Farmi albero

Vita,

Vorrei farmi albero per accogliere i tuoi nidi, aspetterei con fiducia le nuove gemme, e lascerei cadere senza rimpianto in autunno le foglie, nel mio tronco ospiterei gechi formiche e cicale, avrei salde radici contro ogni vento e rami armonici per sostenere il dolce peso della neve…

Vita, invece sono solo un arbusto sgraziato piegato dal vento…

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Mi ricorderò del tuo tempo

Mi ricorderò di restare un passo indietro a te, per guardarti cadere e poi rialzare da solo, e poi vederti camminare così imperfetto e unico incontro al tuo tempo, mi ricorderò di restare un passo indietro perché tu non possa vedere le mie lacrime né i miei sorrisi, mi ricorderò di stare un passo indietro a te per lasciarti volare nell’arcobaleno della tua Vita, Figlio… ti amo d’infinito

La vetrina

Ho raccolto un’infinità di inutili oggetti

Nella vetrina della mia vuota vita.

Ora che metà del mio tempo è finito

Trascorro i giorni tra la polvere di ciò che non fu o non ebbi il coraggio di vivere.

Niente dell’ amore che ho sognato

Sta in questa vuota vetrina,

Oggetti inutili,

Testimoni polverosi

Della mia rovina.

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente.

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Si tratta di una lettera che io ricevetti da mio zio quasi venti anni fa in un periodo in cui regnava il vuoto della mia vita, è una lettera d’amore per una nipote e l’umanità . Le parole chiave della vita di mio zio sono sempre state condivisione e comunicazione, lui è uno scrittore e un giornalista, un fotografo e un frate cappuccino, quasi 47 anni fa lui mi ha battezzato e poi è partito per conoscere ed abbracciare il mondo, e mentre lui era missionario in Brasile dove la morte è cosa banale, e io che allora avevo 27 anni e mi sentivo così estranea alla vita gli scrissi e lui mi rispose in questo modo:

