Meditazioni disperse sul tempo #5

Il Tempo distrattamente perso

Il tempo

è una valigia disfatta

con i miei sogni infranti

Il Tempo è fatto di

pagine indecifrate

e di parole indicibili

Annunci

Domani arriverà un’altra vita

Ci vorrebbe un’altra vita per dedicarla ad un figlio………………………………………………………………..

Ci vorrebbe un’altra vita
per fermarci ad un secondo di distanza da un errore
un’altra vita per capire
qual’è il modo per difenderti e tenerti più lontano
dalle tue grandi paure
ti eviterei certe salite suggerendo più pianure
se fosse mai esistita, un’altra vita.
Per ritornare sui nostri passi e
per ritrovare la pace che non c’è
un’altra vita, insieme a te.
Ci vorrebbe un’altra vita
per comprendere ogni cosa
prima che sia già passata tra le mani
per proteggerti domani
dall’ipocrisia del mondo e dai giudizi
dall’ingenuità che il tempo
ha trasformato in vizi.
Ci vorrebbe un’altra vita
per amarti nuovamente
liberarci del passato
e non sbagliare niente
per avere le certezze che non ho
ci vorrebbe si lo so… lo so… lo so…
un’altra vita.
Per ritornare sui nostri passi e
per ritrovare la pace che non c’è
ci vorrebbe, si lo so… lo so… lo so…
un’altra vita
per migliorare… ricominciare.
E mentre i giorni passano
le opinioni cambiano
restiamo ancora qui fermi al sicuro
che poi domani magari davvero arrivera’
un’altra vita.
Per migliorare, ricominciare
un’altra vita
pero’ dov’è
un’altra vita,
insieme a te.
Fabrizio Moro

Il nulla

Ho sempre rispettato gli appuntamenti.

Recavo fiori colorati e sorrisi,

un cestino di cilegie e di sogni, e nuvole e arcobaleni nel cuore…

Ho sempre rispettato gli appuntamenti

anche quando erano con il nulla…

Di tutti – Of all

Di tutti

 

Di tutti i miei ricordi, tu sei il più doloroso;

di tutte le mie delusioni, la più cocente;

di tutte le mie speranze la più serena;

di tutti i miei sogni il più sincero;

di tutte le mie attese, la più forte;

di tutte le mie illusioni la più vera;

di tutti i miei amori,

figlio perduto,

tu sei l’ultimo.

Metto a tacere il mio cuore,

mi nascondo nel mio fiore,

passeggio nel mio giardino vuoto,

annullandomi nel sole

che mi scalda con la tua assenza.

§§§

 Of all

Of all my memories, you are the most painful;
of all my disappointments, the most scorching;
of all my hopes, the most serene;
of all my dreams, the most sincere;
of all my expectations, the strongest;
of all my illusions the truest;
of all my loves,
lost son,
you are the last.
I put silence into my heart,
I hide in my flower,
I walk in my empty garden,
deleting myself in the sun
that warms me with your absence.

Fuori posto

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Vorrei una casa dove ogni cosa fosse al suo posto

e nessuna cosa si sentisse inutile:

il cane che scodinzola alla porta,

un figlio che gioca nella stanza vuota,

il pettirosso che mangia le briciole sul davanzale

mentre il gatto, attento, lo guarda,

la neve sull’ulivo morto,

le stelle sul cuore,

le mie mani, silenziose,

sui capelli di un figlio,

i suoi sogni da far volare,

le sue lacrime da consolare,

i suoi passi da seguire

Vorrei una casa con ogni cosa al suo posto…

ma io sono fuori posto…

(foto di michaelmep da pixabay)

Tutto serve…

Ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano.

E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perché tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno.

Fausto A. Marinetti

(da lettere di uno zio per una nipote)

Don’t give up on me-Non rinunciare a me

Questa canzone è stata scritta da Victoria Boland e da sua madre Viga Boland, per il Canadian National Autism Association, è  cantata da Victoria Boland.

Ecco il testo con la traduzione :

Don’t give up on me – Non rinunciare a me

primo verso :

It’s so hard for me to say “I love you”
The words just don’t come out the way they should
And I know you don’t believe me, when I’m being so bad
That I’m trying so hard to be good

E ‘così difficile per me dire “ti amo”
Le parole semplicemente non escono come dovrebbero
E so che non mi credi, quando mi sento così male nel provarci,
così diffcile essere buono

pre-coro :

And at those times when you reach for me
And I push you away
Deep inside I just want you to stay, ‘cause…

E quelle volte che tu ti avvicini a me
E io ti respingo via
Nel mio profondo io desidero soltanto che tu rimanga, perché…

coro :

You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.

Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

secondo verso :

I wish I could say how much I need you
I want to show how much I love your smiling face
But something deep inside keeps holding me back
And I’m lost in my own little space

Vorrei poter dire quanto ho bisogno di te
Vorrei mostrarti quanto amo il tuo viso che sorride
Ma qualcosa nel profondo mi trattiene e mi frena
E sono perso nel mio proprio piccolo spazio

pre-Coro:

Forgive me if I’m screaming…I’m desperate to show you
Who I really am, I just wanna know you….’cause

Perdonami se sto gridando … sono disperato di mostrarti
Chi sono veramente, voglio solo sapere …. perché

coro :
You’re the light in my dark, the current in my stream
My sun when it’s raining and drowning all my dreams
Without you, I can’t make it … so don’t give up on me
There’s a whole lot of love inside the person you can’t see.
Tu sei la luce nel mio buio, la corrente nel mio flusso
Il mio sole quando piove e affogano tutti i miei sogni
Senza di te, non posso farlo … quindi non rinunciare a me
C’è un sacco di amore dentro alla persona che non si riesce a vedere.

 

Io non rinuncio a te

Una notte di luglio a Villa d’Este, Tivoli.

La magia di una notte di luglio a Villa d’Este, a Tivoli,

per sottofondo un concerto con le musiche di Ennio Morricone :

il tramonto,

le fontane,

 i giochi d’acqua e di ombre e di luce,

la notte estiva calda e profumata,

i fiori, le rose, le stelle,

i fantasmi,

 i sogni ,

i desideri,

le attese,

le speranze:

le emozioni nel cuore.

(fotografie di Grande Luce,

non riproducibili )

Poter Sognare…

io 2Per il weekend scappavamo dalla città, dalle serate tutte uguali a fare niente, a tirare tardi, e ci rifugiavamo nella vecchia casa che  genitori di Tom avevano subito fuori Urbino, l’arrivo alla casa sapeva di magia, forse più di muffa che di magia, ma a 20 anni andava benissimo… era una casa in pietra addossata alla roccia, con un piccolo balcone, al piano terra la cucina e una cantina, al primo due camere da letto, un bagno e un balcone. Ci portavamo i sacchi a pelo, qualche scatoletta di tonno e legumi, un pacco di spaghetti  e pomì da mangiare. Eravamo Tom e sua sorella Elena, a volte il suo ragazzo, io e Marco e altri amici a rotazione. A Urbino Tom aveva una ragazza molto timida che qualche volta si univa a noi, e una cugina tutta strana che viveva con 24 gatti, un po’strani a dire il vero lo eravamo anche noi… passavamo il weekend  a fare niente come facevamo in città normalmente, il sabato sera andavamo in pizzeria, e poi tornavamo alla casa in pietra a parlare fino a notte tardi dei nostri sogni, di quelli che non avremmo mai realizzato tipo diventare medici senza frontiere o scrittori e altri invece più realizzabili, tipo il viaggio in Messico di Tom e Marco o il mio in Finlandia …

Fu in uno di quei soggiorni che Tom mi scattò questa foto su pellicola in bianco e nero, mi trovo nel mio sacco a pelo al momento del risveglio…, storica foto che allegai alle prime e uniche 25 copie del mio primo romanzo…

Nel balconcino facevamo stupide foto, vestivamo dark, io e la sorella di Tom ci cucivamo i vestiti, e ascoltavamo musica dark, Marco provava a suonare la chitarra ma non ha mai imparato, Tom invece amava i film horror e quelli dei Blues Brothers.

Avevamo sogni più grandi di noi destinati a rimanere desideri ma che importa?

L’importante , forse, era poter sognare.

 

Forse solo il vento tra i rami spezzati?

Visioni lontane e antiche voci, forse solo il vento tra i rami spezzati?

un tuono o un lampo che sfugge alla ragione o forse solo silenzio?

Un richiudersi di onde un riflusso di vibrazioni un ritorno di echi,

forse solo il vento tra i rami spezzati?

Come la luna che sale nel cielo cambiando colore senza far rumore.

L’attesa vuota di lancette infrante, forse chissà… eppure :

sento una voce dolce e lontana, canta e seduce di vie sconosciute nell’oscurità

e io non so, forse solo il vento tra i rami spezzati?

Suoni nel cielo acceso di stelle morte, sono solo in un mare di ermetico silenzio.

