Amore che non conosco

Amore che non conosco,

amore sempre assente,

amore sempre presente

Amore fatto di vento

amore fatto di sogno

amore fatto di niente

Amore di ninna nanne

E di Dolci Pensieri

Amore assente che sei presente,

amore lontano che sei vicino,

amore che non conosco…

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Vuoto

Poi si torna lentamente e amaramente alla realtà…

non ci si vorrebbe mai svegliare da un sogno

che ci ha tenuti vivi a noi stessi

poi ci si accorge che era solo un sogno

e lentamente si ritorna al vuoto,

è un vuoto amaro,

è ciò sopravvive al sogno

e ciò che resta di tanti pensieri nel vento

Al limite di un sogno

blue-gate-1725791_640 Kdsphotos

Mi fermai al limite del cancello,

fu allora che ti vidi,

intento e assorto nel giardino e nei tuoi pensieri,

restai a lungo ad osservarti

finché non ti accorsi di me,

fosti sorpreso

non era previsto il mio incontro

ma in qualche modo era atteso,

mi apristi,

varcai quel limite,

le parole furono poche e sconnesse,

per noi parlarono gli occhi e le mani e le labbra

e al risveglio conservai un dolce sapore di te,

ti avevo incontrato al limite di un sogno

(foto di Kdsphotos su Pixabay)

Specialmente di notte

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Specialmente di notte

sento il bisogno continuo di pensarti,

se per un momento mi dimenticassi di te,

potrei perderti del tutto dalla mia memoria.

Di te non resta che un pensiero

che sbiadisce al sole,

che inaridisce al vento,

che la nuova pioggia cancella,

ma che di notte rivive

nel sogno del cuore.

Eppure…

Forse non c’è un sentiero da tracciare che mi porti fino a te,

forse non c’è un’autostrada che mi colleghi a te,

forse non c’è un ponte da attraversare per giungere a te,

né fiume, né mare, né cielo, né nuvole.

Forse non c’è…

eppure c’è tutto questo amore

che non basta a fare ponti e strade,

eppure c’è tutto questo amore

che mi lega prepotente a te

e mi conduce alle porte mute del sogno

dove vorrei tracciare sentieri sul tuo corpo,

e fare ponti con le tue mani

e dare alle nuvole il tuo volto….

Di notte

Mi addormento abbracciando il tuo pensiero sul filo del sogno che mi riavvolge intorno a te

Amor di carta

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Amor di carta

tagliente come un foglio,

sottile come un sogno,

carta straccia,

voli via nel vento,

amor che non esisti,

eppur mi ferisci…

(foto di Comfreak)

Briciole d’amore

Lastricherò il sentiero di sogni e di speranza

in modo che tu possa ritrovarlo,

lascerò poesie attaccate ai rami

e piccole lanterne e fontane,

e conchiglie se mai tu avessi nostalgia del mare,

e stelle se mai tu avessi nostalgia del cielo

e briciole d’amore

se mai tu avessi nostalgia di me

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 (foto di DeltaWorks)

Un paio di ali nuove

 

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da ieri il mio cuore ha un paio di ali nuove

che mi fanno volare via da qui

mi portano lontano dove io non sono,

dove è il mio amore,

che ha in mano un filo sottile di sogno

e questo sogno è il sogno più bello

come un aquilone che vola via…

Tre vele

Amore,

la tua barca ha tre vele bianche:

di speranza per navigare leggera,

di carità per navigare con fiducia,

di sogno per navigare sicura.
Fermati, amore,

al mio porto

in questa notte di pace,

tra le tue vele e tra le mie braccia

la luna ci sorriderà…

(foto di FunkyFocus)

L’azzurro sta nel cielo- The Blue is in the sky

L’azzurro sta nel cielo

Le rose sono nel roseto,

i granelli di sabbia nel deserto,

i pesci nell’acquario,

i bimbi nei grembi delle mamme,

il verde nel bosco

e l’azzurro sta nel cielo,

se tutte queste cose sono

ed io non le sento

io dove sono?

in un momento

sbiadito di realtà,

in un  sogno confuso,

in un amore opaco,

in una stella sepolta

e il mio grembo è vuoto.

