Incrocio

Incrocio di pensieri si dissolve nel tramonto della mia sera.

(Spiaggia Grande di Positano, 20 ottobre 2016)​

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Canoe al tramonto

​Canoe al tramonto, spiaggia grande di Positano, 20 ottobre 2016

Lacerante tramonto

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Rosso amore perduto,

infinito amore, ti dico addio,

l’amore muore al tramonto,

l’amore affoga in un tramonto,

l’amore soffoca in un orgasmo,

mi portasti a fare l’amore in un campo,

era l’ora calda e poi fredda del tramonto,

vidi il sole accendersi e spegnersi dentro ai tuoi occhi,

e io seppi di non amarti più…

un addio nel sole che tramonta,

nei colori che trafiggono il mio cuore,

che sa che più non ama,

un addio,

lacerante tramonto

Quel darsi all’anima intensamente

 

Chissà se nevica al di là di un dolore
se è dispari il freddo nel cuore,
se da un tramonto è giusto prendere un fiore
che possa rifiorire ancora.

La vita è sempre
quel darsi all’anima intensamente

Mango

Filastrocca dei pesci

Se al mare vuoi scendere,i pesci devi rincorrere;

se la Gavitella vuoi ammirare

Praiano devi attraversare; 

tra stette vie e un’impervia scaletta,

i pesci vanno in tutta fretta;

se il tramonto vuoi gustare, con un balzo e una corsetta la’ devi correre senza troppo aspettare…

​Scendendo da Piazza S. Gennaro di Praiano alla spiaggia Gavitella.

Tramonto senza pittore…


Il pittore ha abbandonato le tele, i colori e i pennelli, lasciando che sia il tramonto a dipingere al suo posto…

(un tramonto a Positano)

Vietato giocare a pallone :)

Praiano, piazza di San Gennaro, mercoledi’ 19 ottobre 2016, ore 17. 

Bambini che giocano spensierati a pallone nella piazza del paese come nel cortile sotto casa o al campetto. Per i bambini e qualche genitore sono tranquilli momenti di svago dopo la scuola. 

Ed io attendo il tramonto nell’atmosfera giocosa e serena della sera autunnale dal profumo estivo.

​​

Incanto

​Tramonto del 16 ottobre 2016 tra capo di Conca e il ponte di Furore (costiera amalfitana), morbida luce su un mare d’incanto

Fichi al tramonto

​Un signore al tramonto ritira dal suo balcone i fichi stesi ad essicare al sole di Morigerati (Sa), 29 agosto 2016

Tramonto a Jacarè

Sulla spiaggia fluviale di Jacarè, vicino alla capitale del Paraiba, Joao Pessoa, ogni sera si celebra il por do sol, danza del sole nel fiume al ritmo incalzante di Bolero di Ravel eseguito da Jurady do Sax su una barca sul fiume in mezzo ai colori infuocati del tramonto. Ogni sera lo spettacolo è unico e irripetibile…

Una notte di luglio a Villa d’Este, Tivoli.

La magia di una notte di luglio a Villa d’Este, a Tivoli,

per sottofondo un concerto con le musiche di Ennio Morricone :

il tramonto,

le fontane,

 i giochi d’acqua e di ombre e di luce,

la notte estiva calda e profumata,

i fiori, le rose, le stelle,

i fantasmi,

 i sogni ,

i desideri,

le attese,

le speranze:

le emozioni nel cuore.

(fotografie di Grande Luce,

non riproducibili )

Settembre mangia il sole

E’ intensamente meravigliosa poesia di settembre 🙂

image

robertacatalano

Come di tanto amore
oasi e oblio di un indizio di umanità fallace,
di tanto amore sbocciato
e trattenuto tra le pieghe della memoria,
di tanto corpo, d’occhi liquefatti,
antri di un sogno anestetico
che riempie gli echi e la notte.

Come di queste mani, impenetrabili aeree,
universi, profumi, desideri
che svengono prima di esser toccati,
come di questa morte amica che assaporo
e di cui spio le infiltrazioni lascive,
soporose, sogno seducente di antiche dolcezze.

Come nei tuoi capelli multifrutti,
nelle tue appendici di pelle,
sulla lingua livida, sui tuoi occhi,
come liberarmi da me,
defluire in questo amore
e non accorgermi mai più di quando dovrò morire
di fronte alla visione lucida del giorno.

La notte è apparecchiata
sulla stella di un corpo
che è una tavola di verde e di luce.
La notte è mia,
non un miraggio, né un attimo,
buco nero di tronchi d’acqua abbracciati.

