Amo amarti

Ti amo nelle chiare mattine d’inverno, quando tutto è buio e freddo,

Ti amo nelle notti stellate d’estate, nei campi tra grilli e cicale

Ti amo nella gemma che si fa foglia, nel seme che nasce ostinato, nel germoglio che sarà quercia

Ti amo nelle piccole cose, come coccinelle o gocce di rugiada

Ti amo nel tuo sorriso, nella tua voce, nella tua caparbietà e nella tua dolcezza

Amo amarti nei giorni in cui mi sento persa, in quelli in cui sono allegra, in quelli in cui sono triste, in quelli in cui non vedo un senso…

Amo amarti perché sei il colore della mia essenza, perché grazia e bellezza alla mia esistenza

Amo amarti anche se non esisti

Annunci

Meditazioni disperse sul tempo #11

Il tempo è un colabrodo di stelle

Il Tempo è uno scrigno che si apre poco a poco

Rinchiuso in una scatola

tutto il mio Tempo

bussa per uscire,

per esplodere

Parentesi

Sento la vita che scorre,

Lontana da me,

Come se non mi appartenesse,

Tutta questa vita come un extraterrestre,

Tra ciò che non sono riuscita a fare e ciò che mai farò,

Solo un’impercettibile parentesi di vento tra le stelle

Il mio innamorato

Il mio innamorato ama le stelle

il mio innamorato ama i numeri e le cose piccole piccole

tra i capelli ha frammenti di stelle

e negli occhi ha pagliuzze d’infinito

e sulla bocca tiene un fiore rosso stupendo

io vorrei scrivergli

parole d’amore che possa capire

vorrei scrivergli poesie

che sappiano toccare il suo cuore, lontano,

ma resto sempre senza parole

e ho scritto poesie

e nessuna è abbastanza per lui

il mio innamorato ama l’infinito

e io amo lui

Un dono d’infinito

dono

Amore,

vorrei darti in dono tutte le cose più belle,

vorrei raccogliere cesti di stelle per far brillare la tua notte

e cesti di ciliegie per rendere dolci i tuoi giorni,

vorrei proteggerti da ogni sofferenza e ripararti da ogni delusione,

vorrei farti dono dell’universo,

amore,

vorrei farti un dono d’infinito

ma non c’è niente che io possa donarti

perché il dono più bello della tua Vita sei tu

(foto di MorningBirdPhoto)

Incolore

fog-555270_640

Ho lasciato trascorrere incolore il giorno,

si è fatta la mia sera,

scende la notte con il suo carico di stelle,

sopra  e sotto a questa terra di polvere

(foto di Prowitt)

 

Briciole d’amore

Lastricherò il sentiero di sogni e di speranza

in modo che tu possa ritrovarlo,

lascerò poesie attaccate ai rami

e piccole lanterne e fontane,

e conchiglie se mai tu avessi nostalgia del mare,

e stelle se mai tu avessi nostalgia del cielo

e briciole d’amore

se mai tu avessi nostalgia di me

kumamoto-1824324_640

(foto di DeltaWorks)

Girasole

plant-2047301_640 (1)

Ancora una volta regalerai i tuoi pensieri al mondo

con la forza della tua delicatezza,

con l’intensità della tua passione,

con la fermezza del tuo amore,

sarai un girasole, in un campo solo,

unico splendente girasole,

e le stelle si fermeranno per ammirare

la dolcezza del tuo cuore

e la giusta gentilezza del tuo Amore,

mentre su di me le tue parole

saranno una pioggia buona

di petali di speranza…

(foto di Goumbik)

Le Perseidi

Fuochi d’artificio a mare

simulano le scie delle Perseidi,

oscurano la magia della notte che piange,

dove sei mio primo amore…

dove sono le notti in cui guardavamo insieme il cielo

ti chiedevo hai espresso un desiderio, no non me lo dire…

e ora non ci sei più

e io esprimo il desiderio che tu sia felice,

da qualche parte della notte,

e le Perseidi non sono stelle cadenti,

ora preferisco guardare i fuochi al mare,

perfettamente sincronizzati con la fine di questo amore…

Questo amore


Questo amore è fatto di sogni, li buttero’ tra le stelle.

Questo amore è fatto di nuvole, le affiderò al vento.

Questo amore è fatto di fiori, li donerò ai poeti.

Questo amore è fatto di lacrime, le verserò nel mare.

Questo amore è fatto di te, ti stringerò tra le mie braccia.

Fragili petali

tre blu 1New

Ci sono tre fiori blu nel mio bicchiere…

appassiranno presto,

cadono lievi i petali,

farfalle a cui sono state strappate le ali,

polvere blu tra le mie dita,

dolore impalpabile nel cuore,

getterò i gambi fradici nel bidone,

getterò via i fiori spogli, 
getterò questo amore

lontano da me,

tra le stelle e le lacrime…

Ci sono tre fiori blu nel bicchiere,

tenerezza, amore e speranza,

se non ci sei tu

appassiranno presto,

strappate ali di farfalla,

fragili petali…

Disegnami la mappa delle tue stelle (di Alexandra )

Troppo bella questa poesia di Alexandra:
“disegnami la mappa delle tue stelle:
le mie mani, come rondini indomite,
cercano il tuo Sud.”

intempestivoviandante's Blog

Portami la musica al corpo,
raccontami i silenzi nelle dita,
un lento adagio, la carne nelle note;
con spinosa tenerezza scioglimi
di pioggia calda sulla schiena,
parlami dell’acqua, di come lentamente
prende la forma d’ogni spiraglio
imbevendo la mia terra a poco a poco
per poi travolgerla, cingerla d’alte onde
un vortice tra cavalcata e danza,
a ritmo di flamenco.
Mi guarderai tremarti tra le braccia?
Come la cetra dell’aedo mi risuona
nelle vene il tuo sorriso in volo.
Ti sento come l’aria che rabbrividisce appena,
mentre la sera si dischiude, ancora spettinata.
Sogno le improvvisazioni jazz delle tue mani
mille volte viste e mai avute addosso,
luce di fiume oscuro, luna crepitante,
la pelle in cerca di respiro, il ventre nudo
che accoglie l’universo e s’inebria
del fiore primordiale della vita,
un magnifico blues sui petali caduti
del mio inutile pudore.
Attraversami, dolce straniero,
come attraversa il fiume il…

View original post 64 altre parole

Il mio sogno senza di te

Il mio sogno si vestì di te,

gli diedi la tua voce e la tua tenerezza,

gli diedi i tuoi occhi e le tue stelle,

gli diedi le tue mani e le tue speranze,

gli diedi le tue labbra e il tuo sorriso…

Il mio sogno è spoglio di illusione, oramai.

Tu sei andato via.

Ora sogno il mio sogno

e mi addormento felice,

il mio  sogno è comodo,

si lascia sognare come desidero,

e ogni notte lo ritrovo,

privo di te,

dentro di me.

Faccio ritorno a me stessa

Faccio ritorno a me stessa,

alla mia solitudine,

senza più illusioni,

“l’acqua è chiara

e si vede il fondo limpido finalmente “

tengo stretti i miei sogni

e respiro l’odore delle stelle

Questa versione di Le ragazze di Osaka di Finardi insieme a  Rossana Casale è la mia preferita, è intrisa di dolce serena malinconia, la solitudine è una tazza oscura in una stanza più sicura e d’un tratto il fondo diventa limpido e tutto si ricompone in una calma accettazione di se stessi, è una canzone che mi concilia con me stessa.

Nella notte ti sogno…

moon-1301073_640

Nella notte pronuncio il tuo nome

e subito il mio cuore si riempie di tenerezza

e ti dico le parole più dolci,

esprimo per le preghiere più vere,

e i pensieri più belli sono per te,

penso alle stelle che ti cullano

e alla luna che è la tua casa,

e l’universo che è il tuo mondo,

penso all’amore che hai nel cuore

e prego che la tua vita sia buona e serena,

poi la notte finisce

e il sogno di te svanisce,

di giorno spero che venga presto la notte

per poterti incontrare…

§§§

By night I dream of you

By night I pronounce  aloud your name
and suddenly my heart is filled with tenderness
and I tell you the sweetest words,
I express for you the truest prayers
and the most beautiful thoughts of you,
I think about the stars that will lull you
about the moon is your home,
about the universe that is your world,
I think of great love in your heart
and I pray that your life is good and serene,
then the night ends
and dream of you fades away,
by day I hope night is coming soon
to meet you again …

Noi siamo Amore

un delicato fiore di mirto
un delicato fiore di mirto

perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
perché noi siamo amore

 

Roberto Vecchioni

Un origami d’amore

origami


Se tu fossi stato di legno avrei costruito un burattino,

fossi stato di stoffa avrei cucito una bambola,

di piume avrei fatto un nido per gli uccellini,

di spine avrei intrecciato un cesto per i fichi,

di bronzo avrei forgiato una sonora campana,

di vetro vi avrei soffiato un angelo,

Invece piego e ripiego carta sottile sotto alle mie dita,

in un origami d’amore.

Ti disegno un cuore per riempirlo di emozioni,

ti disegno un sorriso perché tu sia felice,

e due ali libere per volare via,

ti coloro di blu nella coperta della notte, trapuntata di stelle

Piego e ripiego

la mappa del tuo Infinito

in un origami d’amore


(foto di Duy Pham)

Di te

plum-tree-1358459_1280

Di te non ho amato labbra occhi mani cuore,

di te ho amato le lacrime e le stelle,

la purezza e la profondità d’acqua del deserto,

la dolcezza primitiva della voce e la ruvidezza delle parole,

la più nera oscurità e la più tenera luce,

la solitudine ricercata e la necessità di avere un rifugio,

la disperazione e la risolutezza,

la coerenza e l’ imprevidibilità,

il bianco e il nero,

tutto e il contrario di tutto,

ma soprattutto,

di te ho amato le stelle e le lacrime,

le tue e … le mie

Amore di fango e pioggia

fango

Il mio amore è andato via

tra la pioggia e il fango,

polvere e nuvole di stelle,

il mio amore è andato via.

Amore perché non torni?

L’amore è semplice,

se è complicato non è amore.

L’amore è irrazionale,

se è razionale non è amore,

L’amore è stupido,

se è savio non è amore.

Amore di fango e pioggia,

ti ho forgiato con la creta del mio cuore,

la pioggia ti ha portato via,

amore di fango e polvere,

non sei amore se ti sciogli al primo temporale,

mi è rimasta un poco di creta

ti plasmerò di nuovo

aggiungendo basalto lunare

e lacrime

perché tu possa essere più forte.