Imperatriz 24.03.1995

Cara nipote, sono tornato all’alba e ho trovato la tua che m’aspettava. Come sto? In questi giorni con una gran diarrea che mi butta giù! Torno da Belem dove sono stato ad aiutare un regista a fare un documentario sui ragazzi di strada… ecco come sto: i viaggi mi fanno vivere, mi ossigenano l’anima… Anch’io provo una certa incomunicabilità: da dove cominciare, dove trovare le parole per comunicare un’esperienza? A me succede il contrario: io so che cosa ci riempie, me lo ha insegnato la vita, non i libri, non le persone. Le persone fuori dal comune, al massimo, riescono a comunicarti il loro cammino, come è avvenuto il fenomeno. Ma l’esperienza di uno è sempre unica e irripetibile, ognuno deve camminare con le proprie gambe. Dunque il massimo che posso fare è mettere in comune l’itinerario percorso, niente altro, e se guardo indietro alla mia vita devo ammettere che il mio carattere era molto simile al tuo. Ho incominciato a vivere veramente quando ho incontrato don ****, primi anni 70, lui aveva quel pane che mi sfamava, aveva il dono di farmi sentire vivo, di farmi credere che valeva la pena spendere la vita per qualcuno. E tu che scrivi “e non sopporto più di non toccare altro che il vuoto di me”, ebbene io ti auguro di toccare il fondo, di esasperarti sul fondo di te vuoto: solo tu puoi fare il salto. Che cosa è il salto? il fidarsi, di sé e degli altri; di sé prima ditutto, poi degli altri; GLI ALTRI SONO IL PIENO DI NOI, GLI ALTRI FANNO IL PIENO DI NOI STESSI. Parole cifrate? Niente affatto e quando non dirai più come si fa sarai sulla strada giusta. Ed è un processo che si rinnova sempre nella vita; uno non potrà mai dire ora ho imparato il trucco, ho la soluzione in tasca, ogni volta bisogna rifare la tela di nuovo. Quando nella mia vita è apparsa R., la drogatina, ho ricominciato tutto di nuovo, perché era il nuovo che rompeva il mio guscio e mi imponeva di ricominciare . Poi un’altra rinascita quando sono venuto tra le vittime del terzo mondo e a tutt’oggi mi sembra di essere sulla soglia di un’altra tappa della mia vita: non è facile muoversi perché non esiste una mappa, tutto è sempre nuovo. Sempre bisogna ricominciare da capo, la lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere, se sono fatto su misura planetaria, se qualcuno mi ha messo dentro al cuore aspirazioni senza fine, se il mio pensiero non riposa mai devo trovare la maniera per alimentare la mia fame e la mia sete di conoscenza dei miei simili. Quando torno dall’immersione in apnea di un popolo con la sua storia cultura tradizioni io ne esco arricchito, altro che arricchito, mi sento un altro: come avessi ricomposto il mosaico di quel me che porto dentro e che vuole emergere come quando si sviluppa e si stampa la fotografia. Tu dici “non riesco a concepire e sentire l’esistenza di un altro”, a me succede il contrario, non riesco a concepire la mia vita se non con gli altri. E oggi a me servono gli altri su misura cosmica e planetaria, non mi basta chi mi sta intorno, un ruscelletto non mi disseta e allora mi butto in alto mare.. Scrivi ancora “non so da che parte uscire…”, smetti di pensarlo ed esci al largo di te e troverai l’altro che rende possibile la pienezza di te, ma forse c’è una premessa: eliminare la paura , scrivi ancora che sei “anelante a vivere ma con la paura di non riuscirci; vorrei tanto mettermi alla prova ma temo di non poter sopportare la realtà e gli altri e di non esserne in grado” Butta via questi pensieri, perché aver paura di non farcela ancora prima di mettersi in viaggio? A me succede il contrario: ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano. E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perchè tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno. Tu scrivi “temo di poterti deludere quando ci incontreremo”, non sono mica un giudice io. Un amico accetta l’altro come è, se fa qualcosa per farlo sentire diverso è già fuori dall’orbita dell’amicizia, non avere paura neppure della realtà diversa dalla tua: credo sia più facile di quello che credi, basta predisporre il cuore a fare ginnastica di ascolto, di capacità di accoglienza dell’altro come l’ALTRO. Il primo passo per varcare la soglia si fa quando qualcuno vi prende per mano. Io ho avuto don ****, la drogatina R., le vittime del terzo mondo e oggi i bambini delle favelas. È solo per questo che t’ho offerto una mano amica, al di là di ogni considerazione di successo o insuccesso. Uno per esempio mette al mondo un figlio prescindendo da tutto quanto, perchè è amore gratuito, non mira alla ricompensa, al contraccambio, lo stesso dovrebbe essere tra due che si amano… e poi alla fine ti accorgi che il mestiere più difficile è fare l’uomo, amare gli altri. Non ci hanno educati a renderci conto che tutti gli altri hanno bisogno di ciò che abbiamo bisogno noi, quindi la misura del come rapportarci è dentro di noi, non si tratta di una cosa astratta o difficile tanto meno impossibile. Forse dovresti cominciare ad amare te stessa, come sai scoprire il bello della natura, così devi cominciare a scoprire il bello di te. Come fai ad essere tanto sicura che non avrai figli? Perchè ti escludi questa esperienza che rasenta il mistero? E lodici con tale amarezza! Tu scrivi “non appena provo a mettere latesta fuori dal mio mondo resto delusa” e che importa? Questo può impedirci di tentare e ritentare a fare con quella fragile argilla che siamo noi un capolavoro? E se da noi venisse fuori una semplice brocca non sarebbe già una soddisfazione quella di essere utili a qualche cosa? Mi viene un dubbio:forse tu provi in momenti brevissimi le vertigini degli ideali più belli, ti sembrano irraggiungibili e quindi ti viene da rinunciare in partenza: come la volpe che diceva che l’uva non era matura solo perchè era troppo alta… se una cosa è troppo alta per me farò di tutto per crescere per potenziare la mia umanità, elasticizzare i miei sentimenti e i miei sogni fino a quando ci riesco, non ti pare? Nipote non aver paura tu sei molto meglio di quello che ti dipingi: ognuno di noi porta il negativo di sé ed è solo con il negativo che si può ricavare il positivo. Guai a disprezzare il negativo le ombre le tenebre. Non servono anche queste per dare risalto alla luce? E allora tira le conclusioni. Ad ogni modo sappi che io sono sempre disponibile, poi le cose, le vicende, gli avvenimenti ci aiuteranno a far maturare lesituazioni e le scelte; non credere che io sia esente da dubbi paure e interrogativi. Il viaggiatore fuori di me mi crea un fenomeno strano, mi aiuta a circolare sempre di più nelle mie vene, a scoprire il mio io più profondo, a far emergere quello che sogno di me: un uomo universale, un uomo che vive per portare tutti gli altri nel suo essere, nel suo intimo. Percorrere il mondo per me non è altro che sentirisi scorrere nelle vene l’umanità, ogni popolo è come una conchiglia sigillata il cui mistero m’attira. Mi affascina perché intuisco che mi arricchisce, mi alimenta, amplifica il cuore e i polmoni dell’anima. L’UNICA COSA CHE CI FA VIVERE E’ VIVERE ! Uscire dal guscio dei piccoli problemi personali, pensare in grande, buttarsi nella periferia di noi stessi. Ognuno di noi è come un mulino che ha bisogno delsuo grano da macinare, più il grano è di qualità, migliore è il prodotto finale, ecco perchè il mio mulino ha bisogno di esperienze umane. Quello che non puoi più permetterti è di non vivere, io non te lo permetto, non puoi condannarti a vivere contro la tua volontà, non ci è lecito negarci, occorre fare di tutto per dare corpo all’intuizione che noi portiamo in fondo al nostro essere. Se la barca rimane legata alla riva anche da un solo filo di rete non potrà mai prendere il largo. Ti ho pensato anche nei miei viaggi e ho desiderato scriverti ma fatico a scrivere senza un intreccio un dialogo. Ad ogni modo stai serena ed anche sicura che lo zio ti vuole bene. Non aver paura di buttare l’anima oltre gli steccati, gli ostacoli e le barriere. In fondo certe delusioni della vita servono a renderci conto che solo chi ama in grande pensa e agisce in grande; ti abbraccio tuo Zio Fausto.

Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggi. Il nuovo libro di Fausto Marinetti

Il prossimo 9 aprile 2018 sarà in uscita il nuovo libro di Fausto Marinetti (Vi presento Fausto ), intitolato Caro Francesco. Riflessioni, testimonianze, messaggiuna serie di lettere dal nordest brasiliano, da Fortaleza, testimonianza diretta di un mondo dimenticato, degli scarti della società, dei bambini abbandonati, degli ex drogati, dei perduti e dei disperati…

Fausto invia al Papa i messaggi degli ultimi affinché vengano ascoltati ed accolti. Fausto è il portalettere, un semplice postino di tanti crocefissi che gli hanno affidato la loro voce per giungere all’attenzione del Papa.