La mia nave appare lontana, viene incontro a me infrangendo l’ azzurro,

cielo o mare non so, leggermente sfiorandomi un profumo mi colpisce l’occhio destro

rimbalza sul sinistro e infine penetra al centro :

suoni voci visioni o forse sogni, il respiro si affanna, poi tutto si calma :

chiudo gli occhi e mi sveglio:

Il mio corpo è sospeso tra suoni colori che mai avevo sentito, tra profumi inascoltati nella memoria del passato, curiosamente guardo il mio corpo fluttuare, cambio forma e struttura, l’azzurro si accende di blu, e io sprofondo :

Raggi onde vibrazioni mi attraversano, danzo come un ramo spezzato nel vento,

muto scaglie di colore e sfumature infinite, mi immergo in un non dove e in un non sono,

continuo a roteare e a girare in un movimento uniforme circolare come foglie nel vento nei marciapiedi d’autunno, costante monotono e in progressione

Sto vorticando attratto in un vortice di luce, luce dolce trasparente impalpabile immaginaria,

forse il traslucere del sole tra i rami?

Mi vengono incontro infinite molecole, particelle di polvere, frammenti di voci e colore, gocce di profumo, ogni cosa sembra convergere in una musica sconosciuta antica tonda uguale continua :

Il cerchio gira emettendo una luce che cresce assorbendo in sé in un vortice ossessivo tutta la notte e le tenebre,

forse il pianto di un ramo spezzato dal vento?

una danza infinita senza una fine, senza un inizio; un vortice senza fondo; un’anima e un vuoto; infiniti raggi di luce:

Tutto conduce al cerchio della luce trasparente : infine io vi entro o è lui ad entrare in me:

una scintilla: la materia corrotta del mio corpo si frantuma e si disperde nel pulviscolo

tutto il buio che porto dentro al vuoto dell’anima si annulla e resta luce.

o forse solo il vento tra i rami spezzati?

Sempre la realtà ci tradisce perché ci offre la brutta copia dei nostri sogni e ideali.

ho inseguito Il tuo camminare, inciampare, crescere, morire, rinascere. una lettura dal Brasile di Appunti di Giovinezza.