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Amo l’assenza dell’amore. (da Appunti di giovinezza)

bandito grigio
Dal diario impossibile di Eva:

Sera.

E io qui ti amo

contro questi tramonti filtrati dalle tende.

Luce grigio argento.

Il bandito del deserto.

Il profilo contro il tramonto.

Solitudine.

Solitudine…solitudine…

Il tempo distrugge ogni cosa e l’amore si autodistrugge.

Credere che il tempo non possa cambiare nulla è pura follia.

E’ per questo che tu mi manchi, terribilmente, immensamente.

Mai più come la scorsa estate, avrei solo voluto vomitare. Pazza… ma è solo una finzione in cui nascondo me stessa.

Ti amo.

Amo la tua assenza,

questo vuoto,

questa sera,

ora,

assenza di tramonto.

Ti amo perché non puoi tornare.

Amo l’assenza dell’amore.

una partenza (da Appunti di giovinezza)

Gli ultimi due giorni, sabato e domenica.

Di nuovo la stazione di Seinäjoki. Eva sta per prendere il treno che la riporterà ad Helsinki dove l’attende il volo per l’Italia. Pia e Wolfgang l’hanno accompagnata in auto a Seinäjoki nella notte, è quasi l’una di lunedì 11 giugno.

“Buon compleanno Wolfgang!”

Lui la stringe a sé sorridendo felice perché lei se ne è ricordata.

Strano però essere felici e stare per separarsi…

Aspettano il treno seduti nella piccola e deserta sala d’aspetto, sono gli ultimi momenti, gli ultimi saluti: Eva abbraccia Pia ringraziandola ancora una volta della splendida ospitalità che spera in futuro di poter ricambiare, l’amica la mette tra le braccia di Wolfgang, Eva si divide tra l’uno e l’altra.

Quella stessa sera, prima di partire per Seinäjoki, Eva ha pianto nel giardino, le braccia di Wolfgang non la tenevano più, la lasciavano andare via.

“Non piangere, vieni entriamo in casa.”, lui le ha detto, per il tempo che restava loro dovevano fare come se fosse una sera uguale alle altre, come se domani potesse portare un’altra sera per loro. Perché essere tristi?

Eva ha già salutato sia Martin che Janice, Martin è andato via subito dopo cena e Janice è andata a dormire. Eva Pia e Wolfgang si mettono a giocare a carte come una sera qualsiasi. L’atmosfera notturna in cui è avvolta la casa è più che mai di un’indefinibile magia. Il silenzio, il suono sordo che produce ogni più piccolo movimento, il cadere secco delle carte sul tavolo, la fioca luce delle candele, le parole sussurrate, la tiepida e riposante luce che entra dalla finestra della sala, un poco di stanchezza e di sonno a causa dell’ora tarda, e il trovarsi insieme anche se ancora per poco, tutte queste cose contribuiscono all’incanto e al fascino sospeso della notte.

Sono tre amici che giocano a carte e scherzano e ridono e hanno un’ombra di tristezza nel cuore. Come ora non staranno mai più insieme, questo momento non tornerà più, perché la vita va e non si ferma, sembra una frase banale però è così e forse è vero che bisogna essere contenti che una sia successa e non tristi perché è finita. Si vorrebbe ancora e sempre tornare ai luoghi e alle persone che si sono amati. Il treno per Helsinki e il volo per Milano non aspettano.

Pia va a preparare un the per svegliarsi un po’.

Wolfgang scrive il suo indirizzo su un foglietto di carta.

“Scrivimi.”

Eva gli da una lettera:

“Leggila più tardi, quando sarò partita.”

Wolfgang la ripiega con cura all’interno del suo portafoglio.

“Non mi è mai piaciuto il thé, tantomeno questa notte!”, dice Pia tornando dalla cucina con un vassoio con le tre tazze.

Hanno smesso di giocare, non parlano, ascoltano la quiete in cui è immersa la casa, tra poco sarà il momento di andare. Non sono tristi , persi ognuno nei propri intimi pensieri, condividono la stessa cosa, la partenza, il distacco, l’addio.

Nel pomeriggio hanno assistito alla partita di baseball, l’appuntamento di rito della domenica, ancora una volta il Vaasa ha vinto, il sole scaldava la pelle di Wolfgang mentre Eva non ci capiva niente non solo del gioco.

