Senza sapere che la felicità ci inganna

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Ecco una storia triste e banale su come la felicità possa ingannare e su come sia facile illudersi.

Naturalmente ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

La notte in cui il mio cane morì fu molto triste,  dopo la mezzanotte spensi la luce della cucina in cui giaceva agonizzante, era alla fine, gli lasciai credere che noi tutti andavamo a dormire come una qualsiasi altra notte così che potesse morire senza darsi pensiero di noi. Addormentandosi…

In casa quella mattina c’era silenzio e non appena appoggiai i piedi sul parquet scendendo dal letto seppi che il mio cane si era addormentato per sempre…

L’alternativa unica possibile sarebbe stata andare a farlo sopprimere ma solo tre giorni prima egli mi aveva guardato in un modo tale che avevo capito che desiderava morire a casa, accanto a noi, e così quella mattina, prima del lavoro, lo presi e lo misi in una cassettina di legno, che era già pronta, e lo seppellii accanto a suo fratello che ci aveva lasciato un mese prima.

La giornata fu molto triste, il mio cane, amato e confidente compagno, non c’era più.

Ma nel pomeriggio ricevetti una mail, la mail di Zeta in cui mi avvisava che mi avrebbe spedito una sua foto, io gli raccontai del mio cane, ma egli non mi disse una parola di conforto, desiderava avere una mia opinione riguardo alla foto. Che dire , io ne fui subito felice, pensai che quella foto l’avesse ripresa per me, per mandarla a me, stupidamente pensai questo, era un anno che desideravo avere una sua foto e molto discretamente gliene avevo fatto richiesta, così volli credere che fosse per me, invece egli desiderava unicamente sapere cosa ne pensavo, se la foto era bella. Io non capii subito, credetti che fosse per me, e ne fui felice e dimenticai il mio cane appena seppellito. La sua foto era bella, sì. Ecco, dopo pochi giorni quella foto apparve sul suo profilo di un noto social. La sua foto era democraticamente per tutte le persone di quel social. La sua foto non era per me.

In seguito, un anno dopo, Zeta comprese finalmente quanto io ci tenessi ad avere una sua foto solo per me, me l’ha promessa ma ancora non l’ho ricevuta. Non importa più oramai. Soltanto penso che non si dovrebbero fare promesse che non possono essere mantenute. O forse non si dovrebbero fare richieste che non possono essere esaudite. Ma questo è altro discorso che ci porta a parlare dell’impoverimento dei rapporti umani…

Comunque, oggi il mio rimpianto , e anche rimorso, è di aver creduto a quell’illusione di felicità, e non riesco a  perdonarmi di essere stata felice il giorno dell’addio al mio cane.

(foto di Unsplash da pixabay)

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