Il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia

Il Viaggio

di Volpina Blu

alla ricerca dell’amicizia

Dedicato alla Volpe del Piccolo Principe e alla Volpina Blu che è dentro ognuno di noi

Premessa:

Non si diventa la Volpe del Piccolo Principe per caso, e non si nasce così, occorre un lungo percorso, un viaggio, tra incontri ed errori, tra amore e perdono finché forse un giorno si potrà diventare come quella Volpe che mostra al Piccolo Principe cosa è l’amicizia. Questa è una piccola storia di come, secondo me, potrebbero essersi svolto il viaggio di Volpina Blu alla ricerca dell’amicizia.

Volpina Blu decide di lasciare il villaggio e di partire.

Nella grande pianura veniva una volpina, piccola e magra.

Camminava rapida scartando di lato le pietre e i cespugli spinosi.

Ogni tanto sollevava appena il musetto al cielo e parlava alla luna senza guardarla direttamente.

Ma davvero Volpina era blu?

Si sa che non esistono volpi di colore blu…

Volpina aveva alle estremità delle zampe due calzini blu.

Quasi tutti notavano in lui quel difetto, ma non credo si possa chiamare difetto ciò che in effetti è una particolarità o meglio un carattere distintivo, quelle zampette blu erano uniche e la rendevano diversa da tutte le altre volpi.

Aveva un sorriso simpatico e al collo portava una fettuccia di raso blu.

Volpina camminava nella pianura.

Era sola e la luna pure era sola.

Due solitudini si guardavano, la luna, lassù, maestosa, splendeva sola nella sua grandezza, e la volpe tanto piccola magra e sola…

Volpina pensava tu sei tanto lontana da me ma mi sembri così vicina… sei irraggiungibile per una Volpina come me eppure mi accompagni sempre, grazie amica Luna.

Volpina Blu, in verità il suo nome completo era Volpina dai calzini blu, si era messa in cammino già dall’imbrunire del giorno precedente.

A chi l’avesse incontrata avrebbe dato l’impressione che si trattasse di una volpe che sapeva il fatto suo per quanto camminava lesto e sicuro

Ogni tanto, Volpina si fermava per darsi una grattata ala schiena ossuta e per far riposare un attimo i piedini doloranti.

Quanta strada avevano macinato quelle zampette…

Era una volpina in fuga…

Nessuno la voleva, nessuno l’amava…

Eppure quanto aveva desiderato e quanto desiderava avere amici nella gran tana delle volpi.

Ma le giovani volpi, i suoi compagni, spesso l’ avevano derisa per quelle sue strane zampette blu perché spesso la diversità viene vista come una cosa spaventosa invece Volpina aveva un animo buono e gentile. Voleva soltanto essere accettato ed amato da tutti.

Non si capiva come mai Volpina fosse nato con le zampette blu…

Sua madre, Teresa, aveva pianto a lungo e aveva provato ogni tipo di prodotto e di solvente per smacchiarle e farle tornare rosse, aveva persino portato Volpina a far benedire nella chiesetta dove si era sposata, credendo in un maleficio.

Niente, le zampette erano rimaste blu.

Volpina blu non comprendeva la preoccupazione della madre che sperava lui diventasse uguale alle altri volpi temendo che essi l’avrebbero deriso ed escluso dal gruppo. Per questo Teresa ripeteva sempre a Volpina che era orgogliosa di lui e che lui doveva essere fiero di sé. A Volpina blu non dispiacevano le proprie zampette ma presto dovette convenire che sua madre aveva ragione. Quelle sue zampette iniziarono ben presto a dargli dei problemi, iniziarono gli scherzi e le prese in giro dei compagni e Volpina incominciò a soffrire e a rattristarsi.

Quanto avrebbe voluto avere quel bel pelo fulvo dei suoi compagni…

Tante volte le giovani volpi e anche alcune adulte lo avevano additato come un diverso, del resto Volpina non aveva mai saputo come fare per accattivarsi le simpatie del gruppo; anzi quasi ogni giorno c’erano dissidi e litigi con i compagni e spesso anche gli adulti le ringhiavano contro dei rimproveri.

E così un giorno, Volpina Blu era fuggito via, con il desiderio di conoscere il mondo e di incontrare nuove volpi, diverse da quelle che vivevano alla gran tana, magari avrebbe voluto incontrare un’altra volpina che gli assomigliasse, che avesse le zampette blu o anche di un qualsiasi altro colore. Soprattutto desiderava tanto trovare un amico, qualcuno che l’ accettasse così come era, qualcuno con cui non dovesse fingere di essere diverso da come era.

Tante volte Volpina si era rotolato nell’argilla e nella sabbia cercando di camuffare quel colore blu o si era macchiato con le bacche del sambuco ma inutilmente. Aveva provato di tutto ma proprio non era mai riuscito ad avere un vero amico.

Come si fa ad avere un amico? O meglio come si crea un’amicizia?

Non lo sapeva ma era disposto ad imparare le segrete e invisibili regole dell’amicizia. Lontano dalla gran tana, Volpina era sicuro che avrebbe conquistato il mondo e che il mondo l’avrebbe amato.

Volpina Blu era uno spirito incredibilmente libero. Ed era dolce buono e sensibile, anche se spesso appariva scostante e irascibile. Purtroppo spesso non sapeva dominare l’angoscia e la rabbia.

Ogni volta che aveva uno scontro con un compagno Volpina scappava via e andava a nascondersi nelle tane abbandonate nel vecchio uliveto, dove nessuno scendeva per il pericolo delle frane; là nascosto da tutti, piano piano si calmava rincorrendo per gioco uno scoiattolino oppure inseguendo il volo di una farfalla, tra i fiori selvatici ritrovava la quiete.

Quando, la sera, faceva infine ritorno a casa al villaggio, le altri volpi gli voltavano la schiena e lo ignoravano.

Così accadeva che Volpina Blu sparisse di nuovo e andasse a piangere senza farsi vedere nei pressi della saggia quercia.

Un giorno, dopo aver a lungo pensato, Volpina Blu prese la risoluzione di partire.

Si mise in cammino in una notte senza luna.

Non sarebbe mai più tornato al villaggio, e quelle giovani volpi che non l’accettavano e che la deridevano si sarebbero amaramente pentite di non averlo voluto. oh sì! …

Sentiva che un grande destino lo stava aspettando se solo ne avesse avuto il coraggio, sentiva che avrebbe di certo realizzato qualcosa di importante per il mondo, anche se ancora non sapeva né cosa, né come, né quando. Al momento gli parve che la decisione di partire fosse la scelta migliore.

Camminando si pensa meglio e chissà che via facendo non avrebbe trovato quello che cercava…

Volpina Blu in viaggio

E così Volpina era partito alla ricerca del senso profondo della sua esistenza, ma soprattutto di qualcuno che le volesse bene e a cui volere bene, di un Amico vero, di qualcuno che rispettasse la sua libertà di essere quello che era, senza voler cambiare colore alle sue zampe.

Nel cuore e nella mente Volpina aveva tanti pensieri buoni e belli, sentiva che poteva dare tanto amore al mondo se solo qualcuno l’avesse voluto.

Desiderava visitare il mondo, finora aveva conosciuto soltanto la Gran Tana, il suo villaggio al riparo tra gli antichi ulivi.

Come era il mondo al di fuori?

Da un lato lo attraeva, dall’altro lo spaventava.

Talvolta il mondo gli appariva come il riccio di una castagna, all’esterno le spine e all’interno la polpa dolce e che gli infarinava la bocca… ogni volta si pungeva per aprire il riccio ma poi si gustava il buon sapore della castagna… ecco così era il mondo…come il riccio di una castagna…

Il mondo era così difficile da capire …

Volpina conosceva la favola della volpe e l’uva e aveva capito che nella vita bisogna avere il coraggio di osare e di trovare la propria strada in mezzo a tante senza nascondersi dietro la scusa che l’uva non è matura. A Volpina l’uva non piaceva neppure e quindi non vi era problema.

Tante volte si era domandato come mai il mondo fosse in guerra, perché gli esseri umani sprecassero così tanto tempo a fabbricare armi di distruzione e di offesa invece che costruire ponti o inventare strumenti di pace?

Volpina aveva un cuore molto sensibile, piangeva per ore a volte, ma poi gli bastava guardare la sua amata luna per ritrovare la quiete.

Nelle notti senza luna camminava spedito senza sentire la fatica, invece, nelle notti di luna piena una specie di sconosciuta tenerezza lo invadeva.

Si ricordava quando da piccolo guardava i pulcini e ne aveva desiderava l’amicizia. L’amicizia, allora, gli era sembrava una cosa fatta di morbide piume e di infinita dolcezza.

Però succedeva che non appena i pulcini si accorgevano di lui, iniziavano a pigolare forte

e la chioccia accorreva e lo cacciava via…

Come si sentiva mortificato Volpina sebbene sapesse che ciò era una conseguenza del comportamento crudele di alcune volpi che si cibavano dei pulcini…

oh come poteva essere il mondo tanto crudele?

Volpina Blu camminava dall’imbrunire, era quasi le tre di notte quando decise di fare una breve sosta, raggomitolandosi nella sua coda e leccando i piedini sfiniti, guardò nella sabbia le sue impronte che lasciavano questi segni curiosi e si chiedeva a cosa assomigliassero… impronta-di-volpina impronta-di-volpina

Cammino facendo, Volpina scopriva il mondo, e annotava su un piccolo quaderno le cose che più lo colpivano, i suoi pensieri e i suoi sogni.

Osservava e apprezzare ogni cosa, anche l’esserino più piccolo, la farfallina, la cimice, il bruchino verde, le ragnatele brinate al mattino, le microscopiche tracce degli insetti sulla polvere del deserto, il profumo secco dello scirocco e quello umido del libeccio, lo sbocciare inaspettato di un fiore, l’odore della notte d’inverno con le stelle tanto vicine che sembrava di poter afferrare con le zampe.

Volpina si sorprendeva di quanta meraviglia e bellezza il mondo contenesse, praticamente inesauribili, per esempio l’ alba era uno spettacolo che si rinnovava quotidianamente e Volpina si commuoveva.

Di notte, tratteneva il fiato per ascoltare il linguaggio segreto degli alberi perché di notte gli alberi stanno svegli e riposano di giorno, ma solo per schiacciare un pisolino. Le foglie nel vento gli sussurravano delicate e gli ricordavano i suoi ulivi e i suoi carrubi alla Gran Tana, cosicché Volpina avvertiva meno la nostalgia di casa. In realtà non c’era molto tempo per provare nostalgia perché quando si è in viaggio si camminare e si deve guardare avanti, passo dopo passo, e non c’è tempo per i ricordi.