Al termine della partita, prima di separarsi, Wolfgang le ha detto che si sarebbero rivisti la sera, che sarebbe venuto ad accompagnarla alla stazione di Seinäjoki.

“Questa notte ci incontreremo per l’ultima volta.”

E così Wolfgang è arrivato a casa di Pia e ha trovato Eva che stava chiudendo la valigia, e lui l’ha guardata in un tale modo da fare male.

E ora sono seduti in stazione.

“Spezzerai il mio cuore.”, le aveva detto una sera, “io soffrirà e anche tu soffrirai, lo so.”

Ma l’amore fa male? Possibile che il bene possa fare male? Può l’amore essere sia ferita che cura allo stesso tempo?

Anche il cuore di Eva si sta spezzando e non è un modo di dire.

Lui dice: “Non potrò più ascoltare Still got the blues senza pensare a te.”

Lei dice: “Non potrò più ascoltare Sweet child of mine senza pensare a te.”

Questa è la lettera che Eva gli ha scritto, verso sera nel giardino di Pia, mentre il tramonto continuava a bruciare in un inesauribile incendio e le nuvole si accendevano d’oro e nell’ aria Wolfgang è una presenza calda forte e chiara come un sole notturno, una luna nel mattino, una brace nell’incendio del tramonto.

“Sto cercando di scrivere qualcosa per te , forse sono cose che avrei dovuto dirti a voce ma tu sai quanto mi sia difficile parlare.

Per lungo tempo avevo dimenticato questa poesia, l’ho ritrovata qui in Finlandia in una cartolina che io stessa ho spedito a Pia. Si intitola Muerte sin fin di Jimenez, credo che il titolo possa essere cambiato in Desiderio senza fine. Se posso dare un nome alla mia vita è Desiderio, è qualcosa che mi colpisce e mi spezza in due, la maggior parte delle volte è simile al dolore altre volte si stempera nel sogno.

Nei miei sogni il desiderio è totale e brucia dal profondo. In questo ultimo anno non ho fatto altro che sognare e desiderare, sentivo una mancanza dentro di me e dolore per il desiderio.

I miei giorni erano soli, senza un significato.

Non sono spaventata per la distanza, penso che i chilometri e il tempo non abbiano alcuna importanza.

Tu mi hai fatto dimenticare ogni cosa, con te sono stata felice.”

Ora Eva sta già andando lontano, è partita, andata via per sempre. Sa che non tornerà anche se ora lo vuole e ci crede. Chissà perché non c’è mai un ritorno, c’è sempre solo un andare o un partire. Il vagone in cui ha preso posto è vuoto, c’è soltanto lo sferragliare del treno sulle rotaie, il treno che la riporta indietro a Helsinki attraversando lo stesso verde paesaggio del viaggio di andata di due settimane prima. Non dorme, quello strano tramonto l’accompagna per tutta la notte fino alla nuova alba, Il cielo è come un unico tramonto, un’unica alba.

Non ha particolari ricordi del volo, solo quando l’aereo tocca la pista della Malpensa dopo essersi abbassato subito dopo aver sorvolato le Alpi e dopo aver virato sulla pianura padana, divisa in tanti regolari quadrati e rettangoli, solo allora Eva prova il desiderio di piangere.

La duna del tramonto a Jericoacoara, stato del Cearà, Brasile 2006.


Ogni sera si rinnova a Jericoacoara il miracolo del tramonto, la gente come attirata da un magico richiamo sale sull’alta duna che sovrasta il paese, la duna del por do sol, (del tramonto ), per assistere al compiersi dello spettacolo della natura, persone sedute sulla sabbia con parei con la bandiera brasiliana o in piedi, persone allineate accomunate innamorate della medesima cosa : il tramonto sull’oceano : ogni sera si replica lo spettacolo del sole ed è gratuito.

Si sale in processione e si attende il miracolo, intanto qualche capoerista si allena buttandosi giù per le dune rotolando in fantastiche evoluzioni e i bambini giocano imitandoli.

L’ora è calda, il mare si tinge di azzurro tiepido e poi le nuvole rafforzano l’oro e il rosso.

Si ridiscende in silenzio, nell’oscurità, verso il paese con il cuore riscaldato e acceso, è l’ora di una birra o di un succo di frutta tropicale nei baretti in spiaggia, la marea è salita inaspettatamente e si guada verso la luce del paese, poi la gente ci si disperde…

Nel cielo perdura quell’oro e rosso fusi insieme nel blu delle nuvole.

La notte ci si ritrova tutti nel centro del paese a vedere uno spettacolo di capoeira.