§§§

The blue is in the sky

Roses are the rose garden,

grains of sand in the desert,

fishes in the aquarium

children in the wombs of mothers,

the green in the woods

and the blue is in the sky,

If all these things are somewhere

And I do not feel them

Where am I?

in a moment

Faded of reality,

In a confused dream,

in an opaque love,

In a star buried

and my womb is empty.

 

Il mio sogno senza di te

Il mio sogno si vestì di te,

gli diedi la tua voce e la tua tenerezza,

gli diedi i tuoi occhi e le tue stelle,

gli diedi le tue mani e le tue speranze,

gli diedi le tue labbra e il tuo sorriso…

Il mio sogno è spoglio di illusione, oramai.

Tu sei andato via.

Ora sogno il mio sogno

e mi addormento felice,

il mio  sogno è comodo,

si lascia sognare come desidero,

e ogni notte lo ritrovo,

privo di te,

dentro di me.

Tre vuoti

La mia vita è fatta di tre vuoti :

un vuoto nel grembo,

un vuoto nel cuore,

un vuoto nella mente,

se ho perso te
cosa farò di questo amore
che resterà, e crescerà
anche se tu non ci sarai

Se ho perso te

conserverò

un sogno da cullare,

un sogno da amare

un sogno da pensare

e poi scoppia nel cuore questa canzone nella tenera versione di Mango

Faccio ritorno a me stessa

Faccio ritorno a me stessa,

alla mia solitudine,

senza più illusioni,

“l’acqua è chiara

e si vede il fondo limpido finalmente “

tengo stretti i miei sogni

e respiro l’odore delle stelle

Questa versione di Le ragazze di Osaka di Finardi insieme a  Rossana Casale è la mia preferita, è intrisa di dolce serena malinconia, la solitudine è una tazza oscura in una stanza più sicura e d’un tratto il fondo diventa limpido e tutto si ricompone in una calma accettazione di se stessi, è una canzone che mi concilia con me stessa.

Di tutto questo amore (grazie a tutti gli amici che oggi mi sono stati vicini)

Di tutto questo amore

cosa farò?

Io te lo regalo,

Amore,

tutto questo amore è tuo.

Di tutto questo amore

io ne farò umile lampada

per illuminare la tua via,

io ne farò superba stella

perché tu non possa smarrirti,

io ne farò potente faro in tutte le tempeste

che attraverserai,

io ne farò infinito sogno

perché tu non possa mai rinunciare a sperare,

io ne farò semplice poesia

perché ti sorprenda con le piccole cose,

io ne farò nuovo fiore

per farti apprezzare la bellezza della vita,

io ne farò incanto e magia

perché tu possa innamorarti ancora,

io ne farò un ardito ponte

che ti porti ad incontrare altri universi,

di tutto questo amore io ne farò

Amore

dentro al tuo cuore

perché tu un giorno possa

regalarlo al mondo

Emozione azzurra (Tagore)

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Durante il suo soggiorno a Santiniketan, in India, Tagore era solito guardare dalla sua finestra un arbusto straniero, un rampicante della famiglia delle verbenacee, piantato da un amico inglese, dopo lungo tempo esso fiorì, ecco qui descritta l’emozione azzurra del poeta alla vista di questi fiori:

… un giorno quasi sfacciatamente, l’arbusto produsse innumerevoli grappoli di fiori azzurri.

Quell’azzurro mi procurava una gioia così profonda da farmi trasalire perché mi sembrava quasi che quei fiori incontrati durante la mia passeggiata quotidiana mi chiamassero. Anche il poeta che è in me desiderava parlare con loro, ma senza conoscerne il nome non poteva dar loro il benvenuto. Perciò diedi a quella pianta il nome di Nilmonilota (nilmoni zaffiro, lota rampicante).

