La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente.

La Lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Si tratta di una lettera che io ricevetti da mio zio quasi venti anni fa in un periodo in cui regnava il vuoto della mia vita, è una lettera d’amore per una nipote e l’umanità . Le parole chiave della vita di mio zio sono sempre state condivisione e comunicazione, lui è uno scrittore e un giornalista, un fotografo e un frate cappuccino, quasi 47 anni fa lui mi ha battezzato e poi è partito per conoscere ed abbracciare il mondo, e mentre lui era missionario in Brasile dove la morte è cosa banale, e io che allora avevo 27 anni e mi sentivo così estranea alla vita gli scrissi e lui mi rispose in questo modo:

Imperatriz 24.03.1995

Cara nipote, sono tornato all’alba e ho trovato la tua che m’aspettava. Come sto? In questi giorni con una gran diarrea che mi butta giù! Torno da Belem dove sono stato ad aiutare un regista a fare un documentario sui ragazzi di strada… ecco come sto: i viaggi mi fanno vivere, mi ossigenano l’anima… Anch’io provo una certa incomunicabilità: da dove cominciare, dove trovare le parole per comunicare un’esperienza? A me succede il contrario: io so che cosa ci riempie, me lo ha insegnato la vita, non i libri, non le persone. Le persone fuori dal comune, al massimo, riescono a comunicarti il loro cammino, come è avvenuto il fenomeno. Ma l’esperienza di uno è sempre unica e irripetibile, ognuno deve camminare con le proprie gambe. Dunque il massimo che posso fare è mettere in comune l’itinerario percorso, niente altro, e se guardo indietro alla mia vita devo ammettere che il mio carattere era molto simile al tuo. Ho incominciato a vivere veramente quando ho incontrato don ****, primi anni 70, lui aveva quel pane che mi sfamava, aveva il dono di farmi sentire vivo, di farmi credere che valeva la pena spendere la vita per qualcuno. E tu che scrivi “e non sopporto più di non toccare altro che il vuoto di me”, ebbene io ti auguro di toccare il fondo, di esasperarti sul fondo di te vuoto: solo tu puoi fare il salto. Che cosa è il salto? il fidarsi, di sé e degli altri; di sé prima ditutto, poi degli altri; GLI ALTRI SONO IL PIENO DI NOI, GLI ALTRI FANNO IL PIENO DI NOI STESSI. Parole cifrate? Niente affatto e quando non dirai più come si fa sarai sulla strada giusta. Ed è un processo che si rinnova sempre nella vita; uno non potrà mai dire ora ho imparato il trucco, ho la soluzione in tasca, ogni volta bisogna rifare la tela di nuovo. Quando nella mia vita è apparsa R., la drogatina, ho ricominciato tutto di nuovo, perché era il nuovo che rompeva il mio guscio e mi imponeva di ricominciare . Poi un’altra rinascita quando sono venuto tra le vittime del terzo mondo e a tutt’oggi mi sembra di essere sulla soglia di un’altra tappa della mia vita: non è facile muoversi perché non esiste una mappa, tutto è sempre nuovo. Sempre bisogna ricominciare da capo, la lezione della vita non la si impara mai abbastanza e mai definitivamente. Oggi è il viaggiatore che mi fa vivere, se sono fatto su misura planetaria, se qualcuno mi ha messo dentro al cuore aspirazioni senza fine, se il mio pensiero non riposa mai devo trovare la maniera per alimentare la mia fame e la mia sete di conoscenza dei miei simili. Quando torno dall’immersione in apnea di un popolo con la sua storia cultura tradizioni io ne esco arricchito, altro che arricchito, mi sento un altro: come avessi ricomposto il mosaico di quel me che porto dentro e che vuole emergere come quando si sviluppa e si stampa la fotografia. Tu dici “non riesco a concepire e sentire l’esistenza di un altro”, a me succede il contrario, non riesco a concepire la mia vita se non con gli altri. E oggi a me servono gli altri su misura cosmica e planetaria, non mi basta chi mi sta intorno, un ruscelletto non mi disseta e allora mi butto in alto mare.. Scrivi ancora “non so da che parte uscire…”, smetti di pensarlo ed esci al largo di te e troverai l’altro che rende possibile la pienezza di te, ma forse c’è una premessa: eliminare la paura , scrivi ancora che sei “anelante a vivere ma con la paura di non riuscirci; vorrei tanto mettermi alla prova ma temo di non poter sopportare la realtà e gli altri e di non esserne in grado” Butta via questi pensieri, perché aver paura di non farcela ancora prima di mettersi in viaggio? A me succede il contrario: ho sempre voluto fare cose azzardate, cose che gli altri rifiutavano. E oggi, mi piacciono i sogni che gli altri hanno paura a sognare, anche se ho preso delle batoste