Occorreva percorrere la strada, farsi viaggio.

Erano già 1881 giorni che camminava…

Da molti mesi ormai aveva lasciato la sua terra tra le rocce e il mare, dove il clima era mite tutto l’anno, ed era arrivato al deserto.

Volpina Blu incontra il serpentello

Ecco una pianura con praterie desolate, cespugli spinosi, fiori di cardo e cactus e poi ecco di nuovo una foresta di spine che gli ferivano i magri fianchi.

Volpina si sentiva stanco, molto stanco e qualche volta aveva pensato di pregare l’avvoltoio perché lo facesse a pezzi. Poi riprendeva il cammino, solitario e fiero, senza bisogno di nessuno perché mostrarsi fragile era un segno di debolezza, e Volpina non poteva permetterselo.

Sapeva che il suo viaggio sarebbe stato lungo e non poteva abbattersi, doveva farcela, doveva andare avanti anche se era solo una piccola magra volpe dai calzini blu.

Un giorno aveva trovato in terra un paio di occhiali e li aveva indossati, gli pareva che gli attribuissero un aspetto più minaccioso, Decise che li avrebbe sempre portati con sé.

Può bastare un paio di occhiali per tenere a distanza il mondo e per difendersene?

Gli occhiali potevano aiutarlo ad avvistare un serpente e a schivarlo, per esempio.

Gli avevano raccontato che il serpente era un essere molto pericoloso, ma finora non ne aveva ancora incontrato uno. Era curioso di vederne uno e desiderava parlargli. Aveva la sensazione che i serpenti lo evitassero apposta.

Finalmente un giorno catturò un innocuo serpentello giallo. Trattenendolo tra i canini affilati gli disse:

Ti risparmierò se risponderai alla mia domanda perché tutti scappano da me e non mi vogliono?”

Tu stai nel tuo mondo e rifiuti gli altri.”

Volpina si innervosì e rispose seccato:

Io non ho bisogno di te e ora vattene all’inferno e riposa in pace, gentile serpentello.”

Il serpentello rotolò morto tra le spine di una rosa canina.

Volpina si allontanò ringhiando, il pelo arruffato, poi scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Inutili lacrime di pentimento…

Volpina non era cattivo, soltanto voleva sapere perché nessuno voleva stare insieme a lui, pure il serpente lo aveva respinto.

Era vero che lui non aveva bisogno di alcuno… ma ora si sentiva profondamente triste per la morte del serpentello.

Oh se esisteva un Dio delle Volpi, Volpina lo avrebbe pregato perché il serpentello fosse ancora vivo…

Quanto era triste e affranto! Volpina non sapeva davvero se c’era un Dio delle Volpi, eppure a suo modo egli pregava qualche volta…

Volpina Blu e la signora istrice

Di notte le stelle erano troppe e gli dolevano gli occhi, anche per questo teneva sempre gli occhiali, di giorno i suoi occhi si affaticavano molto per dovere stare attento alle pietre aguzze e alle spine che gli ferivano le zampe sensibili.

Forse le sue zampe erano così delicate proprio per il fatto che erano blu. Chissà…

Volpina si perdeva nella contemplazione le stelle, sapeva a memoria la mappa del cielo e tutti i nomi delle costellazioni e pensava che l’universo, lassù, era abitato e che magari in quel momento forse c’era qualcuno che pensava a lui.

Volpina lo sperava tanto!

Una notte, d’un tratto, mentre camminava distratto, inciampò in un istrice.

Ahi, disse Volpina, perché mi hai punto? E chi sei?”

Veramente sei tu che non mi hai visto e mi sei venuto addosso, maleducata di una volpe…”

Non penso proprio… tu mi hai punto, ma chi sei?”

Sono un istrice. Anzi una signora istrice.”

E perché mai hai tutte quelle spine e perché mai mi hai punto?”

Non l’ho fatto apposta, ci siamo scontrati per sbaglio ed io per autodifesa ho lanciato le mie spine, ma non è colpa mia, e poi non si chiamano spine, sai, la natura mi ha fornito di aculei…”

Però mi hai fatto male… sai essere così pungente!”

Scusami, non volevo, ma se tu ti avvicini piano a me, senza spaventarmi, vedrai che i miei aculei non pungono, sono solo un poco ruvidi…”

Ah ho capito… sei come il riccio della castagna?”

Quasi… se mi abbracci non aver paura… farò in modo che i miei aculei non ti pungano”

No. Non voglio!” gridò Volpina saltellando dal dolore, un aculeo era ancora conficcato in una caviglia.

Allora se tu non ti fidi degli altri, tu non sai cosa vuol dire voler bene.”

Volpina a queste parole fu molto mortificato.

Perché dici così?”

Perché è vero… ma un giorno imparerai… strada facendo, ciao. Io ora devo andare.”

L’istrice scappò via sorridendo, stava scherzando ma Volpina non lo capì e mostrò furioso i denti e lo rincorse ma il dolore alla caviglia si fece più intenso e così dovette fermarsi. Piano piano sbollì la rabbia che sentiva dentro. Si sedette tra l’erba con i ciuffi di menta che gli solleticavano le fini narici.

Un leprotto gli passò accanto di corsa, ignorando il suo pianto.

Improvvisamente Volpina si sentì ancora più solo. Solissimo.

Tante volte Volpina era stata tenero con i leprotti, li aveva protetti dalle altre volpi, ringhiando loro contro, e poi li aveva aiutati a nascondersi nel passaggio tra i capperi e i lentischi che solo lui conosceva. Le altre volpi lo deridevano di questa sua tenerezza per i leprotti e gli dicevano che era uno stupido.

Al chiarore della luna Volpina si specchiò in una pozzanghera, si vede brutto, il pelo spettinato opaco e il blu non era più tanto brillante, era quasi diventato nero, Volpina avrebbe voluto farsi un bel bagno nel torrente vicino al suo villaggio, dove amava andare a giocare, tentando di acchiappare quei piccoli arcobaleni che si formavano con le goccioline delle cascate oppure tentando di prendere qualche pesciolino.

Volpina era in pace quando lasciava fuori il giudizio delle altre Volpi o della signora istrice che aveva appena incontrato, come potevano giudicarlo senza conoscerlo per davvero?

Perché la signora istrice l’ aveva punto?

Era vero che era stata colpa sua che sbadatamente le era andato addosso.

Volpina rifletteva che quando se ne stava da solo tutto filava liscio e lui era tranquillo… quanta fatica faceva invece a rapportarsi con gli altri, a spiegarsi e a comprendersi e poi andava a finire, spesso, che con le volpi non ci si capiva mai, si litigava e non si voleva fare la pace.

Che gli importava degli altri?

Volpina stava benissimo da solo, aveva avuto ragione il serpentello, però allo stesso tempo, desiderava trovare un vero amico.

Il cuore di Volpina era come un campo su cui ha appena nevicato, puro, senza impronte ,vi regnavano amore e meraviglia per il creato, a parte quei momenti di rabbia in cui non riusciva a controllarsi e durante i quali diceva e faceva cose di cui poi si pentiva. Non sapeva dominarsi e le sue emozioni erano sempre troppo grandi e forti, le sue reazioni spropositate, poi magari si rammaricava ma ormai quello che era stato detto o fatto, era stato detto o fatto e non vi trovava un rimedio.

Volpina Blu e il topolino

Un giorno, sul sentiero incontrò un topolino, che lo salutò :

Ehi, ciao! Sai per caso dove si va per di là, possiamo fare un poco di strada insieme?”

Ma tu dove stai andando?”

Io ero insieme ad una carovana di beduini, stavano andando ad un mercato ma credo di essermi perduto… e tu dove vai?”

Vado a cercare un amico, disse Volpina blu, dove lo posso trovare?”

Io non lo so, dovevo incontrare alcuni amici al mercato ma a quest’ora mi sa che sono già partiti, senti potremmo camminare insieme, almeno per un pezzetto di strada. Se vuoi.”

Tu dici? Accompagneresti una volpina come me dalle zampette blu?”

Hai le zampette blu, che simpatico che sei, ma sai che io avevo un amico ghiro con le orecchie blu, davvero erano blu, mai visto orecchie tanto belle! Ma anche le tue zampe sono stupende!”

???Tu dici!!! Mi imbarazzi così…”

Facciamo un patto, mentre cammineremo insieme promettiamo che saremo sempre sinceri l’un con l’altro e che ci diremo sempre la verità.”

Va bene, accetto, sei gentile, Topolino.”

Senti, io resterò con te per il tempo che tu riterrai necessario, poi quando tu mi dirai di andare via, io me ne andrò. Vorrà dire che sarà arrivato il tempo per separarci. ”

No, mai succederà ciò, Topolino, se tu sarai sempre così delicato con me come lo sei ora. Io amo la delicatezza. ”

All’inizio camminarono scambiandosi soltanto qualche impressione generale sul tempo.

Ogni tanto Topolino gli faceva un sorriso ma Volpina non aveva alcuna voglia di sorridere, anzi non capiva per quale motivo questo topolino sorridesse sempre.

Poco a poco, camminando insieme, Volpina prese fiducia nel piccolo compagno di viaggio e iniziò a raccontargli qualcosa di sé e a porgli delle domande sui viaggi che Topolino aveva compiuto al seguito delle carovane dei beduini.

E poi arrischiò domande come queste.

Come si fa a diventare amici?

Cosa si prova quando qualcuno ti abbraccia?

Cosa si prova a condividere qualcosa con qualcuno?

Come succede che ci si prende per zampa?

Il topolino si mise d’impegno a rispondere a tutte le domande di Volpina ma mentre parlava si rese conto che erano cose che le parole non riuscivano a spiegare, che erano cose che si sentivano con il cuore oppure no, E che se si sentivano nel cuore, allora avvenivano. Come spiegare a parole la magia di un abbraccio o un bacio? No, non si poteva.

Quando la sera Volpina si raggomitolava per riposare, il topolino si accovacciava timidamente accanto alle sue zampette e così vicini si addormentavano.

Ma una notte Volpina fece un incubo davvero terribile e al risveglio prese a imprecare contro al topolino che non aveva colpa alcuna, e lo cacciò via violentemente.

Vattene via, non voglio più vederti, via vai via Topolino, non tornare mai più…”

Il topolino ci rimase male, era sinceramente affezionato a Volpina e gli voleva molto bene, ma a quelle cattive parole che non meritava sentì un forte dolore al cuore e si sentì gelare.

Provò a calmare l’amico che era fuori di sé per il cattivo sogno.