Caro Francesco è anche un diario di quattro anni sofferti a stretto contatto con gli emarginati della vita, una sfida ad accoglierli a rispettarli ed amarli….

Tra gli interrogativi di Fausto nel suo dialogo con Dio eccone uno:

il Cristo pur esaltando i perduti, pur riservando i primi posti a peccatori e prostitute, pur mettendo sul trono poveri ed oppressi, eppure non li ha scelti come discepoli. Non rischia di essere una discriminazione? Chi è sprofondato nella disperazione è escluso dal tuo discepolato? Nè io nè tu siamo scesi all’inferno della solitudine. Non conosciamo il buco nero della disperazione. Chi ricorre alla droga o all’alcool deve essere perché non resiste all’ignominia della sua fragilità. Per esempio G. butta fuori tutto quello che gli duole dentro solo con l’aiuto dell’alcool. Altrimenti si tiene dentro tutto. Tutto cosa? La vergogna di esistere, il sentirsi un vero rifiuto da bidone, l’angoscia di non riuscire ad accettarsi come è. Chi può misurare il dolore di un crocefisso dalla vita, dai suoi cari, da se stesso? Dio mio, la domanda è per te. Fausto Marinetti

Ti respiro…

Ti vedo, non ti guardo,

ti sento, non ti ascolto…

ti accarezzo, non ti tocco

ti respiro fino all’essenza di te

mi inebrio d’amarti,

vita mia…

Oggi la vita…

Oggi la vita mi ha licenziato,

mi ha detto che non ha bisogno di me,

Oggi la vita mi ha licenziato perché mi ha fatto vedere la realtà,

Oggi la vita mi ha tolto ogni illusione perché amore non c’e’,

Oggi la vita mi ha licenziato…

Resta il grillo

che canta nel prato,

il tatto dell’erba tra le mie dita

e il sapore di un sole che non riscalda…

Questa poesia è dedicata alla fine del mio contratto di lavoro con Extracolor, dopo quasi 30 anni, di Extracolor ricorderò solo l’odore degli acidi della sviluppatrice, il mio senso di vomito, le mie lacrime mai viste e inghiottite di ogni giorno, la sporcizia delle pareti sporche, il caos, il disordine, la non pulizia, la mancanza di chiarezza, l’incertezza degli ultimi anni, il farmi sentire una nullità, la malizia e la volgarità delle persone, salvo solo l’amore che avevo per il lavoro, il mio credere di svolgerlo al meglio, pensando alla felicità del cliente. Tutto finito.

Domani arriverà un’altra vita

Ci vorrebbe un’altra vita per dedicarla ad un figlio………………………………………………………………..

Ci vorrebbe un’altra vita
per fermarci ad un secondo di distanza da un errore
un’altra vita per capire
qual’è il modo per difenderti e tenerti più lontano
dalle tue grandi paure
ti eviterei certe salite suggerendo più pianure
se fosse mai esistita, un’altra vita.
Per ritornare sui nostri passi e
per ritrovare la pace che non c’è
un’altra vita, insieme a te.
Ci vorrebbe un’altra vita
per comprendere ogni cosa
prima che sia già passata tra le mani
per proteggerti domani
dall’ipocrisia del mondo e dai giudizi
dall’ingenuità che il tempo
ha trasformato in vizi.
Ci vorrebbe un’altra vita
per amarti nuovamente
liberarci del passato
e non sbagliare niente
per avere le certezze che non ho
ci vorrebbe si lo so… lo so… lo so…
un’altra vita.
Per ritornare sui nostri passi e
per ritrovare la pace che non c’è
ci vorrebbe, si lo so… lo so… lo so…
un’altra vita
per migliorare… ricominciare.
E mentre i giorni passano
le opinioni cambiano
restiamo ancora qui fermi al sicuro
che poi domani magari davvero arrivera’
un’altra vita.
Per migliorare, ricominciare
un’altra vita
pero’ dov’è
un’altra vita,
insieme a te.
Fabrizio Moro

Un dono d’infinito

dono

Amore,

vorrei darti in dono tutte le cose più belle,

vorrei raccogliere cesti di stelle per far brillare la tua notte

e cesti di ciliegie per rendere dolci i tuoi giorni,

vorrei proteggerti da ogni sofferenza e ripararti da ogni delusione,

vorrei farti dono dell’universo,

amore,

vorrei farti un dono d’infinito

ma non c’è niente che io possa donarti

perché il dono più bello della tua Vita sei tu

(foto di MorningBirdPhoto)

“La vita è una continua ricerca dell’amore, e dei modi per costruirlo: tutto il resto, figlio mio, è solo tempo perduto.” da “Lettera a mio figlio” di Simone Stabilini

 La vita, infine, è una continua ricerca dell’amore, e dei modi per costruirlo: tutto il resto, figlio mio, è solo tempo perduto.”

da “Lettera a mio figlio” – uno dei prossimi attesi libri di Simone Stabilini

 

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La vita mi ha insegnato

La vita mi ha insegnato attraverso la sofferenza, ad innamorarmi dell’Amore. Ma la vittima mi ha insegnato che la premessa dell’amore, la sua forma più elementare, si chiama Giustizia. Fausto

La porta e le poiane

La porta si apre al sole, al verde, alla vita, al vento e sull’infinito…

e le poiane volano libere e maestose sul mare scosso dal vento di levante,

volano verso i nidi sulle rocce e sopra al bosco impenetrabile,

giocando con il vento e sfidando la vita.