e delle delusioni, ma non rimpiango nulla perchè tutto è servito a fare di me quello che sono oggi: e so che devo accettarmi, volermi bene come sono al fine di fare di me ciò che sogno. Tu scrivi “temo di poterti deludere quando ci incontreremo”, non sono mica un giudice io. Un amico accetta l’altro come è, se fa qualcosa per farlo sentire diverso è già fuori dall’orbita dell’amicizia, non avere paura neppure della realtà diversa dalla tua: credo sia più facile di quello che credi, basta predisporre il cuore a fare ginnastica di ascolto, di capacità di accoglienza dell’altro come l’ALTRO. Il primo passo per varcare la soglia si fa quando qualcuno vi prende per mano. Io ho avuto don ****, la drogatina R., le vittime del terzo mondo e oggi i bambini delle favelas. È solo per questo che t’ho offerto una mano amica, al di là di ogni considerazione di successo o insuccesso. Uno per esempio mette al mondo un figlio prescindendo da tutto quanto, perchè è amore gratuito, non mira alla ricompensa, al contraccambio, lo stesso dovrebbe essere tra due che si amano… e poi alla fine ti accorgi che il mestiere più difficile è fare l’uomo, amare gli altri. Non ci hanno educati a renderci conto che tutti gli altri hanno bisogno di ciò che abbiamo bisogno noi, quindi la misura del come rapportarci è dentro di noi, non si tratta di una cosa astratta o difficile tanto meno impossibile. Forse dovresti cominciare ad amare te stessa, come sai scoprire il bello della natura, così devi cominciare a scoprire il bello di te. Come fai ad essere tanto sicura che non avrai figli? Perchè ti escludi questa esperienza che rasenta il mistero? E lodici con tale amarezza! Tu scrivi “non appena provo a mettere latesta fuori dal mio mondo resto delusa” e che importa? Questo può impedirci di tentare e ritentare a fare con quella fragile argilla che siamo noi un capolavoro? E se da noi venisse fuori una semplice brocca non sarebbe già una soddisfazione quella di essere utili a qualche cosa? Mi viene un dubbio:forse tu provi in momenti brevissimi le vertigini degli ideali più belli, ti sembrano irraggiungibili e quindi ti viene da rinunciare in partenza: come la volpe che diceva che l’uva non era matura solo perchè era troppo alta… se una cosa è troppo alta per me farò di tutto per crescere per potenziare la mia umanità, elasticizzare i miei sentimenti e i miei sogni fino a quando ci riesco, non ti pare? Nipote non aver paura tu sei molto meglio di quello che ti dipingi: ognuno di noi porta il negativo di sé ed è solo con il negativo che si può ricavare il positivo. Guai a disprezzare il negativo le ombre le tenebre. Non servono anche queste per dare risalto alla luce? E allora tira le conclusioni. Ad ogni modo sappi che io sono sempre disponibile, poi le cose, le vicende, gli avvenimenti ci aiuteranno a far maturare lesituazioni e le scelte; non credere che io sia esente da dubbi paure e interrogativi. Il viaggiatore fuori di me mi crea un fenomeno strano, mi aiuta a circolare sempre di più nelle mie vene, a scoprire il mio io più profondo, a far emergere quello che sogno di me: un uomo universale, un uomo che vive per portare tutti gli altri nel suo essere, nel suo intimo. Percorrere il mondo per me non è altro che sentirisi scorrere nelle vene l’umanità, ogni popolo è come una conchiglia sigillata il cui mistero m’attira. Mi affascina perché intuisco che mi arricchisce, mi alimenta, amplifica il cuore e i polmoni dell’anima. L’UNICA COSA CHE CI FA VIVERE E’ VIVERE ! Uscire dal guscio dei piccoli problemi personali, pensare in grande, buttarsi nella periferia di noi stessi. Ognuno di noi è come un mulino che ha bisogno delsuo grano da macinare, più il grano è di qualità, migliore è il prodotto finale, ecco perchè il mio mulino ha bisogno di esperienze umane. Quello che non puoi più permetterti è di non vivere, io non te lo permetto, non puoi condannarti a vivere contro la tua volontà, non ci è lecito negarci, occorre fare di tutto per dare corpo all’intuizione che noi portiamo in fondo al nostro essere. Se la barca rimane legata alla riva anche da un solo filo di rete non potrà mai prendere il largo. Ti ho pensato anche nei miei viaggi e ho desiderato scriverti ma fatico a scrivere senza un intreccio un dialogo. Ad ogni modo stai serena ed anche sicura che lo zio ti vuole bene. Non aver paura di buttare l’anima oltre gli steccati, gli ostacoli e le barriere. In fondo certe delusioni della vita servono a renderci conto che solo chi ama in grande pensa e agisce in grande; ti abbraccio tuo Zio Fausto.