No no gridava Volpina, Topolino disse non può essere, non puoi fare così con me, io sono tuo amico, io ti ascolto sempre…

Volpina non ci vide più dalla rabbia, raccolse una pietra e la scagliò sul topolino uccidendolo.

Poi, Volpina corse via lontano lontano. Dopo alcune ore, dopo essersi calmato, senza ricordare cosa aveva fatto, tornò indietro sul luogo del delitto, ma il topolino non c’era più.

Volpina era nuovamente disperatamente solo. Aveva trovato un amico e gli aveva fatto del male. Ecco che avevano avuto ragione le altri volpi a non volerlo. Perché lui era cattivo. Volpina era cattivo.

Pianse per settimane, incapace di darsi pace, poi non ebbe più lacrime e riprese il cammino.

Volpina Blu e la pianta

E così giunse in una grande pianura, al centro della quale vi era una sola pianta verde simile ad una salvia con alti steli e corolle di fiori gialli, non era niente di particolare, ma era comunque una pianta in quel deserto.

La piccola volpe trotterellava, era molto piccolo e magro, però era carino con quelle zampette blu, non esistevano altre volpi come lui.

Nella pianura c’erano cactus, cespugli secchi spinosi , pietraie, qualche fiorellino dai toni violetto, formiche, scorpioni, insetti stecchi, lucertole.

Ad ogni passo Volpina Blu si distraeva a guardare queste piccole cose, d’un tratto si trovò vicino alla pianta, l’esaminò, gli sembrò una pianta tranquilla, senza pretese, non aveva spine come le altre ed era verde, Volpina le si avvicinò e a quel punto una foglia della salvia gli fece il solletico.

Volpina, che stava sempre all’erta, balzò rapido all’indietro per osservare meglio la pianta, e constatato nuovamente che si trattava di una semplice pianta verde, si riavvicinò con cautela, poi, siccome era sfinito, si addormentò lì sotto all’ombra della piantina.

Al mattino Volpina si svegliò, qualcosa gli sfiorava le punte delle orecchie, gli steli fioriti ondeggiavano eleganti nel vento. A Volpina parve di udire un suono, una specie di musica delicata, che diceva ti voglio bene.

Era la voce di Topolino che risuonava nel vento, dunque egli era vivo!

Volpina assaporò tutta la dolcezza di quel suono che veniva con la brezza del mattino, come un profumo o un sapore buono, sorrise, seppe che il topolino lo aveva perdonato. Anche lui voleva del Bene al topolino e sperava, pregava che anche lui lo avesse perdonato, oh Dio delle Volpi!

L’amicizia non è un gioco, non è una cosa che si usa e quando non serve si butta via, l’amicizia è un viaggio che ci cambia e implica fiducia e responsabilità l’uno verso l’altro.

Volpina sperò che Topolino tornasse ma quel giorno Topolino non tornò. Topolino aveva compreso che il suo amico doveva fare da solo fino in fondo la sua strada per diventare ciò che già era, senza saperlo.

E Volpina Blu si rimise in cammino… Forse un giorno il suo viaggio l’avrebbe fatto diventare la Volpe del Piccolo Principe….Chissà Voi che dite?

Fine

Epilogo:

Incontrai Volpina Blu, tanto tempo fa, diventammo amici, facemmo un pezzo di strada insieme, poi Volpina dovette partire e proseguire da solo, senza di me, il suo entusiasmante viaggio che si chiama Vita.

Dal momento in cui è partito, io sono diventata Volpina Blu inizialmente per onorare il ricordo di questa amicizia. Poi mi sono resa conto che Volpina blu sono anche io, che Volpina Blu rappresenta il mio sogno puro di amore e di bontà.

Per me, blu è il colore dell’amore incondizionato e dell’infinito, blu è la coperta della luna, trapuntata di stelle, blu è l’amore che si veste di delicata tenerezza.

Questa non è che una storia di Volpina Blu, questa è la Storia raccontata da me.

Favola di Antonella Marinetti

Progettato, stampato, illustrato e rilegato da TheFlowerAndTheStar

theflowerandthestar@gmail.com

 

Vita…

flowers-1246249_1280

Ti amo fuori misura, fuori da ogni ragione, fuori da ogni calcolo, fuori da ogni gabbia mentale, fuori da ogni convenzione, fuori da ogni sistema solare, oltre alle stelle e ai fiori, oltre agli universi sconosciuti, oltre all’infinito finito, oltre a tutto. Vita, ti amo da morirne.

Conversando con te sul tuo Pianeta

Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua. (Il piccolo principe)

trees-768635_1280

E una volta, poco tempo fa, la notte quando, chiudendo gli scuri delle mie finestre, davo la buona notte alle stelle pensando a te, lontano, nel tuo mondo, nel tuo pianeta, io ero felice di pensare che eri in pace lassù e che eri sereno e che sorridevi guardando in un telescopio le stelle come i granelli di polvere innamorata o le lacrime o le altre invisibili cose. E sapevo che eravamo lontani e che lo stesso cielo di stelle ci univa e che eravamo vivi in questo unico imperdibile mondo. E questo ingenuo pensiero mi bastava per essere felice.

E tu scherzavi, dicendo che non c’era un citofono sul tuo pianeta…

e allora come bisognava fare per conversare con te?

e tu rispondevi:

basta dire il mio nome, farmi ricordare che ho un nome, dirmi che qualcuno sulla terra mi vuole, farmi sentire che qualcuno mi chiama piano e con delicatezza gentile,

e poi c’è pace sul mio pianeta, e’ pulito ed in ordine e sono sicuro che tu non lo rovineresti il mio pianeta …

e io rispondevo che mai l’avrei rovinato perché lo amavo cosi’ come era  e sempre ne avrei avuto cura…

e ora non so perché le cose si sono rovinate, se tu non rispondi più quando dolcemente chiamo il tuo nome… ma nessuno risponde se non l’eco triste della mia voce…

(liberamente ispirato al Piccolo Principe di A. de Saint Exupery)

(foto di Unsplash da pixabay)

Figlio,vorrei…

Figlio, vorrei,

mentre ritorni con fiducia ad appoggiarti a me,

dolcemente vorrei dirti il mio bene per te,

vorrei raccontarti le tue  notti ad aspettarti,

le tue stelle cadenti per i tuoi desideri,

le tue albe e  i tuoi tramonti a pensarti,

e i miei occhi spalancati al buio con il tuo cuore dentro al mio,

Figlio, vorrei dirti quanto ti amo

ma poi resto in silenzio a guardarti,

senza osare accarezzare quei tuoi ricci ribelli,

e le parole che vorrei dirti sono inutili e lontane;

vorrei chiamarti con  i miei segreti nomignoli d’affetto, cucciolo, tesoro, amore,

e dirti fai la nanna dolce e non aver paura,

ma poi pronuncio il tuo nome

e so che racchiude tutto il tuo essere così unico e speciale;

Figlio, vorrei stringerti più forte

ma poi mi trattengo per pudore e timore di offenderti e

ti abbraccio delicatamente nei miei pensieri, come nuvole blu all’alba.

Figlio, vorrei cullarti ancora

ma ora è la tua Vita a condurti per mano

ed io resto a sognarti e tu sei già grande…

 

 

Son, I would,

as you return with confidence to lean on me,

gently I would tell you my good for you,

I would like to tell your nights waiting for you,

your shooting stars for your whishes,

your sunrises and your sunsets  thinking of you,

and my eyes wide open in the dark with your heart inside mine,

Son, let me tell you how much I love you,

but  I rest quietly watching you,

without daring to caress those rebellious curls of yours,

and the words, I would  say , seem so unnecessary and far;

I would like to call you with my secret nicknames of affection,

my dear, my tender love, my baby,

and tell you have a sweet sleep and do not be afraid,

but I say your name

and I know that it encloses your whole being so unique and special;

Son, let me hold you stronger

but I hold myself back out because of the shame and the fear of offending you,

I embrace you gently in my thoughts as dawn made of blue clouds.

Son, I would cradle you again,

but now Life is guiding you by the hand

and I stay here

 dreaming about you and you’re already grown up…

 

Stelle cadenti (Erri de Luca)

“Secondo te le stelle sanno di pan di zucchero o di sale?”

“Non lo so, non le ho mai assaggiate.”

… le stelle in estate perdono briciole che arrivano in bocca.”

“Ecome sono?”

“Salate, a gusto di mandorla amara.”

“Le preferivo dolci.”

“Ma no, guasterebbero la terra per quante ne arrivano, Certe notti c’è tempesta di stelle sbriciolate. La terra è seminata da loro, riceve senza poter restituire. Allora dal basso si alzano le preghiere a sdebitarsi , di alberi e di bestie che ringraziano.”

da Il giorno prima della Felicità, Erri de Luca.

sky-1077861_1280

dedicato ad una Volpina Blu, quando io vedo una stella cadente io spero che i suoi sogni si avverino

La pietra di una volpina e di una pianta

volpe

Questa pietra racconta l’incontro di una pianta di phlomis con una volpina blu.

Una phlomis è già illuminata dalla luce del giorno, le si avvicina cauta un’atipica volpina di colore blu, semi nascosta dai colori della notte, mentre nel cielo brillano 8 stelle, un quadrato blu racchiude un cuore rosso al cui interno vi è il simbolo dell’infinito.

La pietra proviene da Bocconi, appennino tosco romagnolo, raccolta e dipinta dalla gentile amica e artista Paola Zarri a cui va il mio speciale ringraziamento per aver avuto la pazienza di ascoltarmi e aver saputo dare espressione ad un mio pensiero astratto.

qui potete vedere altre meravigliose creazioni di Paola

http://pzcreazioni.blogspot.it/

Noi siamo una polvere di stelle innamorata

galaxies-597905_1280

in noi vive l’eternità delle stelle…

Da Memorie del Deserto di Ariel Dorfam

“…Mi spiegò come tutto era cominciato come gli atomi creati nei primi istanti dell’universo, 15 ml di anni fa, si fossero aggregati per formare nubi molecolari e da queste le stelle, e dalle stelle le galassie. Mi spiegò come le molecole lassù sono le stesse che hanno formato il deserto, e me e lui, e il cielo e l’acqua che manca nel deserto e i minerali. Mi raccontò come tutto ciò che è su questa terra si sia formato all’interno del meccanismo termonucleare delle stelle, il ferro, nell’emoglobina del nostro organismo, che trasporta l’ossigeno attraverso i nostri tessuti, i sodio e il potassio che diventano nitrato e poi fertilizzante, il cuore che batte dentro di noi e il nostro cervello che pensa, e i nostri stessi RICORDI. Tutto, tutto questo deriva dalle stelle, si è formato al loro interno. SIAMO POLVERE DI STELLE. Potevo sentirmi sollevato, forse nella mia ansia di ricerca delle origini, mi era appena stato rivelato che noi esseri umani siamo letteralmente polvere di stelle.”

