Parentesi

Sento la vita che scorre,

Lontana da me,

Come se non mi appartenesse,

Tutta questa vita come un extraterrestre,

Tra ciò che non sono riuscita a fare e ciò che mai farò,

Solo un’impercettibile parentesi di vento tra le stelle

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Il vento caldo dell’estate mi porta via

Al mare

Vecchie signore sventolano ventagli

Bambini giocano con i secchielli

Io,

né bambina, né vecchia, cammino, inseguendo carta straccia,

Il tempo rovescia la sua clessidra

Le onde sgocciolano sulla battigia

E il vento caldo dell’estate mi porta via

Un altro giorno

Un altro giorno di vento ed aridità, in cui anche la più piccola e insignificante illusione è pur sempre meglio di questo nulla

Amore che non conosco

Amore che non conosco,

amore sempre assente,

amore sempre presente

Amore fatto di vento

amore fatto di sogno

amore fatto di niente

Amore di ninna nanne

E di Dolci Pensieri

Amore assente che sei presente,

amore lontano che sei vicino,

amore che non conosco…

Precipizio di verde nel blu

Sotto alle  pareti rocciose c ‘e’ un sentiero nascosto tra capperaie e giganteschi fichi d’India, si susseguono grotte levigate dal vento e dal mare di un tempo, ginestre spinose, ulivi selvatici, ferule, giaggioli dei poeti, bianchi asfodeli, lentischi e mirti e rosmarini profumano di mediterraneo, alti carrubi indicano la via.

Alla grotta della Volpe la porta e’ rimasta spalancata, vi sono un letto di paglia, una vecchia ciabatta, un fiasco vuoto, le buche nella terra sono tane di volpe ora abbandonate. Qui e’ silenzio di vento e di mare, precipizio di verde sul blu.

Specialmente di notte

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Specialmente di notte

sento il bisogno continuo di pensarti,

se per un momento mi dimenticassi di te,

potrei perderti del tutto dalla mia memoria.

Di te non resta che un pensiero

che sbiadisce al sole,

che inaridisce al vento,

che la nuova pioggia cancella,

ma che di notte rivive

nel sogno del cuore.

Se fossi un angelo

Se fossi un angelo

starei sempre accanto a te

per vegliare su di te

e prendermi cura di te

e ti amerei con un soffio d’infinito,

il tuo essere mortale mi sarebbe più caro di qualsiasi eternità,

ti accarezzerei lieve come petalo di rosa,

ti amerei senza farti sentire peso di me,

potrei abbracciarti in un sospiro di vento

e baciarti con un tocco d’ala,

saresti per me un essere unico e speciale…

ma non sono un angelo

e non posso che amarti

con la polvere terrena di cui sono fatta

e con i i miei effimeri fiori

 Cattivo potatore

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Hai potato il tuo albero a colpi di lama e di scure:

hai sfrondato l’ampia chioma, riparo della tua estate;

hai svettato l’elegante cima,

che resisteva fiera al freddo vento d’inverno;

hai reciso i giovani rami, di cui esso si adornava in primavera;

hai buttato i generosi frutti che ti donava in autunno;

hai rovesciato in aria le poderose radici che scavarono la roccia;

infine del tronco nudo,

tu , cattivo potatore,

hai fatto pezzi di legna,

in cui ogni goccia di resina è un coagulo di pianto,

secca e asciutta, sarà legna da bruciare

e calore ti darà,

arderà l’anima dell’albero,

sicuro di esserti ancora utile.

Tu, cattivo potatore,

non vedrai più api sui profumati fiori,

né sentirai cinguettio di uccellini tra i rami,

né sorprenderai cicale cantare nella corteccia,

né vedrai topolini cibarsi delle bacche,

né sentirai il vento tremare tra la chioma,

né avrai gioia dei teneri nidi tra le foglie,

né sentirai le radici fremere d’amore nella terra,

né avvertirai lo scorrere vibrante della linfa;

tu, cattivo potatore,

spargerai l’ultima sua spenta cenere sul roseto

e una nuova rosa ti pungerà

nell’assenza amputata del tuo albero.

Amor di carta

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Amor di carta

tagliente come un foglio,

sottile come un sogno,

carta straccia,

voli via nel vento,

amor che non esisti,

eppur mi ferisci…

(foto di Comfreak)

Incontro

Era il regno del vento

era il Silenzio e la voce del Fiume:

lì tutto finiva

e tutto aveva inizio:

l’incontro del fiume con l’oceano

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

foto dal Cearà, Brasile

Ho dimenticato quanto ti amo

Ho dimenticato di innaffiare il tuo fiore

per sentire il profumo delle rose,

ho dimenticato la tua pelle

per godere del tatto della seta,

ho dimenticato la tua voce

per ascoltare il suono del vento,

ho dimenticato le tue parole

per poter leggere il mare,

ho dimenticato quanto ti amo

per poter amare nuovamente il mondo,

ho dimenticato il tuo nome

per non sentire più questo dolore.

(Nella dimenticanza sta la serenità…)

Per te che ascolti i pioppi nel vento

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Ogni pioppo, se ci passi in mezzo,

canta, un attimo, nel vento

che è con lui;  e ognuno, puntualmente

-amore!- è l’oblio

e il ricordo dell’altro.

E’ solo un pioppo – amore!-

che canta.