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Si scrive amando…

delicatamente

gli amori che non si possono vivere si possono scrivere,

non per questo sono meno veri, si ama scrivendo, si scrive amando…

Vivete e Amate (senza scrivere)

 

La vita è altro e sicuramente non è scrivere.
Amare è tutta un’altra dannata stupida faccenda ma non è scrivere e neppure ricordare o dimenticare.

Buon viaggio, vivete, amate e ancora vivete.

Scrivere non è vivere.

Amare non è scrivere.

La vita è tanto altro…

La vita è vivere amando o amando vivendo.

e in fondo io non so che cosa è…

non lo so…

Buon viaggio a tutti quelli che da oggi hanno deciso di vivere!

§§§

Life is more and definitely it is not writing.
Love is another damn stupid thing but it is not writing down or remembering or forgetting.
Have a good trip, Live! Love! Live!

Writing doesn’t mean to live.

To love is not to write.

Life is so much more …

Life is to live by loving or to love by living.

and maybe I do not know what is …

I do not know…

Good journey to all those who today have decided to live!

 

Vivere la Luce !

fuoco

La vigilia di Natale ho fatto un lungo viaggio: 500 km in Toyota con i più grandicelli del centro dei meninos de rua : Eliton, Rone, José. Ho percorso la notte e le sue gradazioni di luce fino all’esplosione finale (verso le cinque). Una luce tenue, blanda, timida. Che spettacolo, Dio, ti compiaci degli estremi, vero? O giochi con i grandi contrasti (luce-tenebra, acqua-fuoco, cielo-terra, Dio-uomo) oppure ti effondi in infiniti dosaggi di tenerezza. Frugavo l’orizzonte in cerca del primo bagliore. La luce del mattino non è abbagliante come i fari delle macchine che accecano. La tua è una luce tenera, morbida, radente. Come dita delicate di donna a svegliare i fiori, gli uccelli, le onde, il creato. Non finivo di riempire gli occhi e l’anima. Berti, Dio, con gli occhi. Assimilarti per osmosi. Vivere la luce come la tua carezza per l’universo.

Potrei interrompere il viaggio – pensavo – e entrare in una chiesa per farti i complimenti. Ma non è questa – l’universo – la tua chiesa, la più spaziosa, la più accogliente, la più universale? Voglio una chiesa come questa, dove posso celebrare, fare festa con i disperati, i delinquenti, le prostitute.

Vivere la luce la vigilia di Natale!

Fausto A. Marinetti da Ai confini di Dio

E’ soltanto vivere…

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Aspettative legittime o illegittime?

Lavorare ed essere solo una contabilità,

Investire affetto in un’amicizia e perderla,

Cercare un senso e non trovarlo,

Desiderare di volare e restare a terra,

Sognare ed essere realisti,

Un abbraccio vero o solo un pensiero.