La grazia di Falgun (il mese d’inizio della Primavera) con le cavigliere ai piedi

ha fatto tintinnare le cavigliere del Nilmonilota.

Non può sopportare

il peso del silenzio del cielo!

C’è un’ansia infinita in quell’emozione,

in quello spazio, in quell’inondazione d’azzurro:

l’arrivo del Nilmonilota ha riempito il vassoio di fiori.

Il silenzio profondo della terra

ha gettato ombre azzurre sulle montagne lontane,

cercando all’orizzonte

nell’incanto del mezzogiorno l’oggetto del sogno.

L’immenso silenzio che cerca se stesso

nell’azzurro dell’oceano

si è rivelato nel mazzo degli azzurri fiori.

Un mistero impenetrabile si è mostrato

oscillando nel battito sereno del tempo.

Sentendo la speranza vicina

la dolcezza

ha palpitato nel corpo

raccogliendo le parole

nei veli

delle regioni azzurre del cielo.

Nell’azzurro denso e puro,

brillante di gioia,

che trasforma l’invocazione in mazzi

di azzurre gemme,

il linguaggio muto del cuore

ha trovato forza.

Tagore

info su Santineketan e Tagore:

http://whc.unesco.org/en/tentativelists/5495/

Volo via

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Volo via,

scollata

tra un sogno

e un desiderio,

galleggio

nella realtà

che non mi appartiene;

tra i miei vorrei

e i miei non posso,

senza senso,

volo via

insieme a

questa vita mia

L’attesa

L’attesa è la forza del sogno che mai si spegne

Alberto Fausto Marinetti da Ai confini di Dio

Ali innamorate

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La verità è che le distanze sono incolmabili:

che le ali del sogno sono come ali di cera

che si sciolgono al sole,

 o come ali di farfalla che si disfano in un soffio,

o come ali innamorate,

polvere di cipria tra le nostre dita …

(foto di Glady da pixabay)

Sono le quattro del mattino

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20 novembre 2016

Sono le quattro del mattino e come ogni notte mi sveglio, l’alba che filtra dagli scuri, le mie braccia vuote e inutili, il tuo nome sulle mie labbra è una preghiera, non ho bisogno di orologio per sapere che ore sono, io penso a te, a questa vita che scivola via, a questi sogni che si allontanano da noi, a questo amore che mi sveglia ogni notte, talvolta è un muro alto oltre al quale non posso andare, a volte è una parete leggera, basta una leggera pressione, non c’è resistenza, e allora resti tra le braccia del mio sogno fino al mattino e mai vorrei svegliarmi… e così ogni notte e così ogni mattino… e forse è tutta un’illusione, e forse non è vero che due cuori possono scambiarsi pensieri e ricordi…

(foto di Jraisleger da pixabay)

Il tuo treno senza di me

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Il tuo viaggio è ricominciato

senza di me,

non c’è biglietto per me,

io resto passeggera dei miei sogni,

io resto ferma ad una stazione,

mi sfila davanti un treno che non fa fermate

in nessun luogo, in nessun dove, in nessun perche’,

resto ad aspettarti in una stazione chiusa

i treni passano senza fermarsi,

vedo i fari avvicinarsi,

il fischio che mi assorda,

resisto allo spostamento d’aria,

inseguo con gli occhi le luci rosse che si allontanano,

uno strappo, un insulto

un dispiacere, resto indietro

indietro, indietro…

inseguo le rotaie a piedi

senza luce, senza speranza, senza te

(foto di PeterDargatz da Pixabay)

lover lover lover lover lover lover come back to me

Vento di stelle

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Ti ho atteso senza sapere cosa attendevo, quando ti ho incontrato ti ho amato senza sapere perché, quando ti ho perso ho capito cosa mi mancava e ho dato un nome al mio amore, il tuo, quando ho capito che non saresti più tornato sono diventata triste e ho incominciato a rassegnarmi: l’attesa, il sogno, la speranza si sono concluse, resta un amore da dare al vento e un sogno da disperdere tra le stelle…

foto di QYang da pixabay

L’autunno ci fa male

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L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito, restiamo a riflettere sul volo  di una foglia che si stacca, sulla pioggia che cade sulla terra bagnata, su un amore che finisce, su una vita che nasce, su un dolore che non fa dormire, su un sogno che non si riesce a sognare… e tutto senza un senso, tutto indipendentemente dalla nostra volontà.

