni celesti verdi gialli arancio …

uscire con la pioggia a Paraty è un’esperienza nuova…

havaianas ai piedi… vestiti estivi… la pioggia è calda… è un morbido abbraccio, cielo e mare si uniscono, il mare entra ai piedi di paraty ma la pioggia entra nel cuore…

 

Amore di fango e pioggia

fango

Il mio amore è andato via

tra la pioggia e il fango,

polvere e nuvole di stelle,

il mio amore è andato via.

Amore perché non torni?

L’amore è semplice,

se è complicato non è amore.

L’amore è irrazionale,

se è razionale non è amore,

L’amore è stupido,

se è savio non è amore.

Amore di fango e pioggia,

ti ho forgiato con la creta del mio cuore,

la pioggia ti ha portato via,

amore di fango e polvere,

non sei amore se ti sciogli al primo temporale,

mi è rimasta un poco di creta

ti plasmerò di nuovo

aggiungendo basalto lunare

e lacrime

perché tu possa essere più forte.

Nella culla del bosco

Piove nel bosco e sul tetto della casetta:

il temporale romba lontano,

il primo quarto di luna sta tra le nuvole come in una culla,

il vento porta il suono del mare,

le gocce distillano melodia,

il bosco ordinato sta in pace:

il geco nel suo riparo,

il topolino nella tana,

l’allocco sul vecchio carrubo,

la volpe attende quieta tra le calde radici della terra,

noi nella casetta dormiamo,

nella culla del bosco ascoltiamo la musicale armonia della pioggia

 

Nel campo dei lamponi

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La pioggia di agosto venne improvvisa sull’appennino,

una rapida nebbia ci coprì dal mondo,

trovammo riparo nel campo dei lamponi,

raccolsi la tua pioggia nelle mie mani per berne,

e mentre tornava il sole

io accesi l’arcobaleno nel tuo cuore,

nella foresta dei lamponi

le mie labbra si tinsero di rosso

assaggiando l’amore

(foto da pixabay di ChristopherPluta )

Pioggia

Perchè piove in questo modo, perchè una goccia d’acqua fa così male, perchè una goccia d’acqua piove dentro alla mia casa? Pechè la pioggia non ha rumore di semplice acqua, ma mi parla di me e di te, di me e di te che non siamo più vicini, ma lontani, divisi da una pioggia senza speranza, perchè io sento che piove in modo così disperante?

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Pioggia a Cala Mosche

Arrivo a Cala Mosche con la pioggia. Trovato un riparo in una grotta, in attesa  del sereno, mi incanto a guardare il gioco senza fine del mare e del cielo.

6 sett 2016, Cala Mosche nell’oasi di Vendicari, Noto (SR)​

​​

Melodia d’infinito

 

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Forse un giorno riuscirò

a non sentire più

quell’unica goccia di pioggia nella pioggia :

quella nota speciale,

quella nota unica,

quella nota blu,

la distinguo tra tutte :

assente e sola,

fa risuonare nel mio cuore

una melodia d’infinito.

Forse un giorno riuscirò

a dimenticarla,

ad ascoltare la pioggia nella pioggia.

due cuori, la pioggia e un settembre. (da Favola per mio nipote)

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in onore di https://mariangelatardito.wordpress.com/  nuvolesparsetraledita,  pubblico questo brano da Favola per mio nipote, un racconto inedito dedicato al mio piccolo immenso amore, mio nipote.

Roverella è una fanciulla-quercia, mentre Verbascum un pirata-roccia. Verbascum scopre di essere innamorato di Roverella in modo tenero e delicato.

fiore del cisto, un fiore stropicciato e delicato

Quel giorno era il 19 settembre, cessato ogni colore, esaurita la lunga ubriacatura dei colori della primavera e della prima metà dell’estate, tutto era secco esausto e in sofferenza per la lunga siccità, le coronille, gli alaterni, i carrubi ,gli ulivi pendevano tristi foglie secche accartocciate, era una pena vederle così, l’erba tanto rigogliosa e forte ora era stesa abbattuta e gialla, sterpaglia secca, gli ulivi avevano abortito le olive.