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Credere in se stessi

Per la prima volta nella mia vita, ho creduto in me stessa, ho creato e realizzato prodotti da sola e li esposti in un mercatino. Certo un piccolo passo, una piccola cosa ma per me è stato una prima volta importante come quando togli le rotelle alla biciclettina e vai da solo e nessuna mano ti protegge dal cadere…

e questa sensazione mi dà ebbrezza come le bollicine dello spumante

Ho capito che se io credo in me stessa non posso cadere e che se non credo in me stessa, io per prima, gli altri mai potranno farlo.

Ho sempre atteso che gli altri credessero in me, nelle mie capacità e preziosità ma quella che doveva crederci per davvero ero solo io…

e il prossimo anno compio 50 anni… non si smette mai (di sbagliare) ma soprattutto di imparare…

Un figlio mancava…

Il freddo restava fuori,

la sera rientrando a casa,

mi spogliavo di tutto,

avevo due gatti e un amore

a scaldarmi,

e una finestra grande,

come un quadro,

da cui guardare attraverso

tutta la vita che restava fuori

nel giardino delle stagioni immobili:

foglie cadute,

neve sui rami,

primule ed erba secca,

l’altalena era vuota,

un figlio mancava…

Una richiesta importante

Una lumachina tra le zolle è tutta una vita…

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….niente di lui mi dava l’impressione di un bambino sperduto nel deserto, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Quando finalmente potei parlare gli domandai “ma che cosa ci fai qui?”

Come tutta risposta egli ripeté lentamente come si trattasse di una cosa di molta importanza:

“per favore, disegnami una pecora…”

Quando un mistero è così sovraccarico, non si osa disubbidire. Per assurdo che mi sembrasse a mille miglia da ogni abitazione umana, e in pericolo di morte, tirai fuori dalla carta un foglietto di carta e la penna stilografica.

da Il Piccolo Principe , Antoine de Saint – Exupery

 

La gratitudine va alla Vita

Penso che sia importante ogni giorno di essere grati alla Vita, a questo dono immenso che abbiamo ricevuto. Io non so se potrò restituire questo dono in un qualche modo. Non ho avuto la felicità di poter donare direttamente questo dono, penso ad un figlio, per esempio. Spero di poter assolvere a questo impegno della Vita in qualche altro modo… ma questo è un altro discorso…
Volevo domandarvi come vi sentite quando qualcuno vi ringrazia dell’amicizia o dell’amore che gli state dando? Vi sentite in imbarazzo come lo sono io, o ritenete che sia giusto essere ringraziati?
Io penso che se l’amore e l’amicizia sono davvero incondizionati, essi sono doni che per la loro gratuità non necessitano di gratitudine. Per questo io provo imbarazzo quando ricevo un grazie.
Perché la gratitudine vera va alla Vita. A quel qualcosa che va Oltre noi.
In fondo noi non siamo che polvere di stelle, e come dice un amico, noi non non siamo che polvere di stelle, innamorata….

Di tanta delicatezza

Ogni volta che metto la mia vita nelle tue mani,
Mille spine uncinano il mio cuore tra il profumo soave delle rose,
Di tanta delicatezza,
Potresti stringerla fino ad annientarla,
Di tanta delicatezza,
Potresti accarezzarla fino a spezzarla,
Ogni volta che metto la mia vita nelle tue mani

Volpina Blu va su Etsy con le sue creazioni…

https://www.etsy.com/it/shop/TheFlowerAndTheStar

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Con grande piacere vi invito a dare un’occhiata al mio negozio virtuale sulla piattaforma di Etsy

Benvenuti al mio negozio! TheFlowerAndTheStar

Mi piace creare cose divertenti e colorate per portare gioia e colore nelle vostre case e nelle vostre vite. La maggior parte dei miei prodotti sono disegnati e fatti a mano da me nella mia soffitta laboratorio insieme alla mia gatta principessa Otta.

Vorrei proporre anche alcuni oggetti vintage e di modernariato, e alcuni vetri di antica farmacia.

Sono molto graditi gli ordini di prodotti personalizzati per i clienti.

Amo molto i colori e mi piace giocare con essi. Ho un passato lavorativo di addetta alla stampa fotografica di vecchia tradizione, con esperienza di stampa amatoriale e professionale, per questa ragione posso affermare che mi intendo bene di colori!

Grazie. Benvenuti e buon divertimento!

Primo volo!

Primo volo dell’angelo, il primo volo della mia vita, partenza da Pietrapertosa arrivo a Castelmezzano, tra le guglie delle dolomiti lucane.

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Pietrapertosa
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vestizione

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Ecco mi stanno preparando per il volo, la signora mi guarda e mi chiede “tutto bene?”

E via si va, buon volo…..!

Ve lo dico quando arrivo dall’altra parte se è stato un buon volo…

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in volo verso Castelmezzano

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non sono morta!
primo volo (1)
Voglio una vita spericolata!

E non finisce qui… questo è stato il primo volo e poi c’è stato il secondo, di ritorno da Castelmezzano a Pietrapertosa, e si sa che la seconda volta è più bella!

Per essere albero

Per essere albero devi sapere essere foglia e radice,

sfidare il tempo, nasconderti dentro la terra,

saper crescere dentro ai cerchi concentrici della memoria,

come il segno di tempi che si rincorrono lungo la vita.