Di tante emozioni, di tante illusioni

può il cuore paralizzarsi?

È soltanto vivere…

(foto da pixabay di Kalle 2709 )

Un treno prima dell’alba

Un treno prima dell’alba

Hai rimandato la tua partenza

finché ti è stato possibile,

hai finto di restare

pur sapendo che la partenza

era già segnata.

Nessuno ti ha accompagnato

in questa stazione:

un sorriso di vento,

un quarto di luna,

un bisturi d’ossidiana in tasca

e nuvole in disordine.

E nessuno verrà a cercarti:

soltanto che questa volta hai creduto

che non l’avresti usato

questo biglietto,

l’avevi acquistato allora,

tanto per scaramanzia.

Qual è il sapore

di un treno prima dell’alba?

qual è il colore

di un sogno prima dell’alba?

Qual è il suono

di un treno in stazione?

Nonostante tutto,

resta la vertigine

di sentirsi vivere:

la frana che si apre sotto,

l’aria che soffoca in un respiro:

un treno prima dell’alba

mentre alcuni si svegliano

nelle case di comode abitudini

mentre l’insonnia si accende in altri,

tu puoi far finta di restare

se sei già partito,

tu puoi far finta di partire

se un treno prima dell’alba

ha mancato

 la coincidenza con la tua vita.

Le cose umane sono troppo complesse. Vivere e sopravvivere.

Açailandia 27.9.1994

Cara nipote,

solo oggi riesco a stare con te. Sono tornato dalla Bolivia il 23, sono stato con il fratello e collega Benoit. Ti ho letto nella tua del 18.8.94, discorsi iniziati e incompiuti. Provo il desiderio di chiacchierare, come fossimo due vecchi amici, o se vuoi dei fratelli. Ieri sera sono stato fino a tardi con te: mezzanotte! per me è una cosa eccezionale perché sono abituato a coricarmi presto: ore 21! Quindi è stata una serata straordinaria.

Sai? Prima di tutto vorrei riuscire a dirti che in tante cose mi ritrovo molto simile a te. Anche la mia infanzia è stata come la tua: gracile, debole, vergognoso, incapace di comunicazione, il peso di una famiglia che si preoccupava più di tirarti su che di formarti. Credo che sia lì l’origine, la radice di tutto il resto. Senza giudicare o condannare nessuno. Le cose umane sono troppo complesse. Io forse ho avuto il vantaggio di stare a contatto con tante persone: il seminario, la vita di comunità, gli spostamenti continui, l’incontrare persone sempre nuove, tutto mi ha costretto ad uscire da me stesso. Magari controvoglia. Ritroso, scontroso. Il seminario ha inciso negativamente soprattutto dal punto affettivo, il mondo intellettualistico mi ha fatto male. Per i sognatori e gli idealisti ci vuole ben altro!

Imbocco questi discorsi e subito mi accorgo che la carta è troppo neutrale, opaca, fredda per quanto vorrei mettere in comune per te. Anch’io come te desidero la comunicazione a voce prima di tutto perché la parola viva trasmette molto di più. Perché con essa c’è la presenza, ci sono le persone presenti con il loro carico di umanità, il bagaglio della loro storia, l’accumulo delle esperienze, le ricchezze interiori. E poi come manifestare ad un pezzo di carta quello che ho provato, come ho reagito alla lettura di te?

Per ora accontentati di reazioni e riflessioni confuse e disordinate in attesa di una comunicazione diretta.

Ci sono delle cose molto belle nella tua lettera, emozioni, vibrazioni d’anima, riflessioni che toccano il fondo dell’esistenza. Provi una congerie di sogni, di ansie, di incubi, di solitudini, di vuoti, di voragini. Ti stai imponendo di buttarti fuori, di rovesciarti all’esterno per dire a te stessa, prima che ad altri, che ci sei. Che sei lì, che esisti. Anche se piagata di vuoto spinto. Anche se ferita e insanguinata. Ma hai bisogno di urlare la tua esistenza e fai bene a farlo. Una specie di catarsi, di purificazione esistenziale. Guai se non lo facessi.