Dove erano andati i trifogli, le centauree, i gladioli, le acetoselle, gli asfodeli, la veronica rossa, i lamium, il verbascum nigrum, le orchis italiche, le campanule, il convolvolo rosa, gli allium e tutti, tutti con i loro intensi fiori dove erano andati?

Tutto secco sparito solo lo spinoso sparzio villoso buttava ancora nuovi germogli e minacciava di invadere e sopraffare i coltivi.

Da quanto non pioveva! Il temporale suonava la sua sinfonia, un rombo di tuono si perdeva laggiù verso P. e un lampo schioccava sulla vetta di un ulivo vicino, il fiume che aveva il suo corso a pochi metri dal roccione raccoglieva quella pioggia improvvisa e la convogliava alla cascatella più in basso sul mare.

Al riparo dalla roccia Roverella ristette in silenzio: come era bello persino il temporale!

Verbascum pure manteneva il silenzio e piangeva.

Piangeva di malinconia, pensava al naviglio che aveva abbandonato, alla Tsiligua, che forse era stata venduta e aveva mutato nome, ma non aveva rimpianti, oggi era sereno, era un uomo in pace. Sentiva un sottile dolore d’amore per la fanciulla e sapeva che mai avrebbe potuto comunicarglielo ma ora la stessa pioggia li univa e li separava, ma ora la stessa pietra trasmetteva loro calore e assorbiva i battiti dei loro cuori.

Verbascum riaprì gli occhi, la pioggia era cessata, gli odori della terra e dell’erba e il respiro degli alberi erano dilatati e amplificati dalle gocce d’acqua, si mosse dunque d’istinto verso il punto in cui si era riparata la fanciulla ma non la trovò, trovò la sua impronta tra l’erba e accanto notò una piantina di cisto rosa, di cui prima non si era accorto, era minuscola, prese delle pietre e le dispose a cerchio per proteggerla. Perché proprio questa piantina, si sorprese a pensare, ve ne erano tante su quel lato della montagna così ben esposto, a sud ovest, a fine maggio era tutta una macchia di colore rosa brillante. Gli pareva che quei fiori di cisto fossero un poco come lui e un poco come lei ma non sapeva dire come o perché.

Forse una doppia goccia

fiore blu

Doppia goccia d’acqua- doppia goccia di pensiero

Vorrei scriverti una poesia

per dirti quanto ti penso

mentre sta piovendo

ora piano ora forte

l’intensità non cambia

quando ogni goccia risuona nel mio cuore

io penso alle tue lacrime,

io penso a te che permetti alla pioggia di bagnarti

ed io vorrei essere quella pioggia.

Le nubi nere corrono in cielo e inizia a piovere d’un tratto

e I pioppi si inchinano e poi risalgono

e io ascolto la mia musica dentro di me

e mi sento libero per un istante.

Lascio il mondo fuori di me, per un istante.

Per un istante non mi schiaccia.

e poi salgo ad asciugarmi dalla pioggia, accidenti.

Ma non fa niente. Poter sentire le gocce una a una

è stata una grande libertà.”

Basta una sola goccia di pensiero –

basta una sola goccia di pioggia-

Vorrei spiegarti

quel senso di attesa che finisca il temporale

senza portarmi distruzione,

quel senso di speranza d’eterno

senza causarmi perdita,

quel senso di sospensione tra il tuo silenzio e il tuo ritorno

senza farmi spavento che tu non torni più

io penso

a te

mentre le tue lacrime si mescolano alla pioggia

e ti domandi qual è il tuo senso.

e guardi il cielo di velluto lontano

e sei sicuro che stelle e luna ci sono sempre

anche se assenti o invisibili

io ti domando

se basta una goccia di pioggia

a superare ogni distanza

ogni differenza

tu rispondi

Dipende la distanza fra cosa.
Fra due atomi basta una molecola.
Se guardiamo l’uomo rispetto all’universo, è un atomo.
Quindi basta proprio poco.
Basta una goccia di pensiero.”

io ti penso

io ti vedo

ti ricreo con la forza di una goccia d’acqua

come cielo che si specchia nelle pozzanghere

ti disegno un volto puro

e un cuore intatto

accendo le tue labbra di sorrisi

illumino i tuoi occhi

e annullo il pianto.