Açailandia 5.6.1994

Nipote carissima, rispondere alla lunga lettera del tuo libro, Appunti di Giovinezza, non è cosa da poco! Io l’ho letto così l’ho visto così! E m’è parso di vivere con te, di ripercorrere con te quello che hai vissuto. Passando per le stanze dei sogni, delle angustie, delle perplessità, delle illusioni, della volontà di cogliere quella realtà che pare sempre un miraggio. Ho inseguito con il filo di inchiostro qualcosa altro dalle parole: TE, come persona. Il tuo camminare, inciampare, crescere, morire, rinascere. E devo dire che sei riuscita a magnetizzare la mia curiosità o meglio il mio interesse! Nella tua ultima dici ‘ a volte ho pensato che scrivere sia un modo d’amare’. Questo è quello che vivo più intensamente. Per me è così. E forse nel mio caso l’ultima forma che mi è rimasta di amare. Perché? Perché tutto ( o quasi tutto ) il resto io l’ho già provato. Ho inventato mille maniere per amare gli altri, non ultima il farmi in quattro, rischiare la vita (i pistoleiros), escogitare nuove forme di condivisione, di solidarietà, di giustizia sociale. Che cosa è rimasto? Molta disillusione, molta amarezza. I più mi hanno tradito, non hanno avuto fiducia, i restanti mi hanno abbandonato. E sono ancora qui a leccarmi le ferite. Chiaro, sono stato molto ingenuo : il povero non è da mitizzare, non bisogna farne un assoluto, altrimenti ti delude, la sua cultura è di dipendenza. Devi immaginare che quando facevamo i progetti rotativi, (dare un capitale per avviare un’iniziativa), io lavoravo con loro per trasmettere la volontà di condivisione, di stare per almeno qualche ora alla pari. E loro invece sono convinti che se uno da mille è perché riceve diecimila! Siccome tutti arraffano non riescono a credere che uno sia diverso dagli altri. Ed io ci ho giocato la vita. Ma vedi io riprendo a parlare di me mentre questa volta vorrei parlare di te a tutto campo. Il libro, dunque, autobiografico : Eva! E’ stata un’ottima idea di fare una cosa autobiografica, ti costringe ad aderire alla realtà, la fiction non mi convince molto, sai? Io preferisco cose vere, storie vive. Il resto non riesce a prendermi. Ho fatto varie sottolineature, ad esempio: – ‘le pareti di questa stanza sono strette, non riescono a contenermi, io sono più grande’ Splendido, sei riuscita a dire, con una pennellata, un mondo di cose, di sentimenti, di emozioni. – La figura di Jonathan viene fuori piano piano per ciò che significa, per ciò che rappresenta. Ottima questa maniera di farlo affiorare adagio adagio, come lo sviluppo di un negativo da cui si ricava il positivo. E’ il tuo sogno, la persona che segui e che idealizzi. E poi alla fine il tradimento, che non è solo di Jonathan, ma della vita, della realtà. Sempre la realtà ci tradisce perché ci offre la brutta copia dei nostri sogni e ideali. ‘ Vorrei sapere se sei parte del mio mondo o se rimani solo un pensiero non corrispondente alla realtà.’ – A dirti il vero mi ha trasmesso qualcosa di deprimente la libertà concepita alla maniera di Karen, ‘ Inseguimi ma non raggiungermi’, per Karen l’amore è perdita della libertà, non vuole consegnarsi intera nelle mani di un ‘altra persona, vuole essere libera e sola. Ecco la solitudine, che è la negazione dell’amore. L’amore è proprio il contrario : donazione incondizionata, al di là di ogni calcolo. Se un giorno sarai madre, chissà, ti si apriranno nuovi orizzonti su questa realtà ma detesto dare definizioni o teorie perché solo la vita può definire qualche cosa. – Ottimi interrogativi posti tra un sentiero e l’altro, tra una curva e l’altra della vita. ‘ Può l’amore bastare a se stesso? E’ sufficiente, può dare un senso alla vita? Essere una risposta, una soluzione?’ La tua risposta arriva all’ultima pagina, le ultime battute: ‘ L’amore rimane un sogno lontano, irreale, il cui pensiero paralizza la mente e la cui comprensione è impossibile.’ Sì, forse una conclusione necessaria alla vita di ognuno di noi. Un po’ da adolescenti delusi. Vedi come è diversa la vita? Io pur da disilluso non riesco se non eternamente innamorato della vita, delle albe e dei tramonti che mi esplodono davanti con l’innocenza del cielo. Non so spiegarti, nel mio prossimo libro troverai che faccio l’amore coi colori e con la luce. – Mi ha lasciato così così il tuo approccio con la sfera sessuale, o è forse intenzionale? Le prime volte risulta una dimensione scialba, quasi esclusivamente fisica e questo deprime. E tu lo riconosci quando l’abbandono di Jonathan, quando lo sfaldarsi di un sogno che riporta alla realtà. Oppure quando scrivi: ‘ Deve esserci di mezzo l’Amore altrimenti non ha senso. L’Amore, qualcosa di grande.’ Certo altrimenti diventa una realtà scialba, senza cielo. Guarda che non faccio il moralista, per carità! Ma credo che l’amore sia fatto di attesa, di sogno, di idealizzazione e tanto altro. Il sesso nudo e crudo, il sesso per il sesso svuota, lascia la bocca amara. La persona ha molto di più da dare all’altro. E se non c’è quel di più la cosa rischia di fare male, di ottenere l’effetto contrario. Ma di questo dovremmo parlarne a voce. Chissà che un giorno non possiamo incontrarci e stare insieme per narrarci a vicenda le cose più belle che la vita ci ha fatto vivere. – Si nota in te una grande capacità di ascolto della natura. Una sorta di intimità. E questo è molto bello, arricchente. Non ti dico come io vivo il mio rapporto con le cose, specialmente i colori, l’alba, il tramonto, le piante, gli animali. Tieni presente che nella nostra piccola fattoria abbiamo galline, pulcini, pecore, capre, mucche, vitelli, cavalli. I ragazzini che sono rimasti con noi sono quattro, i più sono stati ripresi dai parenti che si sono rifatti vivi. Io ho con loro un rapporto paterno-fraterno, con me ci sono due volontari, poi c’è il vaqueiro, l’uomo che sta dietro alle mucche e vende il latte in città. Vedere per credere! – ‘Non hanno risposta per l’amore, non sono neppure in grado di descriverlo. Non sanno cosa sia. ‘ Ottima questa maniera di far intravedere l’oltre; che l’amore, anche quando ti pare di averlo afferrato (tutto o in parte), non ti lascia soddisfatto. Qualcosa che non spegne mai la sete. E ancora : ‘L’amore è sole che brucia i nostri occhi e ci fa andare ciechi verso l’altro come trasportati da un vento del nord, senza sapere che la felicità ci inganna.’ – ‘Scrivo perché ne ho bisogno, perché non ne posso fare a meno. Questa rivelazione descrive anche la mia situazione interiore nei confronti dello scrivere. Io vivo un impulso tale che è come se qualcuno mi spingesse a scrivere. Qualcuno che mi sveglia all’alba e mi spinge alle spalle. Spesso mi siedo alla macchina da scrivere e non so cosa ne verrà fuori. Ma bisogna che prima io abbia vissuto un’emozione, un sentimento molto vivo, intenso, altrimenti non viene fuori niente. Capita così anche a te? – ‘Senza sogni la vita non ha senso’ ‘Eva non vuole più essere cieca. Rinuncia a comprendere il significato dell’amore. Non fa per lei. L’amore torna ad essere un’oscurità inesplorata, a cui è vietato l’accesso.’ Mi pare un po’ la favola della volpe e dell’uva, non riesce a raggiungerla e dice che è acerba! Forse anche tu hai bisogno di procedere nella vita, fare altre esperienze, altre conquiste per vedere oltre quel tipo di amore che hai conosciuto finora. Forse è vero quello che dici tu: ‘L’amore rimane un sogno lontano, irreale, il cui pensiero paralizza la mente e la cui comprensione è impossibile.’ Io non sono d’accordo con questa conclusione, perché ho vissuti altre esperienze, altre realtà che negano la tua affermazione. Come dirtelo a parole? E poi lo si può svelare in parole? Ci sta dentro? Non ci credere. Posso muoverti qualche critica costruttiva? – Lo stile a volte è brillante, conciso e nervoso, altre volte perde quota in mille particolari, io preferisco meno dettagli, più emozioni e sentimenti. -Il racconto dovrebbe avere una trama più consistente, si avverte che si tratta di una specie di diario, il titolo Appunti forse sarebbe meglio trasformarlo in Agenda interiore o storia di una ragazza qualunque. Sai bisognerebbe avere un filo conduttore che faccia da supporto a tutta la vicenda. Nel tuo testo si tratta dello scorrere del tempo secondo Eva. Il tema di fondo è l’inseguimento dell’amore, è chiaro. Ma i fatti sono il quotidiano, l’esperienza umana è molto più ricca e il mondo è più ampio che ci oltrepassa… -Se rileggi quanto ti ho già scritto capirai perché ti dicevo della necessità di fare esperienze, di viaggiare, di immergerti in altre realtà che non hai conosciuto. Quando viaggio io mi ossigeno l’intimo o l’anima se vuoi. Spazio là dove i miei sogni mi hanno prevenuto. Se non si alimenta il mondo interiore non si procede nella vita. per ora ti saluto, un abbraccio da tuo zio.