Per essere albero

devi saperti protendere al cielo,

saper parlar da solo alla luna,

saperti guardare nel riflesso di un fiordo,

seguire lo scorrere della vita a fianco del fiume.

Come una sequenza ininterrotta di storie da raccontare.

Laboratorio Alberi in festa dei bambini di Satriano di Lucania, 2017

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Sarai il mio Re

 

 

Ti starò  accanto con tocco lieve e passo leggero, accoglierò  le tue lacrime e amplificherò al creato i tuoi sorrisi. La tua gioia per me sarà la più vera e la tua Vita la più preziosa.
Regolerò il battito del mio cuore al tuo e sarà tuo ogni granello di deserto, ogni goccia d’oceano, ogni stella del cielo, ogni pietra della terra e tu sarai il mio Re del Mondo.

(nella foto una peonia sfiorita, non sembra la coroncina di un Re?)

I miei colori

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Ero verde come la libertà,

poi ho amato il rosso e inevitabilmente il blu,

ora sono grigia e azzurra

come questa argilla

con cui rimodello il mio cuore

una scatola vuotata dai contorni viola

da riempire con i nuovi colori

che la Vita mi porterà…

( foto di Robert_C da pixabay )

Contemplando

Contemplando la vita che scorre viva e semplice,

e io che guardo come dietro ad una finestra

(foto personale, Cearà, Brasile)

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Azzurra attesa

Azzurra attesa
nei lunghi silenzi dei pomeriggi estivi
e nelle cupe solitudini invernali.

Azzurra attesa
che qualcuno porti un po’ d’acqua a quei fiori.

Azzurra attesa
che qualcuno si affacci sorridente da quella finestra.

Azzurra attesa di un pianto o di un riso di bimbo.

Azzurra attesa
che venga la vita
a sedersi su questa sedia
a discorrere insieme me.

Azzurra attesa di un angelo di Dio.

(poesia ispirata da questa casa a Fondo, in Val di Non)

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Ti prego, innamorati!

Ti prego, innamorati!

Innamorati di un gatto, di un cane, di una stella, di un sogno, di un’idea, di un progetto, di una persona, di un paese, di una montagna, di un fiore, di un sorriso, innamorati di te, innamorati della vita.

Perché innamorarsi restituisce dignità al vivere, perché innamorarsi fa vedere ogni colore, fa gustare ogni sapore, fa sentire le stelle e fa scrivere poesie, perché innamorarsi è la vita che scorre forte nelle vene, è la vita che ci porta via con sé, in un ballo, in un turbine, in un canto…

Ti prego, innamorati!

Quel giorno… (di Rebecca)

occorre crederci ! grazie Rebecca 🙂

… sai arriva il giorno in cui tutto torna a posto…

e poi inizia la vita vera

Rebecca di https://antolinirebecca1964.wordpress.com/

ASSETATI DI VITA di Fausto Corsetti

ASSETATI DI VITA
di Fausto Corsetti
L’attesa è l’abilità di riconoscere la completezza nel dettaglio e, stupiti, provarne intima riconoscenza. Accade, talvolta, di non vedere nulla o nessuno che desti attenzione, di non avvertire più alcun interesse, di non provare dentro più alcuna passione, di non coltivare più alcuna curiosità, di non assecondare più alcuna sfida, di non lasciarsi sedurre più da alcun sogno.
Tutto appare già sufficientemente noto, sperimentato, appreso, accaduto. Soltanto il “dovere” o un radicato “senso di responsabilità” sembra dare senso a giornate diventate troppo uguali o scontate.
La prova o anche, per altre ragioni, l’appagamento riescono, troppo spesso, a soffocare il desiderio di cercare, di inseguire, di costruire, di sognare, di incontrare, di imparare. Allora il desiderio diventa nostalgia, il sogno illusione, il futuro disincanto, il presente fatica, la vita sopravvivenza.
Senza attesa, senza trepidazione, senza incertezze, senza bisogni non solo non c’è futuro, ma nemmeno presente.
Soltanto la sete e il bisogno rendono possibile il cammino, la ricerca, la passione, il desiderio.
Un poeta appagato dalla vita potrebbe mai abbandonarsi davanti al foglio bianco?
Un pittore nauseato dalla realtà potrebbe mai dare vita ai colori?
Potrebbe mai raccontare qualcosa di nuovo la penna di uno scrittore incapace di andare oltre le apparenze dei fatti e dei sentimenti?
Potrebbe mai inseguire la persona amata colui che rimane concentrato su di sé e sulle proprie aspettative?
La sete è la vera guida della nostra esistenza: insegna al fiore a trattenere la rugiada della notte; muove i passi degli animali alla spasmodica ricerca di lontane pozze d’acqua; spinge l’uomo a chiedere.
Dove c’è sazietà non vi è slancio, dove c’è appagamento non vi è cammino. Se non c’è inquietudine non vi è desiderio e tanto meno voglia di vivere. La sete, la sete di trovare pace, di ricevere tenerezza, di donare amore, di portare gioia, indica che non si è ancora arrivati, non si è ancora trovato, non si è ancora ricevuto, non si è ancora donato.
La sete è incompiutezza, ma resta almeno una buona ragione… per vivere. Solo la sete permette a due amanti di ritrovarsi a sera con la stessa trepidazione, sorpresa, attesa del primo incontro. Solo la sete consente di vivere questa nostra esistenza come un grande dono, come una incessante attesa, come una raccolta mai completata di frammenti che lasciano presagire la Completezza.
ASSETATI DI VITA
di Fausto Corsetti