Juan Ramon Jimenez

(foto di bluesnap)

Intangibile

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Ho sempre creduto di camminare incontro a te

per venirti incontro in una qualche imprecisata ma reale parte di strada,

ho sempre camminato con pazienza e umiltà,

quanta strada di asfalto e nuvole,

più mi sembrava di farmi vicina più la distanza aumentava,

più strada calpestavo più spazio si frapponeva tra te e me,

nuvole e nuvole di autostrada,

ma le nuvole non si mai dove il vento le porti,

e più passi facevo più il tempo mi divideva da te,

il tempo non dà scampo

più avanzavo verso di te, più tu arretravi,

lontano lontano,

e irraggiungibile,

o vicino vicino,

e intangibile.

Piante nuvole parole vagabonde

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Ho letto questo grazioso libretto Elogio delle vagabonde di Gilles Clement

l’introduzione vale già tutto il libro, dice:

“Le piante viaggiano. Soprattutto le erbe.

Si spostano in silenzio, in balia dei venti. Niente è possibile contro il vento.

Se mietessimo le nuvole, resteremmo sorpresi di raccogliere imponderabili semi mischiati di loess, le polveri fertili. Già in cielo si disegnano paesaggi imprevedibili.”

e così, io penso, fanno le nuvole, le piante e anche le parole e i pensieri, e come gocce di pioggia che il vento non può trattenere gettano qua e là nei cuori e nelle menti piccoli semi e fertili polveri, carichi di vita, di futuro e di speranza, capaci di cambiare, poco o molto, i giardini dell’animo umano.

vagabonde

(foto da pixabay)

Un ronzio, appena ( Josè Saramago)

Un ronzio, appena.
Cade la mosca nella tela. Le zampe fini
Che il ragno ha contratto si stendono,
E nei palpi golosi, tra i fili,
Il ronzio si attenua, si ferma, tace.
Quel che era vivo, e’ morto. Abbandonato
Al dondolio del vento, il corpo secco
Batte il conto del tempo che mi arrotola
Nel bozzolo soffocato di stelle.

iotraducoSaramago

E io non so chi sei.

E io non so chi sei.

Tu sei nuvola e vento,

tu sei mago e incanto,

tu sei mai e sei sempre,

stella ferma

e universo in accelerazione,

sei presenza e privazione,

tu sei luce nell’ombra

e ombra nella luce:

E io non so chi sei.

Tu sei sipario chiuso

e palcoscenico illuminato,

tu sei steppa che fiorisce,

acqua nel deserto,

pozzo in fondo al cuore,

tu sei sinfonia di stelle,

sospiro di vento,

carezza del silenzio,

tu sei limpido e indecifrato,

sei lama d’ossidiana e falce di luna:

E io non so chi sei

Abiti in me,

sei il mio fianco invisibile,

sei sorriso sul mio viso

sei la vela e il tempo dell’attesa:

E io non so chi sei.

Io spiaggia prosciugata,

tu oceano che mai si ferma,

come qualcosa che mai cambia,

pur mutando di continuo forma e aspetto:

E io non so chi sei.

Forse solo il vento tra i rami spezzati?

Visioni lontane e antiche voci, forse solo il vento tra i rami spezzati?

un tuono o un lampo che sfugge alla ragione o forse solo silenzio?

Un richiudersi di onde un riflusso di vibrazioni un ritorno di echi,

forse solo il vento tra i rami spezzati?

Come la luna che sale nel cielo cambiando colore senza far rumore.

L’attesa vuota di lancette infrante, forse chissà… eppure :

sento una voce dolce e lontana, canta e seduce di vie sconosciute nell’oscurità

e io non so, forse solo il vento tra i rami spezzati?

Suoni nel cielo acceso di stelle morte, sono solo in un mare di ermetico silenzio.

La mia nave appare lontana, viene incontro a me infrangendo l’ azzurro,

cielo o mare non so, leggermente sfiorandomi un profumo mi colpisce l’occhio destro

rimbalza sul sinistro e infine penetra al centro :

suoni voci visioni o forse sogni, il respiro si affanna, poi tutto si calma :

chiudo gli occhi e mi sveglio:

Il mio corpo è sospeso tra suoni colori che mai avevo sentito, tra profumi inascoltati nella memoria del passato, curiosamente guardo il mio corpo fluttuare, cambio forma e struttura, l’azzurro si accende di blu, e io sprofondo :

Raggi onde vibrazioni mi attraversano, danzo come un ramo spezzato nel vento,

muto scaglie di colore e sfumature infinite, mi immergo in un non dove e in un non sono,

continuo a roteare e a girare in un movimento uniforme circolare come foglie nel vento nei marciapiedi d’autunno, costante monotono e in progressione

Sto vorticando attratto in un vortice di luce, luce dolce trasparente impalpabile immaginaria,

forse il traslucere del sole tra i rami?

Mi vengono incontro infinite molecole, particelle di polvere, frammenti di voci e colore, gocce di profumo, ogni cosa sembra convergere in una musica sconosciuta antica tonda uguale continua :

Il cerchio gira emettendo una luce che cresce assorbendo in sé in un vortice ossessivo tutta la notte e le tenebre,

forse il pianto di un ramo spezzato dal vento?

una danza infinita senza una fine, senza un inizio; un vortice senza fondo; un’anima e un vuoto; infiniti raggi di luce:

Tutto conduce al cerchio della luce trasparente : infine io vi entro o è lui ad entrare in me:

una scintilla: la materia corrotta del mio corpo si frantuma e si disperde nel pulviscolo

tutto il buio che porto dentro al vuoto dell’anima si annulla e resta luce.

o forse solo il vento tra i rami spezzati?

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