L’inconsistenza della tua esistenza permea tutto, dentro e fuori di te. Come il sole di una costellazione, che ritiene di essere e non essere allo stesso tempo. E quindi tutta la costellazione ne risente : sa di incompiuto, di esistente a mezzo, vive o non vive, è o non è.

Tu scrivi : ‘sono abituata a mostrare la crosta, la superficie del mio essere, talvolta mi chiedo quanto io sia in grado di ascoltare gli altri o se è solo una finzione, un gioco attraverso il quale ingannare sé e gli altri, so che al fondo d’ogni cosa mi attende la solitudine, impossibile da eludere e l’unica amante fedele che mai può disattendere le mie speranze.’

E’ la tua fotografia. Non credi che questa possa essere solo una fase della nostra esistenza ma che se si rimane sempre e solo in questo stadio ci limita, facendo di noi delle persone incompiute? Ricordi quella famosa statua di Michelangelo? E’ vero che poco o tanto siamo tutti degli essere incompiuti, ma credo che sia importante fare di tutto per procedere, per guardare al di là di noi stessi. Cerco di capire le tue ossessioni, m’impongo di entrare nel tuo santuario dalle pareti bianche in punta di piedi.

Procedi oltre! Non fermarti nella solitudine come in una conchiglia, tu dai l’immagine di una ragazza dentro ad un’armatura.

Anche la farfalla nasce da un bozzolo, il pulcino da un uovo, l’uomo da una famiglia guscio

Credo che lo scrivere ti abbia aiutato fino ad ora a dipingerti. Non ti pare che ora sia giunto il momento per oltrepassarti per raggiungere finalmente la donna che desideri essere, quella che porti dentro di te, sia pur nella crisalide, con tutte le sue ansie, le sue aspirazioni e la voglia di vivere e non solo quella di sopravvivere?

Dico così perché credo sia difficile uscire dalla ripetizione di certi temi, solitudine angoscia incubi, senza fare esperienze alternative o se vuoi complementari.

Ecco perché la mia intuizione buttata lì come un invito o una provocazione: diventare corrispondente o giornalista.

Tu stessa per altra via lo ammetti quando dici che i tuoi orizzonti sono ristretti, non solo perché lavori in un laboratorio fotografico e fai un lavoro insoddisfacente, ma perché per coltivare te stessa (la scrittrice dei tuoi sogni), per alimentare il sogno hai bisogno di attraversare gran parte di questo mondo. Di assimilare quello che di te è rimasto sepolta, nascosta, non coltivata, non cresciuta tra le pieghe di una giovinezza vissuta tra presenze poco consistenti (per non dire vuote). Mi capisci? Capisci perché preferirei parlare di queste cose a voce?

E come avrai qualcosa da raccontare, qualche cosa che sia nuovo se non ti butti oltre te stessa?

Non è che il viaggiare produca automaticamente l’effetto anti solitudine, ma è l’atteggiamento di andare, di mettersi in cammino che ti costringe ad uscire da te stessa, a guardare oltre al vuoto che ti porti dentro.

Dico viaggiare nel senso di assumere vita e storia degli altri, penetrare nell’esistenza di altri popoli, usi, costumi, culture.

Uscire da se stessi è un’operazione purificatrice.

Qualche cosa che arricchisce e sfama la nostra fame di umanità.

Ma come mettere sulla carta e farci stare in misere parole quello che provo e vorrei comunicarti?

sempre tuo zio.

Io resto.

Riprendo il mio viaggio

piano piano

Nuova

consapevolezza di me.

Nuove scoperte o solite conferme?

entrambe

È stato utile o inutile?

Entrambi

E’ stato facile o difficile?

Entrambi

non posso

fermarmi qui,

io sono nata

per gli spazi aperti e luminosi

resto affamata della vita,

resto innamorata del mondo,

non posso impedirmi

di vivere,

non posso sapere o

preventivare

ciò che troverò

Mi sono fermata qui per capire

ma si deve fare tutto da soli

Io resto

diversa anche tra i diversi

io resto

dissimile anche tra i miei simili

io resto

sola anche tra i soli

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