Incontro alla mia anima

La vita mi cambierà

se mi lascerò plasmare,

modellare i fianchi,

ammorbidire gli occhi,

sgualcire le guance,

scolpire il cuore,

sciupare le mani,

nell’imprevisto di un sorriso,

nell’affondo di un dolore;

la vita mi cambierà

se permetterò che essa mi ami

e mi porti via con sé,

nel vento delle nuvole,

nella magia di un bacio,

nella corsa di un bambino,

nel giro del mondo,

incontro alla mia anima

 

 

 

Tu sei Figlio della tua Vita

Il tuo profumo è quello di una rosa che si apre di notte,

il tuo canto è il vento che agita lievi le foglie,

i tuoi occhi sono approdo di stelle,

il tuo mistero è una montagna di boschi inesplorati,

i tuoi fianchi sono le rive di un fiume impetuoso,

il tuo volo è quello libero del falco,

la tua voce è il silenzio puro della luna.

Sì, davvero.

Tu sei figlio della tua Vita,

di tutta questa vita

che ti reclama con forza,

di tutta questa Vita

che ti chiama,

prepotente,

a vivere…

Per quel sorriso

Ieri sera ho telefonato a mio zio Fausto, il padre di Gianmarco, che è disabile grave. Fausto era sfinito… il ritorno dal Brasile in Italia con tanti dubbi sul possibile intervento che Gianmarco dovrebbe subire alla schiena. In Brasile Gianmarco è stato a lungo in ospedale, un ospedale che di ospedale ha solo il nome… non aggiungo altro…

Gianmarco ora si alimenta solo con la sonda, mio zio mi ha detto ” sono tornato ma sono frastornato, devo adattarmi all’uso della nuova sonda che la sanità italiana fornisce, ho portato Gianmarco a fare una passeggiata, lui sorride ancora ma non come prima…”

non ho saputo rispondergli anche se l’ho sentito forte questo dolore che ti annienta, che non ti fa dormire, che ti fa pregare e sperare.

il dolore di un padre, il dolore di una madre sta tutto qui:

in un figlio che non sorride, in un figlio che non sta bene, in un figlio a cui vorresti dare tutto e di più, in un figlio che vorresti sentire felice, in un figlio che vorresti solo vedere sorridere …

Cosa non si farebbe per quel sorriso!

Non importa tutto il resto, non importa nulla se non quel sorriso…

Un padre lo sa, una madre lo sa…

(e leggo anche qui su WP le vostre storie di dolore e vi sono vicina nel silenzio)

 

La vita non è male (E. Finardi )

Certe volte mi vien voglia di farla finita
che oramai non mi rimanga più che una via di uscita
quando mi sembra di aver fatto di tutto
ma che non ci sia più fiato per finir la partita

La vita fa male

Quando ti senti cascare le mani
e sembra sempre più lontano il domani
quando aspetti delle ore sono solo minuti
e i sogni del passato sono tutti svaniti

La vita fa male

Le cose sembran che diventin peggio ogni giorno
che sian saltati i ponti sulla via del ritorno
quando tutti i tuoi amici sono morti o cambiati
e le loro vite sembran tutte bruciate

La vita fa male

E poi arriva chi ti dice: “Va tutto bene
fai finta di niente che al giorno d’oggi conviene
ruba tutto ciò che vuoi se no se lo prendon gli altri
non conta il mezzo ma ciò che riesce a darti.”

La vita fa male

Ma io mi sento oramai così stanco
mi sembra che il mondo mi sfugga di fianco
e anche un futuro con poche pretese
chissà forse adesso capisco Pavese

La vita fa male

Ma poi ci sono le giornate di sole
le lacrime agli occhi per un tramonto banale
senso di pace di fare il proprio dovere
di giochi con i figli e insegnar loro a sognare

La vita non è male

Eugenio Finardi

https://youtu.be/3P-JCMxHapU

Mi eri lieve…

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Mi raccolsi intorno a te

per accoglierti,

mi eri  lieve peso, Figlio,

ti avrei tenuto così per tutta una vita,

abbracciato e protetto in me,

avevo cura di te e ti amavo,

il tuo respiro era il mio,

il tuo battito di cuore batteva dentro al mio,

il mio nutrimento era per te,

per me tu eri tutto il mio mondo,

io te lo donavo

mentre per te ero il principio del tuo mondo…

 

Il giorno che tu mi lasciasti fu il mio giorno più felice,

vidi il tuo viso e potei ammirarlo,

promisi di rispettarti e onorati, sempre,

il giorno che tu mi lasciasti fu il mio giorno più triste,

l’autunno era caldo di frutti e di promesse,

tu dovetti separarti da me

per compiere il tuo destino,

seppi allora a cosa era servito essere stata un fiore,

un fiore da poco,

accogliere una stella e poi lasciarla brillare

nel cielo della Vita

 

(foto di Devanath)

Concepito

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Non riuscivo a concepire l’idea di te

ti sentivo esterno,

mi sentivo estranea,

così distante da me l’idea di concepirti,

aliena,

come se non mi appartenesse,

separata al mio corpo e alla mia mente,

mi chiedevo se mai ti avrei concepito

e come sarebbe successo,

dal momento che ti percepivo avulso da me,

distaccato, lontano, separato,

come avrei potuto includerti dentro di me

e poi rilasciarti al mondo,

sapevo che avrei sofferto

non nel darti al mondo

ma nell’accoglierti,

sapevo che se solo ti avessi concepito

tu avresti preso il mio mondo,

lo avresti gettato via da me come un inutile gomitolo,

ed io mi sarei raccolta intorno a te

per farti dono della mia vita.