Ma è solo un illusione

una sola goccia non può-

Forse una doppia goccia di pioggia,

forse una doppia goccia di pensiero-

Pioggia con tramonto. (da Appunti di giovinezza)

pioggia con tramonto

Giorno di pioggia sulla strada per Ravenna.

Non parlano. Pioggia di lato, sui vetri. Chiaro e grigio pomeriggio. Marco, il suo ragazzo, guida sicuro. Eva, la testa piegata a destra, guarda fuori: il paesaggio che fugge, la duna sopra al fiume, il fiume che divide due sponde opposte, e al di là un’altra strada, altre case, altre storie…

Lei pensa all’altro. Marco non può sapere che lei sta pensando all’altro, che la sua dolcezza, la sua nostalgia, la sua tristezza sono per l’altro.

Pioggia.

Parlano poco. Sono distanti, ognuno immerso nei propri pensieri, estranei, lontani, intangibili.

Lui le prende una mano come fa sempre, lei la stringe e gli sorride come ogni volta. Sorride, poi volge il capo a destra al fiume che c’è e non si vede, immagina la casa, la strada e la vita di coloro che vivono dall’altra parte del fiume.

Eva immagina.

Eva vorrebbe piangere.

Domenica pomeriggio, così inutile, così assurda.

Piove sulla strada grigia. Musica d’ambiente in auto, dolce, liquida, chiara e triste.

Ora non sono più vicini, Marco le ha lasciato la mano, è impegnato alla guida ed Eva continua a guardare la strada e ad immaginare la vita.

Qualche incidente, due tamponamenti a causa dell’asfalto scivoloso.

Ravenna, città di domenica, gente in movimento, ricerca di un parcheggio, indicazioni stradali errate che non conducono a nessun monumento, a nessuna chiesa. Ravenna la stazione, Ravenna il porto, Ravenna le grandi tangenziali per le zone industriali.

Un ponte, un canale, il sole si specchia nell’acqua ferma e limpida.

Tramonto. Immenso, grandioso tra le ciminiere delle fabbriche.

Immensa solitudine. Grandezza del tramonto.

Il cielo sta bruciando.

Dura a lungo fino a che fa buio e oltre al buio, fino ad ardere il cielo e poi spegnere l’incendio nella notte.

Grandi tangenziali, immense zone industriali in cui smarrirsi, il porto e i suoi cantieri, le torri delle ciminiere si oppongono impotenti al tramonto.

Marco ed Eva corrono incontro al tramonto, lo hanno sempre di fronte. E’ tutto oro e fuoco che arde opponendosi al sopraggiungere della notte.

Cala l’oscurità totale ma ancora residui d’oro e fuoco sopravvivono contro il cielo.

Marco ed Eva ritornano verso casa, attraversando Ravenna si sono un poco riavvicinati, la sera ha attenuato i pensieri ossessivi, lei le prende nuovamente la mano. Tace. Tace a lungo fino alla periferia di F. Poi inizia ad intonare una canzone per lei, ne inventa le parole, è una canzone che racconta di uno scudiero e di una principessa.

La principessa è assorbita dal buio, dimentica il pomeriggio, dimentica i pensieri ossessivi, deve aver pianto, dentro, le loro mani si stringono più forte, lui continua la sua canzone inventata, Eva ascolta rapita e ricambia la sua stretta di mano, a lato gli ultimi fasti del tramonto vanno a fondo nella notte senza luna.