… allora noi siamo una polvere di stelle innamorata…

(foto da pixabay)

Un elenco.

checklist-1279157_1280

Un elenco delle cose che mi dai.

Belle o brutte non importa perché  sono quelle che mi dai tu.

Sono le tue. Solo le tue.

L’amore per l’universo.
La solitudine che fa vomitare l’anima.
La forza della tua speranza.
Le tue lacrime.
La tua bontà.
Il colore blu.
Il numero 8.
Tutte le mie poesie.
La mia disperazione.
I fiori di prugno selvatico.
Una doppia goccia di pioggia.
La tua delicatezza.
La tua sensibilità.
Il tuo iperrealismo.
Il mio blog.
Io come phlomis.
L’amore incondizionato.
Il tuo affermare che sempre ne vale la pena.
La Volpina Blu.
La tua conferenza al planetario.
Il volere attenderti.
Tutte le tue parole.
Tutte le tue emozioni.
Quel momento in cui hai alzato gli occhi alle stelle e hai sorriso e hai detto io amo il mondo.
I miei disastri.
La tua indipendenza.
La tua libertà.
La favola che ho scritto.
Il mio Pensarti.
Il tuo amore per il lavoro.
La tua stanchezza.
E poi il tuo rialzarti e andare avanti.
Sempre.
Ieri. Anche ieri, che non è stato un giorno buono.
Oggi che sorriderai a chi incontrerai.
Io che sorrido se tu sorridi al mondo.

Ogni bambino porta un mistero e un messaggio…

candle-1240376_1280

Una sera, come tante, nel centro di accoglienza per i meninos de rua, i bambini si riuniscono intorno a Fausto per giocare con il più piccolo. (Maranhão, Brasile, 13 aprile 1993)

I Bambini hanno invaso la mia stanza, nella quale mi rifugio a giocare con L., il più piccolo di pochi mesi. Tutti vogliono farlo divertire per farmi contento. Ed io non ho il coraggio di mandarli via, perché si vede che vogliono la loro parte d’intimità, di attenzione. È il più piccolo che fa dimenticare la fatica, le disillusioni, e tutto il resto della nostra stretta convivenza al centro con i suoi lati piacevoli e meno piacevoli.  L. ha il potere di trasmettere voglia di vivere. Ogni sera bisogna cercargli un nuovo giochino. Conosce tutti gli oggetti di casa, comprese le pentole e gli utensili. La sua passione sono le serrature, le pile, le posate. Gli metto in mano i pulcini, gli faccio accarezzare il gattino e il cagnolino. Credo che ogni bambino sia un «mandato» da oltre per portare un mistero e un messaggio. Studio i suoi progressi e le sue reazioni. Quando è riuscito a stare in piedi per la prima volta e a battere le manine, l’abbiamo applaudito. Ogni cosa nuova gli fa lanciare un gridolino, come stesse assaporando una nuova goccia di vita. Va matto per tutto ciò che è componibile e scomponibile: tappi, coperchi, cosine da avvitare e svitare. Pare considerare il nuovo come un dono. Quando si stanca di tutto lo metto in groppa e gli dico: «Andiamo a fare il giro del mondo!». E lo porto a vedere i conigli, i maiali, i pulcini, le pecore. Che gridolini di conquista quando riesce ad afferrare le corna di un capretto oppure lo mettiamo in sella a Raio. Le sere di luna piena lo porto a vedere lo spettacolo del cielo. Per effetto ottico sembra più grande e più vicina e L. allunga le manine per afferrarla. Quando il cielo è stellato saluta le stelle con la manina. Crescendo si perde la freschezza della curiosità; non si è più capaci di stupirsi; tutto diventa routine. Un bambino piccolo aiuta a riscoprire il sapore della vita. Anche Dio deve dimenticare tante cose quando guarda i bambini, tutto ciò che ha bisogno di tenerezza. Non è per questo che il Cristo cercava la loro compagnia, ce li proponeva come modelli e sgridava gli apostoli che glieli allontanavano? Perché un bambino tanto piccolo ha il potere di trasmetterci tanta gioia? Chi non prova qualcosa di umanizzante quando vuole afferrare la pioggia, la luce, la fiamma della candela, quando fa ciao alla luna e alle stelle?

(da Ai confini di Dio di Fausto A. Marinetti)

Ninnare la vita

banner-1176676_1280

Centro di accoglienza per bambini di strada, i meninos de rua, nel Maranhão, Brasile,  0ttobre 1993

Non esiste privacy per i poveri. Ieri sera per avere un poco di tempo per me, mi sono nascosto in camera. Le bambine A e S. mi hanno scovato e prima di addormentarci si è svolta questa piccola conversazione.

“Secondo voi da dove viene un bambino piccolo?”

“Dal ventre di sua madre”, rispondono le bambine

“Guardate L. , l’ultimo nato, negli occhi: non c’è della luce che viene dalle stelle?”

Stupore.

Una bimba esclama: “Allora prima si nasce sulle stelle e poi sulla terra?”

I suoi occhioni neri sembrano dilatarsi:

“Voglio sognare L. per sapere come era quando viveva sulle stelle…”

E L. non si decide a dormire. Gli canto tutte le ninna nanne che il convento mi ha insegnato: quella di Bramhs, del Somma, Adeste fidelis, Tu scendi dalle stelle.

Una sensazione divina cullare un bambino. Ninnare la vita. Cullare Luisinho non è cullare la stessa umanità di Cristo, la stessa dei popoli?

Ai confini di Dio. Fausto A. Marinetti

La voglia di essere universali

Vedi?

TV, cultura, stampa, tutto ci impone  la superficialità, la stupidità di certe mode, di certe onde di conformismo.

Ci fanno credere che siamo liberi e poi siamo condizionati persino nella scelta del dentifricio. Che farsa!

Ecco perché devono crescere giovani sensibili vivi con la voglia di essere universali !

Io dico planetari perché è la dimensione del nostro tempo, la prospettiva del futuro.

Dimmi tu chi si sforza di darci un’educazione o educarci a vedere l’universo e ad amarlo come la propria casa? O se vuoi come il proprio corpo?

Non siamo intessuti dello stesso materiale di cui sono composte le stelle, i mari, le foreste?

 

da lettere di uno zio per una nipote

Un ronzio, appena ( Josè Saramago)

Un ronzio, appena.
Cade la mosca nella tela. Le zampe fini
Che il ragno ha contratto si stendono,
E nei palpi golosi, tra i fili,
Il ronzio si attenua, si ferma, tace.
Quel che era vivo, e’ morto. Abbandonato
Al dondolio del vento, il corpo secco
Batte il conto del tempo che mi arrotola
Nel bozzolo soffocato di stelle.

iotraducoSaramago

Non ho più

 

presepe

Non ho più parole da darti

non ho più poesie da cantarti

non ho più lettere da scriverti

non ho più rose da dedicarti

non ho più pezzi di cuore da donarti :

resta lo scenario triste di un presepe di cartapesta

che la pioggia fa fondere

che la nebbia fa marcire

che la neve fa imputridire 

silenzio silenzio silenzio

tra le quinte di questo vuoto presepe

di figurine di carta

di statuine di plastica

di sagome di polistirolo

di cuori di gesso:

non ho più stelle da accendere

(Solo un momento poi le riaccendo, le stelle )

Le accenderai tu le stelle?

night-934048_1280

Come tutte le sere io lo stavo aspettando, non ero certa che sarebbe venuto…lo aspettavo come le cose che non si aspettano più, lo aspettavo come il profumo di un fiore in un soffio di vento che arriva all’improvviso o  come il fresco sorriso di un bimbo…

Comunque  io lo aspettavo con la tenerezza di una notte estiva.

Sola nel giardino, gli occhi al cielo, mi sentivo immersa nel liquido amniotico dell’ universo. La pace della notte risuonava nel canto dell’allocco e nel gracidare lontano delle rane.

Il sole era appena tramontato, l’ora blu sfumata in un cielo di stelle e io pensavo a lui nel giardino  estivo e solitario, lo tenevo stretto nei miei pensieri, così vicino a me che vi dialogavo continuamente nella mia mente e mi pareva di udire le sue risposte.

Le lucciole nel prato davano la sensazione che il cielo si fosse capovolto a testa in giù, distesa nella mia amaca fluttuavo in un doppio cielo …

Ecco che quando non lo attendevo più, udii un lieve fruscio, non mi spaventai, poteva essere il gatto Zorro, invece era lui, il Piccolo Principe.

Ogni volta che ritornava dalle sue silenziose assorte assenze io mi sorprendevo e gliene ero grata, vivevo la sua presenza  come un dono.

“Ciao, scusami…”

disse in un sorriso, il capo leggermente inclinato a destra, gli occhi vivaci e indecifrabili, nel suo sguardo vi era un qualcosa che non saprei spiegare. Spesso capitava che nel corso di una conversazione lui mi lasciasse a metà discorso e  che io continuassi a parlare finché non mi accorgevo della sua assenza, ma non ci facevo caso più di tanto, perché lui era così, sempre impegnato e preoccupato a riordinare il mondo, una cosa mica da poco. Ogni volta riprendevamo il filo interrotto del nostro precedente discorso come se non ci fossimo mai separati…

“Immagino che tu abbia avuto da fare ad accendere tutte le stelle e che tuoi 43 tramonti ti abbiano dato non poche preoccupazioni…”

“Sai…in realtà ora le stelle si accendono da sole, ho installato il sensore crepuscolare… e per i tramonti c’è il timer…”

“Ma sei sicuro che tutto funzioni bene? e se timer e sensore  si dovessero rompere, le accenderai tu le stelle?”

“Se si rompono timer e sensore, le accendo io, le stelle e i tramonti. Io ho tanto tempo.”, si mise a guardare in alto, quel mantello blu notte trapuntato di diademi, forse cercava il suo pianeta, il suo sguardo si perdeva nell’infinito, lui era lì in carne ed ossa vicino a me ma lontanissimo con il pensiero.

“Oh sì, accendili tu, risposi, ecco io ora sto più tranquilla…”

Lui era sempre preoccupato e pensieroso che quasi mai io avevo il coraggio di chiedergliene il motivo, lo rispettavo profondamente e non osavo infrangere il suo perfetto e intenso silenzio.