Non voglio ricordi, io vorrei viverti ora, foglia secca che cadi via, pioggia che mi bagni, amore che mi abbandoni, vita che nasce senza di me, dolore che mi lascia insonne, sogno che non si realizza…

L’autunno ci fa male perché è una stagione in transito e noi non riusciamo a trattenere nulla e nessuno…

(foto di Castleguard da pixabay)

Ti incrocio…

Ti incrocio nei miei pensieri,

ti incrocio nelle nuvole,

ti incrocio in un sogno che ha il sapore dell’infinito…

ti incrocio e mai ti incontro…

incrocio

Cuore Alieno

fiore 5

 

Cuore Alieno

un celeste fiore alieno

ha preso radici nel mio cuore

mi fa piangere

mi fa desiderare

mi fa dannare

mi fa amare,

un celeste fiore alieno,

sogno irraggiungibile  e

magico, onirica e

nottilucente emozione,

accordo i tasti del mio scordato pianoforte

per arrivare fino a te,

per toccare le tue corde del tuo cuore,

alieno cuore,

sei un fiore che i miei sensi non hanno mai sfiorato,

sei un colore sconosciuto,

sei una nota che il mio piano non sa suonare,

e spezzo le mie dita sui tasti per raggiungerti

e spezzo le mie unghie nella terra per strappare le tue radici

ma poi trovo il tuo cuore alieno

e lo amo

 

Tenera rosa tenera stella

rosa e stella 6
rosa e stella, (particolare di disegno di  A. Saint- Exupery )

 

 

Tenera rosa tenera stella

io non sento che il battito

del tuo cuore dentro al mio

lo tengo stretto stretto

come bimbo da allattare

come sogno da coltivare

farò sbocciare questa rosa

farò brillare questa stella

tenero germoglio

tenero amore

tenera rosa

tenera stella

io mi prenderò cura di te

(una molto semplice e stupida poesia, Phlomis)

Puro sogno di te.

Al tramonto
nuvole nei miei pensieri
prendono forma e colore
del sogno di te.
Si ammantano di azzurra immensità,
si accendono di speranza
sfumando nell’ora blu dell’infinito,
la luna è un cuore imperfetto,
nel tenero battito di una rosa
risplende il puro sogno di te.

nu 1

nu 3

nu 4

nu 10

 

(tramonto di domenica 22 novembre 2015 , nuvole di sud – est)

Un treno prima dell’alba

Un treno prima dell’alba

Hai rimandato la tua partenza

finché ti è stato possibile,

hai finto di restare

pur sapendo che la partenza

era già segnata.

Nessuno ti ha accompagnato

in questa stazione:

un sorriso di vento,

un quarto di luna,

un bisturi d’ossidiana in tasca

e nuvole in disordine.

E nessuno verrà a cercarti:

soltanto che questa volta hai creduto

che non l’avresti usato

questo biglietto,

l’avevi acquistato allora,

tanto per scaramanzia.

Qual è il sapore

di un treno prima dell’alba?

qual è il colore

di un sogno prima dell’alba?

Qual è il suono

di un treno in stazione?

Nonostante tutto,

resta la vertigine

di sentirsi vivere:

la frana che si apre sotto,

l’aria che soffoca in un respiro:

un treno prima dell’alba

mentre alcuni si svegliano

nelle case di comode abitudini

mentre l’insonnia si accende in altri,

tu puoi far finta di restare

se sei già partito,

tu puoi far finta di partire

se un treno prima dell’alba

ha mancato

 la coincidenza con la tua vita.