Prigionieri del fascino liberty di una cittadina brasiliana.

Prigionieri di Penedo, stato di Alagoas, 2007.

La notte prima la trascorremmo a Maceiò, in un locale con ristorante e spettacolo di ballo, uscimmo con brasiliani e argentini conosciuti nell’escursione dela giornata, il posto si chiama Lampeao come un famoso e affascinante cangaceiro del sertao della prima metà del 900, la sua compagna era Maria Bonita, fecero però una brutta fine, furono decapitati.

Nel locale vi era un attore che interpretava Lampeao con fucile a tracolla e cappellaccio e mi fece travestire da Maria Bonita, tutti i nostri compagni vollero farsi una foto con me, ero una Maria Bonita perfetta! Quella notte facemmo tardi ma ci divetimmo molto, così al mattino arrivammo in ritardo al punto bus e così perdemmo il primo combi, aspettammo il secondo, un ‘ora e mezza dopo partimmo per raggiungere Penedo, una cittadina coloniale sul fiume San Francisco, ad una trentina di km dal mare.

Il nostro arrivo a Penedo, il cui nome significa grande pietra, fu da colpo di fulmine, era primo pomeriggio, la città deserta, atmosfera coloniale di una città che era stata ricchissima e ora in declino, il fascino di un fiume che è movimento, l’atmosfera liberty e i colori pastello delle costruzioni come in una foto a colori sbiadita.

Chiediamo una camera alla pousada colonial, la famosa stanza numero 21 è libera, stile coloniale, pavimento in legno rilevigato, fascino del passato, un balconcino in legno che da sul fiume e sulla vicina chiesa das Corrientes e 2 finestre con un’ altrettanto incredibile vista sul fiume, qui c’è tranquillità pace e magia, se avessi visto passare un fantasma di certo non mi sarei stupita, ma la cosa più fantastica era che da quel balconcino si assisteva ad uno dei più favolosi tramonti sul fiume, uno spettacolo irrinunciabile…

La notte poi avremmo dormito con tutte le finestre aperte e anche la porta del balconcino spalancata, con la luna e il rumore del fiume e il silenzio misterioso, l’abbaiare lontano dei cani…

Questa pousada era l’abitazione dei Lemos, ricchi portoghesi abolizionisti della schiavitù, a fianco fecero costruire la chiesa, dentro alla quale, in un vani segreti, nascondevano gli schiavi fuggitivi, fornendo loro un falso lasciapassare. Quindi chissà che storie, che fantasmi, che anime si potevano ancora respirare in quelle camere!

Dovevamo fermarci solo 1 notte e poi ripartire verso sud ma l’atmosfera particolare, l’antico fasto del passato che ancora riluceva, il fiume con i suoi ritmi, l’ora colorata e intensa del tramonto, il mercato, le chiese, i musei e la notte di Penedo e la camera 21 ci resero prigionieri.

Dopo cena iniziammo a vagabondare per la città, ammaliati dal suo fascino notturno, non vi era nessuno, a parte un ubriaco o qualche povero che dormiva nelle panchine davanti alla chiesa degli angeli, nell’aiuola proprio di fronte alla chiesa di stile plateresco con riccioloni e angeli paffuti, c’era un cavallo libero che rovistava nel bidone osservato da un gatto bianco.

Le chiese illuminate, quella luce soffusa come di nebbia, il caldo della notte brasiliana così avvolgente, un senso di pace, la camera 21 che ci attendeva…

Difficile, anche volendo, ripartire da qui, mi ero informata sull’esistenza di un autobus per raggiungere Bahia, ma in realtà non c’era, occorreva passare con un traghetto dall’altro lato del fiume nel Sergipe e da lì forse… e così facemmo, riuscimmo in effetti a trovare un passaggio su un’auto collettiva fino alla stazione di Aracaju, in Sergipe, 150 km più sotto, senza aria condizionata e stretti come sardine, circa 3 ore, e dalla rodoviaria di Aracaju altri 200 km con un lussuoso autobus di linea fino a Praia do Forte, in Bahia, dove arrivammo verso le 17.

La magia di Penedo era scomparsa e Praia do Forte, a parte la spiaggia con le sue maree e le sue piscine, era più simile ad un mega villaggio turistico , davvero poco conservava del carattere brasiliano.

Invece di mattino a Penedo la gente va al fiume per lavare i panni e per lavarsi direttamente da vestiti, i panni vengono stesi ad asciugare per terra, tra cavalli capre e topi, i bambini che giocano nel fiume ti vengono incontro sorridenti per farsi fotografare.