Avevo paura di te

perché ti avrei amato più di me stessa.

Il mio corpo non ha potuto concepire,

ma la mia mente ha concepito

un pensiero di te,

ed io ho perso me stessa

nel tuo Amore.

(foto di Noppakaw)

Nella notte ti sogno…

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Nella notte pronuncio il tuo nome

e subito il mio cuore si riempie di tenerezza

e ti dico le parole più dolci,

esprimo per le preghiere più vere,

e i pensieri più belli sono per te,

penso alle stelle che ti cullano

e alla luna che è la tua casa,

e l’universo che è il tuo mondo,

penso all’amore che hai nel cuore

e prego che la tua vita sia buona e serena,

poi la notte finisce

e il sogno di te svanisce,

di giorno spero che venga presto la notte

per poterti incontrare…

§§§

By night I dream of you

By night I pronounce  aloud your name
and suddenly my heart is filled with tenderness
and I tell you the sweetest words,
I express for you the truest prayers
and the most beautiful thoughts of you,
I think about the stars that will lull you
about the moon is your home,
about the universe that is your world,
I think of great love in your heart
and I pray that your life is good and serene,
then the night ends
and dream of you fades away,
by day I hope night is coming soon
to meet you again …

Avrei avuto voglia di sorriderti, sempre

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Avrei voluto camminare al tuo fianco

per guardarti crescere,

per vedere i riflessi del sole sui tuoi capelli,

per vedere la luce della Vita risplendere nei tuoi occhi,

per apprezzare la tua intelligenza,

per sentire il colore del tuo silenzio,

per respirare il tuo profumo

e sentire il tatto della tua pelle,

e vederti invecchiare sereno e pacificato,

avrei voluto essere al tuo fianco,

nei giorni in cui vivi e in quelli in cui sopravvivi,

ed essere più triste quando sei triste

e più felice quando sei felice,

avrei voluto essere al tuo fianco

per onorarti, Figlio,

per onorare i tuoi successi e le tue gioie

ma anche il tuo pianto e la tua solitudine,

il tuo non sentirti abbastanza e la tua ricerca di senso,

avrei camminato al tuo fianco,

invisibile per non darti alcun fastidio e non esserti un peso,

ti avrei lasciato partire, uccellino dal nido,

e poi avrei sperato che tu tornassi con l’animo sospeso,

ti avrei aspettato quieta e fiduciosa,

ti avrei rivisto tornare forte e vero

con i segni del dolore sul tuo viso

e quelli della gioia nelle tue mani

e avrei avuto voglia di sorriderti sempre

e di prendere il tuo dolore

e regalarti la pace

avrei voluto essere tua madre per amarti ancora di più

di questo universo infinito

di cui tu sei Figlio

(foto di Marcesim)

L’autismo non mi ha rapito – Autism didn’t ‘steal’ me: non sono il pezzo mancante del puzzle!

Liana, una ragazza autistica, scrive di non sentirsi il pezzo mancante del puzzle della vita, ma che tutte le persone, autistiche e non, fanno parte della creazione e che sono stati messi in questo mondo per un senso preciso:

Mi fa rabbrividire, più che un po ‘, quando qualcuno fa l’osservazione che l’autismo ha “rubato” il suo bambino. Danno la colpa ai vaccini. O a sostanze chimiche ambientali. O forse all’età del loro partner o di se stessi quando il loro bambino è stato concepito. O forse la mamma ha preso troppi antidolorifici nel corso della gravidanza. O forse è un mistero. Ma essi credono che qualcuno o qualcosa ha preso il loro bambino lontano, e con lui / lei, le speranze e i sogni che li accompagnano, e forse anche il loro futuro, e che sono destinati a una vita di terapie, di educazione speciale, e ad essere seguiti da caregiver per la vita. Essi stanno cercando qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. Attacca la coda all’asino. Risolvi il puzzle. E, quasi prevedibile, il pezzo del puzzle è diventato il logo infame, utilizzato da un certo numero di organizzazioni che si occupano di autismo.
Top secret: la maggior parte di noi, la gente nello spettro autistico o di Asperger, disprezzano il pezzo del puzzle. Per me, non mi manca alcun pezzo.

Non sono neanche un puzzle da risolvere. Per me, è il mondo che è fonte di confusione. Le persone del mondo sembrano mancare alcuni pezzi. Come il fatto che gli esseri umani siamo interi, validi, completi, così come siamo. Che forse, la natura sapeva quello che stava facendo, quando ci ha creato. Che forse, il grande mistero è il motivo per cui siamo qui. Che forse, possiamo migliorare il mondo e la qualità della vita per tutti i suoi abitanti. Che forse, noi in realtà apparteniamo a questo mondo e che siamo stati messi qui per una ragione.