Alla fine lui riesce a dirlo:

Come vorrei dirti a questo punto che io ti amo.”

Una domenica a Brisighella, novembre 2014.

BRISIGHELLA

Una domenica a Brisighella, novembre 2014.

In ogni stagione la mia passeggiata preferita è quella a Brisighella. Ora lungo alla strada che da Faenza porta a Brisighella piante spoglie ma cariche di cachi, lanterne rosso arancio, colorano i malinconici campi autunnali, pur restando così solitarie e melanconiche anch’esse perché nessuno ne raccoglie i frutti , e oggi ancora le rose della collezione della scuola agraria davanti alla quale si passa in auto sono fiorita, poco lontano la sosta è d’obbligo nel nostro vivaio preferito, dove si trova sempre qualche pianta da comprare… Brisighella è circondata da morbidi colline e il paesaggio tutto ispira pace e serenità, e si capisce perché Giuseppe Ugonia avesse scelto di vivere qui, il suo piccolo museo di acquarelli è un’oasi di delicatezza, questo paese è un posto del cuore e sa sempre stupirmi, amo passeggiare nelle sue vie, specie se deserte, e ho i miei riti, ho la mia passeggiata rituale nella via degli asini, quante volte ho pensato di comprare un piccolo appartamento in questa via fuori dal tempo, mi piace sostare in una delle sue arcate e guardare il mondo che vive sotto, i ristorantini e la gente al mercatino, le voci che giungono da lontano ed io sono lontana in un altro tempo che tempo non è, in un sogno che sonno non dà… si sale alla torre dell’orologio tra i gradini e le pareti di gesso, poi una strada bianca nella campagna conduce fino alla rocca veneziana, tra vegetazione di gariga con tamerici canneti tuie e poi ulivi melograni tigli e tutte le erbe spontanee, dalla rocca in breve si va al vicino santuario del Monticino al di sotto del quale vi è una vecchia cava di gesso trasformata in museo aperto, è sempre solitaria e deserta, con il gesso che luccica come quarzo.

Io devo seguire il mio itinerario rituale : per primo percorrere la via degli asini poi salire alla torre e quindi proseguire fino alla rocca, da qui scendere verso il paese e percorrere quella viuzza laterale per vedere quel negozietto, a volte vario il percorso leggermente ma più o meno è lo stesso, anche per il parcheggio ho una preferenza e anche per il bar , quello dei motociclisti, perché ci sentiamo un poco motociclisti anche noi per via della moto che abbiamo noleggiato in Brasile.

Tanti angolini da riscoprire ogni volta a seconda dei ritmi delle stagioni, la natura più o meno spoglia o rigogliosa, gli abitanti del luogo che siedono d’estate davanti a casa, la stessa via degli asini cambia a seconda delle luci e delle ombre se è mattina o pomeriggio, e tante altre piccole cose, per questo mi piace recarmi a Brisighella perché ogni volta scopro un nuovo particolare, che è nuovo perché è sempre diverso. Da quel punto preciso nella via sottostante agli asini si apre uno scorcio sulla torre dell’orologio e la roccia di gesso sopra alla quale è stata costruita, mentre dalla torre mi soffermo a guardare la vista sulla rocca sul santuario sui tetti e le terrazze del paese le sue chiese e la valle molto morbida…

Oggi ci sono nuvole scure su di un cielo verde azzurro, qualche tuono lontano, dalle nuvole in fondo alla valle si squarcia un foro da cui fa capolino un raggio di luce che illumina l’aria e un punto laggiù…

poi proseguendo il cammino, mentre ci trovavamo tra la torre e la rocca, ha iniziato a piovere ma quella pioggia fine fine, quasi primaverile, che da sollievo all’animo e al cuore, quella pioggia che ti aspetti che da un istante all’altro esca un arcobaleno…

(nel video ci sono anche io)

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