 Si parla anche con i gesti, con gli sguardi, con i movimenti del corpo. Si parla con il Silenzio.”  aveva detto una volta e io il suo silenzio lo conoscevo bene e lo amavo quanto  le sue parole.

D’un tratto mi disse:

“ Sai Phlomis, io ora devo partire per un piccolo viaggio, poi torno. Poi torno.”

Quel ‘ poi torno’ ripetuto due volte doveva servire a rassicurare  me o  forse più se stesso, non vi diedi peso, io pure stavo con il naso all’insù, nell’universo io vi vedevo riflessa la sua immagine.

Eh sì io lo amavo di una tenerezza infinita…

” E se qualche stella scivolasse via e diventasse una stella cadente… oh eccola…, esclamai, ti è  appena scivolata via una stella, Piccolo Principe, esprimi un desiderio ! “

Mi voltai verso di lui ma era già sparito, niente di strano, lui era così…

Il prato e il cielo scintillavano ugualmente di stelle...

Di nuovo era tutto silenzio, il canto dell’allocco risuonava in fondo alla valle, avvertii il lieve tocco della zampina del gatto Zorro che reclamava il suo posticino sull’amaca, allora lo espressi io  un desiderio per il piccolo principe :

” che la tua stella possa portarti tutto ciò che desideri…

e quanto a me… io spero di poterti rivedere presto…”

night-sky-569319_1280

(foto da pixabay )

 

Una notte di luglio a Villa d’Este, Tivoli.

La magia di una notte di luglio a Villa d’Este, a Tivoli,

per sottofondo un concerto con le musiche di Ennio Morricone :

il tramonto,

le fontane,

 i giochi d’acqua e di ombre e di luce,

la notte estiva calda e profumata,

i fiori, le rose, le stelle,

i fantasmi,

 i sogni ,

i desideri,

le attese,

le speranze:

le emozioni nel cuore.

(fotografie di Grande Luce,

non riproducibili )

L’incontro di un fiore ed una stella

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle. Alda Merini

 

milky-way-474931_1920

Una data di maggio, un invito ad una conferenza al planetario di Milano, e la promessa di un sorriso…

La persona che desideravo incontrare era uno dei relatori sul tema Cosmografia antica e moderna della Via Lattea.

Quello sarebbe stato il nostro primo, forse unico, incontro , in quel giorno, in quel luogo, ma non c’era né un’ora né un appuntamento preciso…

La cosa era strana perché lui è persona che pianifica ogni cosa, e ciò non mi rendeva tranquilla, io avrei voluto preparare il nostro incontro nei dettagli, tuttavia evitai di porgli ogni domanda a riguardo.

Avevo paura ed ero felice allo stesso momento…

 A me sarebbero bastati anche solo due minuti del suo tempo oppure anche niente e in questo caso io lo avrei ammirat0 da lontano,  invisibile tra il pubblico, magari nascosta dietro ad una colonna, mentre lui avrebbe tenuto la sua relazione sulle stelle all’interno del planetario….

Non ero neppure certa che lui mi volesse incontrare veramente…

 e io volevo incontrarlo ?

Avevo viaggiato in treno dalla mia città  fino a Milano, e scesa a stazione centrale presi la metro, prima la linea 2 e poi a Loreto cambiai per la linea 1, ad un certo punto il vagone affollato si svuotò, e io rimasi a guardare il mio tenue riflesso nel finestrino, ero tesa e piena di interrogativi, mi chiedevo se mai avrei avuto il coraggio di avvicinarlo, di salutarlo e di porgergli i doni che avevo preparato per lui.

Sì , quel viaggio io l’avevo desiderato e sognato per quattro mesi, duranti i quali a causa di varie congiunture negative avevo dovuto prendere in considerazione l’idea di annullarlo fino quasi all’ultimo momento… ma…  finalmente, ora,  io ero a Milano, e ne ero felice, mi osservai sorpresa nel finestrino :

dopo il lungo sofferto inverno io ero in fiore!

Un ramo secco come me era tutto fiorito, era dunque vero che i vecchi rami secchi riservano delle sorprese, ed io avevo percezione forse nella prima volta nella mia vita di essere divenuto uno splendido fiore.

Ma avevo paura, respiravo respiravo,  l’ansia non passava, dentro di me suonava Ramble on dei Led Zepelin, e nonostante tutti i dubbi io mi sentivo felice e … bella…

Ramble On,
And now’s the time, the time is now, to sing my song.

Era una cosa straordinaria per un fiore viaggiare e andare ad incontrare una stella in un planetario.

Devo dire che  io avevo immaginato che il nostro primo incontro dovesse avvenire in un bosco, in mezzo alla natura, in un sentiero sul mare, invece si sarebbe svolto in pubblico, in mezzo a gente a me sconosciuta, al chiuso, in un planetario.

Lui presentava una relazione sulla costellazione di Andromeda,  il suo intervento era uno dei più attesi dal pubblico, incontrarlo e ascoltare dalla sua voce le sue parole dopo aver letto tutti i suoi libri era un evento. Che cosa rendeva così speciale i suoi scritti?

La  semplicità unita alla meraviglia dell’osservazione dell’universo, la precisione descrittiva unita ad una sorta di involontaria  poesia.

andromeda-galaxy-755442_1280

Perché dentro me io sento l’universo.

Tutto l’universo, c’è, dentro me.

Lui aveva nel cuore e nella mente l’infinito.

Per l’occasione si sarebbe appuntato sul petto una spilla  in modo da rendersi riconoscibile a chiunque avesse desiderato fare la sua conoscenza.

Ma io non avevo bisogno di spille per riconoscerlo, sapevo che l’avrei riconosciuto e basta, sebbene avessi una sua foto in bianco e nero, io semplicemente avrei saputo che era lui. Invece io indossavo una vistosa collana in ossidiana nera così che incontrandomi lui avrebbe saputo senza dubbi che si trattava di me.

E così scesa dalla metro ritrovai il coraggio e la forza e camminai rapida e rapita fino al planetario, il mio cuore danzava felice agli astri…

La conferenza interstellare era iniziata poco dopo l’alba dopo gli allineamenti di Urano, Venere, Terra e Luna , ed io arrivavo in tardi mattinata proprio in coincidenza con il brunch.

pianeti

L’atrio era affollato, mi diressi al banco per la registrazione, poi studiai la situazione o meglio mi lasciai andare al mio cuore per farmi portare fino a lui. Salii la rampa delle scale a dx, e mi trattenni  in alto ad osservare la sala semivuota,  mi nascosi dietro due persone che parlavano tra loro, e finsi di leggere il programma della conferenza, … non aspettai molto, poco dopo proprio lui mi sfilò di fronte, lo riconobbi immediatamente, rapido scese giù in platea, io respirai e mi lasciai andare, scesi le scale e lo raggiunsi… lo chiamai… un sorriso e lui fu vicino a me…come la cosa più normale al mondo, nessun imbarazzo, nessuna paura, mi sentii subito a mio agio, egli mi fece segno di accomodarmi in uno dei posti liberi della fila dietro alla sua… a quel punto capii che non mi serviva più una colonna dietro cui nascondermi anche perché al planetario non ci sono colonne…

Il suo intervento era fissato  per il tardo pomeriggio al sorgere del primo quarto di luna.

Io mi sedetti dietro a lui, e lo osservai per tutto il tempo, ah sì la conferenza era alquanto interessante….davvero…

Lui era molto teso per il suo primo intervento in pubblico, già era noto per le sue brillanti intuizioni astrofisiche, ma io sapevo che quel giorno era importante, che tutto il mondo si sarebbe accorto della sua grandezza…

Ma che importava a me del mondo, delle stelle, dei pianeti, delle comete…

tu e Telescopio

Io pensavo che una sua lacrima ingrandita al microscopio era più bella di qualsiasi lontana galassia…

Giunse il momento tanto atteso…

Egli salì sul palco, si accesero tutte le stelle, ed io capii quel che dovevo capire.

Che lui riempiva tutto il palco.

Che lui riempiva l’universo intero.

Anche il mio.

Il pubblico era affascinato dalle perfezione e dalla nitidezza delle immagini, dal profondo mistero delle sue parole, degli interrogativi e delle nuove frontiere che egli poneva alla moderna cosmografia.

Al termine ricevette un lungo applauso e molti dei presenti si misero in fila per stringergli la mano.

Io no, restai ancora per un poco seduta senza muovermi, poi mi sentii mancare l’aria e dovetti uscire all’aperto….

Le stelle le galassie le comete…

La luce del sole mi riportò alla realtà, andai ad appoggiarmi alla siepe, toccai le nuove foglioline del bosso, a Milano era un brillante pomeriggio primaverile, a poco a poco ripresi a respirare…

E lui arrivò da me, come un’improvvisa apparizione, la sua voce era come rugiada mattutina sulle rose, io mi aggrappavo alle foglioline della siepe… lui mi disse tutto quello che credeva di dirmi, io gli diedi i doni preparati per lui.

Lo rividi ancora più tardi, brevemente, nel corridoio, e poi al mattino seguente nella sala della colazione, mi strinse ancora la mano per salutarmi… io quasi fuggii via, mi aspettava il treno del ritorno…

nel cuore riportai una profonda impressione di stelle e un ricordo di inaspettata fioritura…

(foto da pixabay)

cuore bambino 1

Per te.
Per te, poeta iperrealista.
Per te, eterno poeta,
e nemmeno sai di esserlo.
Per te che hai il cuore
“Pulito, come appena nevicato”.
Per te che hai il cuore
Che si emoziona come un bambino.
Per te che sai la felicita’ delle piccole cose
O delle stelle lontanissime.
La tua voce lieve e delicata
Mi parla con il profondo silenzio del tuo cuore.

Ode del videogiocatore di Luca_75

darth-vader
immagine da https://pixabay.com/it/darth-vader-star-wars-880128/

Ringrazio Luca_75 per il dono di questa poesia.

Luca _75  descrive la sua personale visione di viaggio e la sua plurima essenza di viaggiatore al pari di un moderno Salgari.

 http://www.lucabianconi.it/

 

Per deserti inabitati ho viaggiato solitario,
senza meta vagando dai bastioni di Keraath
agli eterni ghiacciai del nord
banchi e muti.

Tra le stelle più lontane ho trovato l’amor ignoto
del triste canto di un sole morente
ma la magia del cosmo regna viva e per una luce che si spegne
mille nuove se ne accendono.

Ho solcato mari azzurri con il cappello da pirata
inseguendo tesori e miti, ricercato dai banditi
e dai reali di sua maestà.
Barba Nera son chiamato e la Perla è la mia nave.