Ma nel mondo non è presente la nostra voce. O piuttosto veniamo ignorati. Tutto mentre si mormora di pezzi mancanti. La vita, a quanto pare, non è senza un senso di ironia. Io sono nato autistico. E’ stato prestabilito in qualche modo, in un modo che non abbiamo ancora scoperto. Va bene con me se che rimane un mistero. Alcuni misteri sono belli, e destinati a rimanere misteri al fine di essere preservati….
L’autismo non è un ladro; è un modo diverso di essere.
L’autismo non può avermi rapito. Perché come ogni altro essere nello spettro autistico, io sono proprio qui. Liana

the silent wave

Like I mentioned in a recent post, April is probably going to expose my Activist Face.  Not every post will smack of activism.  But I reckon that a greater portion of them will than is typical for me.  I think it’s possible that my subconscious is railing against the backdrop of blue heaped upon our fields of vision for a month out of every year, and my instincts tell me to issue a haughty retort.

It makes me shudder, more than a little, when someone makes the remark that autism “stole” their child.  They blame vaccines.  Or environmental chemicals.  Or maybe the age of their partner or themselves when their child was conceived.  Or perhaps mom took too many over-the-counter pain relievers during pregnancy.  Or maybe it’s a mystery.

But they believe that someone or something took their child away, and with him/her, the accompanying hopes and dreams, and maybe…

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Tenerezza… di bradipo

 

 

Ilheus si trova nello stato di Bahia, Brasile, ed è la capitale del cacao e l’aria profuma di cioccolato. Poco distante dalla città vi è una riserva zoobotanica statale, che ospita una piantagione di Teobroma Cacao e un centro di recupero per la fauna ferita a causa della deforestazione, in particolare bradipi.

La biologa veterinaria Vera de Oliveira dedica tutta la sua vita alla cura dei bradipi feriti o rimasti orfani e alla loro reintroduzione in libertà, il suo lavoro non ha orari. Nella sua clinica , una grande gabbia con alberi e ripari, ospitava diversi bradipi e anche dei piccolini. Chiesi se potessi vederli da vicino, lei  spiegò che trattandosi di  animali feriti o malati per loro sarebbe stato un grave stress avvicinarvisi troppo . Restai  ad osservarli da fuori della grande gabbia, ma poi la signora Vera capendo il mio affetto per questi animali, andò a prendere dalla culla, un cestino ricoperto di foglie, un piccolino di bradipo di 8 gg, che tenerezza!

Mai dimenticherò lo sguardo d’amore di Verinha per questo essere così delicato e indifeso e mai dimenticherò il modo in cui il piccolino la guardava, come se lei fosse stata la sua mamma, lei gli diede un bacino e il piccolino allungò una zampina verso il suo viso…

(foto non riproducibili di Grande Luce)

 

Volo via

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Volo via,

scollata

tra un sogno

e un desiderio,

galleggio

nella realtà

che non mi appartiene;

tra i miei vorrei

e i miei non posso,

senza senso,

volo via

insieme a

questa vita mia

La rosa e la piuma

Lettera di una piuma ad una rosa:

Non avevo molto da offrirti, o meglio molto poco,

totale fiducia, ascolto sincero, comprensione incondizionata, tenero affetto,

ero solo una piuma che il vento o la vita o il caso

aveva fatto impigliare tra le spine della tua rosa,

come poteva davvero una piuma proteggere una rosa dalla pioggia o dal sole,

come poteva crederlo o solo pensarlo?

Ero solo una piuma portata dal vento e che poi il vento avrebbe di nuovo soffiato via…

lontano da te come una cosa senza peso, come una cosa senza importanza, come una piccola cosa da niente… leggera impalpabile soffice

La rosa disse alla piuma:

“Sei così buona che mi viene da piangere. Assomigli alle piume dei pulcini.”

Disse la rosa alla piuma, soffiò e la fece volare via da sé…

soffice leggera e buona

post ispirato alle splendide foto di Susanna a una rosa arcobaleno e a una piuma in https://mutazionidelsilenzio.wordpress.com/2017/03/12/arcobaleni-rainbow-rose/

§§§

The rose and the feather

Letter from the feather to the rose:

I did not have much to offer, or rather very little,
total trust, sincere listening, unconditional understanding, tender affection,
I was just a feather that the wind or the life or the case
had entangled among the thorns of your rose,
how could a feather really protect a rose from the rain or the sun,
how could she
believe it or just think it?
I was just a feather carried by the wind and then the wind would again blown me away …
away from you as a thing without weight, as something unimportant, like a small thing to nothing … light soft impalpable

The Rose told the feather:

“You are so good that I want to cry. You look like the chick’s feathers. “,  the rose said to the feather, he blew and sent the rose flying away from him …
soft light and good

 

 (inspired by the beautiful pictures of Susanna of a rainbow rose  and a feather in

https://mutazionidelsilenzio.wordpress.com/2017/03/12/arcobaleni-rainbow-rose/ )

Vivete e Amate (senza scrivere)

 

La vita è altro e sicuramente non è scrivere.
Amare è tutta un’altra dannata stupida faccenda ma non è scrivere e neppure ricordare o dimenticare.

Buon viaggio, vivete, amate e ancora vivete.

Scrivere non è vivere.

Amare non è scrivere.

La vita è tanto altro…

La vita è vivere amando o amando vivendo.

e in fondo io non so che cosa è…

non lo so…

Buon viaggio a tutti quelli che da oggi hanno deciso di vivere!

§§§

Life is more and definitely it is not writing.
Love is another damn stupid thing but it is not writing down or remembering or forgetting.
Have a good trip, Live! Love! Live!

Writing doesn’t mean to live.

To love is not to write.

Life is so much more …

Life is to live by loving or to love by living.

and maybe I do not know what is …

I do not know…

Good journey to all those who today have decided to live!

 

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