Di notte, un volo.

Di notte

distesi

su un prato d’estate

azzurro di stelle

nel nero del cielo.

Suoni nel vento

di pace infinita.

Il corpo

si lascia

si abbraccia alla terra

si avvolge

nell’erba.

E volo

nel sogno

di campi

coperti

da fiori

di mille colori

di mille profumi

di verdi foreste

d’immense pianure

di freschi ruscelli

d’innevate montagne.

Di notte

distesi

su un prato

d’estate.

Elena, il colore di un sogno, ovvero l’abito della malinconia

Elena, il colore di un sogno, ovvero l’abito della malinconia

Era

come entrare

e respirare in una camera spaziosa

con pochi mobili

fresca pulita ariosa

Elena viveva in cima ad una torre o forse all’ultimo piano di un vecchio palazzo come quelli che hanno grandi porte scure ed espandono al di fuori sapore di umidità e di oscurità

Non so come fossi arrivata fin là da Elena

Quale fosse il suo vero nome non so

Ma io la chiamavo Elena senza sapere

senza capire perché

“Elena…”

I nostri silenzi si coloravano di luce

viola azzurra

prima quella rosa

poi quella verde

nel sogno

di un tempo mai finito

di un autunno mai seccato

L’autunno profumato e chiaro

che sapeva di primavera

sopravviveva negli occhi verdi di Elena.

Il colore trasparente

quasi diafano dei suoi occhi

il profumo semiebbro di un sole autunnale

l’aria trasognante rendevano chimere i miei pensieri

e mi riempivano d’azzurro.

Senza toccarci

lontane

senza parlarci

solo dolcemente guardandoci

il tempo e lo spazio non esistevano più

Stavo sorvolando ai lati di un sogno

a mezz’aria

leggermente volando

senza dimensione

La luminosità dell’aria le affilava

ancor più il viso

rendendolo

sempre più inafferrabile

I capelli languenti erano biondi

su quel viso dolce e malinconico

La primavera del Botticelli

o una Venere

già consapevoli

che la stagione della bellezza

perderà tutti i suoi fiori

o forse pi tristi che consapevoli

Tutta la sua sensualità si fondeva

in quel suo sguardo perso

in quella trasparenza d’aria

Elena non era bella

era la malinconia

era il dolce languore

di una stagione che non era

Un’altra mattina

mi ritrovai ai piedi

di quella torre

insieme ad un amico

“Vieni” – gli dissi prendendolo per mano

e l’aria era dolce-

“Io la chiamo Elena”-

dissi solo e ancora

Entrammo

ma tutto era mutato

La stanza così trasparente

in cima alla torre

portava le finestre chiuse e scure

e dove prima

la bianca uniformità delle superfici e del colore

si stendeva come un vestito

ora lo spazio era violato

da mobili tavolini divani coperti da teli

Pareva un museo

Una donna che non era Elena

doveva esserne la custode

” Elena?”- le domandai

” Dov’è Elena?” – incominciai a disperarmi

senza ottenere una risposta

Il mio amico stava muto dinnanzi a me

già aveva compreso

Un freddo al cuore

un freddo gelido

uscì investendomi

da una porta socchiusa

Dentro

in quell’aria gelida

Elena nei suoi capelli trasparenti

abbandonata su una poltrona

I suoi occhi

non riflettevano più

la luce di prima

Senza luce

senza colore

le sue mani

i suoi capelli

sbiadivano

lontani

Mi piegai su di lei

io piangevo

io gridavo

senza voce

senza singhiozzi

” Elena!

Perchè stai morendo…

Svegliati!”