Mostri e Demoni, Maghi Neri sono nemici dei cavalieri
Bianchi capelli ha lo Strigo, e la gente teme il suo nome
ma un cuore nobile egli nasconde e gli ingrati aiuta
Perche di mostri egli è uccisore e in cambio chiede soltanto amore.

Per milioni di anni eppur senza tempo ho vissuto,
i mortali dal mio regno ho osservato
Ci chiamano Dei, ma Dei non siamo
Siamo i primi nati, eterni e immutabili e per questo imperfetti.

Mille vite io ho vissuto, mille luoghi ho visitato,
son stato eroe o carnefice, uomo o donna
son stato buono e anche malvagio
sono un giocatore

Vertigine.

cercis 2

Arrivare a toccare le stelle con le dita,

eppure sentirsi un fiore di terra

destinato alla polvere,

e in mezzo a tutto questo

avvertire la vertigine di vivere.

Alberi di cercis

e rampicanti di wisteria

si intrecciano,

si abbracciano,

creano archi di immenso,

io  inciampo di fronte a tanta bellezza

e provo la  vertigine e l’ebbrezza di questi fiori,

spudoratamente,

oscenamente profumati.

Andata e ritorno fino alla luna.

luna

Prendimi per mano andata e ritorno fino alla luna, a piedi,

guida i miei passi insieme a te:

un raggio di luna si è posato tra i tuoi capelli,

io ti seguo,

tu non perdermi.

Raccontami in silenzio una storia senza parole, senza parlare,

perché mi possa addormentare serena,

sfiorami con la carezza del tuo sorriso

perché ti possa ricordare,

abbracciami senza toccarmi come un’ombra gentile

perché possa sognarti.

Prendi il mio cuore andata e ritorno fino alla luna, a piedi,

e non lasciarmi cadere

io non ti lascio cadere

le stelle sempre accese danzano intorno a noi

e quando la luna sarà spenta e invisibile

ti amerò con l’argento della tenerezza.

Bianca vela

image

Nella notte,
nel mare
le isole sono spente e silenziose,
solo il faro è acceso e pulsante,
la costa opposta è tutta un palpito di luci vibranti, una nave da crociera attraversa lenta e maestosa il golfo,
nel cielo navigano nuvole strappate e stelle indicano la via verso la luna.
Ma il mio amore è lontano:
poco prima del tramonto
la sua bianca vela è passata
tra le isole senza nemmeno mandarmi un saluto.

E io non so perchè.

Bianca è la sua vela,
bianca la mia anima senza di lui,
poichè l’amore che ho per lui mi fa dimenticare la bellezza del cielo,
poiché l’amore che ho per lui mi fa dimenticare i colori del tramonto.
Bianca e lontana
la vela del mio amore,
bianca e lontana
la mia anima.
Bianca vela perduta
tra le isole,
nella notte,
nel mare.

Forse una doppia goccia

fiore blu

Doppia goccia d’acqua- doppia goccia di pensiero

Vorrei scriverti una poesia

per dirti quanto ti penso

mentre sta piovendo

ora piano ora forte

l’intensità non cambia

quando ogni goccia risuona nel mio cuore

io penso alle tue lacrime,

io penso a te che permetti alla pioggia di bagnarti

ed io vorrei essere quella pioggia.

Le nubi nere corrono in cielo e inizia a piovere d’un tratto

e I pioppi si inchinano e poi risalgono

e io ascolto la mia musica dentro di me

e mi sento libero per un istante.

Lascio il mondo fuori di me, per un istante.

Per un istante non mi schiaccia.

e poi salgo ad asciugarmi dalla pioggia, accidenti.

Ma non fa niente. Poter sentire le gocce una a una

è stata una grande libertà.”

Basta una sola goccia di pensiero –

basta una sola goccia di pioggia-

Vorrei spiegarti

quel senso di attesa che finisca il temporale

senza portarmi distruzione,

quel senso di speranza d’eterno

senza causarmi perdita,

quel senso di sospensione tra il tuo silenzio e il tuo ritorno

senza farmi spavento che tu non torni più

io penso

a te

mentre le tue lacrime si mescolano alla pioggia

e ti domandi qual è il tuo senso.

e guardi il cielo di velluto lontano

e sei sicuro che stelle e luna ci sono sempre

anche se assenti o invisibili

io ti domando

se basta una goccia di pioggia

a superare ogni distanza

ogni differenza

tu rispondi

Dipende la distanza fra cosa.
Fra due atomi basta una molecola.
Se guardiamo l’uomo rispetto all’universo, è un atomo.
Quindi basta proprio poco.
Basta una goccia di pensiero.”

io ti penso

io ti vedo

ti ricreo con la forza di una goccia d’acqua

come cielo che si specchia nelle pozzanghere

ti disegno un volto puro

e un cuore intatto

accendo le tue labbra di sorrisi

illumino i tuoi occhi

e annullo il pianto.

Ma è solo un illusione

una sola goccia non può-

Forse una doppia goccia di pioggia,

forse una doppia goccia di pensiero-

C’è un bandito di cenere

bandito grigio

C’è un bandito di cenere che corre sul mio cuore

a volte mi fa credere che è andato via

è solo ben nascosto nel mio cuore

e corre corre sul mio cuore incessantemente…

Sono impercettibili piste nella savana

Sono fondenti bivacchi di stelle

Sono desiderati thé nel deserto alla menta

Sono brucianti gocce di rugiada

Sono tesi amplessi all’alba

Sono assettati abbracci di tenerezza

Si nasconde il mio bandito

è inseguito il mio bandito

è braccato

è intrappolato

ha perso la sua libertà

I suoi pugni lasciano andare lacrime e polvere

C’è un bandito di cenere che corre sul mio cuore

e corre corre sul mio cuore incessantemente…

è solo ben nascosto nel mio cuore,

adatta il suo respiro muto al mio

per non farsi accorgere,

io resto in ascolto di lui

al di là di ogni silenzio,

io so che lui non è andato via

il mio bandito

si confonde alla sua ombra

la tensione lo stringe

il terreno è minato

e fugge fugge via

vuole fuggire via

deve fuggire

nei magri fianchi

lo scatto compresso della corsa

C’è un bandito di cenere che corre sul mio cuore

e corre corre incessantemente

tracciando instancabili sentieri di polvere e speranza

Il tuo metro del mondo

Come puoi misurare il mondo?

Tu misuri il mondo notte e giorno

prepari schemi

funzioni matematiche

raffini i numeri del pgreco

disegni carte da decifrare

di notte le metti a punto

il giorno le metti in discussione

perchè il mondo è mutevole e imprevedibile

tutto cambia in un secondo

ed è tutto da riordinare

Sposti muovi definisci i confini del mondo

imponi a te stesso complicate regole

per comprenderlo

organizzi la conoscenza del mondo

scrivi equazioni d’amore

costruisci dighe sul mare

erigi grattacieli di stelle

capovolgi radici di alberi

per farne aquiloni

l’imprevedibile scombina i tuoi piani

rendendo incoerenti i tuoi pensieri

La bilancia è da tarare

I pesi da calibrare

ti serve un metro esatto

per la misura perfetta del mondo

con quale materia lo forgerai?

Di pietra si sfalderà

di ferro farà la ruggine

di vetro si infrangerà

di carta si strapperà

di legno brucerà

Sarà di nuvole

non brucerà come legno.

Sarà di speranza

è più forte della realtà.

Sarà di amore

è più tenero della pietra.

Sarà di libertà

è più fragile del vetro.

Sarà di felicità

è più leggera della carta.

Sarà di polvere di stelle,

innamorata,

viaggerà nell’universo

e porterà a tutti

il tuo messaggio d’amore

e di pace.

Con quale materia forgerai

il tuo metro del mondo?

Di notte, un volo.

Di notte

distesi

su un prato d’estate

azzurro di stelle

nel nero del cielo.

Suoni nel vento

di pace infinita.

Il corpo

si lascia

si abbraccia alla terra

si avvolge

nell’erba.

E volo

nel sogno

di campi

coperti

da fiori

di mille colori

di mille profumi

di verdi foreste

d’immense pianure

di freschi ruscelli

d’innevate montagne.

Di notte

distesi

su un prato

d’estate.

Tu

 

Quando io ti ho visto su quel palco

allora io ho capito.

Sì io ho capito.

Che tu riempivi il mondo intero

e persino l’universo

E poi è stato un temporale

scariche elettriche

tuoni lampi nella mia mente

lo scrosciare forte della pioggia

schianto nel cuore

sordo chiudersi di porte

non erano parole a parlare

erano profonde emozioni

e poi il buio

e poi la luce

e poi le stelle

e poi eri TU

niente altro che tu.

Tu sei la musica delle parole

Tu sei la musica delle parole

in amore non contano le parole, conta la musica “ Roberto Benigni

(non contano le parole conta solo la musica che si percepisce, che fa venire I brividi anche se le parole d’amore non escono.)

P1170982

Tu sei la musica delle parole

sono parole tracciate dall’arco delle stelle

è musica melodiosa del silenzio

mi piacciono le parole che dicono senza dire

mi piacciono le parole inventate nel sogno

mi piacciono le parole che hanno profumo di blu

Le parole sono fatte per essere lanciate fuori di noi

e trattenute accanto a noi

le parole sono fatte per volare lontano come soffioni di tarassaco

le parole sono nuvole che inseguono I tuoi occhi

le parole sono confini in cui sostare

come isole di sabbia in mezzo al mare

come oasi nel deserto dei tuareg

le parole sono limiti da sopra-valicare

o cancelli davanti a cui fermarsi con il cuore sospeso

le parole sono giardini segreti

little eden nell’anima,

le parole sono nuove da rinventare

le parole sono figlie del silenzio da cullare

le parole sono timidi germogli

e poi splendidi fiori e poi diventano aquiloni

le parole sono luce e ombra

le parole non traducono il mio cuore

si cambiano di nome e di senso

si travestono di impalpabile magia

si accendono come lampi nel temporale

indossano arcobaleni

talvolta illuminano d’immenso

talvolta intonano melodie

cavalcano la notte e I sogni

le parole sognano

le parole hanno bisogno di tempo

per essere dette o taciute

le parole nuotano senza voce

come correnti oceaniche

le parole contrabbandano emozioni

le parole sono mandibole di nere formiche

le parole sono libellule che saggiano il volo

le parole sono insetti stecchi che si mimetizzano

le parole sono clave di giocolieri

le parole sono mosche e arditi colibrì

le parole sono ragnatele di ricordi

le parole sono poesie d’amore

le parole sono musica

sono suono

sono sonno

e sogno

sono silenzio

e nulla più

mai un istante

P1180671Vorrei dirti che per me sei importante

vorrei stringerti la mano

e non lasciarti più andare

Vorrei scivolare con te

nella quiete blu

di un mare di luna piena

vorrei che la luna

scompigliasse i tuoi capelli

come riccioli di pensieri

vorrei che tu fossi un mago e

potessi fermare un istante eterno

per osservare insieme le stelle.