Le cose umane sono troppo complesse. Vivere e sopravvivere.

Açailandia 27.9.1994

Cara nipote,

solo oggi riesco a stare con te. Sono tornato dalla Bolivia il 23, sono stato con il fratello e collega Benoit. Ti ho letto nella tua del 18.8.94, discorsi iniziati e incompiuti. Provo il desiderio di chiacchierare, come fossimo due vecchi amici, o se vuoi dei fratelli. Ieri sera sono stato fino a tardi con te: mezzanotte! per me è una cosa eccezionale perché sono abituato a coricarmi presto: ore 21! Quindi è stata una serata straordinaria.

Sai? Prima di tutto vorrei riuscire a dirti che in tante cose mi ritrovo molto simile a te. Anche la mia infanzia è stata come la tua: gracile, debole, vergognoso, incapace di comunicazione, il peso di una famiglia che si preoccupava più di tirarti su che di formarti. Credo che sia lì l’origine, la radice di tutto il resto. Senza giudicare o condannare nessuno. Le cose umane sono troppo complesse. Io forse ho avuto il vantaggio di stare a contatto con tante persone: il seminario, la vita di comunità, gli spostamenti continui, l’incontrare persone sempre nuove, tutto mi ha costretto ad uscire da me stesso. Magari controvoglia. Ritroso, scontroso. Il seminario ha inciso negativamente soprattutto dal punto affettivo, il mondo intellettualistico mi ha fatto male. Per i sognatori e gli idealisti ci vuole ben altro!