Ma Elena

non stava morendo

era qualcosa di più

che morire

era un trascolorare

un passare attraverso un sogno

e poi volare via

il mio vicolo cieco, dispersa in Brasile.

non so come ci sono finita ma ci sono finita, l’auto si è fermata e non c’è verso di farla ripartire, forse dovrei restare ferma, che so accendere un fuoco e attendere i soccorsi. ma mi decido a lasciare l’auto e attraversare il prato, un pezzo di campagna, la foresta, un rio, un ponte, ma appena partita mi accorgo di non avere né le scarpe adatte né l’abito adatto, ai piedi ho le havaianas, le famose ciabatte infradito brasiliane,  gli stivali di gomma li ho dimenticati in auto, troppo tardi… sotto ogni pietra sopra ogni albero può esserci un cobra in agguato…

il ponte sulle mangrovie è malmesso, le assi sconnesse e rotte in qualche punto, procedo adagio insicura e un poco impaurita, due briganti mi sono rapidamente alle spalle e mi intimano la borsa, gliela lascio e mi lasciano andare, poco più avanti incontro due persone distinte, sono professori, e mi dicono ” sei confusa, che cosa cerchi?” e io “cerco la mia strada” e loro “allora ti servono questi fogli e anche questi, fai una firma qui”, a fatica riesco a liberarmene.

Oh Mio DIO, io ho perso la mia fede, come vorrei tornare indietro alla mia vita di prima, non aver comprato l’auto, non essere finita in un vicolo cieco e poi in mezzo al prato, alla campagna, alla foresta e sul ponte, ora darei tutto ciò che possiedo per ritornare indietro e riavere la fede in TE.

Ma in qualche modo riesco a raggiungere la strada, passa un onibus, si ferma e mi accoglie, mi stendo sul sedile semileito e il viaggio è lungo nella notte, poche luci dei villaggi attraversati, paesaggi sconosciuti che non distinguo ma che avverto come stranieri e solitari nella notte scura e misteriosa, percepisco sogni irraggiungibili meravigliosi onirici notturni emozionanti, l’onibus non va né troppo forte né troppo piano, la pista in qualche punto  è accidentata, ma il rullio mi culla ed io riesco quasi a dormire e a non pensare più a nulla. Sto solo andando, sto solo viaggiando, sono in mezzo, non so dove, tra un punto e l’altro, dove non so, dispersa in Brasile.

Qualche volta ci si ferma in un autoposto ai margini della foresta atlantica, una tv parla di un delitto per pochi soldi e noi sconosciuti viaggiatori ci stringiamo attoniti mentre la morte è sullo schermo e noi viaggiando potremmo quasi eluderla.

Ad un posto di blocco della polizia sale sull’onibus una specie di Rambo con una rivoltella in pugno, è chiaro che è pronto ad usarla, ma per fortuna la persona che sta cercando non viaggia insieme a noi, ed io penso cosa sarebbe successo se avesse sparato, a cosa mi sarebbe servito il passaporto italiano cucito nelle mutande?

Dopo 800 km si giunge in una grande stazione, è affollatissima e tutti aspettano un onibus e tutti aspettano qualcosa o qualcuno ed io non so che fare, vorrei solo andare ancora per un po’ su un altro onibus, tutti mi sfiorano e mi parlano oppure nessuno mi guarda ed è come se io fossi trasparente ed io guardo e osservo senza toccare niente.

Poi qualche bimbo curioso mi si avvicina e mi sorride e anche qualche anziana mi sorride benevola, scambio poche parole umane, ed io sono qui in transito e non so che fare. Vorrei solo viaggiare altri 800 km nella notte e nell’onibus che mi culla e intorno oscurità e sentire un paese che pulsa e brulica vive ama gioisce e soffre e sentire me stessa sperduta in questo immenso paese, sentire me persa nel sonno e nel viaggio senza pensieri, puro movimento.

Ma poi c’è un’altra stazione e devo scendere e uscire all’esterno della stazione a sentire il sole e l’aria sulla mia pelle, mi accorgo che ho ancora ai piedi le mie havaianas e forse sarà un altro vicolo cieco.

(questo racconto è tratto da un’esperienza di viaggio, vuole rappresentare uno stato d’animo di smarrimento e di confusione, in esso è celato anche il nome di un amico/a perduto/a)

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