Ma  se  tu all’improvviso

oscurassi l’universo

io precipiterei in un vuoto di stelle

ma mai un istante

smetterei di volerti bene.

 

 

Quella notte in cui le stelle si potevano prendere con le mani.

Quella notte in cui le stelle si potevano prendere con le mani.

 

Ascesa al Monte di Mosè, Gebel Musa m 2286, Penisola del Sinai, Egitto fine anni 90.

Da un hotel di Sharm el Sheick partimmo alle ore 22 con un bus turistico per raggiungere le pendici del monte Sinai per iniziare a piedi la nostra salita notturna.

A quei tempi il turismo a Sharm era ancora agli inizi, nel centro della località pochi negozi, vi era una sola gioielleria e qualche negozietto di essenze di profumi e di bottigliette portaprofumi e di erbe e thè beduino, qualcuno diceva che solo l’anno prima le tartarughe ancora venissero a riva a deporre le uova ma ora l’ambiente naturale era in rapido cambiamento, dove si stava costruendo un prestigioso hotel era stata distrutta l’antistante barriera corallina per creare una spiaggia artificiale…

La notte era scura, buia, qualcuno aveva una torcia, qualcuno solo un accendino, qualche fiaccola debole debole che si perdeva nel serpentone dei visitatori in ascesa, ma trilioni di stelle a portata di mano, si potevano cogliere le stelle come rosse ciliegie da un albero, così vicine…

Il monte di Mosè è un deserto di roccia, di notte non si sapeva neppure dove si appoggiavano i piedi, si seguiva ciecamente i passi del compagno che ci precedeva, mentre la temperatura scendeva, lungo il cammino ristori improvvisati distribuivano bicchieri fumanti di the beduino alle erbe che lasciava in bocca un sapore di fieno e menta.

Qualche impavido turista aveva scelto come mezzo di locomozione un dromedario accompagnato dalla mano di un beduino, ma lassù la posizione era non solo scomoda ma anche pericolante e incerta.

Il sentiero si inerpicava su stretti tornanti circondati da strapiombi nel silenzio della notte assoluta, poi furono gradoni sconnessi di pietra.

La carovana umana marciava silente e ammirata da quel grandioso mantello stellato.

Si saliva, era solo camminare e si sfioravano le stelle con le dita, le stelle lambivano i nostri capi e inargentavamo i nostri visi, si coglievano bagliori e un senso di infinito vicino e palpitante.

In vetta i beduini distribuivano coperte di lana e bicchieri di thè caldo, il freddo era intenso ma si stava preparando uno spettacolo che ci avrebbe lasciati tutti a bocca aperta.

La visuale era a 360°. Lentamente si preparò l’alba, fu come assistere alla creazione dell’alba, come se Dio stesse dipingendo la sua prima alba e superbamente usasse tutti i colori dal rosa al rosso al violetto, i blu come cavalieri notturni che si allontanavano, i porpora come vessilli sfavillanti, e poi l’oro caldo, una fusione, d’un tratto fu il sole , rapido sfolgorante immenso, a scaldare corpi e anime.

E fu luce!

Finalmente potemmo ammirare lo spettacolo dalla vetta, catene montuose si rincorrevano tutt’intorno, rocce ancora tinte di giallo e rosso e laggiù il deserto di roccia sabbia e vento.

Scendemmo lentamente con il corpo infreddolito che andava riscaldandosi, con il sole alle spalle iniziammo a ritroso il percorso notturno, e ora potemmo vedere tutti quei burroni pericoli e precipizi che la notte ci aveva celato.

Giungemmo in una valle ai piedi del Monte di Mosè, entrammo dentro alla cinta muraria del monastero di Santa Caterina, m.1570, dove visitammo la basilica, vedemmo il cespuglio del roveto che Mosè osservò ardere senza consumarsi, e incontrammo il viso rugoso di un beduino all’ingresso dell’ossario con i teschi dei monaci, viso antico modellato dal vento del deserto che ci chiedeva denaro in cambio di una foto.

Quella notte rimarrà nella mia memoria indimenticabile per quel cielo stellato che si poteva toccare con le dita, per le stelle così vicine come mai che quasi rimanevano impigliate nei nostri capelli.

Forse solo il vento tra i rami spezzati?

Visioni lontane e antiche voci, forse solo il vento tra i rami spezzati?

un tuono o un lampo che sfugge alla ragione o forse solo silenzio?

Un richiudersi di onde un riflusso di vibrazioni un ritorno di echi,

forse solo il vento tra i rami spezzati?

Come la luna che sale nel cielo cambiando colore senza far rumore.

L’attesa vuota di lancette infrante, forse chissà… eppure :

sento una voce dolce e lontana, canta e seduce di vie sconosciute nell’oscurità

e io non so, forse solo il vento tra i rami spezzati?

Suoni nel cielo acceso di stelle morte, sono solo in un mare di ermetico silenzio.

La mia nave appare lontana, viene incontro a me infrangendo l’ azzurro,

cielo o mare non so, leggermente sfiorandomi un profumo mi colpisce l’occhio destro

rimbalza sul sinistro e infine penetra al centro :

suoni voci visioni o forse sogni, il respiro si affanna, poi tutto si calma :

chiudo gli occhi e mi sveglio:

Il mio corpo è sospeso tra suoni colori che mai avevo sentito, tra profumi inascoltati nella memoria del passato, curiosamente guardo il mio corpo fluttuare, cambio forma e struttura, l’azzurro si accende di blu, e io sprofondo :

Raggi onde vibrazioni mi attraversano, danzo come un ramo spezzato nel vento,

muto scaglie di colore e sfumature infinite, mi immergo in un non dove e in un non sono,

continuo a roteare e a girare in un movimento uniforme circolare come foglie nel vento nei marciapiedi d’autunno, costante monotono e in progressione

Sto vorticando attratto in un vortice di luce, luce dolce trasparente impalpabile immaginaria,

forse il traslucere del sole tra i rami?

Mi vengono incontro infinite molecole, particelle di polvere, frammenti di voci e colore, gocce di profumo, ogni cosa sembra convergere in una musica sconosciuta antica tonda uguale continua :

Il cerchio gira emettendo una luce che cresce assorbendo in sé in un vortice ossessivo tutta la notte e le tenebre,

forse il pianto di un ramo spezzato dal vento?

una danza infinita senza una fine, senza un inizio; un vortice senza fondo; un’anima e un vuoto; infiniti raggi di luce:

Tutto conduce al cerchio della luce trasparente : infine io vi entro o è lui ad entrare in me:

una scintilla: la materia corrotta del mio corpo si frantuma e si disperde nel pulviscolo

tutto il buio che porto dentro al vuoto dell’anima si annulla e resta luce.

o forse solo il vento tra i rami spezzati?

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

The Renarde Resistance

Political Activist. Mother.

Sons Of New Sins

Parole libere. In armonia con il suono del silenzio.

Survival Through Faith

Creative Writing, Poetry, Short Stories, Quotes

The blower daughter

Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l'immagine di un'idea. T. Terzani

Appunti sparsi

Il disordine non esiste.

Relax In The Word

Narcissism Simplified

Downtobaker

Non ci resta che leggere.

Una bionda con la valigia

A tutte le donne che viaggiano da sole. Perchè alle volte si può chiudere tutto il proprio mondo in un trolley e portarlo con sè.

J.R.R. TOLKIEN

Esplorando il mondo di Tolkien

Audiofiabe per bambini

Fiabe tradizionali e inedite lette da Walter Donegà

L'arte di salvarsi

La vita è l'unica opera d'arte che possediamo.

Turisti per Sbaglio

...viaggiamo l'Europa di casa in casa

narcsite.wordpress.com/

Know everything about narcissists from the world's no.1 source. A narcissist himself.

Cicaleccio confuso

Le mille storie ordinarie d'un (quasi) uomo altrettanto ordinario. Insomma, una gran noia.

L'ANGELO DIETRO IL SIPARIO (CONOSCERE IL NARCISISTA)

Sapere tutto sui narcisisti dalla fonte numero uno al mondo. Un narcisista stesso

Vivere la Magia

Esperienze di una Strega sul Sentiero di Madre Terra

❀ Shelinz - Scrivo solo se vivo ❀

BLOG DI CRESCITA PERSONALE

pantalica

la capitale dei siculi

Laura Parise

Come le onde del mare... un moto perpetuo... perché la vita è un libro pieno di pagine bianche...

DEBORA MACCHI

una Fotografa in Viaggio

Vale in-divenire...

Just another WordPress.com site

La Terra di Mezzo

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori. Alda Merini

CONTATTOZERO - NARCISISMO PATOLOGICO E PSICOPATIA

NARCISISMO PATOLOGICO E PSICOPATIA NO CONTACT

narcisismo patologico

Un benvenuto speciale alle/ai Sopravvissut@ al narcisismo. una volta scoperto che NON SIAMO PAZZ@ e soprattutto NON SIAMO SOL@, possiamo cominciare a rivivere un'altra volta. la miglior vendetta è una vita vissuta bene e pienamente.

Limù

- So many things to say -

Fame di parole

Storie, articoli e pensieri

La Poesia del Cuore

Questa è la poesia del mio cuore. Il mio essere, il mio amore. Dedicata alla persona che amo.

Piccoli ventagli

Poesia d'ispirazione orientale

The Art of Books

books and other mixed media works of art from the eclectic mind of jamila rufaro

La Vita, così come me la racconto

Quando sono quello che sono appare Dio dentro di me. (A. Jodorowsky)

Letters from Santa Blog

Make Christmas Magical with Letters from Santa!

prima dei tasti sul cuore

Il territorio dell'agire poetico

La porta della condivisione

La vita...è...un'avventura.........

SENZ'AZIONI

Qui sensibilizzo la mia immaginazione.

Chiavari EMOZIONI tra Caruggi e Portici

Da un'Emozione nasce un Disegno da un Disegno un'EMOZIONE

-Conto Alla Rovescia-

•Scegli i tuoi pensieri con attenzione, sei tu il creatore della tua vita•

piapencil

L'ironia è la prima strada verso la libertà

Cipriano Gentilino

VERSI NEL RETROBOTTEGA

Illuminata

perchè tenerci tutto dentro, la comunicazione è la cosa più bella

patriziaturno

school is fun