Sul lungofiume c’è un ristorante dove servono carne di coccodrillo, proveniente da allevamento nel Paranà, dicono che sa di pollo.

Il mercato ortofrutticolo è un dedalo di bancarelle, l’odore è molto forte, c’è di tutto anche per terra, certe blatte gigantesche, frutta verdura carne gamberetti disidratati spezie anacardi cd abbigliamento scampoli di stoffa reti antizanzare…

Con una guida compiamo la visita di Penedo tra chiese monumenti e casa della cultura, che più che un museo è una specie di memoriale, Penedo è una miniera di storia e di arte, è una citta di culto.

Un’altra gita irrinunciabile è la navigazione sul fiume fino alla sua foce e alle dune di Peba, occorre andare in minivan da Penedo fino a Piaçabuçu, un paesino vicino, da qui partono battelli ed escursioni fino alla foce.

Il paesaggio alla foce è splendido seppure nella sua nudità, dune e piccole lagune, qualche palma solitaria, una barca rovesciata si trasorma in banchetta per vendere piccoli oggetti in terracotta, statuine di presepio fuori stagione, è fine gennaio!

Piaçabuçu è allegra e colorata di gente che lava le stoviglie i panni e se stessa e i propri figli sugli scalini e sulle rampe che scendono dentro al fiume, il fiume va e trascina tutto con sè, bambini e signore che vogliono farsi fotografare per venire con noi in Italia, davanti alla chiesa azzurra un vecchio lunapark, forse anni 60, è tristemente allegro e colorato come la città stessa, alla fermata dell’autobus incontriamo una mamma che spinge una cariola con dentro i suoi quattro figli.

signora ma dove sta andando, possiamo farvi una foto?

No, sto andando al fiume a lavare i miei figli, sono tutti sporchi!

Siete bellissimi così!

Siamo sempre più colpiti da questo miscuglio di razze e colori, in questa zona sono passati anche gli olandesi e i geni si sono rimescolati, e quindi ci sono bambini straordinariamente belli con la pelle scura i capelli biondi mossi e gli occhi azzurri, oppure capelli neri lisci e occhi da indios, e comunque questi bambini sono sempre molto belli perchè sorridono sempre, alcuni vogliono farsi fotografare insieme a me.

Decidiamo di fermarci altre due notti, tuttavia a me sembrerà di essere rimasta molto più a lungo perchè ogni giorno a Penedo è molto intenso di incontri e di colori, tante chiese e musei da visitare o semplicemente strade in cui vagabondare, case in stile liberty azzurre versi e rosa da fotografare, girare senza meta nel mercato, oppure camminare sul lungofiume e salire su uno di quei traghetti rosso e arancio, oppure verde giallo, che conducono in 10 min sull’altro lato dove vi è Santana, una cittadina rinomata per la produzione di terrecotte e di ceramiche. Da questa parte del fiume si è nello stato di Alagoas e dall’altro nello stato di Sergipe.

La camera 21 è sempre prenotata mesi in anticipo, non c’è camera nella pousada che ne uguagli la bellezza e la vista, è l’unica camera con balconcino, in realtà la facciata esterna della pousada è scrostata e con segni di muffa come tutte le chiese ma quella camera ha qualcosa di particolare, come il sole la luna e il fiume e gli alberi coi fiori arancioni vi entrano, Penedo ha una luce calda e dorata, le nuvole passano in un cielo tridimensionale, sul davanzale della finestra dai vetrini colorati io distendo il mio pareo con la bandiera brasiliana, sembra di rivivere un tempo passato, e poi quel tramonto che solo da qui è così magico…

Al ritorno dalla gita sul fiume, troviamo tutte le nostre cose traslocate in un’altra camera perchè è arrivata la coppia che aveva prenotato la nostra camera per il weekend… io non riesco a trattenere il mio “disappunto” e scateno una scenata

devo vedere il tramonto!, quando mi capiterà ancora di venire a Penedo?

e così “molto gentilmente” gli ospiti brasiliani che avevano prenotato ci lasciano rimanere nella nostra camera 21…, poi mi scuserò molto di ciò… ma davvero quando potrò ritornare a vedere il tramonto sul fiume dal balconcino della camera 21 alla pousada Colonial ?

Anche Jorge Amado e Zelia amavano Penedo e ogni tanto venivano per vedere la luce dorata della città sul rio S.Francisco.

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