Imbocco questi discorsi e subito mi accorgo che la carta è troppo neutrale, opaca, fredda per quanto vorrei mettere in comune per te. Anch’io come te desidero la comunicazione a voce prima di tutto perché la parola viva trasmette molto di più. Perché con essa c’è la presenza, ci sono le persone presenti con il loro carico di umanità, il bagaglio della loro storia, l’accumulo delle esperienze, le ricchezze interiori. E poi come manifestare ad un pezzo di carta quello che ho provato, come ho reagito alla lettura di te?

Per ora accontentati di reazioni e riflessioni confuse e disordinate in attesa di una comunicazione diretta.

Ci sono delle cose molto belle nella tua lettera, emozioni, vibrazioni d’anima, riflessioni che toccano il fondo dell’esistenza. Provi una congerie di sogni, di ansie, di incubi, di solitudini, di vuoti, di voragini. Ti stai imponendo di buttarti fuori, di rovesciarti all’esterno per dire a te stessa, prima che ad altri, che ci sei. Che sei lì, che esisti. Anche se piagata di vuoto spinto. Anche se ferita e insanguinata. Ma hai bisogno di urlare la tua esistenza e fai bene a farlo. Una specie di catarsi, di purificazione esistenziale. Guai se non lo facessi.

L’inconsistenza della tua esistenza permea tutto, dentro e fuori di te. Come il sole di una costellazione, che ritiene di essere e non essere allo stesso tempo. E quindi tutta la costellazione ne risente : sa di incompiuto, di esistente a mezzo, vive o non vive, è o non è.

Tu scrivi : ‘sono abituata a mostrare la crosta, la superficie del mio essere, talvolta mi chiedo quanto io sia in grado di ascoltare gli altri o se è solo una finzione, un gioco attraverso il quale ingannare sé e gli altri, so che al fondo d’ogni cosa mi attende la solitudine, impossibile da eludere e l’unica amante fedele che mai può disattendere le mie speranze.’

E’ la tua fotografia. Non credi che questa possa essere solo una fase della nostra esistenza ma che se si rimane sempre e solo in questo stadio ci limita, facendo di noi delle persone incompiute? Ricordi quella famosa statua di Michelangelo? E’ vero che poco o tanto siamo tutti degli essere incompiuti, ma credo che sia importante fare di tutto per procedere, per guardare al di là di noi stessi. Cerco di capire le tue ossessioni, m’impongo di entrare nel tuo santuario dalle pareti bianche in punta di piedi.

Procedi oltre! Non fermarti nella solitudine come in una conchiglia, tu dai l’immagine di una ragazza dentro ad un’armatura.

Anche la farfalla nasce da un bozzolo, il pulcino da un uovo, l’uomo da una famiglia guscio

Credo che lo scrivere ti abbia aiutato fino ad ora a dipingerti. Non ti pare che ora sia giunto il momento per oltrepassarti per raggiungere finalmente la donna che desideri essere, quella che porti dentro di te, sia pur nella crisalide, con tutte le sue ansie, le sue aspirazioni e la voglia di vivere e non solo quella di sopravvivere?

Dico così perché credo sia difficile uscire dalla ripetizione di certi temi, solitudine angoscia incubi, senza fare esperienze alternative o se vuoi complementari.

Ecco perché la mia intuizione buttata lì come un invito o una provocazione: diventare corrispondente o giornalista.

Tu stessa per altra via lo ammetti quando dici che i tuoi orizzonti sono ristretti, non solo perché lavori in un laboratorio fotografico e fai un lavoro insoddisfacente, ma perché per coltivare te stessa (la scrittrice dei tuoi sogni), per alimentare il sogno hai bisogno di attraversare gran parte di questo mondo. Di assimilare quello che di te è rimasto sepolta, nascosta, non coltivata, non cresciuta tra le pieghe di una giovinezza vissuta tra presenze poco consistenti (per non dire vuote). Mi capisci? Capisci perché preferirei parlare di queste cose a voce?

E come avrai qualcosa da raccontare, qualche cosa che sia nuovo se non ti butti oltre te stessa?

Non è che il viaggiare produca automaticamente l’effetto anti solitudine, ma è l’atteggiamento di andare, di mettersi in cammino che ti costringe ad uscire da te stessa, a guardare oltre al vuoto che ti porti dentro.

Dico viaggiare nel senso di assumere vita e storia degli altri, penetrare nell’esistenza di altri popoli, usi, costumi, culture.

Uscire da se stessi è un’operazione purificatrice.

Qualche cosa che arricchisce e sfama la nostra fame di umanità.

Ma come mettere sulla carta e farci stare in misere parole quello che provo e vorrei comunicarti?

sempre tuo zio.

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